"Soprattutto o sopratutto?"

Termini di crescere

se non accresci i tuoi termini di paragone

Vicodin, “Para?” “Gone”.

 

Ti divincoli incollando alcol

in un “non vorrei bere troppo vin santo coi cantucci”,

cantucci inzuppati in cantucci improvvisati

scambiano serpenti sotto le diciture

per mensole che le salvaguardino

dal reale vigore di queste onde oceaniche fiammeggianti.

 

Il correttore automatico ingaggia degli imitatori

e si butta nel primo motel che trova,

prende a pugni suo cugino distributore

per le patatine gratis

e al buio marchia pareti

con epigrafici dilemmi.

 

“Si scrive un po' o un pò”

“Passato remoto di cuocere”

 

Rubo ai selvaggi dell'isola deserta

zattere, che si fanno fondamenta della mia tetrezza

e ruoto la z incisa sulla schiena del tenente Garcia

trasmutandola in una n, come la n di “Non mi piace cambiare”

ma soprattutto “Non c'è bisogno di introdurre neologismi

ad ogni crocevia di parole, bifolco”.

 

808 spezzano cuori,

che si tratti della Dark Polo

o di Kanye West,

indispongono la fragilità

che si intristisce dabbando

e non proponendo dab, dubbi sul

contattare esternazioni proposte dall'inafferrabile.

 

Il correttore automatico rende incolori le mie illazioni demordenti

appuntategli in precedenza,

tinteggiandole di un rosso cremisi

e le trascrive sullo specchio del bagno

per provare a rimetterle in sesto,

riflette sulle congetture

infierendo sull'irrequietezza della moda

aggiungendo views ai Pantella's

o cercando informazioni sui fruttariani.

 

 

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