MOSCHE NERE

ritratto di Diotima

Un disegno

ancora immacolato

l’Io in fondo al labirinto

cerebrale

la torre batte l’ora

un topo sta in guardia

chi parla di tristezza

o comprensione

eppure tante cose

inconsciamente

rompono il ghiaccio

sulla legna

nel gioco dell’amore

segni e parole

il motto delfico

fa di agnelli dei lupi

suda alla sola idea Taliarco

all’estremo conforto

di Boezio: vale il supplizio

per un attimo di gloria

sulla terra?

L’occhio sulla sua tela

interna

deforma il percorso dei raggi

favoleggia

un crine di cavallo

un granello di sabbia

nel deserto

agli scacchi un nano matto

e malvagio

prende la dama

non so come

pone limiti

ad argomenti da trattare:

pseudopoliticante semiologo

scrittore ininfluente

si illude di aver capito

il giusto modo di vivere.

La foglia fluttua

sulla bolla di sapone

cerca dei filosofi Pitagora

un raggio si frange

in una goccia

di acqua

prima di scoppiare

lo specchio al davanzale

parla nel sonno

ironico, liquido, pungente

un’altra cosa accade

bussa alla porta:

mosche nere

ronzano attorno.

 

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