POESIE DELLA MALAVITA

ritratto di Davide Cantino

IL SONETTO DEL MALVIVENTE

 

Le religioni chiamano ‘Vivente’

un Dio che sappia vincere la morte

perché la morte è ciò che un credente

paventa più di ogni altra sorte.

 

Invece io chiamo “malvivente”

chiunque avendo questa vita in sorte

 l’affronta da perfetto miscredente

senza cercar del ciel le sante porte.

 

Invocano Maria iānŭa caelī

color che dopo questa vita in terra

ne cercano un’altra su nel cielo.

 

Io che sulla mia lingua non ho peli

dico: chiudiam le porte della terra

e non pensiamo più a quelle del cielo!

 

IL SONETTO DELLA MALAVITA

 

Siccome vivere è il nostro essere

e viver male è il nostro malessere

in quanto al vivere siamo viventi

e in quanto al male siamo malviventi.

 

Male di vivere è il malessere

di tutti noi da quando posti in essere

dobbiam scontare come malviventi

l’ingiusta pena di essere viventi.

 

Casa di pena è la nostra vita,

anime in pena noi, i condannati:

in pena per la pena capitale.

 

Scontar la pena è vivere male,

essere uccisi esser giustiziati:

malavitosi siamo, malavita.

 

IL SONETTO DELLA MALAFEMMINA

 

Qualunque donna è una malafemmina

quando deporta fuori dal non-essere

una creatura che per via uterina

viene alla luce ed è posta in essere.

 

È malafemmina, non eroina,

qualora, complice un bel messere,

riesca a trarre una creaturina

fuori dal sommo bene di non essere.

 

Non è alla luce che viene qualcuno

se una femmina lo mette al mondo:

viene nel buio, viene nelle tenebre

 

perché se prima lui era nessuno

dopo è un povero essere immondo

che mesto brancola nelle latèbre.

 

IL SONETTO DEL SOMMO BENE

 

Il sommo bene invero è essere nulla,

non certo essere, come si crede;

dicesi Dio chi crea dal nulla

 non chi procrea quando un Dio si crede.

 

Creatio ex nihilo? Roba da nulla!

La creatura, quando è in malafede,

si crede un Dio che procrea dal nulla:

crea creature per cui Dio stravede.

 

O misteriosa legittimazione:

l’uomo s’immagina un Padre in cielo

quindi a sua immagine fa figli in terra.

 

Sic procreatio stat pro creatione:

Il Creatore è Dio Padre in cielo?

Procreatore è suo figlio in terra!

 

IL SONETTO DELLA DESISTENZA

 

Questo è il sonetto della desistenza:

la renitenza alla gravidanza,

la resistenza alla malacreanza

di riprodurre la nostra esistenza.

 

La desistenza è disobbedienza

a quell’istinto di grande possanza

che suffragato dall’intemperanza

all’uomo sparger fa la sua semenza.

 

Il desistente vuole che la vita

sia esonerata dalla gestazione

ancora prima d’esser concepita

 

acché mai debba farsi agguerrita

per sopravvivere in questo agone

finché sarà la sua agonia finita.

 

IL SONETTO DEI MISCREDENTI

 

Se, come dicono certi credenti,

la nostra vita è frutto di un misfatto

allora tutti siamo malviventi:

viviamo male per un male fatto.

 

Ma per il fatto di esser miscredenti

far penitenza non ci garba affatto:

vogliamo evadere, noi renitenti,

 da un domicilio allor che è coatto.

 

Esser gettati in un carcere a vita

senza conoscere l’imputazione

che fa di noi dei condannati a morte

 

certo non è qualcosa che ci invita

a sopportare con rassegnazione

il peso ignobile di questa sorte.

 

IL SONETTO DELLA LEVATRICE

 

Se il maieuta come pensatore

fa partorire solo dei concetti

la levatrice come un impostore

maieuta è di altrui preconcetti

 

già concepiti con fetente ardore

su dei giacigli da Procuste eletti

ad incunaboli di quell’amore

che i figli impone come dei precetti.

 

La levatrice fa che i precettati

possano assolvere i nefandi obblighi

di questa leva sin da neonati:

 

da molte croci pluridecorati

figli di mamma e di mammana i fighi

sono all’onor del mondo consacrati.

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