IL SENSO DELLA VITA

ritratto di Mauro_Farina

Le strade erano deserte e le imposte chiuse a causa del freddo pungente e della neve che era caduta in abbondanza in quei giorni. S’incrociavano infatti pochissime macchine, dirette, con tutta probabilità, verso i supermercati per fare gli ultimi acquisti natalizi, ma a Giuseppe, di essere solo la Vigilia di Natale non interessava. In queste occasioni s’interrogava spesso su cosa era realmente il Natale: una festa creata solamente per spendere denaro dando vita al commercio, o per ricordare la nascita del Redentore? Erano queste le domande che si stava ponendo negli ultimi giorni, come in tutte le vacanza natalizie precedenti. Ma tutti i pensieri svanirono, dal momento in cui sentì dei lamenti provenire da un cassone dell’immondizia che aveva appena evitato. Al momento non ci fece caso, ma si avvicinò per capire cos’era realmente stato: guardò all’interno e tra i sacchi della spazzatura spuntava la testolina d’un cucciolo di cane abbandonato, che si lamentava per il freddo, e sicuramente anche per la fame. “E ora?” pensò, “mi spiace piccolo, ma i miei genitori, se ti porto a casa, avranno da ridire perché non vogliono cani”. Ma i lamenti si fecero più intensi quando Giuseppe s’allontanò, e questo fece sì che il ragazzo tornò indietro e, nonostante sapesse che i genitori erano contrari, prese il cucciolo per portarlo a casa. “Il tuo nome sarà Wouter” disse Giuseppe guardando il cucciolo mentre camminava sulla strada di casa. Wouter era un cucciolo di rottweiler, con il pelo molto corto, e si vedevano chiaramente i segni della cattiveria del vecchio padrone: una ferita sul collo ed un’altra sulla zampina posteriore destra.
Michela e Giacomo stavano scaricando la spesa quando videro il figlio arrivare verso casa con qualcosa in braccio: dai lamenti capirono subito che si trattava di un cane. “Cosa ti salta in mente di portare a casa?!” urlò d’un fiato Michela, “Ma mamma, era abbandonato in cassone della spazzatura, ed è solo un cucciolo solo e affamato!”; “E allora? Lo sai che io e la mamma non vogliamo cani in casa…” fu la risposta di Giacomo, che già si stava interessando del cucciolo, “ed è anche ferito: è un bel problema, dato che i veterinari sono chiusi la vigilia di Natale”. Ma Giuseppe, in cuor suo, sperava ardentemente di poter tenere quel cucciolo, Wouter, sentendo dentro di sé che insieme avrebbero potuto fare qualcosa di realmente bello.
“Non è nulla di grave signori: non ci sono infezioni in corso e questo bel cuccioline di rottweiler si rimetterà in forma molto presto!” esclamò felicemente il dottor Anselmi, amico d’infanzia di Giacomo, “vostro figlio ha fatto un gran bel gesto, Giacomo, non ve ne pentirete nel tenerlo!” aggiunse il veterinario rivolto al padre di Giuseppe.
I giorni passavano, le feste finirono e la famiglia trovò una sistemazione per Wouter che, come del resto tutti i cuccioli, si affezionò a tutti, senza fare differenze. Ma Giuseppe voleva qualcosa in più: avrebbe voluto fare qualcosa d’importante con Wouter, ma non sapeva cosa. Venne però un giorno in cui sentì parlare da un suo collega della Protezione Civile delle unità cinofile da soccorso, un corpo specializzato nella ricerca e nel salvataggio delle persone scomparse o in difficoltà. Ne rimase pressoché innamorato, dopo aver visto di persona alcune esercitazioni, e capì.
che quello era ciò che voleva. Aggregarsi a questo gruppo cinofilo fu facile; ma non fu proprio cos’ facile addestrare Wouter: crescendo divenne complicato domarlo, ma con molta pazienza Giuseppe riuscì a renderlo docile com’era da cucciolo. Passarono gli anni e Wouter concluse l’addestramento: riuscì anche ad adattarsi bene alla nuova casa del padrone, che nel frattempo andò a vivere da solo, con molta tristezza da parte di Giacomo, Michela e Paola, che non l’avrebbe poro potuto vedere e coccolare tutti i giorni. Ma questo bel rottweiler diede comunque prova di essere un buon cane da ricerca in qualsiasi occasione vera e propria. E questo, a Giuseppe, interessava molto, lasciando perdere l’esito finale della ricerca stessa.
“Ben trovati gentili ascoltatori del telegiornale del mattino”, fu la prima frase che la giornalista disse, come tutte le altre mattine mentre Giuseppe faceva colazione. “Questa notte un grave terremoto ha scosso la città di A. e tutte le zone limitrofe: la protezione civile è già al lavoro da ore…”. La notizia fece rimanere Giuseppe di stucco, anche se A. era a centinaia di chilometri di distanza, e certamente il ragazzo non voleva trovarsi nella stessa condizione di quella povera gente che aveva perso tutto in quel disastro, e uscendo di casa si ritenne ancora veramente fortunato a poter ancora andare al lavoro. Passarono un paio di giorni e tutti parlavano dell’evento drammatico che scosse tutta l’Italia. Ad A. arrivarono sempre aiuti, sia umanitari che materiali, e arrivò anche una chiamata a Giuseppe: “Ciao Giuseppe, sono Alessandro.Il prefetto chiede 10 unità cinofile per dare supporto alle ultime ricerche ad A., in quanto mancano all’appello alcuni abitanti; Simone mi ha dato conferma che Sabato parte con Ducky. Tu saresti disponibile?”. Alessandro era il capogruppo delle unità cinofile di cui Giuseppe faceva parte, e la risposta di quest’ultimo non tardò ad arrivare, “Certo che sì, dì pure a Simone che sabato parto con lui”. “Certo, oggi vi preparo il furgone del gruppo: mi raccomando, tenetevi bene”.
Era Mercoledì, e Giuseppe passò 3 giorni senza quasi voler dormire e mangiare, con le immagini di una città distrutta che gli passavano per la testa, sperando che di fondo andasse tutto bene.
Sabato mattina avvenne la partenza: Giuseppe e Simone partirono e dopo ore e ore di viaggio arrivarono ad A.: vedendo macerie su macerie, gente disperata che non aveva più casa e lavoro, magari con dei familiari, figli, coniugi o parenti morti, venne il voltastomaco a entrambi, che pensarono quasi subito di tornarsene a casa. Ma non fu così: si sistemarono nella tenda da campo a loro affidata, insieme ad altri membri ad altre unità cinofile. Passarono i primi giorni ma, purtroppo, vennero estratti dalle macerie solo cadaveri. In un momento, a Giuseppe venne da star male: Mercoledì mattina Wouter si mise ad abbaiare disperatamente nei pressi di alcune macerie di quella che, una settimana prima era ancora una casa; all’interno si sentirono due bambini piangere: erano i due fratelli di 5 e 7 anni, che risultavano gli ultimi dispersi. Con alcuni problemi vennero estratti, ma erano salvi.
Il paese era commosso: nessuno avrebbe mai pensato che un rottweiler, cane da guardia che viene quasi sempre visto come ‘cattivo’, potesse trovare ed aiutare a portare in salvo due bambini. Finite le ricerche, che durarono quasi un anno, A. venne quasi ricostruita.
Tornati a casa, anche se era Aprile, Giuseppe capì il senso del Natale, di cui si fece molte domande da ragazzo: salvando Wouter, senza volerlo, salvò anche due bambini.
A Giuseppe e Wouter, come ad altri volontari venne consegnata una medaglia al valore per il coraggio dimostrato sul campo e per la sensibilità dimostrata ai connazionali in difficoltà. Forse è stato solo un caso, ma non credo.

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