Il mito di Eolas

I

Stringo la Croce di Lutum con tutte le forze, così intensamente da lasciare tracce fra le mie dita. L'alba è ancora lontana, l'unica luce per i miei occhi è questa fioca candela. Scrivo queste parole china sul letto, con l'infantile rischio di sporcare le lenzuola con l'inchiostro di more. Prego ogni stella, da Saluhir a Yule, e con la saggezza che colma il mio ventre ripeto di sapere: la lotta della mia gente è fra il proprio spirito e il sangue pulsante che esso scalda. E' stata una strada lunga e difficile, ma spero in un'altra manciata di giorni sereni: la loro volontà è ferrea, e sono ormai pochi gli impulsi che mandando in frantumi ogni energia positiva. Aumentano quelle visioni che illuminano lo spirito spingendolo oltre la metà del disegno, a contemplare il suo tratto completo: la vita come eterna sposa della morte. Sono tormentata nel profondo, ma prima che questa luce si spenga e mi conceda un altro spazio di riposo, scongiuro che questo terrore serva solo a prepararci a un domani gioioso e non a un'irrimediabile sconfitta.

Abbandonate il vostro corpo per pochi istanti, seguitemi lungo questo breve volo: in fondo, non alloggia ancora dentro di voi quel piccolo bambino desideroso di scoprire nuovi mondi? (Nel caso contrario, sarebbe saggio chiudere il presente libro e accenderci il caminetto.) Sfrecciamo nell'azzurro dei cieli, rinfrescandoci di nuvola in nuvola. Scendiamo ora di quota a sfiorare le gocce dei torrenti, seguiamo insieme ai lucci le correnti del Fiume Basso, scivolando a esplorare i fondali gelidi del Lago Bianco. Là dove secoli prima del 1450 d.s. - Gli anni che sono passati dall'archiviazione del primo Documento Scritto e, per inciso, l'anno in cui è ambientato questo racconto – il druido Lambac benedì queste fresche acque tingendole d'un colore evanescente. Un'energia capace di afferrare qualsiasi abitante del lago, là dove tutti i pesci vivono una misteriosa vita eterna senza nuocere a nessuno. Sì, Lambac, proprio lui: l'inventore delle misteriose rune, il primo abitante delle terre selvagge di Spìorah. Senza i villaggi a cui diede vita e senza il contatto che stabilì con le forze invisibili della natura, certamente questa nostra storia non avrebbe mai avuto luogo. Continuiamo ancora, percorrendo lo stretto lago da occidente a oriente, là dove una prateria sperduta segna l'unico passaggio per Eolas, prima che alle porte del Deserto degli Abissi l'ambiente torni a essere inospitale. Questa feconda terra verde, battezzata come Gradus Lupi – il Passo dei Lupi - arricchita da alti pini che forniscono un meraviglioso spettacolo nelle notti di luna piena, è anche l'unico tratto indifeso che possa condurre sani e salvi fino alle porte di Gaudium: la famosa città mercantile governata dal Primo Signore, il legittimo erede e custode della Prima Croce. Difatti, se l'ampio litorale a nord di Gradus Lupi è sì traversabile aggirando il deserto, ma sbarrato da un imponente muro il cui accesso è consentito solo a mercanti e comuni lavoratori – persone miti e innocue ma affatto gli unici abitanti di queste terre – l'unica strada che rimane ai viaggiatori più arditi per arrivare a Gaudium, (o a viaggiatori malintenzionati, o a malintenzionati che odiano viaggiare ma che hanno motivo di farlo o addirittura a interi eserciti desiderosi di non essere decimati dagli arcieri sopra le mura) è costeggiare l'immenso Deserto degli Abissi per tutto il lato occidentale, visitando magari il già citato villaggio di Eolas, protagonista del nostro racconto, per poi risalire le coste meridionali di Spìorah verso oriente, spendendo intere giornate anche a galoppo. Così facendo ci si può inoltrare in vastissime pianure impossibili da controllare con qualsiasi muraglia, per poi proseguire il cammino e affacciarsi ai ricchi porti di Gaudium. Lì chiunque potrà godere di ricchi pasti e amorevoli attenzioni, a patto di alleggerire cospicuamente le proprie sacche di denaro - "Qator" è la parola magica per entrare a Gaudium, la moneta di Spìorah. Infatti, è proprio sfruttando la lussuria degli uomini che il re Silmur arricchisce le proprie banche e infoltisce le file del proprio immenso esercito avvolto nel cuoio. Non vi è momento negli scritti dei suoi avi in cui un monarca abbia avuto la sfrontatezza di dichiarare guerra al regno della Prima Croce, per tale motivo la casata dei Pellis non rafforza il proprio esercito con inespugnabili armature, ma piuttosto con schiere di uomini addestrati nel migliore dei modi. Malgrado le regole per vivere a Gaudium siano spietate, muoversi dentro le sue mura è rinfrancante: le strade, anch'esse tinte di marrone, quello chiaro di ori pregiati e quello vigoroso di terracotta, brillano alla luce del sole e spirano ovunque il profumo del mare. I sobri mercanti di piazza lasciano il panciotto nell'armadio solo per apparire più amichevoli e le carni freschissime vengono comprate da servi eruditi, pagati cospicuamente dai propri padroni – nella maggior parte dei casi a loro volta ricchi commercianti di terra o di mare – e spesso hanno il lusso di risedere nella loro stessa magione. Le carceri di Gaudium sono sgombre, benché una qualsiasi di quelle celle avrebbe potuto rendere felice anche Silmur in persona - che, credetemi, giunto alla quarta vedovanza avrebbe più di un motivo per viverci fino alla fine dei giorni. Anche quando si sparge la voce di un tradimento fra i consiglieri del re o dietro le file dell'esercito, la soluzione più semplice è condurre il criminale alle soglie del Deserto degli Abissi: le stesse terre dove la druida Triskell conduce a malincuore quelle anime così malvage da non essere istruibili alle vie dello spirito, in quel luogo che è il motivo stesso dell'esistenza del villaggio di Eolas. Già, vi chiederete: perché con tutto il proprio potere Silmur non preme per conquistare il piccolo avamposto capeggiato da Triskell, prendendo il controllo dell'unico sentiero senza difese rimasto in direzione del proprio regno?
La Signora si stabilì sulle terre della Prima Croce diversi decenni addietro, seguita da un gruppo di fedeli compagni. Ella fu capace di fermare per interi minuti il commercio a Gaudium, scaturendo un immenso raggio di luce mentre era intenta a benedire le terre su cui avrebbe edificato Eolas. Triskell è l'unica capace di controllare la forza del Deserto degli Abissi, a oriente, unendola a quella del Bosco degli Alti, a occidente, posti equidistantemente dalla vasta capanna in cui vive. Il Bosco degli Alti, foresta antica come l'inizio dei tempi, è la casa degli spiriti bianchi, le guide sul sentiero della saggezza, mentre il Deserto degli Abissi è la sua gracile ombra: la desolante terra ghiacciata dove vagano gli spiriti perduti di ogni era. Immani furono i danni causati da questa terra al commercio di Gaudium, terrificanti le leggende che da secoli narrano di demoni che piegano le porte di ricchi notabili, sfregiando le loro bellissime spose e violentando le loro care figlie, oppure di galeoni colmi di ricchezze schiantatisi senza motivo contro il molo della città a causa dell'improvvisa follia di un marinaio. Dopo aver eretto con del meraviglioso tufo una Croce di Lutum ancor più bella di quella presente a Gaudium – quella Croce ufficiale di cui così poco Triskell era solita curarsi – gli adepti della druida la seguirono nella costruzione del villaggio circostante. Esso venne concepito dalla pianta rotonda, cintato da un elegante muro chiaro come le vesti della Signora, a cui in seguito si aggiunse un'ulteriore palizzata in legno per accogliere le capanne degli ostili a Gaudium: ricchi mercanti in cerca di un contatto con gli strati più preziosi dell'esistenza o figli invisi ai padri che preferirono la via dello spirito a quella del denaro. Silmur dapprima ordinò un'imboscata contro le minute forze di Triskell, desideroso di annientare qualsiasi dissenso interno al regno e di conoscere i segreti del potere che sbalordì Gaudium. Pochi furono i prigionieri oltre alla Signora di Eolas, poi, imparando sulle proprie tasche i benefici della pace che Triskell portava sul Deserto degli Abissi, dapprima Silmur tentò di corteggiarla, indifeso davanti ai suoi occhi da elfo di Sill (Piccola isola opposta al continente del libro, abitata da silenziosi figuri somiglianti, per l'appunto, a coloro che siamo soliti  definire elfi) e incantato dall'agilità del suo alto corpo attribuibile alle origini nordiche del padre - proveniente dal Quinto Regno, capeggiato da quei Guardiani che impareremo a conoscere fra alcuni racconti. Vedendosi rifiutare più per la propria avarizia che per la propria oggettiva bruttezza, le consentì infine di edificare in pace il villaggio sottoscrivendo tre patti: che congelasse eternamente quella dannata sabbia origine di così tanti mali, che non stringesse alcuna alleanza con altri regni e che non tentasse mai di interferire coi commerci di Gaudium.
Per decenni la vita trascorse serena sulle terre della Prima Croce, sulle sabbie congelate intrise di odio, fra i pini colmi di luce e sotto le acque del lago più pacifico di tutta Lutum, attraversate dagli insegnamenti magici di Eolas e dalla scintillante ipocrisia di Gaudium.

Mentre un giovane studioso avvolto da una vecchia tunica corre spaventato verso le porte di Eolas, accingiamoci a superare la Croce di Lutum che s'innalza sulla piccola piazza al centro del borgo, giungendo all'ingresso senza cancello della casa di Triskell e dei suoi più fedeli compagni. In lontananza, oltre il rigoglioso giardino, si erge una grande capanna, la cui facciata somiglia alla schiena di un quarto di luna. Camminando sul sentiero in terra battuta, è possibile bearsi alla vista di una schiera di robusti meli, serrati da una seconda fila di alti albicocchi che donano ombra ai passanti. Il vasto giardino della tenuta in legno è cosparso anche di splendidi aceri – taluni verdi, altri dal fogliame rossastro – e da possenti querce che irrompono nella supremazia di più delicati alberi da frutto, donando ai prati le gioiose acrobazie degli scoiattoli in cerca di nuove ghiande. Il verde è interrotto a oriente e occidente dal sereno scrosciare di un corso d'acqua che nasce sotto la dimora; i due canali fuoriescono dal giardino, dividono in due parti presocchè identiche il centro del castello e penetrano le mura dove incontrano i più svariati rifiuti, poi, le acque ormai sporche, continuano il proprio percorso sotto una cortina di legno per poi disperdersi nelle terre circostanti il villaggio. Avvicinandosi all'ingresso della dimora, il percorso si dirama, circondando una meravigliosa fontana in pietra, da cui si innalza la scultura di tre druidi che sostengono una metà di luna orientata al cielo. Dalla sua piana superficie levigata sboccia uno stretto chiodo biforcato, forse oggetto di un incantesimo, il quale adombreggia meravigliose iconografie di soli, animali e foglie, indicando lo scorrere dei minuti e delle stagioni. Il viottolo torna ad unirsi all'ingresso della dimora, al cui fianco sono distribuite due file di bassi noccioli, un'altra beatitudine per schiere di scoiattoli appena dissetatisi. Superando l'arcata dell'ingresso non si ha che avuto un piccolo assaggio della verde popolazione, in parte custodita nell'orto dentro il quarto di luna, dove la druida e i suoi adepti adorano trascorrere la prima mattina. E' proprio mentre alcuni giovani si dedicano alla natura che Triskell siede dinanzi il lungo tavolo orizzontale al centro della sala. Una ragazza esce dall'ombra, adagia su un vassoio dell'uva rossa appena raccolta e si unisce a due ragazzi che fanno colazione in disparte. La luce del giorno si fa strada dall'ingresso e dall'opposta veranda affacciata sull'orto, esaltando le forme delle fresche arance sul tavolo rettangolare, così come la fetta di melone che una ragazza sta assaporando in silenzio su un altro spigolo del legno. Effettivamente, tutto nella grande sala appare intagliato nel legno, senza eccezione di posate, vassoi e caraffe del vino, solo gli sgabelli e il centrotavola mostrano l'utilizzo di corda bionda. 
"Come ti sembrano le arance, Samhain?" Il ragazzo alza pacatamente lo sguardo verso Triskell, e con la bocca sporca di polpa sorride dolcemente. "Morbide e saporite. Ancor più di ieri e di ieri ancora." Julia sorride altrettanto dolcemente, all'altro capo del tavolo, prima di afferrarne una dal centrotavola. "Sì, Samhain. Sono le stesse parole che userei per questa fetta di melone." Il ragazzo concede un ultimo, non meno sincero, sorriso a Triskell, prima di assaggiare un chicco d'uva. Il ciondolo in quarzo verde luccica più che mai al collo di Samhain, illuminato dalla luce del sole così come di gioia. Quell'amuleto magico forgiato dalla  Signora  del villaggio per lui: il riconoscimento per aver estratto energia dalle pietre magiche del Bosco degli Alti e aver fatto di una ciocca di terreno il seme per un ciliegio. Nessuno può vantare di essere così vicino a Triskell come lui. E' proprio mentre il gruppo assapora i frutti del ricco giardino che Mear irrompe nella vasta aula. "I lupi ci stanno attaccando!" Tutti i ragazzi tranne Triskell e Samhain si alzano spaventati dallo sgabello, incespicando domande. "Calmatevi!" Gli occhi verdi della Signora perforano con freddezza gli sguardi incerti dei propri compagni. Mentre tutti ricercano serenità nel liscio dei suoi capelli castani e nelle trecce che le sfiorano il volto terminando sulla vestale bianca, ella si alza, suggerendo a ciascuno di tornare al proprio posto. "Mear, riprendi ancora una volta il fiato. I lupi non ci attaccano da molti giorni, sembriamo essere arrivati a un punto di tregua con Vilnus. Dove dici di aver avvistato i predatori?" Il ragazzo violenta con meno forza i lacci del proprio vestito, scrutando le dolci vene di Triskell che scorrono oltre i suoi meravigliosi anelli d'argento e ossa. "Signora, h-hanno assalito Leonardus il mercante, proprio fuori dalle palizzate e... temo stiano cercando di scavalcarle." La Signora scansa una ciocca di capelli dal proprio sottile naso pallido e dalle labbra taglienti, per poi lisciare la  mano lungo il vestito. Annuendo con lealtà a Mear, Triskell passa in rassegna lo sguardo dei compagni presenti, i quali al suo cenno tornano ad alzarsi e afferrano le lance sulla fiancata occidentale della stanza. "Tu no, Mear. Sei già stato di aiuto, concediti una ricca colazione." Il ragazzo, ormai tornato in sè, si avvicina al largo tavolo con la lancia in mano. Egli la adagia contro il legno e separa con dolcezza due chicchi d'uva, sufficienti a placare i sussurri che porta nello stomaco. Poi, specchiando gli occhi alla crescente luce del sole, torna ad afferrare l'arma e segue i propri compagni sul sentiero, superando il basso sguardo nobile di Triskell.
Mentre i sei compagni si dirigono alle porte del villaggio, un altro gruppo di giovani si unisce senz'armi al gruppo, acclamato da bambini e druidi centenari. Avvicinandosi al portale delle mura bianche un tumulto di grida desta il loro passo: negli stessi istanti, gruppi di taglialegna e vecchi notabili scappano dalle proprie capanne cercando rifugio nel centro magico del villaggio. Agli occhi di Triskell e dei suoi compagni, la scena è orripilante: davanti alla modesta capanna dei Misneach è china la figura di un grosso lupo nero, dagli occhi perduti in un limbo di viola tenebroso. Con tale oblio nello sguardo, egli affonda nello stomaco dilaniato di un povero contadino, steso a terra al fianco dei resti di propria moglie e della propria bambina – anima in volo verso cieli lontani, forse verso il Bosco degli Alti, in casi eccezionali verso il Deserto degli Abissi, pensiero di poco conforto difronte alla sua testa priva di guance e collo privo di un corpo. Nel mentre, un altro predatore alzato stentoreamente su due zampe è pronto a balzare sul figlio della coppia, pronunciando delle oscure formule di dannazione. Triskell, a capo del gruppo, attira l'attenzione dell'assalitore e sprigiona dal proprio pugno un raggio color indaco verso il suo sguardo. Gli occhi del lupo s'iniettano di bianco, privandolo di ogni forza; a quel punto, Samhain innalza la mano sinistra e stringe le proprie dita verso il palmo, sprigionando una violenta luce rossa che si libera verso la creatura. Il predatore si contorce su se stesso, e mentre la giovane Deas infilza la propria lancia nel collo dell'altro lupo, la creatura emette un verso straziante, vomitando le viscere e rilasciando i propri occhi dalle orbite. Tornato il silenzio, i compagni si riuniscono in cerchio a confortare il piccolo Mill con le proprie parole  incantate – dolci come una sinfonia - mentre Samhain cerca con il proprio sorriso lo sguardo di Triskell, la quale continua a guardare incerta i resti della famiglia e dei predatori, per poi fare ritorno al sentiero della dimora senza unirsi ai sussurri e ai canti del trapasso. 
Giunta ora di pranzo, i compagni colsero gli ortaggi e i tuberi più freschi da cucinare sopra il focolare, lasciando Triskell alla preghiera e alla lettura di vecchi testi magici. Dopo aver sfogliato nella propria stanza le rune più importanti di un vecchio studio dello stregone Lambac, la Signora prese da un cassetto della propria libreria una gemma di Foilsithe, la più bella che ella avesse mai colto avventurandosi nelle grotte calcaree del Bosco degli Alti. Questa è pietra molto preziosa, sconosciuta perfino agli almanacchi di Gaudium, così battezzata secoli addietro dal famoso stregone e destinata all'uso dei più alti alchimisti. Triskell la scaldò all'interno di una piccola lampada, avvolgendola nei fumi di bacche verdi e rovi dell'isola di Sill, infine la bagnò con cinque gocce di sangue raccolte dal corpo dei predatori uccisi quella mattina. La Signora uscì dalla dimora, si inginocchiò dinanzi alla Croce di Lutum adombreggiandola nel silenzio di primo pomeriggio, recitò a memoria i passi della divinazione che tanto studìo sui tomi di Lambac, poi, poggiò la pietra nel foro concentrico fra le quattro braccia di pietra. Ella chiuse gli occhi dietro i pugni delle proprie mani, illuminandoli. In quegli istanti la luce verde del suo sguardo incontrava il viola di potenti dei dalle sembianze di volpi, il nero abissale di orsi e il giallo di un cervo; una forza le spezzò il respiro, a stento riuscì a trattenere un lancinante grido di dolore. Triskell abbassò le mani al proprio ventre, lasciando che il proprio sguardo illuminasse di verde l'aria dinanzi ai punti cardinali della Croce di Lutum; ogni anima di Eolas era dentro il suo corpo, mille pensieri sembravano travolgerla, così pesanti come la responsabilità di vedere nel futuro. Una voce si impossessò dei suoi occhi:

L'uomo che amavi conosce il potere 
Marcia nell'odio che non si respinge 
E' lui, il Signore dei lupi 
Ora giace allo sguainarsi di spada 
Chi a lungo sognò la nera caduta
 Triskell!
Nelle tue vene è la nostra clessidra
A ferro e fuoco cadrà in frantumi 
Incombe il cielo sopra mille voci
Lo sai: Eolas è la porta di mille croci

Travolta dall'orrore di queste parole, Triskell cercò invano di trovare ancora la luce del sole. Gli attimi sembrarono congelarsi in un limbo oscuro, dove gli occhi, sopraffatti, svaniscono. Anche quand'ella riuscì a fuggire dalle tenebre e ad accasciarsi sul terreno, la luce di tali rivelazioni continuò a squarciare il villaggio dovunque guardasse.
Fatto ritorno nella grande sala, Triskell versò nel proprio piatto una piccola porzione di zuppa e adagiò dentro un altro alcuni pezzi di verdura. Mangiò con calma il proprio pranzo, assorta nel silenzio a dispetto dei molti sguardi incerti che incontravano il suo chiaro volto. Ella aprì bocca solo per comunicare ai propri adepti che non avrebbe insegnato a nessuno nel pomeriggio, poi si allontanò e prese in consegna Thilos il fabbro dalle celle inscavate nelle mura orientali. Da diverso tempo, infatti, egli si dichiarò avversario delle pratiche di Triskell e dei suoi compagni all'interno di Eolas, mettendo in dubbio la loro  gestione spirituale del villaggio. Ella lo condusse in catene luminose alle soglie del deserto di ghiaccio. La Signora alzò il palmo della mano, scaldò lo spazio necessario ad aprire un nuovo loculo nella sabbia, poi mutò la luce rossa in un giallo tenue - capace d'indurre in contrasto la mente e l'inconscio - e la direzionò agli occhi del fabbro. Egli imbracciò la pala e iniziò a scavare la propria fossa, poi, quando vi entrò dentro, con un altro gesto Triskell la ricoprì della sabbia circostante senza che Thilos emettesse un lamento. Dentro le mura di Eolas il pomeriggio passò nell'incertezza, mentre Triskell continuò a errare sul sentiero verso Gaudium, adagiando alcune rare erbe dentro il proprio zaino di bambù intrecciato. Ella fece ritorno al villaggio e, ormai serena, si offrì di preparare la cena insieme a tutti i compagni. In tarda serata, ella svegliò Mear con un sussurro, carezzò i suoi riccioli biondi e lo invitò a passare la notte nel proprio letto.

II

Stringo la Croce di Lutum ancora più forte di quanto abbia fatto la notte scorsa. Anche la luce di candela appare più vivida, illuminando le lenzuola dove Mear ha trascorso delle dolci ore al fianco delle mie spoglie. E' davvero possibile portare il corpo a fianco del proprio spirito. Vivere è meraviglioso: non credo sia banale a dirsi se dietro vi è la conoscenza di quanta ricchezza risieda dentro questo mondo, come all'interno di uno scrigno prezioso. Ciò che ho appreso oggi mi ha terrorizzata proprio per il mio amore verso Lutum; la furiosa marcia che si dirige verso queste terre mi lascia senza fiato. Lutum potrà sopravvivere a un'era senza luce? Le parole che mi hanno raggiunto non lasciano dubbi. E' proprio Vilnus a marciare avvolto dalle tenebre, oppure qualche sua oscura emanazione? Come può un amore spezzato portare a tanto? Sogno che questo serva al mio spirito e lasci crescere Eolas in tempi di pace: mi sento importante, o meglio, completa.  Erigere le mura del villaggio non è stato vano. E' da queste ore impregnate di veleno che sorgerà l'alba più lucente.

Silenziosi eserciti di nuvole si specchiano nelle acque del Lago Bianco, mentre il volo di alcuni aironi fende la nebbia e annuncia l'arrivo della compagnia di Triskell. Non è loro solito spingersi così a nord verso Gradus Lupi, può apparir follia giungere al luogo dove i predatori di Vilnus si fanno strada verso Eolas. Nessuno porta in mano la propria bussola, il fine orientamento della Signora consente a tutti di tenerla in tasca senza alcuna preccupazione. Samhan marcia al fianco di Triskell, mentre il restante drappello di giovani si muove sparso, formando un cerchio irregolare. Tutti godono della brezza che solca l'erba del dolce pendio, fra splendide rocce bianche e rovine di vecchie case senza nome nè tempo. Giunti a una di  queste  costruzioni diroccate, la Signora e un paio di adepti si addentrano oltre una facciata caduta. Grosse pietre rettangolari giacciono a terra, avvolte da alti ciuffi d'erba e inguantate da foglie di edera. La grossa arnia che i compagni costruirono in primavera è ancora lì: grandi api svolazzano liberamente al suo interno, così come fanno su geometrici nidi posizionati in ogni angolo di quel vecchio salotto. Triskell si china dinanzi al contenitore di legno, somigliante all'opera di un incisore esperto, e senza ricorrere ad alcun incantesimo pronuncia alcune sottili parole. Ella sfila lateralmente il coperchio di faggio e aiutata da due ragazze colma di miele le piccole anfore portate dal villaggio. Un altro paio di ragazzi resta fuori, adagiato sulle grosse pietre a scrutare l'orizzonte, mentre gli altri quattro, fra cui Samhain e Mear, si inoltrano alla caccia di conigli sotto la chioma variopinta di faggi solitari. 
Mear volge alle praterie a occidente, isolandosi dal gruppo, mentre Samhain lo segue con fare inusuale. Nel mentre, egli riempie la propria borsa in pelle con bacche per l'idromele, parlando di come l'allinearsi dei pianeti renda i frutti ancora più dolci. "Hai trovato una traccia?" Accenna Samhain cambiando discorso, seguendo il proprio compagno propenso a scrutare il terreno. "Sì, ma credo non si tratti di un coniglio. Sembrerebbero lupi. Forse sono venuti ad abbeverarsi al lago dopo una battuta di caccia. Guarda questo sangue." - "Poco più avanti dovremmo trovare il santuario runico di Lambac." Proprio in quegli istanti la piccola cappella spiovente si mostrò dietro l'altura di una verde collina. "E' vero, eccolo lì. Sento già la fonte d'acqua spuntare da sotto le sue pietre." Mear fece capolino dal fianco della collina e si beò osservando l'acqua uscire energicamente da sotto  il santuario, incontrando la luce. Una forza superiore sembrava sprigionarsi da quella piccola parete che non mostrava i segni del tempo. Quell'emisfero adombrato da un largo capitello reggente una scultura di Lambac, esaltato nei suoi saggi tratti anziani avvolti da una tunica bianca, la quale sembrava diventare un tutt'uno con la sua barba. Non potete immaginare quanto furono d'ispirazione per Triskell quella figura genuina e le rune disposte in corona tutt'intorno al santuario! Passò intere stagioni a scrutare quella rappresentazione, come uno spirito bramoso di esplorare la propria tomba. Il ruscello che discendeva dai pendii del crinale virava al grigio, prossimo ad assumere la colorazione eterea del Lago Bianco. L'acqua sembrava scorrere senza fine, scendendo dolcemente lungo il mare di verde e perdendosi nelle pianure nebbiose che si stagliavano all'orizzonte. 
Il giovane Mear si chinò leggermente estraendo il proprio arco da già esperto cacciatore. Noncurante del vento e dei capelli biondi che sventolavano davanti ai suoi occhi, serrò magneticamente la vista su una lepre che si abbeverava in lontananza; riempì i polmoni con un grosso respiro e scoccò la freccia alla luce del cielo pallido. Colpita di striscio al collo, la lepre cadde spaventata nel ruscello. Le zampe prigioniere dei nervi continuavano a dibattersi su verdi prati ormai scomparsi, insistevano a pitturare di rosso lo specchio d'acqua mentr'ella pativa una morte lenta e dolorosa. Quello fu il primo colpo sbagliato da Mear nel giro di quasi un anno, e grande fu il suo stupore quando nello stesso istante scivolò nell'ampia sorgente,  colpito alla testa da Samhain. Il giovane assassino discese il ripido fossato del ruscello e strinse con forza il collo di Mear, probabilmente, con ancora più intensità grazie al rosso che si era impossessato dei suoi occhi. Il povero ragazzo tentò disperatamente di rialzarsi e uscire da quella morsa letale, ma tutto ciò che ottenne fu di ribaltarsi nell'acqua e mostrare la nuca bagnata al proprio boia. Samhain alzò al cielo la grossa pietra appuntita che aveva colto dinanzi al santuario, poi, afferrando la testa di Mear per i suoi lunghi capelli gridò: "Triskell è mia!" Perforò la nuca del giovane, spezzando il termine della sua spina dorsale proprio in concomitanza del cervelletto. Samhain lasciò il cadavere di Mear al fluire della corrente e tornò ai margini del ruscello; una volta in cima, scrutò il suo corpo bagnarsi nel saliscendi delle acque e, chinando il capo, lo seguì. Fece pochi passi, e osservò il sangue del ragazzo scivolare dentro quello del coniglio morto pochi istanti prima. Seguì il proprio compagno ancora per alcuni metri, donando un sorriso soddisfatto al sangue che danzava intorno al suo collo bucato. A un certo punto si fermò, mentre la nebbia cominciava a diradarsi. Sospirò a lungo sul bordo del canale, sudato benché avvolto dall'aria dei campi, fino a che il corpo di Mear non fu altro che un puntino all'orizzonte. Con il cielo ormai sgombro, le sponde del Lago Bianco tornarono visibili; quando il cadavere del giovane scivolò nel suo bacino perlato, il volto di Triskell sembrò fare capolino sui veli dell'acqua. Turbato ma convinto che fosse solo una propria suggestione, Samhain voltò le spalle a Mear e si diresse verso l'arnia, già formulando scuse a proposito del compagno scomparso.
Risaliti i pendii della collina, le fresche praterie si distendevano dinanzi al giovane, ma ai piedi della casa diroccata non trovò altri che Triskell, inginocchiata a pregare fra i fili d'erba, unendo la propria tela bianca al verde e al nero della terra. Il ragazzo attese in piedi dinanzi alla donna, fino a quando ella non schiuse i propri pugni e portò le braccia al proprio grembo. "Bentornato, Samhain." Disse alzandosi, donandogli tutta l'attenzione dei propri occhi profondi – così materni e potenti, colmi d'amore come dell'indifferenza d'un fantasma. Scrutarli inclinati dall'alto verso il basso esaltava ancor più tutta la loro forza, nonostante Triskell non calzasse altro che una leggera suola di cuoio, intrecciata elegantemente con tanti fili fino a stringerle le caviglie. Il ragazzo restò confuso, meravigliandosi per l'assenza di domande su Mear. "Signora, cosa fai qui? Dove sono andati i compagni?" - "Ho ordinato a tutti di tornare al villaggio, mentre ho fatto carico Dovh, Paul e Kur di una lettera da recapitare al Re di Gaudium." - "Silmur?" - "Certo, Samhain. Ora anche noi dobbiamo tornare a Eolas, è troppo pericoloso stare qui." Disse la Signora, scrutando malinconica l'orizzonte prima di voltargli le spalle e dirigersi verso il castello. "E' per questo motivo che hai scritto una lettera a Silmur?" - "All'incirca un'ora fa abbiamo avvistato un piccolo esercito di lupi scappare verso il deserto, ma dietro di loro non c'era nessuno a inseguirli se non il vento: oltre la nebbia si levava il Signore dei Ricchi Raccolti, sguainando la propria spada di bronzo forgiata dentro un mare di sangue." Il giovane avrebbe preso quelle parole per uno strano enigma, non fosse che la lettura di libri storici lo appassionò fin da quando la Signora lo scelse come proprio allievo. Triskell camminava guardando le distese dinanzi senza emozioni. Impaurito, Samhain era voglioso di altre informazioni. "Signora, cosa intendi dire sul Terzo signore? Cosa cercano i suoi eserciti dalle nostre terre, rivolte al cielo nell'equilibrio dei tre elementi?" La ragazza continuava il suo cammino, mostrandosi riluttante alle parole di Samhain. "Cosa sta organizzando con Vilnus?" A quel punto, Triskell si fermò e congelò il ragazzo con il proprio sguardo. "Samhain! Khralom non sta organizzando nulla con Vilnus: ieri i lupi non ci hanno attaccato per ordine del loro padrone, ma perché scappavano disperati da una sconfitta!" La Signora si rimise in cammino, alzando il passo. "M-ma... Per il cielo; se solo fossi stato qui! Se fossi stato qui, sarei partito insieme a loro per consegnare il messaggio a Gaudium!" Triskell restò brevemente in silenzio, guardando l'erba sotto i propri piedi. "Samhain, tu non apprezzi la compagnia. Non è forse così?" Disse infine al giovane, gettandogli uno sguardo tagliente coronato da un sottile sorriso. Samhain era ancora più confuso. "Mia Signora, sai che dipende dalla compagnia..." - "So che hai capito così poco." La Signora riprese perplessa il proprio cammino, senza mai voltare le spalle al ragazzo. Fra i due non ci fu altro scambio di parole fino al rientro nel villaggio.

Mentre il sole terminava il proprio viaggio tingendo le nuvole d'arancione, Triskell e i compagni visitarono ogni capanna fuori e dentro le mura, chiamando tutte le persone all'appello nella piazza di Eolas. I più giovani accumularono delle sterpaglie intorno alla Croce di Lutum e accesero un fuoco, poi la Signora entrò all'interno al grande cerchio in fiamme. Quando tutti furono seduti intorno alla piazza, Triskell comunicò loro quanto conosceva della minaccia che incombeva sulle terre di Eolas. Il terrore accese gli occhi degli uomini e delle donne ancor più delle fiamme che illuminavano la Croce, ma nessuno di loro accennò all'idea di scappare. Si alzarono voci, talvolta in coro animoso: "La vera Croce di Lutum è in pericolo!" Strillavano alcuni. "Non ci arrenderemo mai davanti a chi vuole spegnere queste luci!" Gridavano altri. (Gli abitanti di Eolas hanno sempre usato chiamare il proprio villaggio Dimora delle luci) "Eolas và ben al di là delle nostre stesse vite!" Intonavano ancora altri. Dimostrando una grande abilità oratoria, Triskell rivolse dal profondo un appello a ogni anima di quel villaggio che così tanto somigliava a una  roccaforte guardiana della luce. Finito il discorso, un'epopea bellica mai pronunciata così ardentemente dalla Signora, tutti gli uomini e le donne del villaggio sembravano pronti a una grande battaglia. Mentre le lunghe dita delle tenebre s'allungavano nel cielo, ciascuno fece ritorno alla propria capanna. Triskell restò da sola dinanzi alla lunga ombra della croce, quando qualcosa la destò dal proprio silenzio interiore. Ella fece scivolare la mano nella tasca della propria tunica; la Bussola Bianca scottava, e il caldo bagliore al suo interno pulsava verso sud. La Signora costruiva in solitudine tali meravigliose bussole di legno: intagliava il loro scrigno, poi, cercava per le terre di Eolas gli elementi da racchiudere sotto il loro coperchio di cristallo. Ella estraeva l'energia bianca dello spirito dalle radici degli alberi più antichi, affinché i suoi fedeli fossero guidati anche attraverso il più oscuro degli anfratti; sdegnava il rosso dei metalli così attratto dal sangue, come il blu dei papaveri, capace di colpire la mente del viaggiatore portandolo sulla strada sbagliata, conducendolo sui sentieri più pericolosi e selvaggi. Triskell salì sulla bianca torre di vedetta rivolta a ovest, contemplando il cielo sempre più scuro. In lontananza avvistò l'intenso fumo che sembrava provenire da un bivacco; esso non era grigio, ma animato dall'ardere di un fuoco verde: il segnale di aiuto e amicizia. 
La Signora uscì dalle mura e dalle palizzate del proprio castello, dove a pochi passi dai cancelli udì il leggero galoppare di uno dei cavalli liberi di Eolas. Lo chiamò a sè e cavalcò velocemente verso il piccolo bosco a sud del villaggio - casa di molti meli e peri selvatici - avvicinandosi sempre più alle verdi fiamme. Giunta alle vicinanze di una piccola radura nel giovane bosco, fu lì che scoprì un curioso padiglione in legno, sorretto da quattro grandi tronchi scuri posti ai quattro punti cardinali. All'altezza di circa all'incirca tre metri, i quattro legni neri convergevano agilmente verso un cerchio, intrecciandosi lungo la sua circonferenza e permettendo alle fiamme di sprigionarsi in libertà. Le quattro ampie arcate della costruzione erano avvolte da fitte ragnatele, dietro cui una figura femminile era china sul verde del fuoco. Fu in quell'istante che la giovane monarca capì: Lilith, la tenebrosa negromante a consiglio di Khralom, era giunta alle porte di Eolas. La sua proverbiale abilità manipolatrice, il suo amore per ragni e serpenti, erano secondi solo alle voci che circolavano sulle maestose capanne in ferro battuto che aveva costruito nelle terre di Ombra, sotto l'egida del Signore dei ricchi raccolti. Erano molti i contadini, e ancor di più i viandanti, finiti avvolti nelle ragnatele degli aracnidi di Lilith; di quelle povere vittime non rimaneva altro che ossa intessute nel bianco, carcasse ben poco diverse da quelle di grossi insetti.
Triskell scese dal cavallo, il quale scappò verso le praterie. Sarebbe difficile dire se l'avessero terrorizzato maggiormente le maestose ragnatele, oppure gli occhi rossi del nero destriero legato a fianco della capanna. Il profilo della negromante si voltò verso la figura della Signora. Lilith si alzò e si avvicinò alla bianca tela delle proprie creature; fece tintinnare a una a una le dita della mano, e la spaventosa ombra dei ragni spuntò da dietro le fiamme, mentre con le zampe acuminate aprivano un varco alla propria padrona. Sempre più velocemente, la figura in controluce di Lilith si mostrò alla Signora di Eolas; le pietre preziose incastonate al dorso dei suoi sandali neri e gli anelli alle sue dita scintillavano avidamente. Gli occhi grigi della negromante bucarono con violenza lo sguardo di Triskell, avvolti dal nero della sua chioma fluente. La lunga tunica nera che l'avvolgeva appariva come un'ombra dai molti pizzi, ciononostante la luce del bivacco non sminuiva ma anzi accentuava le linee del suo corpo. La donna si fece avanti, facendo scivolare fra gli steli d'erba le proprie caviglie. "Triskell della terra di Sill, sono felice di incontrarti per la prima volta in questo luogo solitario." - "Lilith Estmahl, non sei la benvenuta sotto gli alberi e le stelle di Eolas." La negromante giunse dinanzi alla donna e le lanciò una risata beffarda. "Dovresti imparare a essere meno altezzosa in tempi così difficili." Triskell le rispose senza lasciar trasparire alcuna emozione. "E' specialmente nei tempi difficili che non tollero emissari di Khralom sulle mie terre." - "Hai ragione, Signora di Eolas, Monarca degli Spiriti: queste sono le tue terre, e per ora, tue soltanto. Ma questo incantesimo potrebbe presto aver fine. E' per questo che sono giunta fino alle terre della Prima Croce, alle distese di Spìorah." - "Quale oscuro motivo porta una messaggera di Khralom alle porte di Eolas, quando il segnale dell'imminente attacco vibra in ogni suono?" Dopo aver pronunciato queste parole, Triskell abbassò lo sguardo al verde opaco dietro l'oscura capanna, e con un cenno impercettibile tramutò le fiamme in pesanti lingue di fumo. Le due donne erano ora illuminate solo dalla luna. "Con i  tuoi ragni e con le tue illusioni non hai alcun potere sulle terre di Eolas."  Lo sguardo di Lilith cambiò improvvisamente. "Non è il potere su Eolas a interessarmi, ma è del potere che posseggo su Khralom che voglio parlarti. Sono stati i miei consigli a portare tale linfa fra le sue ossa, è stato il mio agire che ha reso le fila del suo esercito così implacabili. Ma è proprio dietro queste azioni che ho celato la sua sconfitta: è al venir meno delle mie parole che la spada di Khralom cadrà." - "In nome di questa caduta dovrei forse comprendere la forza che hai dato al Signore dei ricchi raccolti? E' forse in nome di questa sua sconfitta che lo hai reso potente, mentre guidavi gli spiriti più neri alla distruzione dei villaggi di Ombra che si opponevano al culto di Osskrund?" - "Il culto di Osskrund nasce dalla stirpe di Khralom! E' dai suoi avi che proviene il potere di tale dottrina. E' dietro il suo nome che ho sempre operato nell'ombra, allo studio degli insegnamenti delle radici di Lutum; ispirata dalle vere leggi dietro Ombra, così come di tutta Lutum, incarnata dal valoroso Lambac che tanto bene conosci." Triskell venne animata dalla rabbia, la luna parve tingersi di rosso e tuffarsi dentro i suoi occhi. "E' in nome di Lambac che hai razziato interi villaggi, torturando donne e bambini?" - "Queste sono solo falsità, Triskell! E' stata forse la mente dei tuoi adepti, oppure l'oro di Gaudium a sputare odio sul mio agire? Ho lavorato per muovere Khralom verso il bene, poi, ho cercato di animare il popolo contro di lui utilizzando gli elementi di Lutum. Infine, vengo a te, Signora di Eolas, perché ho deciso di abbandonare il suo regno nel momento del trionfo e insieme a te distruggerlo!" Bruciata dal livore, Triskell levò una luce viola dal proprio palmo e la scagliò contro lo stomaco di Lilith, la quale precipitò a terra ai piedi della capanna. "Tu menti! Cerchi di manipolare le mie idee per portare Eolas alla distruzione! Puoi anche aver voltato le spalle al tuo signore, ma non l'hai fatto per unirti a noi nella battaglia contro il male! Ciò che hai capito essere impossibile agendo in vece dell'oscurità, hai compreso essere attuabile in nome del bene! E' la sete di potere a farti vivere!" Ancora a terra, Lilith indietreggiò con la schiena contro la base della costruzione, e con la bocca cinta di sangue esclamò: "E' la stessa sete che anima la tua vita, Triskell, Monarca degli Spiriti! Il trionfo di Eolas è il tuo obiettivo, e la sottomissione di Gaudium alle tue leggi è ciò che sogni cullandoti nel sangue!" Triskell serrò i denti dall'ira e il rosso dell'odio arse sui palmi delle sue mani. Ella le alzò come fulmini verso Lilith, il cui volto si strinse in una morsa di dolore; i muscoli della sua mascella si tesero come corde e i suoi occhi si girarono tingendosi di bianco, poi, vennero solcati dallo scoppiare di mille ruscelli rossi. "Sarà il popolo di Gaudium un giorno a liberarsi! La nostra gente non spargerà mai sangue in nome di un dio o di un re!" Dopo un'inumana agonia, Lilith scampò alla morsa di Triskell e liberò un raggio di luce nera - non un elemento di Lutum, ma un'arcana evocazione di morte. La Signora di Eolas sembrò tornare alla pace; alzò il palmo della mano echeggiando lo stemma innalzato sul proprio castello, e neutralizzò l'incantesimo della negromante respingendolo intorno a sè. Lilith guardò terrorizzata dentro il rifugio e con la mano lanciò un cenno ai propri ragni. Saettando fuori dalle ragnatele, le gigantesche tarantole - paragonaboli come grandezza a un giovane cerbiatto di Spìorah - si lanciarono verso Triskell con gli occhi colmi di rabbia, come se dinanzi alla propria padrona scoprissero le emozioni di amore e odio. "Verrà un giorno in cui Lutum sarà libera, Lilith Estmahl." La Signora sbaragliò l'intero drappello di feroci creature con il semplice tocco del proprio palmo, al che la negromante si gettò dolorante verso il proprio cavallo. "Ogni elemento vivrà in equilibrio e il sangue di cui parli sarà solo il ricordo di guerre lontane!" Lilith incendiò con fiamme verdi il terreno tutt'intorno al destriero, mentre la sua padrona tentava goffamente di montargli in groppa inciampando nelle proprie vesti lacere e sudate. Una volta in sella la negromante strinse il proprio pugno destro contro il petto, diramò una nera aurea benefica che estinse ogni fiamma dal terreno, infine si chinò lacrimante sulla criniera del proprio cavallo mentr'egli si lanciava al galoppo fra gli alberi. Quando il rumore degli zoccoli fu ormai lontano, Triskell contemplò la dimora della negromante, ora scura e deserta, poi abbassò lo sguardo ai ragni gelidi sul terreno. Chiuse gli occhi e si lasciò pervadere dall'aria, la quale sussurrava fra gli alberi portando lontano l'odore delle fiamme, poi si incamminò verso le luci di Eolas. 
Rientrata fra le mura del villaggio avvolto dal silenzio, la Signora si inginocchiò dinanzi alla Croce di Lutum. Vi poggiò contro la fronte, illuminando fiocamente la pietra con il verde dei propri occhi. Pronunciò alcune inquietanti formule, che mai prima d'allora aveva sentito il bisogno di utilizzare, poi si diresse alla dimora dei compagni. I carboni intorno alla Croce avrebbero arso violentemente per tutta notte.

III

Ricordo quand'ero piccola e illuminavo lo sguardo dei miei genitori col verde dei miei occhi. Sapevo stupirli. Ricordo quanto abbia imparato facendomi strada per i sentieri di Sill e sento ancora nel cuore l'angoscia di quando persi mio padre nelle profondità della terra. Le ore in cui mi persi nel buio del passo di Krilc, attraversando il pianeta per giungere alle feconde terre di Lutum. Ho fatto conoscenza dell'oscurità, ho colorato le tenebre col rosso della rabbia; mi affacciai infine a queste terre, come un essere vivente che rompe il guscio del proprio uovo venendo alla luce. Incontrando questi cieli scrutai dentro me stessa, capii che avrei dovuto combattere il male che illumina il giorno, che aleggia sui prati e dietro le montagne. Pensavo che l'amore non mi avrebbe toccata, invece mi toccò ed io fallì. Credevo che la nostra vita sarebbe stata lunga e invece, se gli astri mi parlano sinceramente e non sono ottenebrati dalla  paura, i sensi ci abbandoneranno presto. Credevo infine che in questi anni la luce avrebbe toccato tutti noi sotto la Croce di Lutum, invece, per quanta ne abbiano assorbita in molti, altrettanta oscurità si è impossessata di altri. Anche se il male si è dimostrato per l'ennesima volta così attaccato a un corpo, credo che già domani Mear danzerà con noi alla luce del sole, aiutando ogni elemento a respingere le tenebre che avanzano su Eolas. E anche se Samhain lo ha ucciso, e Samhain non sarà salvo per i secoli a venire, sento che le terre tutt'intorno al nostro villaggio – il nostro villaggio, di spiriti e di corpi! - s'innalzano sopra il resto di Lutum: il sangue può anche bagnare le nostre mura, qualcuno può anche distruggere il focolare dentro ogni casa, ma il mondo che si cela dietro la Dimora delle Luci sarà per sempre inespugnabile.

Era ancora notte quando Triskell ripose il diario di foglie rosse dentro il cassetto della propria scrivania in castagno. Ella si sedette sul proprio letto, poi, rimase ferma sentendo avvicinarsi i passi di Samhain. Egli aprì con cautela la porta, poi, notando gli occhi verdi di Triskell schiusi nella penombra, si portò con imbarazzo davanti a lei. Sembrava impossibile che l'azzurro dei suoi occhi potesse contenere il rosso più profondo. "Non riposi, Signora?" - "Ho meditato e trascritto qualche pensiero. Stavo proprio per adagiarmi sotto le lenzuola." Il ragazzo abbassò gli occhi alla caviglia nuda che spuntava da sotto la tunica della donna. "Sono venuto per stare con te..." - "Non desidero la tua compagnia." Disse la Signora, alzandosi delicatamente dopo un breve silenzio. Triskell adagiò le mani sulle spalle di Samhain ed il ragazzo le intizzì per mostrarsi ad ella nel migliore dei modi. "Hai delle spalle molto forti, Samhain. Possiedi un corpo meraviglioso e so che dentro di te celi un grande potere." La ragazza sfiorò il suo collo olivastro e guardò il ciondolo che forgiò per  lui. "O-ogni volta mi capiti di stringerlo... E' come se tu mi stessi carezzando i capelli." Triskell sorrise sinceramente, guardandolo negli occhi, e gli concesse la carezza che sembrava desiderare tanto. Si curvò sulla sua bocca carnosa e la baciò, poi, alzando il mento, gli fece segno di voltarsi. Una volta che egli gli diede le spalle, la Signora unì i polsi del ragazzo e vi serrò sopra la propria mano. "Oggi non ti ho chiesto dove fosse Mear perché mi era già chiaro il motivo per cui lo stessi seguendo." La Signora stese le mani all'altezza dei propri fianchi. In quel momento il ragazzo spalancò gli occhi, ma non distolse le mani da quelle catene invisibili. Triskell non aveva utilizzato alcun incantesimo a parte il tocco della propria pelle. "Scrutai nel profondo della tua anima quando arrivasti nel villaggio come uno dei tanti vogliosi di sapere." Continuò Triskell, sussurrandogli dietro l'orecchio. "E ho scorto per l'ultima volta il rosso nei tuoi occhi quando ti affacciasti da dietro la porta, di nascosto, guardando la mia unione con Mear." - "Ti chiedo perdono per il mio gesto, Triskell. Io... io non l'ho fatto per altro motivo se non per amore." La ragazza si portò al ciglio della propria stanza, aspettando che il giovane lo seguisse. "So che questo è vero, ma purtroppo so anche che i tuoi sentimenti non sono tutto." Camminando sotto le stelle, Triskell condusse Samhain fino alle celle sul lato orientale della città. Seppur corroso da desideri inenarrabili, egli non tentò di fuggire al giudizio della propria Signora e di Eolas. Dopo aver chiuso la cella con il proprio tocco, Triskell strinse la mano del ragazzo, carezzandola dolcemente. "Non ho mai conosciuto un amore puro come il tuo, Samhain." Lo carezzò per l'ultima volta, guardandolo con tutta la bellezza del proprio profondo sguardo disincantato. Infine la Signora tornò alla dimora dei compagni, costeggiando il calore dei tizzoni che ancora mandavano segnali al cielo.

Quando Triskell si levò di buon'ora, il sole di Cedaoin era già alto nel cielo. Quel giorno era il turno per le compagne di assistere Triskell nel suo bagno; in sala trovò Isla e Gwen, ad attenderla per seguirla nelle piccole terme sul lato occidentale della casa. Dopo il bagno, le ragazze asciugarono la propria Signora con profumate tele e la coprirono con una nuova veste; bianca e leggera come le altre, si contraddistingueva per le meravigliose ornature in argento che  seguivano la delicata scollatura. Le ornature continuavano, culminando sul lato sinistro del petto di Triskell con l'esplosione di un originale simbolo che intendeva raffigurare l'essenza del suo nome. Dopo aver allacciato i propri sandali, la Signora fece ritorno in sala per unirsi ai compagni per la colazione, trovando i tre ragazzi di ritorno da Gaudium. Decifrando il loro sguardo, chiunque nella stanza comprese che non erano nell'aria buone notizie. I tre proferirono un leggero inchino e Dovh si avvicinò a Triskell, consegnandole una lettera a nome di Silmur:

Triskell, comandante di Eolas,
sono al corrente della caduta di Vilnus, suo marito, e le porgo le mie più sentite condoglianze. Al tempo stesso sono al corrente dello sconfinamento di Khralom, il reveribile Terzo Signore – benché non nelle forme esagerate da lei descritte - tanto più che quest'azione è stata prevista congiuntamente da molto tempo. Il sottoscritto, ritenendo più saggia una diversa gestione delle preziose terre occidentali del  regno, in particolare i potenti Bosco degli Alti e Deserto degli Abissi (fin'ora resi inutili dalle vostre superflue pratiche magiche) ha formalmente concesso al Terzo Signore il passaggio sulle proprie terre. Ora che sono chiari i progressi che quest'azione porterà alle aree limtrofe a Eolas, auspico che voi e i vostri compagni vogliate cedere pacificamente il presidio al Grande Khralom. Consegnandovi in dono un'anfora del miglior miele di Gaudium, esprimo il sincero augurio di ospitarvi al più presto.
                                                                       Silmur Pellis , Signore della Prima Croce

   
Paul guardò Triskell e indicò fuori dalla soglia, dove era poggiata una grossa anfora traboccante di miele. "Cinthia, porta questa lettera negli archivi." Disse attonita Triskell. "Gaudium non avrà risposta a questo affronto. Che tutti mi seguano." La Signora e i suoi compagni chiamarono a raccolta tutti gli abitanti del villaggio. Nella piazza al centro del castello Triskell diede a diversi gruppi un compito, dall'elevazione di palizzate più alte alla forgiatura di meravigliose spade animate dal fuoco oppure dal gelo. La Signora seguì i falegnami più esperti nei piccoli boschi vicino Eolas; gli alberi parvero chinarsi al loro cospetto, la loro polpa sembrò divenire più soffice che mai. Le foglie si mostravano rigogliose all'interno delle terre di Eolas, mentre ogni minuto di più appariva spegnersi il mondo circostante. Di tanto in tanto capitava che un'ascia si rompesse colpendo improvvisamente un tronco fuori dal controllo della Croce di Lutum, mentre in lontananza iniziava ad alzarsi l'incedere di tremendi tamburi. Illustrati i piani ai falegnami, Triskell fece ritorno in città galoppando più forte che mai in sella a uno dei cavalli di Eolas. Le sue mani incantarono spade ancor più velocemente di quanto avessero fatto tutti i suoi compagni (alcune lame vennero forgiate col veleno che Triskell aveva estratto dai servitori di Lilith), le sue formule rinvigorirono le palizzate ai bordi della città e – senza essere mai state udite prima fra le mura di Eolas – le sue grida di battaglia rafforzarono i muscoli di ogni abitante; lance più letali, scudi più resistenti, pali più appuntiti: le ore passavano a un ritmo ancora più forte di quello picchiato dai tamburi in lontananza. Per il tardo pomeriggio i lavori furono terminati. I soldati si inchinarono uno ad uno dinanzi alla Croce di Lutum, ricevendo sul capo il tocco di luce di Triskell. Gli uomini più valorosi salirono sulle mura, e quelli ancor più esperti scalarono i bastioni dietro le spesse palizzate. I giovani continuavano ad allenarsi dinanzi alla caserma del villaggio, alcune donne accudivano i bambini, intonando dolci canzoni sempre più sorde dinanzi all'incedere del nemico.
Fu nelle nubi al tramonto che la sentinella più giovane lo avvistò: il gigantesco Khralom alla guida del suo esercito di morti. Il piccolo fratello del ragazzo corse urlando fino alla dimora dei compagni, dove Triskell condivideva le vettovaglie più buone insieme ai propri seguaci. Tutti i ragazzi si precipitarono correndo alla luce del cielo infuocato; l'aria bruciava, il vento spirava violentemente ma non sembrava portare altro che il caldo odore dei morti. Julia e Cinthya presero un'armatura di acciaio rilegata in cuoio e ne adagiarono gli scintillii sopra il corpo vellutato di Triskell. Ella alzò la propria spada luminosa dinanzi agli occhi, allentò la presa e la rinfoderò dietro le spalle. Uscita nei cortili del villaggio, si fece strada fra i propri fedeli compagni e si fermò come tutti a osservare l'abominevole spettacolo impadronitosi del cielo. Khralom si stagliava davanti all'orizzonte più gigantesco che mai: il sangue di Vilnus e delle sue genti ricadeva dal suo corpo scheletrico, bagnando le sue spalle ricoperte di ferro e la cintura colma di pugnali. La testa scheletrica del monarca oscuro sfiorava le nuvole aspre, il suo passo pesante riusciva a coprire per interi secondi l'ossessione dei tamburi. Sotto l'orribile carcassa del Re dei Morti, si stagliava il suo esercito: migliaia e migliaia di cadaveri avvolti dentro ragnatele, corpi senza vita in marcia all'interno di antiche armature, animati soltanto da una luce rossa nella cavità delle orbite. Triskell aveva quasi dimenticato l'incontro con quell'orrore: aveva rimosso la densità di quel colore, il fluido proferire di quel male che avanzava sulla Croce di Lutum. L'intero villaggio presiedeva immobile: la luce insegnata da Triskell non sembrava ora che un pallido bagliore in confronto alle tenebre portate da Khralom e dai suoi non-morti. Giunto a pochi giganteschi passi dalle palizzate, il Signore dei Ricchi Raccolti si fermò, mentre gli oscuri figuri si radunavano ai suoi piedi. Gli arcieri sulle mura alzavano vertiginosamente il proprio sguardo, troppo terrorizzati da poter stimare l'altezza a cui scoccare le frecce e immaginare se esistesse un punto debole sotto quel corpo di pelle defunta e ossa gigantesche. L'abominevole esercito fermò ogni movimento. I tamburi cessarono. Poi, la mandibola storta del Signore si schiuse in una terribile mimica. Egli proferì un basso sospiro che si liberò per tutti i cieli in tumulto; i suoi occhi, ancor più fluidi e profondi, si animarono di un nuovo velo di morte. La supremazia giaceva nel pugno chiuso intorno alla sua spada. Egli la librò lentamente nei cieli, poi la serrò in direzione delle sottostanti mura di Eolas. Dopo terribili attimi di attesa, molti abitanti del villaggio sentirono il proprio cuore sul punto di spezzarsi: un furioso grido acuto si liberò dal teschio del monarca, lacerante come lo stridore di unghie fatte strisciare su della grafite. In concomitanza di quell'urlo, i tamburi tornarono a picchiare ancor più velocemente tempestando come fulmini e tuoni, e, come un sipario fuoriuscito dagli abissi, l'esercito di non-morti cominciò ad avanzare. Gli arcieri negli avamposti scoccarono le prime frecce che nulla poterono contro le tenebre in avanzata, le quali risposero con inumane grida di derisione e disprezzo. Pochi istanti dopo, degli uomini sul lato settentrionale delle palizzate non restava nulla: mille e più frecce erano state scoccate dalle retroguardie dei non-morti, adornando i tronchi appuntiti con una spaventosa promessa: nel giro di pochi minuti il castello sarebbe stato invaso dall'oscurità. Mentre Khralom avanzava lentamente, calpestando noncurante centinaia di propri schiavi, Triskell si portò fuori dal portale delle mura assieme ai più forti compagni. Poco dopo, i tamburi iniziarono ad essere coperti dalle urla irreali dei non-morti intenti ad abbattere le palizzate con le proprie asce e mazze. A quel punto la Signora diede ordine a tutti gli uomini di scendere dalle mura e imbracciare le proprie armi, preparandosi ad accogliere l'arrivo dei soldati dell'oltretomba. Mentre l'esercito di grida disumane si accingeva ad abbattere le ultime resistenze in legno, il Re dei Morti scagliò la propria spada contro un fianco delle mura in pietra, liberando un passaggio verso il centro della città. Triskell, tu sarai leggenda per i secoli a venire. Gli uomini della Signora avanzarono serrati a difendere la breccia nelle mura, mentre i tamburi e le grida cingevano d'assedio la città. Il cielo piangeva in una secca tempesta.

La luce si spegnerà soffocando la terra col vostro sangue.

Tutti lo udirono, nessuno osò cercare riparo: le lacrime avvolsero il viso di Paul, come di Cinthya, dietro tutti gli uomini di Eolas, ma tutti restarono con le armi sguainate in attesa di combattere fino alla morte. Prima che anche l'ultimo tronco cadesse, Triskell rivolse il proprio sguardo a tutti gli uomini e le donne dietro di sè: "Ricordate il più importante di tutti gli insegnamenti: incontrare le tenebre non è che giungere all'altra metà dell'orizzonte! Coraggio, uomini e donne di Eolas!" La palizzata cadde e tutti serrarono il capo a quello dei nemici: una moltitudine di palle rosse che al ritmo di mille tamburi avanzava gridando verso le loro armi sguainate. Triskell risucchiò per prima la vita a una schiera di abomini, riportando le loro orbite al vuoto della morte; con il palmo sinistro carico della loro forza fluttuante nel nero, aprì le dita in direzione di una nuova ondata di assalitori, scagliando i loro corpi contro gli spuntoni delle palizzate ancora in piedi. Negli stessi istanti gli altri uomini smembravano i nemici provenienti dagli altri fianchi del villaggio, contorcendo i loro corpi con il potere dei propri palmi oppure trafiggendo i loro crani con le proprie spade. Centinaia di corpi giacevano sul terreno, sporcando di rosso le pietre delle mura oppure soffocando nell'impeto dei canali che scorrevano senza più argini, travolgendo le capanne del villaggio. Ormai esausta, Triskell decimò l'ultima legione di non-morti prima di farsi strada fra i propri uomini fin dentro le mura del castello, dove si lanciò claudicando contro la Croce di Lutum.

Eolas ti incatena, Triskell. Non farà altro che travolgerti.

Tradendo dentro di sè un grido disperato, Triskell cinse con ancor più forza le mani contro la Croce, unendo il proprio pensiero a quello della luce di Lutum. In quegli istanti, ella si levò sopra le terre di Eolas e oltre l'incombere del sangue evocato dai tamburi. Il suo alto spirito guardò negli occhi in tumulto di Khralom, spettatore spettrale del massacro di Eolas, mentre gli uomini cadevano uno a uno portando con sè centinaia di non-morti che erano insetti in mano all'oscuro monarca. Samhain, fuggito alla prigione caduta in frantumi sotto la spada di Khralom, poteva anche lui combattere, sognando di conquistare il cuore di Triskell col rosso che già nasceva nelle proprie mani. Triskell si levò ancor più alta da tutto quel sangue: guardò oltre i confini verdi del proprio regno, là dove l'erba era mutata in cenere e dove tutti gli alberi si spezzavano sotto il peso delle fiamme. "I passi del tuo esercito non esistono per Eolas! Queste terre sono cieche al passaggio dei tuoi morti e dei tuoi metalli! Il tuo passo verrà scalzato, Khralom: inciamperai su te stesso e sprofonderai nella luce." Udendo queste parole, egli strinse tutte le forze nel proprio corpo, si animò per colpire dall'alto le spoglie di Triskell presso la Croce di Lutum, ma ella, sfrecciando con lo spirito ancora più in alto di Khralom, penetrò sotto la sua armatura e sotto le sue ossa. Disorientato, colpito da mille lance nel proprio cuore pulsante di spiriti dannati, il Signore dei Ricchi Raccolti lasciò precipitare la propria gigantesca spada su migliaia di non-morti, e, crollando in ginocchio, fece cadere a terra ogni essere vivente fino alla soglia del Deserto degli Abissi. Svuotata di ogni forza, Triskell fece ritorno nel proprio corpo, venendo accecata da una straordinaria luce. La Croce di Lutum sorse in risposta alla chiamata della Signora, reagendo alle forze di Khralom e del suo esercito: l'immenso bagliore si elevò nel cielo bucando le nuvole e fermando il tempo in tutta Lutum, poi, liberò la luce in ogni direzione, travolgendo Triskell, gli uomini, i non-morti e il loro signore. In quell'istante, ogni abitante di Eolas sembrò avere dinanzi ai propri occhi lo stesso spettacolo: il corpo di Triskell si congelò in un pulsare di luce verde per poi scomparire in un bagliore etereo, così come lo scheletro accasciato di Khralom dapprima si spezzò in mille tonalità di rosso rubino e poi trascese nel bianco più puro. Anche Samhain, all'oscuro di tutti gli astanti, trasalì assieme a loro nel raggio di Lutum, stringendo per l'ultima volta il ciondolo verde di Triskell e ricongiungendosi a lei nel bagliore accecante. Quegli eterni istanti di luce, poi, ebbero fine, benché siano rimasti impressi nella più famosa delle leggende di Lutum. Le meridiane tornarono a proiettare la propria ombra e le clessidre continuarono a svuotarsi, mentre gli uomini di tutta l'isola guardavano il raggio di luce allontanarsi sempre di più nel cielo. Alla luce del primo tramonto, gli uomini e le donne di Eolas attesero pochi secondi, poi, gridando tutta la gioia che portavano nel petto, lanciarono un'ode alla vittoria della luce. Colmi di energia malgrado fossero ricoperti di sangue e circondati da capanne distrutte, non pensarono alle armature dei non-morti che giacevano sulle praterie, ancor meno alle preziose vesti di Khralom; all'unisono si avvicinarono al corpo della loro Signora, poi, proferirono un lungo inchino. Chi con la propria spada, chi con la propria lancia, tutti protrassero le armi al terreno in onore della propria guida eterna. Gli uomini consegnarono alle donne il suo corpo per pulirlo e avvolgerlo con bianche vesti, nel mentre, cercarono fra le proprie fila lo scultore più erudito ed esperto. Indicarono la luna e lo chiamarono a scolpire sotto la sua luce una meravigliosa tomba per Triskell, proprio ai piedi della Croce di Lutum che ella aveva costruito per il villaggio. In lontananza, le terre intorno a Eolas cominciarono a fiorire, mentre le genti di tutta Lutum si organizzavano per far visita al luogo da cui si era sprigionato il prodigioso raggio.

Nella sua ricca stanza fra le mura di Gaudium, intanto, Silmur si preparava a radersi noncurante dell'accaduto, accusando perfino se stesso di eccessiva autosuggestione. Egli poggiò un pacchiano borsello d'alce sulla mensola in marmo dinanzi a sé, ne aprì la cerniera in oro ed estrasse il suo rasoio – quello sì meraviglioso – con manico in madreperla. Egli intinse le mani in uno speciale unguento commerciato coi Guardiani e fece per cospargerlo sul volto. Scrutando il proprio grasso viso nello specchio, egli lo vide incastonarsi dentro lo spaventoso cranio di Khralom. Silmur scrutò dentro il rosso dei propri occhi mentre per la città i mercanti lanciavano odi a Eolas; egli cadde a terra con il cuore spezzato da un infarto, spirando l'ultimo rauco respiro sulle mattonelle del bagno.

Gradimento