La moda bambino negli anni '70: 2- la collezione inverno-primavera, i pantaloni a zampa di elefante, gli zoccoli, le espadrillas e...le scarpe di Nanni Moretti (da "I racconti del cuculo" 3° serie)

ritratto di davecuper

In prima media, quando l'abbigliamento maschile cominciò a diventare un motivo di critica, di risate e di prese in giro tra i compagni di scuola, si doveva prestare molta attenzione a quello che si indossava.
Io diedi il via alla moda inverno-primavera con il montgomery, un cappotto che arrivava un po' sopra le ginocchia, con un cappuccio che permetteva di coprirsi la testa, quando pioveva o faceva molto freddo.
La caratteristica del montgomery era che non si chiudeva con i classici bottoni, quelli con cui si chiudevano i cappotti. Nel montgomery venivano utilizzati gli alamari, particolari allacciature realizzate con una corda che si chiudeva a cappio e dentro cui passava un bottone di legno e di forma allungata.
Con l'arrivo della primavera e la dismissione del montgomery, entrava in scena un altro accessorio cult degli anni '70: il Kiwey.
Questo era una giacca a vento, di solito celeste, che veniva insaccato in un marsupio e portato legato alla vita, davanti o di dietro, attraverso una cinghia multicolore. Il Kiwey veniva tirato fuori in caso di acquazzoni violenti o improvvisi rovesci primaverili.
Per quel che riguarda i pantaloni, indossavo quelli che andavano di moda all'epoca, anche se non erano più collegati al movimento “Hippy” degli anni '60 e ai cosiddetti “figli dei fiori”: i pantaloni a zampa d'elefante.
Questi pantaloni erano fatti in modo che, dal ginocchio in giù, si allargassero a dismisura fino a formare una campana.
Quando uscivo da casa con i pantaloni a zampa di elefante, sembravo un ballerino di disco music diretto verso la pista da ballo di una discoteca. Ero invece uno scolaretto diretto verso il banco in ultima fila dell' aula di scuola. Qui restavo rintanato e ben nascosto fino a quando la maestra, dopo un'accurata scelta, puntava il dito della sua mano sul mio nome impresso nel registro di classe. A quel punto sfilavo dal banco in ultima fila fino alla lavagna, dove, miseramente e vergognosamente, ero costretto a mostrare la mia mise all'intera classe.
Un altro accessorio importante per il look erano le scarpe.
Io ero solito portare delle calzature semplici: scarpe da tennis o mocassini.
All'inizio della seconda media, stanco di questo tipo di scarpe, decisi di acquistare degli stivali di camoscio da cowboy, che quell'anno erano di moda.
Dovetti fare diverse prove in casa prima di riuscire a camminare con questi stivaloni che, per me, abituato ad indossare scarpe leggere, sembravano pezzi di marmo.
Il tacco dello stivale mi permetteva di tacchettare lungo il corridoio della scuola alla pari di tutti gli altri cowboys.
Gli stivali da cowboys furono il mio ultimo tentativo di stare alla moda.
Qualche anno prima, quando la moda aveva imposto gli zoccoli olandesi, mi bastò vedere l'orrore ai piedi di mia sorella per capire che quei zoccoloni non li avrei mai indossati.
Questi zoccoli erano dei patacconi grossi con delle piccole borchie ai lati della parte superiore, con la suola e il tacco di legno chiaro e duro.
Gli zoccoli olandesi venivano usati anche da mia madre, non come calzature, ma come strumento di minaccia e persuasione nelle liti con mia sorella.
Fortunatamente esisteva anche una versione di zoccoli più soft, con una cintura bianca o di altro colore (blu o rosso), una fibbia con cui si stringeva la cintura e una suola con un legno più leggero.
Qualunque siano stati i zoccoli, le “zoccolate” che ti arrivavano in testa erano comunque micidiali e ti inducevano a più miti comportamenti.
Un altro tipo di scarpe che proprio non mi riuscì di indossare furono le espadrillas, per quanto fossero tutto l'opposto degli zoccoli.
Le espadrillas erano scarpe basse di tela, di origine spagnola, con una suola modellata come se ci fossero delle corde di paglia intrecciate.
Le espadrillas venivano spesso indossate scalcagnate, tipo a ciabatta. Queste non costituivano in nessun modo una minaccia, né tanto meno costituiva uno strumento da brandire per dirimere una lite che era degenerata.
Mia sorella ne faceva ampio uso: blu scure, rosse, bianche, di tutti i tipi.
Dovetti aspettare la visione del film “Bianca” di Nanni Moretti, per capire che non ero il solo ad odiare le espadrillas, come non ero il solo a guardare le scarpe e cercare di capire, dal colore, dalla forma e dall'usura, il tipo di vita di colui o colei che le indossava.

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Gradimento

ritratto di Adaclaudia

attendevo

la seconda sfilata di moda che non ha tradito le aspettative.

Anch'io ho indossato i mitici pantaloni a zampa d'elefante.

ciao ciao

Claudia

ritratto di davecuper

Grazie per il commento! le

Grazie per il commento!

le sfilate di moda sono finite, ma i racconti continuano..

Ciao!