Freddo

ritratto di blind pilot

Ho pensato tanto ultimamente, ho pensato davvero tanto.

Ho volato sui miei ricordi , sui giorni passati durante l' anno oramai trascorso.
Ho pensato alla città di Sofia in Bulgaria al freddo dell'est che non poteva comunque entrare dentro di me e rendermi più freddo di quello che già sono. Più di quanto sia diventato.

Ripenso al cirillico scritto ovunque ed io come un pesce fuor d'acqua a cercare di capirne qualcosa, mentre leggo degli appunti riportati da internet prima di partire..

Rivedo la lunga strada per rientrare nell'alloggio, a piedi.

Il ghiaccio mi faceva scivolare , e così scivolavo ogni istamte nella mia mente, quasi per cercare il mio futuro o semplicemente me stesso, lontano, più lontano che potevo.

Ricordo la chiesa romana, e il mercato nella strada sul retro.

E poi le case fatte di mattoncini rossi e un architettura da rivedere.
Poi bastava sollevare la testa e vedere in contrasto ad esse i palazzi enormi con arredamenti più occidentali e tutte le comodità .

Vivevo in un' appartamento con una visuale su tutta la citta, il tramonto era l'unico momento della giornata che fermava il vento gelido e mi permetteva di ammirarlo da fuori indossando solo la felpa con il cappuccio.

Stavo li a giocare con il fumo del mio respiro e confonderlo con i fumi rilasciati dai comignoli sparsi tutto intorno.

Poi rimasi lì, così, semplicemnte ad osservare la neve sulla città ed il cielo con le sue mille tonalità di rosa e d'inverno.

L'ultimo giorno pensai che fosse ora di rientrare.

Pensai che non era servito scappare così lontano, forse non era abbatanza lontano oppure ero ancora troppo vicino.

Il ricordo più bello è stato tornare a casa e riabbracciare un amico con il quale i rapporti si erano freddati e senza dire altro andai via.

Fù lui ad abbracciarmi più forte, ed io ricambiai, ero così felice..

La mia vita cercava di ricominciare, principalmente da com'era prima e secondariamente dall'altra parte della mia tristezza.

Dovevo tenermi sempre impegnato, perchè riuscissi a non pensare a lei, a non pensarci più. A non pensare più a niente.

Passarono dei giorni, settimane, un mese..e capìi che volevo andare via, ancora.

Misi in moto la mia macchina e senza rendermene conto ero a Sestrier per la stagione invernale.

Il clima non era meno rigido di Sofia e i 2200 mt di altitudine si facevano sentire, come anche il lavoro martellante .

Appena entravo in auto appena finito il lavoro era ancora giorno , accendevo lo stereo e partivano canzoni bulgare che avevo scaricato sul mio telefono e masterizzate in un cd , a casa .

Prendevo sempre un ora libera , per me, prima di tornare a casa.

Proseguivo lungo una strada che portava su una cima , più in alto che in tutto il paese.

Mi imposi di non arrivare subito fin sopra, così mi fermai ad osservare intorno man mano he salivo.

Scendevo dalla macchina e restavo immobile a scrutare l'orizzonte e le piste da sci , sulle quali " i gatti" erano già a lavoro con i loro super fari abbaglianti.

Amo il freddo. L'ho amato a Sofia per la prima volta, ed io non lo sapevo.

Amavo qualcosa che non avevo mai conosciuto.

Chissa quante cose amo e non conosco nemmeno.

E quante ne odio allo stesso modo, senza saperlo.

Amo le montagne , ma questo lo sapevo bene, così anche solo con un ora di luce a fine giornata, indossavo la tuta e gli stivali e seguivo i passi dei cervi, lasciati qualche ora prima sulla neve.

Una delle prime lezioni di un cacciatore è "meglio seguire le tracce per arrivare da qualche parte, che seguire il caso e trovarsi persi sull'orlo di un dirupo mentre si fa notte"

Il senso dell'orientamento è indispensabile , ma con quello ci si nasce o no.

Mi ritrovai in una stalla abbandonata ma che sicuramente veniva riutilizzata dall'estate alla primavera, con lo sciogliersi della neve.

Lo scenario era unico..io, i miei pensieri, la mia solitudine , il silenzio intorno , i miei passi sulla neve..

Tutto questo era li come se fosse per me.

Un regalo che mi aiutasse nella mia impresa personale del ritrovarmi.

Forse quello che non sapevo è che inconsciamente volessi starmi appositamente lontano, si, lontano da me stesso, solo per il mio bene.

Camminavo tanto e veloce, come se conoscessi quei luoghi.

Volevo sfogare ciò che avevo dentro camminando fino allo sfinimento, ma non sono preda facile per la stanchezza.

Più camminavo e più volevo andare avanti, ancora e ancora , un pò come quando sono stanco di esser così forte che vorrei scoppiare a piangere , ma i muscoli del mio viso non si ricordano come si possa assumere una posizione dedita al pianto e alla fine non riesco e piango dentro.

E' troppo tempo che vorrei piangere, allontanare lo strazio rinchiudendolo nelle mie lacrime , e lasciarle andare , si, lasciare che muoiano sul pavimento o al di sotto dei miei piedi , in qualunque posto io sia.

Infinite volte , ho pensato,che se non trovo ciò che cerco non devo comunque arrendermi.

Non devo in alcun modo tornare indietro e non devo per nessuna ragione accontentarmi.

Non è facile.

Io amo la solitudine , il silenzio o il minimo rumore dei miei pensieri che vagano dentro la mia testa .

La amo come allo stesso modo amo le carezze di una perosna che amo, che mi ami, che non sia lì solo perchè sono solo.

Abbiamo tutti bisogno di arrenderci a quegli attimi d'amore.

Abbiamo bisogno di fidarci di qualcuno per almeno un ora del giorno , perche tutte le altre, siamo tesi come archi e la nostra freccia è fatta di sfiducia, di paura, di brutti ricordi, di ciò che ci ha segnati..

E il mio cuore non è più lo stesso.

Non è più pronto e non ha la forza per esserlo.

Vive in me, ma non mi parla da un po ormai.

Rientrai a casa guidato dalle luci di Sestrier e dall'oscurità dei miei passi sulla neve che illuminava il mio cammino.

Nevee, luce del mio cammino, calamita dei miei mali, galera dei ricordi e dei miei malumori, cattura ogni male nel tuo gelo che scorra in ruscelli a valle quando andrò via e ti scioglierai per mano del sole.

 

 

 

Gradimento