Le imprevedibilità dell'anima

ritratto di Jared_Johnny_Marcas

Le rondini volteggiavano numerose nel cielo sopra lo strapiombo. Alcune se ne stavano sospese a mezz'aria, quasi come bloccate nel tempo, mentre altre eseguivano evoluzioni ardite, giocando in coppia o a gruppi di tre. Quando arrivarono i gabbiani, le rondini si erano già spostate sopra la superficie del mare. Il loro cinguettio melodioso era reso ancor più rilassante dall'immagine maestosa e solenne dei gabbiani che volteggiavano in cerchio, ora in senso orario, ora in senso antiorario.
L'arrivo di un elicottero fece tornare Evan alla realtà. Stropicciandosi gli occhi, si alzò per sgranchirsi le gambe. Dalla piccola sporgenza su cui si era appisolato si poteva osservare tutto il mare della baia.

- Accidenti, prima non faceva così freddo! - disse a bassa voce, infilandosi velocemente la felpa rossa usata fino a quel momento come cuscino.
- Sarebbe stato meglio se mi fossi portato anche un giubbotto! -
Il tramonto stava per cominciare. Il cielo si colorò di un arancione-rossastro e le persone dalla strada panoramica si avvicinarono alla scogliera per assistere allo spettacolo. Ma nubi grige, invisibili fino a quel momento, coprirono il sole vicino all'orizzonte, rovinando il momento che tutti aspettavano.
" Che fregatura! " pensò infastidito Evan. Mentre raccoglieva le sue cose, guardò un'ultima volta il panorama, soffermandosi sul mare. Su di un piccolo scoglio nel mezzo dell'insenatura c'era qualcosa di indistinto, bianco, immobile, ma allo stesso tempo disturbato dall'incessante soffiare del vento. " Ma cos'è? ".
Evan strizzò gli occhi per mettere meglio a fuoco, ma senza successo. Prese il cellulare e scattò una foto. Dalla galleria prese a zoomare l'immagine sino a che non vide chiaramente la figura di una ragazza con il volto coperto da folti capelli neri. Cosa ci faceva una ragazza su di uno scoglio in mezzo al mare? Evan diede un altro sguardo, ma la ragazza non c'era più. Era scomparsa anche dalla fotografia, senza lasciare alcuna traccia di sé. Confuso e disorientato, Evan rimise il telefono in tasca, voltandosi per tornare alla propria macchina.

La ragazza si ergeva dietro di lui, indicandolo minacciosamente e con un'espressione disgustata sul viso lacero e sanguinante. Evan cacciò un grido di puro terrore. Colto alla sprovvista, barcollò all'indietro ed inciampò su di una pietra, cadendo verso il mare nel vuoto dello strapiombo.
 

- Uhooo! -
Evan si risvegliò nel suo letto, con addosso ancora i jeans e la felpa rossa con cui era uscito da lavoro. Si mise a sedere sul bordo del letto agitato, nervoso, cercando con ansia il cellulare sui mobili della piccola camera. Trovato, sfogliò d'impulso le immagini della galleria, ma, come si aspettava, non trovò alcuna immagine di una ragazza su di uno scoglio. " Ma cosa sto cercando? Non sono andato a vedere il tramonto, mi sono addormentato appena tornato da lavoro. Ho fatto solo un brutto sogno. Un incubo. " pensò Evan, madido di sudore. Per il tramonto ormai era tardi, dato che erano le otto di sera. Fortunatamente era ancora in tempo per la birra con gli amici.

"The Mountain" era affollato come ogni venerdì sera. Ragazzi e ragazze in giovane età affollavano quel locale dalle luci stroboscopiche e variopinte. Un gruppo, formato da un chitarrista e da un cantante che suonava il basso, si stava esibendo all'interno del pub. Evan, ascoltando distrattamente la musica rock, prese un sorso della sua birra blanche, mentre la sua amica Evelyne esponeva la propria idea circa i tradimenti.
- Cioè, non c'è neanche da discutere, se stai con me e fai lo stupido con un' altra, con me hai chiuso. Se vuoi fare lo scemo con tutte, che ci stai a fare con me? Mi dici chiaramente "Evelyne, a me piace provarci con tutte le ragazze che mi capitano sotto tiro" ed io ti dico ok, ognuno per la sua strada -
- Il problema vero è quando vieni incolpato ingiustamente per qualcosa che non hai nemmeno fatto... - disse Aaron, mentre osservava con occhi lucidi una coppia scambiarsi effusioni a pochi tavoli di distanza. Evan starnutì e si strinse nelle spalle, infreddolito. L'interno del locale era stracolmo sia per il freddo che per il mini concerto ed Evan e i suoi amici si erano dovuti accomodare ad un tavolo all'esterno, poco vicino all'entrata. Nonostante fossero riparati parzialmente dal porticato d'ingresso, il gelo penetrava in profondità nella pelle di Evan.
- Fra poco comunque dovrebbero arrivare anche Lyla e Stephanie, due mie coinquiline. Mi raccomando, eh! - disse Evelyne, facendo un occhiolino malizioso.

Era da parecchio che Evan non aveva un certo tipo di rapporto con una ragazza, e l'idea che Evelyne stesse cercando in tutti modi di sistemarlo lo rendeva ansioso, timoroso di fare qualche brutta figura. La sua ex se ne era andata senza una ragione apparente. Nessuna spiegazione, nessun biglietto, nessun messaggio. Il periodo che seguì fu depressione totale per Evan. Aaron invece, che si era lasciato un paio di mesi dopo, scomparve per due settimane. Ritornò in seguito, come se niente fosse, a consolare ed aiutare l'amico in difficoltà.

- E' la tua serata amico - gli disse Aaron sorridendo, mentre Evan si contorceva le dita delle mani in modo ansioso e nervoso.
- Tranquillo, non hai perso il tuo charme, sono sicuro che te la caverai alla grande! - continuò Aaron.
- Ciao! - dissero due voci acute e melodiose alle loro spalle.
- Aaah! Eccole qua le coinquiline più rompi sulla faccia della Terra! - rispose subito Evelyne, alzandosi ed andando ad abbracciare e baciare le amiche.
- Allora, questa è Lyla, - disse indicando una ragazza molto graziosa dai capelli rossi, - e questa è Stephanie - concluse indicando una ragazza dai capelli biondo cenere con un'espressione accigliata sul viso.
- Ciao! - dissero di nuovo le due, quasi in modo automatico e meccanico. Si sedettero tutti al tavolo. Aaron guardava deliziato le amiche di Evelyne, Evan invece fissava un punto imprecisato all'interno del locale, come se si fosse bloccato.
" Calmo, nessuno si aspetta niente da te. Ok, ma cosa faccio? Cosa dico? E se mi trovano strano?"
- Sapete, Evan scrive racconti - ruppe il ghiaccio Evelyne indicandolo.
- Ma dai? Io adoro i racconti del genere fantasy, sono una valvola di sfogo nelle giornate più stressanti! - rispose Lyla. Stephanie fece un cenno di assenso controvoglia, quasi fosse seccata da tutta la situazione.
Aaron lanciò un'occhiata ad Evan, in attesa di qualche commento. Ma il ragazzo se ne stava lì, a guardarsi le mani in grembo, incapace di formare una qualsiasi frase di senso compiuto. Il silenzio si stava facendo imbarazzante. Aaron tirò un calcio sotto il tavolo all'amico, come per dire "Avanti, inventati qualcosa, rispondile!"
- Oh, sì - disse infine Evan, come se si fosse appena svegliato dal letargo invernale.
- Ho scritto diversi racconti che parlano di magia -
- Magia? Oh Dio, io adoro la magia! Magia tipo Harry Potter? - Lyla lo stava osservando con occhi curiosi ed eccitati.
- Beh, - disse Evan, - a dire il vero mi ispiro di più a romanzi come "Il Signore degli Anelli", ma anche io sono un fan di Harry Potter. Sai, ho tutte le prime edizioni dei libri, inclusa quella nuova con disegnato Hogwarts sulle coste e tutta la serie in blu-ray. Per non parlare della bacchetta originale di Sambuco! -
- Non ci credo! Sei un fan sfegatato come me! Ma io ti adoro! -
Il timore iniziale, che attanagliava Evan alla bocca dello stomaco, stava piano piano lasciando spazio ad un senso di calore, pace e calma. Certo, lo sguardo assente e scocciato di Stephanie gli metteva sempre un po' di agitazione, ma almeno stava cominciando a godersi la conversazione con Lyla.
" E pensare che stasera non avevo neanche voglia di uscire! "
Diede uno sguardo veloce ad Aaron e lo vide sorridere, come se fosse soddisfatto che l'amico si stesse godendo la serata senza inutili patemi ad offuscargli la mente.
Il discorso andò avanti per un po' su come sarebbe stato bello aver avuto la possibilità di studiare ad Hogwarts: immaginarono la loro vita da studenti di magia, la vita nel dormitorio, i possibili argomenti delle lezioni e che faccia avrebbero potuto avere i loro professori.
Evan era sempre più rilassato, rideva insieme ai suoi compagni e ordinò per tutti un secondo giro di birre.
- Scusi cameriera, altre cinque birre qui! - disse ad una ragazza che stava passando lì accanto con un vassoio.
- Cinque birre? - chiese dubbiosa Evelyne, ridendo per una battuta frivola di Lyla.
Evan guardò Aaron, come se l'amico dovesse dirgli cosa fare. Questi semplicemente fece cenno di no con la mano e con la testa.
- Ah no, scusi, solo quattro birre! - disse Evan.
Lyla, che rideva assieme ad Evelyne, gli disse: - Sei un tipo strano, ma sei uno dei pochi amici di Evelyne a starmi simpatico! L'ultimo che mi ha presentato una sera al Wyne mi fissava con uno sguardo da psicopatico senza dire nemmeno una parola! Cavoli, non mi conosci e rimaniamo soli, almeno chiedimi qualcosa sulla mia vita. Ho dovuto fare tutto io quella sera finché non sei tornata da comprare le sigarette! -
Le due ragazze risero fragorosamente, mentre Stephanie guardava fissa il cellulare, scrollando lo schermo di tanto in tanto. Evan sorrise.
- Scusatemi, vado un attimo in bagno -

Appena entrato nella toilette, Evan sentì un freddo glaciale penetrare sotto i vestiti. "Azz, ma le finestre qui non le chiudono? Un po' di riscaldamento no?". Ma nel wc i termosifoni erano bollenti e la finestra sbarrata. Un senso di inquietudine si impossessò della mente del ragazzo. Il respiro si fece affannoso, lieve e superficiale. Corse al lavandino per sciacquarsi la faccia. La situazione non cambiò di molto: l'ansia era sempre lì, dentro di lui, ma almeno la  fame d'aria si era leggermente placata. Dopo essersi asciugato il viso si guardò allo specchio. Dietro di lui c'era una ragazza dai capelli lunghi e neri che le coprivano il viso, con addosso un vestito bianco macchiato di sangue. Fra le ciocche dei capelli si poteva intravedere un occhio pieno di rabbia e rancore, di un nero intenso da togliere il fiato.
- Cazzo! Cazzo! - urlò Evan, voltandosi. Nel bagno era da solo, nessuna traccia di quella ragazza. Si voltò nuovamente verso lo specchio, ma niente. " La ragazza che ho sognato prima...era lei! Ne sono sicuro! "
Con il cuore che gli batteva a mille, Evan decise di uscire subito da lì. Non appena mise la mano sulla maniglia della porta, una voce roca alle sue spalle cacciò un urlo assordante. Evan uscì in fretta e furia dal bagno, chiudendo di colpo la porta. Quella presenza ce l'aveva con lui.

Tornò al tavolo dai suoi compagni, sbattendo numerose volte contro le altre persone all'interno del locale. Ansimando, si rimise a sedere, preoccupato ed agitato da quanto era appena successo.
- Evan, tutto ok? Sembra tu abbia appena visto un fantasma - disse Evelyne, preoccupata per l'espressione stravolta ed impaurita dell'amico.
Il ragazzo si grattò il polso destro in modo convulso ed agitato. " Quella strega mi ha toccato! Mentre uscivo mi ha preso il polso! E adesso mi brucia da morire! "
- Oh Evan, ci sei? Stai bene? -
- Io, io non lo so, credo di aver visto qualcosa...- 
Evan si voltò verso la grande parete di vetro che separava l'interno dall'esterno del locale. Quella ragazza, quella presenza, era sempre lì, nel bagno del pub? Ma quei pensieri svanirono nello stesso istante in cui Evan vide materializzarsi sul vetro del locale l'immagine di una macchina che stava sfrecciando a tutta velocità verso di loro. La musica e le voci delle persone lì vicino lasciarono spazio allo stridere degli pneumatici. L'impatto con il locale sembrava imminente.
- No! Nooo! - disse Evan, cercando di alzarsi velocemente dalla sedia, ma con il solo risultato di cadere, rovinando malamente sulla strada.
- Evan, ohi, ma stai bene?? Che succede? -
Evelyne adesso era terrorizzata. Lyla e Stephanie guardavano il ragazzo per terra con sguardo confuso, incapaci di comprendere quanto stava succedendo.
- Ma stai scottando, devi avere la febbre alta! - disse Evelyne, appoggiando il dorso della mano sulla fronte di Evan.
- Amico...cosa succede..? C'è qualcosa di strano...cos'è che ti turba? - disse Aaron con espressione seria e rammaricata.
- Io...scusatemi, devo andare, devo andare via da qui! -
La ragazza dai capelli neri era dietro Aaron adesso. Stava ferma, immobile, con un dito accusatorio puntato verso di Evan. Un altro urlo gelò il sangue del ragazzo. "Perché? Perché la vedo e la sento solo io??"
- Scusatemi, scusatemi! - 
Evan si rialzò e, barcollando, se ne andò dal locale in fretta e furia.

Casa sua distava 15 minuti di cammino. Dopo un centinaio di metri, Evan fu colpito da un tremendo mal di testa, accompagnato da forti brividi di freddo. La fronte cominciò a sudare copiosamente, mentre le gambe cominciarono a cedergli. Si accasciò su di una panchina dei giardini poco distanti. Lo spazio ampio e le ricche fronde degli alberi creavano un ambiente a sé, isolato da tutto il resto della città. L'oscurità che circondava il ragazzo rendeva l'ambiente tetro e misterioso. Già dalla panchina su cui era seduto, Evan riusciva a distinguere difficilmente la strada principale da dove era venuto. Il freddo si fece più forte ed insistente, facendo tremare Evan in modo ancora più vistoso. " Voglio andare a casa, voglio andare a casa, voglio andare a casa ", si ripetè numerose volte.
- Tu... sei stato tu...- disse una voce roca e grottesca alle sue spalle. Privo di forze, Evan si voltò con il cuore in gola. Dai suoi occhi semichiusi potè riconoscere i contorni di una ragazza vestita di bianco. Della ragazza vestita di bianco. Quella che aveva infestato il suo sogno sulla scogliera e che gli era apparsa nel bagno del locale.
- Io... io cosa? - disse con un filo di voce Evan. Si sentiva molto debole, incapace di reagire in modo adeguato, con il solo desiderio di concludere al più presto quella situazione terribile e straziante.
- E' stata colpa tua se io... se io adesso sono così! - La bocca della ragazza si spalancò oltre l'inverosimile, lanciando un urlo acuto, mostruoso ed assordante.
- Ma chi... chi sei? Che cosa... cosa ti ho fatto io? - Mentre parlava, Evan poteva vedere il suo fiato condensarsi. Sentiva che la febbre stava salendo, il mal di testa si faceva più intenso e che gli occhi si stavano chiudendo sempre più.
- L'incidente Evan, l'incidente! Dovevi solo riportarmi a casa! Non sei stato neanche capace di quello! -
" Ma di quale incidente sta parlando? ". Non riusciva a capire cosa gli volesse dire quella presenza.
- Io... io non ho avuto mai nessun incidente...-
- Bugiardo! L'anno scorso! Aaron si era ubriacato e non poteva riportarmi a casa, così ti sei offerto tu! E a quell'incrocio, quel maledetto incrocio, tu... tu! Non sei stato attento! - Il fantasma della ragazza urlò ancora, emettendo dalla bocca un misto di suoni acuti e stridenti.
- L'incidente? Un anno fa..? Ma quale... -
Evan capì. 

Nella sua mente si accese come una piccola lampadina che fece luce sulle ombre del passato. Adesso ricordava perfettamente quella sera. Erano andati ad una festa di laurea di un amico in comune: c'erano lui, Aaron, la sua  ragazza Melanie, Evelyne ed il suo ragazzo Brad. Evan era in quel periodo triste e depresso che seguì la rottura con la sua ex ragazza. Si stavano divertendo tutti insieme, gli amici facevano di tutto per tirargli su il morale. Alla festa c'erano due dj, la piscina con montata una rete da volley nel mezzo, le luci ruotanti e colorate. Persino una jacuzzi con l'acqua riscaldata. E numerose bottiglie di alcol ovviamente. Aaron aveva alzato un po' troppo il gomito quella sera, in quanto stava festeggiando l'ultimo esame del suo corso superato proprio quel pomeriggio. La sua ragazza, Melanie, sarebbe dovuta tornare a casa presto perché l'indomani aveva la sveglia alle 5:00 per via del lavoro. L'unico sobrio era Evan. " Dai, ti prego, mi riporti a casa e poi torni subito qui! Loro tanto hanno bisogno ancora di un paio d'ore per riprendersi, io devo andare subito! "
Così i due presero la macchina, diretti verso casa di Melanie. Ad un incrocio, nonostante Evan avesse la precedenza, una macchina a tutta velocità bucò lo stop e colpì in pieno il lato della macchina di Evan dove sedeva Melanie. L'unica cosa che Evan ricordava fu il cappottamento e le lamiere che si contorcevano su di lui e Melanie, prima di vedere fiotti di sangue sgorgare dalla ragazza. Ci fu il coma per una settimana. Al suo risveglio venne a sapere che Melanie era morta. Il senso di colpa durò a lungo, nonostante l'aiuto di una psicologa e soprattutto di Aaron. Un giorno la sua mente, in preda ad un'ennesima crisi di panico, rimosse l'accaduto dai suoi ricordi, forse per meccanismo di autodifesa. Ed Evan non ebbe più alcuna memoria dell'accaduto. Sino a quella sera.

- Melanie... oddio, io...-
- Tu, sì, proprio tu! Io sono morta mentre tu sei qui, ancora vivo! - La ragazza prese Evan per le braccia. Dove lo toccava, il ragazzo sentiva un bruciore intenso, seguito da un freddo profondo.
- Melanie, mi dispiace tanto, non ho potuto fare niente... -
- Sì che potevi! Potevi stare più attento! Potevi andare più piano! Invece no, egoista! Adesso tu sei vivo mentre io sono morta! - proseguì la ragazza, scuotendo Evan con vigore.
Il giovane, febbricitante ed quasi incosciente, era in completa balia dello spirito. Sentiva la propria coscienza affievolirsi piano piano. Aveva quasi deciso di gettare la spugna, quando sentì un'altra voce, una voce conosciuta, la voce di un ragazzo: - Evan, Evan! Credo di capire cosa ti sta succedendo... è colpa di Melanie vero? E' capitato anche a me dopo che c'è stato l'incidente. So che è difficile, ma cerca di concentrarti. Non è stata colpa tua. Non potevi evitare lo scontro. Era troppo tardi per sterzare o per frenare, la macchina ha preso in pieno la tua fiancata, andava troppo veloce. Se continui a darti colpe che non hai, Melanie ti prosciugherà come ha fatto con me -
C'era Aaron a pochi metri di distanza. Gli occhi di Evan, quasi completamente chiusi, ne riuscivano a cogliere i lineamenti.
- Aaron... come posso... io, se stavo più attento... - disse Evan con un filo di voce, mentre Melanie gli urlava contro, scuotendolo ancora più forte.
- Evan, cerca di fare dei respiri profondi, cerca di osservare i tuoi pensieri. Lei si nutre del tuo senso di colpa, se riesci ad arginarlo nella tua mente e ad osservarlo per quello che è, anche lei si calmerà e potrà trapassare in pace, come tutti. Respira, provaci, è solo un pensiero, un'illusione della tua mente, non è reale, tu non hai colpe - 
Quasi come sospeso nel tempo, Evan si lasciò guidare dalla voce dell'amico. La situazione era molto complicata. Il suo respiro affannoso non riusciva a regolarizzarsi. " Non ce la faccio, non ce la faccio..."
- Sì che ce la fai. Respira... 1... 2... 3... 4... trattieni... 5... 6... 7... espira... 8... so che puoi farcela, fallo per me, fallo per Melanie, fallo per te stesso! -
Poco a poco Evan riuscì a calmarsi. Il senso di colpa c'era sempre, ma riuscì a circondarlo, a racchiuderlo in una piccola bolla della sua mente, e a vedere quello che era realmente. Un pensiero, una paura infondata. Così, arginandola, sentì la presa di Melanie rilassarsi poco a poco. Anche il bruciore nei punti dove lo toccava stava diminuendo.
- La settimana dopo che morì venne anche da me, dandomi tutte le colpe di questo mondo per la sua morte. Pure io mi sentivo in colpa, proprio come te. "Se solo non avessi bevuto tanto da ubriacarmi quella sera" , "Se solo l'avessi potuta riaccompagnare io a casa...", questo pensavo. Mi incolpavo di tutto l'accaduto. La sua morte, te in coma. Quando lei è arrivata, la settimana dopo che è morta, mi ha completamente prosciugato. Ma adesso... posso ritenermi soddisfatto -

Quando riaprì gli occhi, Evan era steso sul prato del parco. Melanie era sparita, così come il senso di freddo e di febbre che lo avevano attanagliato sino a poco prima. Si rimise a sedere sulla panchina, affondando la testa fra le mani. Si sentiva molto spossato.
- Aaron, grazie... -

- Evan! Evan! -
Da lontano sentì la voce di Evelyne.
- Evan, dove sei? Ti prego Evan! - 
Il ragazzo vedeva a malapena l'amica sulla strada principale. Senza forze e incapace di urlare per chiamarla, le inviò un messaggio al cellulare.

- Evan! Meno male ti ho trovato! Ti riaccompagno a casa io forza! Come ti senti? -
Evan sorrise debolmente.
- Meglio, molto meglio grazie -
- Cos'è successo al pub? Ci siamo preoccupati tutti, sembravi fuori di te -
- In un certo senso ero fuori di me, dovevo avere la febbre altra. Deve avermi causato delle allucinazioni, ma adesso va meglio, si deve essere abbassata - disse Evan, cercando di mascherare la realtà dei fatti.
- Fortunatamente è venuto Aaron. Mi ha soccorso qui, quando mi sono accasciato sulla panchina -
- Aaron? - chiese Evelyne guardandosi attorno.
- Aaron chi? -
- Aaron, dai, sai di chi parlo. E' stato con noi per tutta la serata, e la serata di ieri, e quella prima ancora...-
Evelyne guardò confusa Evan.
- Evan... stai parlando di Aaron, Aaron Walker? -
Il ragazzo sentì un nuovo brivido salirgli lungo la schiena.
- Evelyne... sì, di chi altri dovrei parlare? -
- Evan... Aaron si è suicidato una settimana dopo che è morta Melanie -

Questo testo è protetto contro il plagio. Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito e/o pubblicazione. Chi ne fa un uso improprio è soggetto alle sanzioni di legge.

Il tuo gradimento: Nessuno (2 voti)

ritratto di Vecchio Mara

inaspettato il finale...

e bello tutto il racconto, mi è piaciuto molto; forse più mistero, che horror... anche se io, dato che il protagonista è tormentato dai sensi di colpa (come un altro tuo bel raccontto, se non mi sbaglio) avrei optato per: psicologia. Ma poi, quel che conta veramente non è il genere, ma che il racconto è scritto davvero bene e ti prende dall'inizio alla fine.

Ciao Jared

Giancarlo

ritratto di Jared_Johnny_Marcas

Grazie per il commento e per

Grazie Giancarlo per il commento e per il consiglio! In effetti ho messo horror, ma non avevo idea nemmeno io di che genere fosse il racconto... Il tuo commento mi ha aiutato a rifletterci sopra!