Il setaccio del web: un contenitore senza contesti

ritratto di Mauro Banfi
 
La stagione su Neteditor appena conclusa è stata segnata dalle solite problematiche inerenti all’ormai anacronistico web 2.0 e alla sua vetusta cultura social (flames&flamers assortiti, plurinicknames, post manichei, infarciti di luoghi comuni, odi banali e nichilismi a go go, miserabili invidie stile comari e pettegoli di piccola provincia e fanatismi vari, ego spropositati e senza il temine vergogna nel vocabolario ecc ecc) e dalla più dolorosa e toccante sparizione virtuale di autori e lettori d’ambo i sessi di primissima qualità umana e letteraria.   
Conversando via mail o per telefono con qualcuno di loro veniva a ripetersi sempre un pensiero: il web è come un setaccio, un contenitore senza contesti.     
Il fiume social o litweb del web versa nel tuo Io un bombardamento quotidiano di notizie, parole, immagini fisse o in movimento e suoni e mentre il flusso dei bit appare sul fondo del setaccio della tua mente, in quell’istante, se n’è già andato.       

E allora, a buona ragione, molte amiche e amici di Neteditor se ne vanno in cerca di contesti affettivi, culturali, lavorativi ed economici, letterari - e quant’altro - più vitali e “reali” e soddisfacenti.  
In parole povere: cercano atomi e non bit.
Qualcuno a questo punto mi chiederà:    
«Tu perché sei rimasto ancora, o grandissimo cagacazzo del Mosco?»       
Innanzitutto perché Neteditor esiste ancora: la Redazione ha tenuto in vita questo simpatico contenitore senza contesti, ha resistito all’ondata di riflusso della decadenza social e ha schivato il colpo di coda di questo velenoso scorpione e quindi, rieccomi qua.      
Rieccomi qua perché c’è ancora tanto da dire, da costruire, da capire e da condividere e perché non si torna indietro, amiche e amici.      
Bisogna essere assolutamente moderni, diceva Rimbaud all'inizio di questa strana era.
La rete, il web, la litweb: tutte faccende che sono forse state usate e abusate con troppi paroloni e troppe retoriche enfatiche, sì è vero, è senz’altro accaduto e accadrà ancora, purtroppo.      
Ma sono ancora le questioni vive e irrisolte, non tanto alla moda, non tanto schiacciate su di noi dal presente e dovute alla contemporaneità, quanto sono i pensieri che oggi viviamo e condividiamo.  
Pensieri che resistono e che lottano per trovare un riscatto e una dignità attualmente aggrediti ogni giorno dal narcisismo di massa social.

Eccovi, per esempio, alcuni nodi cruciali di cui voglio occuparmi in questa nuova stagione creativa e di condivisione:  

 
1- La litweb come letteratura:    
la litweb può produrre opere degne di studio e di considerazione per la loro alta e raffinata qualità, e rappresentare efficacemente la vita, l’epoca e la visione del mondo del loro autore e dell’intera società che lo permea;
 
 
2- La litweb come arte – non migliore e non peggiore delle altre arti, ma con un suo codice espressivo peculiare, come le altre arti-:     
si potrebbe finalmente riconoscere alle caratteristiche artistiche formali della litweb la capacità di raggiungere gli stessi livelli di forme come la pittura, il cinema o la scultura;

 
 
3- I diritti economici degli autori creativi:
la cultura social ha propagandato l’ossessione del gratuito ad ogni costo e per conseguenza molti creativi non sanno più come e di che vivere: gli autori litweb potrebbero e dovrebbero assumere un maggior controllo sul destino delle loro opere e trovare un giusto e sacrosanto tornaconto economico;
 
4- Creazione dell’impresa commerciale della litweb:
si potrebbe creare e organizzare l’industria della litweb in modo da servire con la dovuta qualità e il giusto prezzo sia il produttore che il consumatore;

 
                                                         

5- La percezione del pubblico e dei lettori:      
ci sono decisamente ampi margini di miglioramento per mettere a fuoco l’immagine pubblica della litweb; almeno per riconoscere le potenzialità di questa forma ed essere disposti a riconoscere il miglioramento qualitativo, quando avviene.      
Non se ne può più della negatività a priori per partito preso, del tipo” tutto quello che sta nel web fa schifo o è interessato”. Basta.

 
 
6- Il rispetto delle accademie:    
le alte istituzioni culturali dovrebbero superare certi pregiudizi ed uscire dalle comode torri d’avorio e trattare la litweb in modo perlomeno equo, mediante critiche costruttive;

 
 
  
7- La diversità dei generi e il pluralismo creativo:   
la litweb è un insieme di parole – organizzate in notizie, storie o montate in modo intenzionale per fare poesia -, immagini fisse e/o in movimento - giustapposte e disposte per suscitare immaginazione – e suoni, sviluppate in una deliberata sequenza ipertestuale.
Il video non funziona più solo come pagina ma anche come finestra d'insieme infinita che raggiunge, mediante nuove forme, diversi luoghi e diversi tempi e con l’imminente avvento della banda larga accessibile a tutti, diversi popoli.  
L’ambiente digitale non è più legato alle tradizionali forme di lettura da sinistra a destra o da  sopra o sotto ma può creare forme orizzontali, discendenti in profondità o che imitano i salti quantistici nello spaziotempo dei buchi neri o delle supernove.   
L’era del pettegolezzo narcisistico social è già finita, ma ancora non lo sa. Ricordiamolo ogni nuovo giorno con le nostre opere, con la varietà libera e totale di nuove forme e di nuove idee, storie, poesie.
 
8-  La produzione digitale litweb:      
la creazione di opere litweb con strumenti digitali; il problema della ricerca di nuovi contesti è essenzialmente una questione legata al raggiungimento di un pubblico potenziale, o quantomeno di una cerchia di autori/lettori con cui condividere la sopracitata fondamentale ricerca; questo non significa solo soldi e capacità di vivere dignitosamente con quello che si crea - tutte faccende sacrosante, è ovvio - ma anche e sopratutto vedere il medium litweb raggiungere il suo potenziale creativo e umano in modo che ogni autore/lettore raggiunga il suo.
 
                                                         

9- La distribuzione di opere d’arte litweb in forma digitale:
il web è potenzialmente la più grande iniziativa costruttiva di collaborazione della storia conosciuta e la barbarie social è solamente un grottesco e decadente preludio, dove l'elemento personale ha preso momentaneamente il sopravvento, ma sta già disgustando la maggioranza di utenti.
Siamo ancora in una fase iniziale: questo "tagliar fuori" l'intermediario produrrà in futuro nuove forme meno corrotte dall'elemento personale e più attente alla qualità delle opere prodotte e al rispetto del lettore e del consumatore.
Sul web, qualunque punto temporale e geografico è a solo un click di distanza da un altro e questo significa, ad esempio, poter decidere un costo medio inferiore per prezzo unitario sulla base della soddisfazione del cliente, risparmiare sulle spese di distribuzione e promozione per avere più tempo e spendere di più per la produzione dell'opera stessa.

 

 
10- L’evoluzione della litweb come forma d’arte digitale.
è mia convinzione che il medium litweb può trovare nuove strade per una nuova generazione di creativi, generando forme al di là dell'immaginabile, al di là dei vetusti modelli spaziali rappresentativi.
Un nuovo insieme di persone che sappiano muoversi per esplorare le nuove possibilità strutturali della finestra infinita ipertestuale, ma attenzione: ci sarà sempre un limite alla velocità, alla potenza e alla memoria - anche se ogni anno vengono superati -: una finestra video ipertestuale letteralmente infinita non potrà mai esistere.
Il punto cruciale è un altro, l'idea creativa fondamentale è questa: in un ambiente digitale l'opera litweb può assumere praticamente qualunque forma e misura (non più solo da destra a sinistra e da sopra a sotto, come vuole la nostra ormai antiquata tradizione occidentale, ma sviluppi in profondità, come percorrendo una gigantesca scala discendente o come se la storia girasse su un cubo in lenta rotazione e quant'altro ancora da concepire e da inventare!) con il libero uso temporale e geografico del lettore della mappa ipetestuale dell'opera nel suo nuovo medium.

 
E così, amiche e amici svaniti (temporaneamente) da Neteditor, in cerca di nuovi contesti, siamo al momento del congedo.
C'è modo e modo di cercare nuovi contesti, e pane in tavola, e aria buona da respirare, e amore sulla terra e "spazio al sole".
Prendersi troppo sul serio e non prendersi sul serio per niente: due eccessi da evitare, per cominciare.
Prendo dalle vostre mani il setaccio del web e lo getto nell'oceano: lo vedete, galleggia per qualche istante e poi se ne va a fondo.
Ora è pieno d'acqua e lo sarà per sempre.
Questo è un altro modo: non versare dentro l'Ego piccole tazze di vitalità egotica, ma gettare l'io nel vasto mare aperto della gioia creativa.

Abbiate gioia, vi aspetto per un'altra stagione di condivisione, alla ricerca della qualità.

Libri compulsati per l'elaborazione e l'ispirazione:
- "Litweb. La letteratura al tempo del web" di Bruno Corino.
Al momento il primo e unico libro di valore e di qualità sull'argomento in Italia.
- "Reinventare il fumetto" di Scott McCloud.
Seconda parte della grande trilogia "Capire il fumetto" e "Fare il fumetto", opera fondamentale per comprendere il ponte tra fumetto e litweb.
- "Graphic Novel: storia e teoria del romanzo a fumetti e del rapporto fra parola e immagini", a cura di Andrea Tosti.
La storia e la rete di pensieri che sta dietro alle nuove idee litweb.

 

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ritratto di Mauro Banfi

La morte della scrittura

"Carissimo Moscone,
la tua citazione non può che farmi piacere.
Sono riuscito a leggere tuo interessante intervento e mi é piaciuto molto.
Riconosco che devono trascorrere un altro paio di decenni prima che l'umanità prenda piena coscienza di questa rivoluzione in atto, avvenuta nel mondo della scrittura!
Ora il problema più grave è che tutto il mondo della scrittura si svuoti di significato: é con questo nuovo nichilismo che bisogna fare i conti! Dopo la "morte di Dio", é in corso la "morte della scrittura "! Un'implosione interna che porta alla sua frammentazione: manca un centro e manca un valore... perciò tutto s'appiattisce (come avevamo diagnosticato tempo fa!)... "

Ricevo e pubblico volentieri una mail/commento dell'autore e grande amico Bruno Corino, autore di "Litweb. La letteratura al tempo del web", impossibilitato al momento a intervenire in altro modo

ritratto di Mauro Banfi

la morte della scrittura sarà un nuovo inizio della creatività?

Caro Bruno,
nella tua opera sopracitata "Litweb", per primo in Italia consideravi che il web è un ambiente digitale puramente potenziale e senza contesti e sopratutto che la finestra video non è la pagina a stampa.
Questo concretamente ha significato e significa nell'era social, che ancora viviamo, la ricerca di un pubblico potenziale da parte di una massa di persone senza arte né parte, che approfittando del fenomeno incontrovertibile che non esiste più un intermediario tra autore e fruitore dell'opera, hanno intasato il globo di scritture saltando tutta la filiera editore/revisione/stampa/promozione/distribuzione/consenso del pubblico.
Ora in una Rete collaborativa - almeno nelle sue premesse - come il web chi cerca un pubblico potenziale cerca di vendere essenzialmente tre tipi di roba:
1) Prodotti materiali - e qua Amazon e similari si sono buttati a capofitto -;
2) Spazi pubblicitari;
3) e le esperienze virtuali che è possibile fare con il web, e qua giganteggiano Porn Hub, Emule, il Deep Web ecc.
Vale a dire si cerca di vendere atomi, visibilità e bit.

Riflettendo su questi ben visibili fenomeni della nostra contemporaneità non si può non notare che, mentre le prime due categorie arrichiscono determinate multinazionali attrezzate per sfruttarle a puntino, la vendita dei bit è molto ma molto più difficoltosa, perchè?
Ma perchè in Rete quasi nessuno vuole pagare per dei contenuti web finchè ha la senzazione di pagare col suo tempo.
In soldoni: pago già il canone ADSL, perchè devo pagare il tuo ebook?
Con porn hub mi faccio un bell'orgasmino virtuale, ma con il tuo ebook devo fare fatica per leggerlo, e ripeto, già pago il canone.
E quindi: caro artista, arrangiati, le strade sono ampie e le mense Caritas si sono moltiplicate.
E allora, caro Bruno, comincia l'era del nichilismo compiuto che stiamo attraversando:
"non pagherò finchè la qualità del contenuto web non sarà alta" e pertanto tutto fa schifo perchè deve essere gratis;
"non pagherò fino a che il prezzo non sarà giusto", cioè gratis e "non pagherò fino a quando la banda larga a tutta fibra non sarà accessibile per tutti", cioè gratis e potrei continuare per ore.

Conclusione: la nuova era litweb non partità fino a quando non si capirà chi fa l'autore e chi il lettore.
Non è questione di essere ottimisti, pessimisti o incerti: è questione di capire con chiarezza chi opera in un campo e chi in un altro.
L'era social ha intorbidato tutto: come faremo a distinguere tra autori e lettori, nell'era della fine degli intermediari culturali?
Questo è il problema.

Abbi gioia
 

ritratto di Mauro Banfi

Lady Diana e la "banalità del web"

Continua il dialogo con le mail trasposte di Bruno Corino:

"La "morte della scrittura" é dovuta alla "banalità del web".... Si scrive senza coscienza. La scrittura è diventata puro automatismo. Si tratta di quella malattia che io definii tempo fa "originalità gregaria". Vedo oggi sul web la sua eclatante manifestazione: si celebra la morte di Lady Diana... e giù a buttare nell'abisso del web centinaia di migliaia di post celebrativi... tutti vogliono partecipare, come se l'evento li riguardasse in modo diretto... ognuno vuole portare la propria testimonianza e dire: ci sono anch'io! In fondo, c'è chi accende una luce del web per vederci più chiaro e chi, invece, l'accende pensando di poter splendere meglio..."

ritratto di Jazz Writer

D'accordo in tutto

Bel post con il quale mi trovo in perfetta sintonia. Il terzo dialogo con Corino, insomma il terzo commento, quello sulla "celebrazione web" di lady Diana è una prova di quanto sopra detto sia nel post che negli altri due commenti. Io per la verità non seguo né Fb e nemmeno tanto la TV ma sento che è così, è nell'aria. Tutti vogliono apparire e dire la loro su quella trsite vicenda, anzi direi quasi squallida, anche se ne so poco o niente. Ciaociao.

ritratto di Mauro Banfi

Buona domenica, Jazz e ben ritrovato su Net:

ricomincia la nostra conversazione su questa "finestra video infinita", che tanto mi è piaciuta e mi ha arricchito nella passata stagione.
L'era (lit)web è stata per ora gravata da due penosi eccessi: il tronfalismo eccessivo dei suoi esordi, che mitizzava un medium che andava ancora capito a fondo, e il disfattismo di questa fase che chiamo post-social, dove all'innegabile decadenza della non-cultura social si reagisce con un eccesso di disfattismo e di pessimismo per partito preso.
In realtà questo medium è ancora nella sua fase iniziale ed è più importante e proficuo comprendere alcuni fenomeni, ormai radicati nel nostro quotidiano, che sta generando e durante le ferie ho fatto studi per affinare alcune osservazioni che ho fatto sul campo, studiando la storia e la dinamica del "fumetto" o del graphic novel, nona arte che ha sofferto dello stesso trionfalismo e del conseguente disprezzo come la litweb:
- la necessità della banda larga, della fibra, gratis e accessibile per tutti (ormai qualsiasi struttura ricettiva la offre ai suoi clienti);
- il fatto incontrovertibile che il fruitore del web, pagando un iniquo canone, ad un prezzo carissimo rispetto il servizio offerto, sviluppa una totale indifferenza verso i legittimi diritti al sostentamento degli autori creativi;
- l'abolizione dell'intermediario nella filiera che va dalla creazione al consumatore: fenomeno grande come l'Himalaya che sta creando conseguenze mai viste;
- il fatto innegabile che la finestra video ipertestuale non è la pagina a stampa e il mutamento conseguente della rappresentazione spaziale e temporale delle forme comunicative e artistiche.

E ce ne sono altri e ci sarebbe da conversare per ore.
Per tanto, non mi si venga a dire che luoghi come Neteditor non servono più, tutte balle.
Sono luoghi senza contesto, sta a noi crearne altri fuori dal web, ma senz'altro partendo da qua, e pertanto sono ancora imprenscindibili.
Non si torna indietro, possiamo solo parlarne tra noi.
E avere per le mani un bel contenitore come questo, fornito di una grande piattaforma fonoimago litweb, è già tanto, credimi.

Abbi gioia, e buona stagione creativa anche a te.
 

ritratto di Rubrus

***

Sono sostanzialmente d'accordo; i punti 3, 4, e 5 sono strettamente collegati e, personalmente, sono un po' scettico sul fatto che si possa trarre utilità economica facendo arte sul web nel senso che potremmo essere portati a pensare: è possibile che l'arte sul web sia qualcosa di simile al fenomeno degli youtubers et similia, ma proseguendo lungo questa strada, potremmo trovarci un domani a ritenere artista Gianluca Vacchi - persona di cui devo dire ignoravo felicemente l'esistenza fino a che quest'estate non l'ho scoperta sul giornale di carta. Non mi pronuncio dal punto di vista qualitativo (fracamente non ho capito cosa faccia quel signore a parte fare lo sborone tanto per usare un termine emiliano), ma non mi sento affatto di escludere che possa verificarsi. Insomma, tendo ad escludere l'esistenza di un mercato senza le regole del mercato (il mercato è le sue regole) e mi pare che queste regole, se intendiamo il bene oggetto di scambio la visibiltà suscettibile di valutazione economica, spingano in quella direzione più che in altre. Del resto, penso anche che sia naturale. Naturalmente questa riflessione potrebbe essere viziata da una limitatezza di visione da parte mia. Per parte mia rimango legato alla vecchia alternativa "leggi o guardi le figure'" - il che non vuol dire che li figure non possano essere arte.    

ritratto di Mauro Banfi

Ben ritrovato, Rubrus,in questo salotto...

...da dove teniamo aperte queste finestre sul mondo.
Comincia un'altra delle nostre conversazioni che ormai durano da anni.
Il grazie per la tua continua e sodale presenza (quando hai voglia e tempo) è non solo dovuto ma dato con amicizia e affetto.
Grazie per essere passato da questo blog alquanto fenomenologico, dove m'appassiono a fatti e fenomeni più che a teorie o a manifesti o a "rivoluzioni".
Ormai nel web ce ne sono centinaia al giorno e comincia a girarmi la testa, insieme ad altri organi che definirò in modo neutro, gonadi!
Pertanto ritorno al Rinascimento, torno indietro per avanzare e cercare quella fenomenologica "essenza delle cose" e ovviamente non è facile né scontato.
Quest'estate, leggevo in uno dei tre libri in bibliografia questa grande affermazione del punto di rifermento rinascimentale Leon Battista Alberti, nel suo "De Pictura -scritto il 1435 3 il 1436 -".
"Grandissima opera del pittore sarà l'historia", mi suona un campanello e vado a leggermi quell'opuscoletto umanista e leggo ancora strabiliato "il quadro è una finestra sul mondo da dove si possa vedere una storia".
Schiocco le dita e grido di gioia! "Ma questo è Rubrus Ante litteram!".
Anche per l'Alberti, grande maestro d'immagini e architetture e sculture varie, l'eminenza grigia che sta influenzando i giovani Masaccio e Michelangelo e Leonardo, il concetto fondativo delle immagini è che COMANDA LA STORIA, che BISOGNA METTERSI AL SERVIZIO DELLA STORIA, in quanto struttura ideativo-compositiva che, mediante modalità operative e tecniche estetiche produce un'emozione e una risposta estetica e mentale nel fruitore.
Eureka, allora!
La pietra angolare è stata trovata, ora bisogna costruire l'edificio.
Ogni arte ha il suo codice che va rispettato - ci sono cose che può esprimere meglio la scrittura e altre le immagini ferme, o quelle in movimento - viviamo in realtà in questo momento in una terrificante inflazione d'immagini in movimento youtubiche, vedere "Dunkirk" di Nolan e la sua lenta espansione degli elementi acqua, sabbia e cielo è stato una meraviglia - e altre ancora i suoni, ma tutte possono concorrere, col loro modo, nel servire la storia.
Allego tre immagini per concretizzare quanto sopra esposto.
Un'annunziazione del Simone Martini, il pagamento del tributo di Masaccio e la parabola dei ciechi di Bruegel. Vale a dire la nota e controversa transizione da Medioevo a Rinascimento.
Le tre storie sono tutte belle chiare e comprensibili - basta leggere la Bibbia e poi le puoi raccontare a voce e a memoria all'infinito -, cambiano solo le forme d'esposizione all'utente: la classica gotico cortese da sinistra a destra, i flash back e i flash-forward - la storia rappresentata in tre momenti dinamici, dal centro a sinistra e poi -in apparenza saltando il centro - a destra, pur mantenendo Gesù nel focus - geniali e cine ante litteram del Masaccio e la forma discendente di Bruegel.
Sulle forme si può innovare, se e ma la LA STORIA COMANDA, e bisogna METTERSI AL SUO SERVIZIO.
Su questo non si transige.
In "Mirdin" ho messo la storia su un cubo a quattro dimensioni che ruota e in "Voglio essere come Hokusai" è un viaggio fatto da un giocatore di scacchi (con la Morte) che in realtà è sempre fermo.
Ma se quelle storie non si capiscono al volo come le tue, non valgono un fallo, e sono i lettori a dirlo, ultimi sacrosanti giudici.
Abbi gioia, caro amico.