Equilibri disfunzionali 2

Questo racconto rappresenta il seguito del precedente Equilibri disfunzionali, o meglio, parte da dove il racconto era rimasto cambiandone il finale e sviluppandolo su "suggerimento" di una voce fuori campo.

http://www.neteditor.it/content/231089/equilibri-disfunzionali 

 

«Ora lei deve andare a casa da suo marito e gli deve spiegare come si sente», aveva riattaccato Narcisetti all’inizio della seduta. «Lui lo sa che sta andando da uno psicologo?»

«Sì, certo.»

«E che spiegazione gli ha dato?»

«Nessuna spiegazione. Lui non mi chiede mai niente.»

«Appunto!!! Vede? Signora Bassi, io non so neanche come fa a sopportare questa situazione. Lei ora va a casa, prende suo marito e gli parla. Gli dice che sta andando da uno psicologo e gli spiega perché. Non deve raccontargli tutta la storia delle sue evasioni fantastiche per filo e per segno, ovviamente. Ma deve spiegargli il suo malessere e in che razza di situazione si trova.»

«Lei è pazzo, dottore. Non posso mettere in discussione il mio matrimonio.»

«Ma non può neanche continuare così!»

«Senta, io conosco mio marito. È già successo quando eravamo fidanzati, che io gli confessassi di essermi innamorata di un altro. E sa cosa ho concluso?»

«Non ne ho idea. Avrete litigato, immagino.»

«Macché. Nulla dottore, nulla di nulla! Lui si è tappato le orecchie, se n’è andato sbattendo la porta e tre sere dopo si è presentato con un mazzo di rose! E io mi sono sentita una merda. Non concluderò nulla: non ci separeremo, peggioreremo solo le cose.»

«Senta, c’è un sacco di gente che si separa. È dura per tutti. Ma ci sarò io ad aiutarla: siamo qui per questo.»

«Lei è pazzo. Non posso farlo. Lei non sa quanto dolore mi è costato dirgli tutta la verità e ritrovarmelo sempre accucciato ai piedi come un cane fedele. Non ce la faccio. Non può chiedermi questo.»

Il dottor Narcisetti non l’ascoltava: ostinato, scuoteva la testa e tamburellava con le dita sulla scrivania.

«Lei deve farlo.» ripeté. «Finché non lo fa, non sarà degna di essere amata.»

Qui stava il nocciolo della questione. Molte persone si separano, di solito dopo aver già trovato un amante. La signora Bassi non aveva amanti, semplicemente si era innamorata di una persona impossibile; non avrebbe mai potuto risposarsi con lui. Ma anche se si fosse trattato di qualcun altro, non avrebbe mai fatto il primo passo con un uomo. Nella sua immaginazione, sarebbe stato possibile lasciare suo marito solo se un altro uomo glielo avesse chiesto esplicitamente e fosse stato pronto a vivere con lei. Eppure sembrava che il caso la facesse innamorare di uomini che non potevano appartenere a questa categoria.

Qualche giorno dopo il colloquio, ancora turbata e confusa da quel ricatto e al tempo stesso certa di andare incontro a una catastrofe, di smuovere il sasso che avrebbe scatenato una frana senza fine, la signora affrontò il problema.

«Vuoi separarti? Bene, vattene pure. Ho vissuto venticinque anni prima di conoscerti e sopravvivrò ancora. Sappi però che al bambino non ci rinuncio. E il bambino ha bisogno della sua casa.»

Scacco matto. Non le passò neppure per la testa che, se si fossero rivolti a un giudice, con ogni probabilità questi avrebbe affidato la custodia del bambino a lei, riconoscendole anche il diritto a tenersi la casa. In ogni caso, non le sarebbe sembrato giusto, dato che era lei a volersi separare. Alla fine, suo marito disse che ormai la conosceva, sapeva che ogni tanto lei aveva le paturnie e se ne usciva con la solita storia che lui non era la persona giusta: era sempre stata così, una “gran confusionaria”, mai contenta di nulla. 

La volta dopo raccontò tutto al dottor Narcisetti.  «Apperò.» fu il suo unico commento.

«Apperò? Questo è tutto quello che sai dirmi?» pensò, ma non ebbe il coraggio di dirglielo. L’atteggiamento era cambiato, non era più stato così duro, anzi si era scusato, dicendo che sapeva di essere cattivo, eppure la cosa era necessaria, altrimenti lei si sarebbe adagiata e sarebbe ricaduta negli stessi errori. La signora Bassi però era esausta, sconcertata e delusa, e si chiedeva se valesse la pena di continuare.

 ***

«Ma che palle! Il solito racconto dello psicologo… Che è, il diario di una donna matura immatura? »

«Cazzo spari? Prima di tutto se fosse un diario sarebbe così: “Caro diario, oggi sono andata dallo psicologo e mi ha detto che devo parlare con mio marito.  Sono rimasta sconvolta, non capivo cosa volesse dire. Poi come al solito l’ho fatto lo stesso, anche se sapevo che sarebbe stato un disastro.

E ora, caro diario, tu ti chiederai: ma perché l’hai fatto allora? Perché sono fatta così! Quand’ero all’asilo un giorno sono arrivata a casa piangendo perché un certo Lorenzo mi aveva messo la sua minestra nel piatto. – E tu che hai fatto? - Mi aveva chiesto mia madre. - L’ho mangiata -. E così via.

Ma non è un diario, ci sono i dialoghi e poi l’ho scritto apposta in terza persona perché non sembri un’autobiografia. »

«Sì brava, e chi ci casca. E poi che noia, non succede niente! »

«Come non succede niente? Una va dallo psicologo che le impone col ricatto di parlare con suo marito e rivelargli che pensa sempre a un altro, lui la manda affanculo e la minaccia di toglierle il bambino, lei sfiora il suicidio e mi dici che non succede niente! Mica è un racconto di fantascienza!»

«Appunto! Che cazzo di genere è 'sto racconto?»

«Beh, introspettivo, psicologico… A me piacciono i romanzi che raccontano storie di vita vissuta…»

«Ma come sei vecchia, superata! Adesso va di moda il mix di generi, horror, fantasy, erotico, porno soft, storie di gay e lesbiche, sadomaso, satanismo, cose così!»

«Ah. Ma io non sono così! Non mi interessano queste cose. A me piace la realtà: non c'è niente di più complesso della realtà. Non serve inventare omicidi, riti satanici, orge e mostri.»

«Ma il problema non è come sei tu, è cosa tira adesso, cosa piace al pubblico! Dove vivi ciccia? Nel mondo di Mary Poppins?»

«Ma allora tipo la Munro, Elena Ferrante?»

«Ma tu non sei né la Munro né la Ferrante. »

«Vabbé, allora che faccio? »

«Non so, devi svecchiarti, cambiare… cambia almeno il finale, mettici un po’ d’immaginazione, cazzo! »

«Comunque donna matura immatura a me non lo dici, eh?»

****

«Allora dottor Narcisetti, dov’è il premio?»

«Quale premio?»

«Lei mi ha detto che se non parlavo con mio marito non ero degna di essere amata. Adesso ci ho parlato. Dov’è il premio? Mi sposa lei?»

«Ma… io non ho mai detto questo!»

«E cosa voleva dire allora con “Se non parla con suo marito non è degna di essere amata?” Amata da chi? Cosa voleva fare, mettermi sulla piazza come un’attrice in declino che va a fare le comparsate nei talk show?»

«Ma no, non faccia così! Lei è ancora giovane... voglio dire, non ha settant'anni! Adesso lei deve conoscere gente nuova! Guardi, le insegno io: uno sguardo, un sorriso…»

«Se se, una lacrima sul viso. Ma dove vive, allievo di Osho Rayneesh? Si svegli! Senta un po’, io non ho mica venticinque anni sa? Che si crede, di mandarmi in giro a rimorchiare alla mia età? Ma lo sa che io a 25 anni ho mollato il mio ragazzo e poi uscivo tutte le sere con una mia amica e nel giro di tre settimane avevo già conosciuto altri tre o quattro ragazzi? Ma adesso dove cazzo vado? E con chi? Con la mia amica divorziata a sedermi al banco del bar con una pinta di birra davanti? E chi ci rimorchia? Briatore?»

Sulla faccia di Narcisetti si dipinse l’intera gamma di colori dell’arcobaleno.

«Mi scusi, io stavo solo cercando di aiutarla…»

Narcisetti si sentiva mancare. Non aveva previsto che le cose prendessero quella piega.

«Mi perdoni, non mi sento bene. Dovrei andare un attimo in bagno.»

Quando tornò nello studio, la donna era sempre seduta di fronte alla scrivania.

«Si è un po’ calmata adesso? Su, cerchiamo di risolvere il problema insieme…»

La donna si girò. Gli occhi di fuoco fulminarono lo psicologo, mentre dall’arcata dentale superiore due canini appuntiti cominciavano a scendere e dall’angolo inferiore delle labbra colava un filo di bava.

Quando gli artigli lo afferrarono, Narcisetti ebbe solo il tempo di mormorare: No, signora, la prego, ho sbagliato… e poi i denti affondarono nel suo collo pallido.

 ***

«Ma nooo…! Prima sembrava il diario di una donna matura immatura, ora sembra l’esperimento di un adolescente che ha visto troppi film horror di quarta categoria!»

 

 

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