Vita di Coppia 66 – La Scrivania di Mia Moglie

ritratto di rvicentin

Doveva capitare, ma ho cercato di procrastinare l’evento il più possibile: gli imbianchini verranno a tinteggiare alcune stanze dell’alloggio. A parte la scelta dei colori, dove il mio “a me piace il colore che c’è” è stato interpretato come “dobbiamo cambiare colori. Alla mia affermazione “vorrei un solo colore per stanza” è stato proposto di avere due colori. Insomma, meglio tacere.

Tutto però può peggiorare e quindi mi ritrovo a vagare per i corridoi di IKEA a scegliere la nuova scrivania di mia figlia, che è stufa di quella comparsa durante l’ultimo trasloco e che era di mia moglie. Una volta scelta, pagata, caricata in auto e trasportata in casa, la nuova scrivania deve sostituire la vecchia. Come un nuovo mobile, che arriverà con un volenteroso corriere, dovrà sostituire il vecchio, oramai suicidatosi con uno sgretolamento del truciolato.

Quindi occorre smontare i vecchi mobili. Finché si tratta di viti ed assi, una buona dose di forza mi permette di disassemblare il mobile e posizionare le vetuste assi in un luogo che la nettezza urbana passerà un giorno a prelevare. Il problema si pone con l’anziana scrivania: un monoblocco in truciolato cementizio, impossibile da spostare. Ricordo lo sguardo allucinato ed il volto congestionato dei ragazzi del trasloco quando mi chiesero dove dovevano posizionare il blocco, assicurandosi che non dovesse più muoversi per i prossimi anni. Cerco le viti che fissano le parti, ma non esistono: deve essere stato colato in uno stampo e poi venduto.

Allora mi sovviene che possiedo un seghetto elettrico: lo trovo in un mucchio di cose che mia moglie, nella foga, vuole buttare via. Metto una lama da legno ed attacco il piano di lavoro, così, senza preoccuparmi del futuro.

La lama in un attimo si accartoccia, mentre una polvere grigia compare nella parte tagliata. Presumo che più che legno sia realmente cemento. Quindi metto una lama da marmo ed inizio l’operazione. Mentre procedo con difficolta, sussultando, un fievole raggio rosso mi dà la direzione nella polvere: è il laser che dovrebbe dirmi se procedo dritto o storto. Metto allora la modalità in automatico e, se non mi fermo rischio di segare la scrivania, il muro retrostante ed un pezzo di pavimento.

Quando ho finito, la scrivania è tagliata in due, ma si abbatte: prendo allora un martello un po’ fatiscente ed al secondo colpo, perdo la testa del martello, mentre il manico si sbriciola. Ritrovo la testa piantata nel muro. Prendo allora un altro martello, più nuovo e finalmente la scrivania si apre in due pezzi, ancora troppo grossi per passare attraverso l’ingresso dell’ascensore. Procedo con altri due tagli. E finalmente le assi sono pronte per essere trasportate fuori casa. Anche così però il loro peso è ragguardevole. Quando finalmente anche l’ultimo pezzo è fuori casa, mia moglie in lacrime mi dice: “E’ un peccato: era un ricordo di quando ero giovane. Possiamo tenere un cassetto?”

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Gradimento

ritratto di Lysi

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