padri e figli

ritratto di maria elisa

PADRI E FIGLI Elena stava passando un brutto momento; dieci anni di incomprensioni col marito stavano prendendo una brutta piega. Non c'erano dialoghi, solo il suo monologo apparentemente inascoltato. Una mattina squillò il telefono.

La segretaria di Carlo la avvisò che fra poco avrebbero portato a casa il marito colpito da un malore. La donna lo aveva previsto, oltre al lavoro, egli si era impegnato anche con lo studio e, dal giorno del rientro all'Università, presero l'abitudine di non uscire più insieme nemmeno la domenica.

Il medico chiamato d'urgenza, definì il malore di Carlo un collasso nervoso e pressione troppo bassa; prescrisse dei medicinali, ma lo sollecitò a staccare la spina sullo studio almeno per il momento. Consigliò caldamente una ventina di giorni in montagna

. Elena accompagnò il medico al cancello, ascoltando le ultime raccomandazioni. E dopo aver riempito di pastiglie e consigli Carlo, scese e si sedette sulla panchina. Rivide come un flash il passato, gli anni si trasformarono in minuti, ma ogni minuto era un carico da novanta: Elena aveva sbagliato compagno e solo dopo il matrimonio capì in quale errore fosse caduta. Carlo era la più buona persona che esisteva su questa terra, entusiasta del lavoro, sembrava nato per quello. Era bello.

Sportivo sia da spettatore che sui campi. Incredibile giocatore di basket, di ping pong e di calcio: da studente giocava in tornei regolari e poi, entrato nel mondo del lavoro, non si faceva sfuggire le partitelle organizzate dal dopolavoro dell'azienda.

Lei innamorata entusiasta, aveva avuto da lui carta bianca per preparare il nuovo nido. Dalla ricerca e l'acquisto dell'appartamento; alla scelta dell'arredamento, e per completare anche le varie prenotazioni per il fatidico giorno: la chiesa e l'addobbo floreale; il ristorante...e, anche la scelta del sarto per il vestito, un mezzo tight allora tanto di moda.

Lei era nata con lo spirito organizzativo, e credendo che lui le avesse posto una fiducia incredibile, si divertiva a fare gli acquisti e pagava con gli assegni del futuro compagno. In fondo se l'era voluto. Solo la data del matrimonio e, ovviamente, anche del viaggio di nozze fu imposta da Carlo. Aveva scelto un periodo che comprendeva i campionati del mondo di calcio e lei passò le giornate in solitudine su una spiaggia deserta

Anche la vita di coppia, sotto quel punto di vista, era insufficiente, ma lei si credeva poco portata. Non sentiva quel particolare stimolo, eppure aveva letto che non esistevano donne frigide, e, sì che gli voleva bene: così tiravano avanti. Elena era stata una bambina particolarmente chiusa, poi una adolescente piena di problemi e non aveva mai intrecciato con altre ragazze quelle amicizie che le confidenze aprono orizzonti inesplorati. Era solo una grande lettrice e con due mani d'oro adatte a qualsiasi lavoro. Capì nel tempo che Carlo aveva posto in lei una fiducia illimitata con un unico scopo, non aveva colto l'indolenza del suo uomo: a lui andava tutto bene pur di non venire disturbato.

A questo punto Elena ebbe una illuminazione, le si aprirono gli occhi e scelse il luogo. Un paesino meraviglioso contornato dalle Dolomiti, ma a una altezza proibitiva per il suo cuore. Aveva portato, tempo prima, le bimbe alle settimane bianche, ma dopo un malore dovette rinunciare e con grande dispiacere. rientrare a casa prima del previsto. Già le bimbe! In fondo per Carlo erano due peluche con la carica a molla. Nacque la prima bimba, e la povera Elena allora conobbe un'altra sfaccettatura del carattere del marito. Non era padre in nulla, trattava la piccolina come fosse una marziana, e diceva agli amici quando venivano a trovarli, che i bambini sono cose da donne. E solo alla vista di un cambio di pannolino si eclissava schifato dall'odore. Il mondo stava cambiando, ma per lui no.

Elena, lasciò il nembo scuro del passato, e dopo aver portato a Carlo la colazione, andò a prendere le figlie all'uscita di scuola prima del tempo, in casa le mancava l'aria e la mente era rivolta al passato. Il viale degli ippocastani era in fiore...Già... Lui portava a casa i soldi, si sedeva davanti al televisore, giornale e poi a tavola. Alla donna mancava quel minimo d' affetto, magari un bacetto o vuoi; un ciao moglie in allegria, anche uno sculaccione poteva andar bene... Era buono, e si capiva che le voleva bene, accettava tranquillo le decisioni di lei. Nacque la seconda bimba, e si ripeté pari pari la stessa situazione.

Le bimbe crescevano e Carlo non sapeva manifestare in nessun modo l' affetto che portava. Loro avevano soggezione di quella figura d'uomo: non c'era fra i tre nessun legame: mancava quel filo sottile che lega per tutta la vita padri e figli. Era anche maldestro, una pedatina affettuosa poteva partire, ma non veniva capita dalle figlie.

Elena soffriva di questa situazione, cercava di trovare degli interessi comuni con scarsi risultati. Non sapeva più cosa fare per aprire uno spiraglio di interesse. A lei sarebbe piaciuto essere svegliata all'improvviso dalle figlie rotolate sul letto alla domenica mattina a fare le coccole, e questo le mancò molto...

Dopo giorni di battibecchi lui si convinse a partire e un bel mattino presero tutti e quattro il pullman di linea Venezia Ortisei: Carlo brontolò per le due grosse valigie, non si capacitava di dover portare tutto quel vestiario. Le bambine erano felici per la novità, e poi loro conoscevano il paese d'inverno. Erano contente di tornare in piena primavera.

L'albergo era situato al centro del paese e il ristorante posto all'ultimo piano aveva una veranda che offriva cieli, cime e serenità a chi mangiava.

Uscirono a fare due passi nel silenzio, e a quel punto nel sentiero del O piccolo a lei mancò l'aria. Tornarono di corsa in albergo, Carlo sapeva del problema della moglie e aspettò che si rimettesse per accompagnare lei e le figlie alla fermata del pullman che le avrebbe portate in pianura Elena si fece forza e disse a Carlo che sarebbe tornata a casa sola, non si sentiva di lasciarlo solo, e le bimbe sarebbero rimaste a fargli compagnia.

L'uomo ammutolì, lui? Cosa ne sapeva lui di bambini... --Bravo, così impari -- disse la moglie. Le bimbe felici della novità saltavano sui letti. -- E così-- rispose Carlo, -- spiegato il peso delle valigie, e tu vuoi restare sola? -- Sì, lo voglio!-- rispose Elena --voglio riappropriarmi della vita, almeno per quindici giorni! -- Ora non serve che mi accompagni, so trovare la strada da sola, e voi due venite a darmi un bacino.

E senza aspettare risposta prese la borsa, usci dalla stanza andando a prendere il mezzo per tornare a casa. Stava soffrendo come un cane, si sentiva piena di dubbi e le mancavano già le bimbe lasciate col padre, era un distacco che le pesava enormemente. Ma doveva farlo. La prima volta senza i suoi.

Lasciava anche le sue adorate montagne e le seguì dal finestrino pensando che erano i giorni del disgelo e c'era dappertutto un chiacchierio di cascatelle e il riso dei rivoli d'acqua.

Passarono lenti quei quindici giorni; col cuore in pena pensava a disastri causati dall'incuria del marito e al suo coraggio di averle lasciate in tale custodia. Aspettava con ansia la solita telefonata serale.

Arrivò il giorno, Elena aveva promesso di andarli a prendere. Partì.

Il tempo non passava. Il paesaggio le fece compagnia. Entro nella hall dell'albergo, credeva di trovarli ad attenderla. Vide le loro valigie appoggiate sotto bancone. Il segretario che la riconobbe le diede il benvenuto e le fece notare che i suoi erano andati a fare delle spese. Si sedette e li aspettò.

Delle risa attrassero la sua attenzione. Uno scalpiccio, e poi riconobbe le voci. I tre entrarono dandosi delle pacche e ridendo come mai li aveva sentiti. Sembravano tre amiconi di vecchia data. Quello che si stava divertendo di più era proprio Carlo. Elena sorrise con tutto il suo essere. Aveva vinto la sua battaglia con le chiusure mentali del marito: ora non solo potevano rientrare a casa, ma continuare la battaglia incruenta. Elisa Sala Borin

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ritratto di maria elisa

Non pretendo il mondo, e non

Non pretendo il mondo, e non posso seguire, a causa di un problema alla vista, cone vorrei gli altri. ma mi piacerebbe sapere se questo racconto ha una sua dignità-

Grazie

Certo

Certo che ce l'ha! Hai ben raccontato una storia abbastanza comune a tante donne, ma, questa volta, Elena ha vinto: chissà se riuscirà a vincere anche l'amore! Ciao.

ritratto di maria elisa

un grazie di cuore

troppo gentile.

ritratto di ivan bui

L'eleganza

resta un tratto marcato del tuo narrare. Misura e garbo ... belle le descrizioni. Brava come sempre.

ritratto di maria elisa

ciao Ivan

Sempre presente, Troppo buono come sempre.
Grazie

ritratto di Elisabeth

Ciao, Maria Elisa. E' la

Ciao, Maria Elisa. E' la prima volta che ti leggo. Ho apprezzato due cose che per me rendono molto buono questo racconto: il rigo che hai per descrivere le cose, preciso e diretto, intendo dire che non lasci al caso e all'immaginazione niente; l'altra è la trama basata su cose e personaggi ordinari, proprio della quotidianeità. Hai scelto un finale in cui qualcosa cambia, tutti ne guadagnano in affettività, descritto anch'esso quasi con ovvietà. Poteva essere anche diverso il finestoria, è uguale per il discorso che voglio fare. Quello che a me è balzato agli occhi sono appunto gli aspetti di cui parlavo sopra, creano nella loro semplicità un effetto denso e preciso che porta in sé vicende e sentimenti, sullo stesso piano entrambi. Mi è piaciuto. Un saluto.