Il campo delle signorine

ritratto di Nulla

La ragazza stava seduta su una panchina di un parchetto. Un automobile parcheggiò pochissimo più avanti, ne scese un  giovane, di media statura ma con un bel fisico  slanciato e atletico, che con pochi rapidi passi la raggiunse e le sedette accanto.
"Accidenti: ti avevo detto di attardarti in modo che arrivassi prima io" Sibilò il giovane con tono poco cordiale. "Ma fa niente, importante è che adesso ti mostri rilassata" E ciò dicendo le porse il pacchetto di sigarette, da cui la ragazza con gesto meccanico ne estrasse una che fu accesa dal giovane appena fu portata alle labbra.
La ragazza aspirò il sapore amaro che ha il fumo per una non fumatrice. Perché allora aveva preso la sigaretta? La risposta purtroppo era semplice: era la sua schiavetta.
Era cominciato circa un anno prima, inutilmente i suoi genitori l'avevano messa in guardia, avevano osteggiato la sua relazione. Che Franco avesse fama di un poco di buono, lo sapeva anche lei; ma riteneva che quasi tutto fosse frutto di calunnie ed il poco che c'era di vero fosse frutto di esuberanza giovanile mista ad un po' di disagio sociale.
L'aver constatato quasi da subito che sebbene sapesse essere dolcissimo ed affettuoso, era anche rissoso, talvolta persino teppista, non gli aveva fatto cambiare idea, Così come non gli avevano fatto cambiare idea certe asprezze, e talvolta stranezze del suo carattere: le sigarette ne erano un esempio fra i tanti. Fin dalle prime volte che uscirono, capitava che lui le offrisse una sigaretta, alla sua affermazione che non fumava, rispondeva con scuse tipo che in certe circostanze poteva essere utile fumare disinvoltamente, e per farle imparare a fumare disinvoltamente, le faceva magari fumare quattro o cinque sigarette di fila fino a farla star male. Si era convinta che chissà per quali motivi fosse attratto dalle fumatrici, così un giorno comprato un pacchetto lo aspettò con la sigaretta accesa.
Le fece una scenata terribile, le urlò dietro che le sigarette rovinavano la salute, che invecchiavano la pelle, temette persino la prendesse a schiaffi. Ma poi continuò ad ordinarle di fumare quando saltava in mente a lui.
"Come è andata? Non è successo niente vero?" Chiese lei, mettendosi subito dopo a tossire. Forse era il fatto che da diverso tempo non aveva più fumato, forse il nervosismo, infatti anche le sue mani tremavano.
"Cerca di rilassarti perdinci! Se si fermasse qualcuno ad osservarti penserebbe che sei appena stata a rubare in chiesa"
Lei parve non lo avesse sentito: "Dimmi come è andata! Non è successo niente alla nonna vero? Non lasciarmi in ansia" All'esitazione del ragazzo lei riprese: Dimmi cosa è successo, o mi metto a gridare!"
Finalmente lui rispose. Ma non per rassicurarla: "Saresti capace di farlo... Al diavolo l'alibi, sali in macchina."
Gettata lontano la sigaretta lei lo seguì come un automa. La periferia non era lontana ed i due posteggiarono in fondo ad un amplio parcheggio vuoto di un supermercato.
"Per Dio, dimmi cosa è successo" Chiese di nuovo lei non trattenendo più le lacrime.
Nel breve silenzio a lei ripassarono in mente gli avvenimenti degli ultimi mesi: distrattamente gli aveva confidato che sua nonna materna, non fidandosi delle banche teneva nascosta in casa una forte somma. Lui aveva subito escogitato un piano per rubarla in cui lei avrebbe dovuto essere complice. Si era recisamente rifiutata, ma lentamente la situazione scivolò verso il peggio: I suoi genitori gli facevano sempre più scenate per il poco di buono che si ostinava a frequentare, era persino capitato che sua madre costringendola davanti ad uno specchio le avesse urlato: "Una bella ragazza così, che potrebbe trovarne cento di migliori deve proprio fare l'amante di un gangaster?"
Dall'altra parte, lui sapeva essere suadente: "Credi che tua nonna li spenderebbe quei soldi? No! Dieci, quindici o vent'anni, e quei soldi magari svalutati di brutto, li ereditano i tuoi genitori, poi dopo un altra trentina di anni li erediteremmo noi, quando non potremo più ne goderli, ne farli fruttare" Dato che lei non sapeva replicare, lui proseguiva: "Se invece li avessimo adesso, potrei mettere in piedi una piccola attività, i tuoi genitori smetterebbero finalmente di dire che sono un poco di buono e uno scansafatiche.
Non ricordava come fosse successo, ne quando fosse accaduto il suo cedimento. Ricordava solo che quella sera poco prima dell'imbrunire era salita da sua nonna. Come spesso accadeva le aveva preparato la tisana che la nonna prendeva sempre prima di dormire. Versargli la polverina che avrebbe dovuto dargli un sonno pesante come un sasso, non era stato affatto difficile. Poi aveva solo dovuto aspettare che sua nonna le dicesse: Scusami cara, ma mi sta venendo un sonno terribile.
Finalmente lui ruppe l'angosciosa attesa: Senti Miriam..." Quelle parole le suonarono come un sinistro presagio: vero, lei si chiamava Miriam, ma lui l'aveva sempre chiamata Miria... Perché quel cambiamento? Perché doveva farle una comunicazione grave?
"E' morta!" Urlo lei con voce rotta d'angoscia.
Piano! Bisbiglio il giovane: "Anche se il posto è isolato non si sa mai".
Ma lei non si calmo affatto: il giovane parve avere un cedimento, si mise la testa fra le mani: "
Non è stata colpa mia, credimi! Non è stata colpa mia" Quasi urlò. Ma si riprese subito appena la ragazza aperta la portiera scappò di corsa dalla macchina. Con pochi passi la raggiunse, e trascinatala alla vettura, con modi spicci quasi violenti la indusse al silenzio e la rispinse nell'abitacolo.
"Non è stata colpa mia, credimi, non è stata colpa mia", si mise a ripetere lui mentre osservava attorno che nessuno avesse potuto assistere alla scena. Poi si mise a spiegare che aveva fatto tutto come concordato: Aveva aspettato un quarto d'ora, poi col duplicato delle chiavi aveva aperto il cancelletto del condominio, la porta di casa, quindi aveva con un diamante tagliato il vetro della finestra, l'appartamento era al secondo piano, ma non sarebbe apparso impossibile che un ladro acrobata fosse salito dal balcone: dopodiché aveva disordinato quel tanto sufficiente a simulare una ricerca e quindi aveva prelevato i soldi dal nascondiglio. 
 Quando era successo l'imprevisto: "Avrebbe dovuto dormire ininterrottamente fino al mattino, invece me la sono vista sullo stipite della porta. Volevo solo scappare prima che urlasse, che attirasse i vicini. Devo averla urtata, è caduta... Non so cosa sia successo, deve aver battuto la testa..."
"Portami in questura, voglio confessare tutto."
Lui rimase un attimo come impietrito, ma poi con almeno apparente noncuranza, mise le chiavi nel cruscotto:
"Va bene, anche se ci andrò di mezzo anch'io, farò come vuoi" Però Aggiunse: "Per me non mi interessa, sono un teppistello, qualche anno di prigione mi renderanno più rispettabile nel mio ambiente. Ma tu resterai rovinata tutta la vita, l'uccisione di un consanguigno crea sempre morbosità. Anche se andrai in capo al mondo ci sarà sempre qualcuno che dirà: Lo sapete? Ho scoperto che la nuova arrivata è stata in prigione per aver ammazzato sua nonna"
"Portami in questura" Ripeté ancora la ragazza. Lui girò le chiavi
"Hai pensato a tua madre? Avrai il coraggio di guardarla negli occhi quando avrà saputo che sei stata complice nell'uccisione di sua madre? Lei non rispose e lui spense il motore. Alcuni secondi trascorsero in silenzio, poi di nuovo lei disse: "Dobbiamo andare a casa della nonna; magari non è morta, magari ha bisogno di soccorso" Dopo aver cercato di convincerla che era assurdo e rischiosissimo, lui trovò una soluzione: Le disse: Nascondiamo i soldi poi passiamo da casa mia, io prendo il motorino, gli copro la targa, e butto una bottiglia incendiata piena di alcol contro il muro del caseggiato di tua nonna. Poco dopo ripassiamo in macchina e attratti dal trambusto ci fermiamo, tu preoccupata citofoni a tua nonna per rassicurarti non si sia spaventata, sali perché non risponde scopri l'accaduto e chiami i soccorsi"
Dopo un impercettibile cenno di assenso lui proseguì: "Bene, allora non perdiamo tempo, nascondo i soldi in un albero cavo che c'è sopra il campo delle signorine, poi passiamo da casa mia..."
"No!" Urlò lei con tono quasi isterico: "Non possiamo andare questa sera nel campo delle signorine, abbiamo le mani sporche di sangue" Il campo delle signorine, era un campaccio che si trovava fra il fiume ed un grosso canale che dal fiume derivava poco a monte. Era praticamente incolto, probabilmente a causa del fatto che essendo sassoso e ghiaioso era arido, ma una cupa leggenda faceva risalire l'infertilità ad un fatto di sangue accaduto in non si sa quale epoca. Il terreno, all'epoca secondo la leggenda ovviamente era fertile, apparteneva a tre sorelle. Un losco figuro per mettergli le mani addosso era riuscito a circuire e sposare una delle tre, poi con la complicità di un prete, aveva avvelenato prima le due sorelle con un veleno che non lasciava traccia, ed infine la moglie.
Pareva un delitto perfetto. Ma un mattino l'assassino fu trovato impiccato ad un ramo di un grosso castagno che stava ai piedi del campo, ed il prete complice, che fu chiamato per benedire la salma, impazzi per il terrore, e da allora finché visse tutte le notti era andato, apparentemente leggendo un breviario, fin sotto l'albero su cui si era impiccato il suo complice, ed anche dopo che fu morto, molti continuarono a dire di aver incontrato il sacerdote che leggeva il breviario di notte. Altri invece raccontavano di aver visto nelle notti di nebbia o di vento un cadavere penzolare dai rami, altri ancora raccontavano che certe sere si potevano intravedere da lontano le signorine che danzavano nel campo.
Non ci aveva mai creduto, ma quella sera gli pareva di percepire che veramente avrebbe incontrato quelle figure.
"Nascondiamoli da un altra parte"
Lui accese il motore come se non l'avesse sentita.
"Lasciami qui"
Solo quando ormai erano in prossimità del ponte che adduceva al campo delle signorine lui spiegò: "Non posso correre il rischio che qualcuno ti veda in giro da sola, perlomeno se ci interrogano dobbiamo poter dire di essere sempre stati assieme" Con prudenza attraversò il ponte campestre, proseguendo per la quasi invisibile straducola, passarono sotto il sinistro castagno verso i cui rami lei non osò volgere lo sguardo.
Proseguirono fin quasi sulla sponda del fiume, Lui pareva volesse distrarla, gli spiegava che aveva portato fuori vista la macchina per evitare che qualcuno potesse vederla, che un albero cavo che si trovava in un boschetto a monte del campo  era l'unico posto che gli veniva in mente in cui nessuno avrebbe guardato, e che anche se per assurdo fosse successo non si sarebbe comunque potuto risalire a loro.
Lei lo ascoltava senza mai sollevare lo sguardo oltre la punta dei piedi. Il nascondere i soldi richiese poco tempo, poi si riavviarono verso il punto in cui avevano lasciato l'automobile, avevano fatto pochi passi, quando lei sentì la mano che gli teneva il braccio stringersi ed arrestarsi di colpo, come per uno spavento. Non poté trattenersi dal sollevare lo sguardo: Diafane figure biancastre pareva danzassero lontano, verso il vecchio castagno della maledizione.
"E' solo un gioco di luci" disse lui dopo pochi istanti riprendendo il cammino. Percorsero un altra ventina di metri, le arcane figure, anziché sparire si erano fatte più nitide, anzi pareva di percepire un suono che le accompagnava.
"Torniamo indietro!" disse ad un tratto lui con voce nervosa. Lei non capì dove intendesse andare, il campo era come una penisola con il fiume a destra il canale a sinistra, scendendo avrebbero potuto riattraversare il ponte da cui erano passati, oppure proseguendo avrebbero trovato altre strade, ma risalendo verso la derivazione del canale dal fiume, non capiva dove si potesse andare, a meno di attraversare a nuoto uno dei due corsi d'acqua. Ma non si preoccupava tanto di questo, ciò che più l'aveva colpita, era che anche lui aveva avuto paura, gli sembrava impossibile che potesse aver paura di qualcosa, invece anche lui aveva paura. Ma questo, anziché aumentargli il terrore, stranamente le dava una serenità, come se percepisse che da quel momento il loro rapporto sarebbe stato alla pari, che non sarebbe stata più la sua schiavetta.
Aveva pensato avesse deciso di nascondersi fra gli alberi del boschetto che stava a monte del campo delle Signorine e aspettato l'alba, invece, arrivati all'altezza della chiusa che regolava il flusso del canale capì quale fosse la sua intenzione: Il passaggio che serviva agli addetti alla chiusa per regolare la portata, faceva da ponte fra le due sponde, però era chiuso da entrambi le parti da due cancelletti metallici sopra i quali stavano spuntoni che avevano l'aria di essere accuminati.
"Dobbiamo scavalcare... basta stare attenti"
Dopo aver provato un po' gli appigli lui si arrampicò fino ad una certa altezza, poi la tirò al suo livello, scavalcò gli spuntoni e sia pur con qualche difficoltà l'aiutò a fare altrettanto. Poi ripeterono l'operazione con l'altro cancelletto. Ce l'avevano quasi fatta, quando lei perse la presa, per trattenerla, per non farla infilzare, lui mollò la sua presa, riuscì ad evitare che si infilzasse, ma  cadde sugli spuntoni procurandosi un paio di profonde ferite. Riuscì a risollevarsi a scendere.
"E' colpa mia, è colpa mia" ripeteva  sconvolta.
"No! Non è niente" Cercò di tranquillizzarla "Basta che andiamo da un medico, due punti e starò meglio di prima".
Percorsero circa trecento metri, poi lui si accasciò. Lei gli si chinò al fianco:
"Corro in paese a chiamare soccorso"
"No, un minuto, mi rialzo..." Ma era chiaro non ce l'avrebbe fatta, che se si fosse perso tempo sarebbe dissanguato. Lei insistette, e senza aspettare risposta si alzò facendo atto di allontanarsi velocemente.
"NO!!!" Urlò lui.
"Lasciami andare, ogni minuto può essere prezioso"
Ma lui ormai le teneva stretto la mano, provò ad implorarlo, scoppiò in singhiozzi, ma sembrava non l'ascoltasse, poi d'improvviso:
"No, non andare, ho paura a restare questa notte da solo, ho le mani sporche di sangue, non posso restare solo,"
Lei gli si chinò vicino, cercando le parole per calmarlo e per convincerlo a lasciarla andare. Ma passarono alcuni secondi senza che riuscisse a spiccicar parola: era l'angoscia per la situazione, ma anche, ed anzi soprattutto la meraviglia: era abituata a considerare non avesse paura di nulla e di nessuno, già nel campo si era stupita nel percepire che si era spaventato per le diafane figure che si intravedevano, Ma che addirittura fosse così terrorizzato da preferir rischiare di dissanguarsi che restare solo, la allibiva.
Parve che lui le Leggessi nei pensieri:
"Sei meravigliata vero? Tu mi credevi un grand'uomo forte, sicuro di se, praticamente invincibile.
Invece sono solo un bulletto di periferia, un bulletto che entrava in angoscia ogni volta ritardavi di un minuto... poi recitavo la parte del prepotente, ma solo perché era l'unica che sapevo interpretare, sei molto più colta, intelligente, ricca e bella di me. L'unico modo per starti alla pari era recitare un ruolo che non era mio, che non era più  mio, ti trattavo a male parole col terrore che una di queste rompesse il rapporto; ma non sapevo fare altro, non so fare altro. Lo sapevo che sarebbe venuto un giorno in cui ti saresti ribellata, volevo trovare un modo per smettere di fare il bullo senza farti vedere che povero fallito sono, ma non ne sono mai stato capace, non ne sarò mai capace"
Le nel frattempo aveva stretto la sua camicetta attorno alle ferite, ma la pozza di sangue che si allargava per terra, faceva comprendere che il risultato era stato scarso. Ma lei credeva di avere ancora qualche minuto per dirgli quanto lo amava, per convincerlo a restare solo, e correre a chiamare soccorso. Gli raccontò che era vero che si era fatta ingannare dall'atteggiamento spavaldo, ma che fin dal principio sapeva che aveva un cuore grande, che sarebbe cambiato, che aveva le doti per essere l'unico grande eterno amore della sua vita.. Ma poi tornando alla tragica realtà del momento, riprese, a cercare di convincerlo di lasciarla correre a cercare i soccorsi. La interruppe:
"Se vuoi andare va, mi è passata la paura, il tuo amore me l'ha fatta passare; ma ormai stupidamente ho perso quel tempo che mi sarebbe stato vitale, neppure se trovi un dottore seduto davanti alla prima casa del paese fa in tempo a salvarmi, è la mia giusta espiazione per quello che ho fatto a tua nonna. Se non te la senti di vedermi morire va, ma non pensare di salvarmi".
Lei avrebbe voluto contraddirlo, ma non trovava le parole, anche perché aveva capito che quanto gli aveva detto era vero, di colpo si era resa conto che lui se ne stava andando per sempre. Prese la sua testa in grembo. Durò più di quanto immaginasse, o forse furono solo pochi ma infiniti minuti, si raccontarono il loro amore, parlarono dei loro sogni, delle speranze delle illusioni.
Poi ad un tratto, senza un gemito parve che lui si addormentasse. Lei continuò a parlare, parlò tutta notte, stava ancora parlandogli del suo amore quando al mattino dopo li ritrovarono.
Probabilmente le diedero dei sedativi, si risvegliò nel letto di un ospedale. Sussultò vedendo accanto al medico un uomo in divisa: Forse li avevano scoperti.
L'anziano maresciallo sorrise appena aprì gli occhi:
"Si calmi signorina: Abbiamo appurato quanto è successo: non tema di aver visto fantasmi" Probabilmente nel sonno aveva detto qualcosa: "Abbiamo fatto dei controlli, abbiamo trovato le tracce di sangue sull'inferriata; cosa è successo? Eravate andati ad appartarvi in quel campo e poi vi siete spaventati nel vedere delle ombre e perciò invece di tornare all'automobile avete scavalcato i cancelletti della chiusa? Fece cenno di si. L'uomo scosse il capo tristemente: "Si trattava solo di un gruppo di ragazzi e ragazze che hanno preso l'abitudine di radunarsi la sera sotto il  vecchio castagno. Ci era già capitato un paio di volte di controllarli, pensando ci fosse spaccio di droga, invece se ne stanno solo a chiacchierare o suonare qualche strumento mentre magari qualche ragazza danza".
Sentì la voce del dottore che raccomandava di non affaticarla. Dicendole che il giorno dopo avrebbe dovuto farle alcune domande, il maresciallo se ne andò.
Ma rimase sola per pochissimo, i suoi genitori quasi irruppero nella stanza, erano visibilmente angosciati, le dicevano parole di conforto, Ma a lei interessava  solo una cosa, di sua nonna, capiva che era imprudente domandare, ma non resistette:
"E la nonna?..."
Sto benissimo, le rispose una voce sull'atrio. Attonita vide la figura di sua nonna venire avanti. Per un attimo penso di star delirando:
"Lo sai cosa mi è successo ieri sera? Un Ladro..."
Sua madre la tacitò dicendole di non stancarla con le sue storie.
Ma lei si mostrò interessatissima e la nonna continuò: "Mi ero svegliata, forse per un rumore od un presentimento, ed ho trovato in cucina un ragazzo. Deve essersi spaventato più di me, scappando mi ha urtata, sono rimasta a terra stordita, poveretto, mi ha persino controllato il polso, deve aver creduto che ero morta perché è scappato come una lepre, mi sono ripresa dopo un ora o due..." Continuava a parlare, ma a lei ormai non interessava più, correva dietro ai suoi pensieri, pensava già di recuperare i soldi dal vecchio albero cavo, e spedirli in una busta a sua nonna. Quasi tutti, un po' li avrebbe tenuti per comprare fiori con cui coprire la tomba di un bulletto che sarebbe stato l'unico e grande amore della sua vita.
Stefano.

Questo testo è protetto contro il plagio. Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito e/o pubblicazione. Chi ne fa un uso improprio è soggetto alle sanzioni di legge.

Il tuo gradimento: Nessuno (10 voti)

ritratto di perlanera

Stefano...

..più ti leggo e più ho la sensazione di "conoscerti"...! Gran bel racconto. ciao, desy.

ritratto di Nulla

Affinità elettive

Forse ti sembra di conoscermi perché abbiamo qualche affinità elettiva:)

Ciao

Stefano.

ritratto di keftuw

Davvero bella questa novella

Davvero bella questa novella mi ha preso subito, bravo tu si che sei davvero bravo!

ritratto di Nulla

Il campo delle signorine

Ti ringrazio infinitamente per lo squisito complimento che ho molto gradito.

Ma: Toglimi una curiosità: Come hai fatto a trovarlo questo vecchio racconto?

Ti garantisco che se non avessi lo spechietto delle opere pubblicate, io non sarei assolutamente capace di ritrovarlo.

Con rinnovati auguri di buon viaggio sul tuo veliero.

Stefano.

ritratto di Vecchio Mara

una bella...

storia d'amore e di morte... con un finale degno che rimette le cose al loro giusto posto: il bulletto che voleva riscattare la sua grama esistenza rapinando la nonna della sua schiavetta, non si è rivelato un assassinno, ma solamente un ragazzo innamorato perso. Piaciuto.

Ciao Nulla

Giancarlo

ritratto di Nulla

Grazie Giancarlo

Grazie Giancarlo per aver colto perfettamente lo spirito con cui è stata scritta questo branetto. Sono contento ti sia piaciuto.

ritratto di ivan bui

Serie Passion ....

sritto molto bene, ritmo da noir che mantiene anche dopo la ... svolta. Una novella d'altri tempi con finale dolce-amaro. Il bene trionfa, il cattivo si redime. Piaciuto anche per la scorrevolezza che favorisce la lettura.

Ma non é una novità.

ritratto di Nulla

Ivan

Non posso che esprimerti lo stesso ringraziamento che ho espresso a Giancarlo per avere perfettamente conto nel tuo commento il messaggio che intendevo dare, e mi compiaccio che ti sia piaciuto.