Al parco insieme

ritratto di riccardo_direnzo

Al parco insieme: c'è un laghetto, alcune papere sguazzano, verseggiano. 

Chissà che si dicono?!. 

 

 

 

E noi che ci diciamo? 

I nostri bimbi, una nuova generazione; porta in sé una tradizione naturale: hanno con loro una busta con molliche di pane, vogliono sfamare quegli animali così buffi, in segno del loro amore.
E noi che ci diciamo?
Forse non sappiamo guardare, non riusciamo ad accorgerci delle piccole cose, siamo un po' distanti, che succede? O forse proprio in questo momento mi sveglio perché ho bisogno di te.

Serena è meravigliata da come mangiano le papere, è contenta del gesto compiuto col fratellino; muove qualche passo verso di lui, gli sorride. Lui risponde correndo, lei capisce che la sta invitando a condividere quella gioia, - da un piccolo gesto insieme un'altra gioia - e Serena comincia a correre anche lei, si ritrovano al traguardo: un albero fiorito. E Emanuel esclama: "Però sono arrivato prima io!!".

Serena non ci fa caso all'inizio, poi piange e viene verso di me, cerca qualcuno che la consoli. Penso: "Sì, non siamo proprio bravi ad amarci, basta poco per ferirci. E in fondo loro sono bambini!" 
Questo osservare in silenzio mi aiuta, penso che anche noi - io e mia moglie - spesso ci troviamo a competere; poco fa a casa mi hai rimproverato, arrabbiata, che tu fai tutto e di più ed io molto meno di te. L'orgoglio mi ha fatto chiudere..: "Come? Lavoro come un mulo e così mi ringrazia?".

Solo qualche parola scambiata in auto, andando verso il parco; un' immagine da conservare per i figli. 
Ora intravedo un rischio: più passa il tempo a non parlare, più parleremo sempre di meno.

Ora i bimbi tornano a giocare. Serena ha ricevuto la sua consolazione da me: le è bastato uno sguardo, un occhietto e un bacio sulla lacrima.. 
E a noi basta mi chiedo? Forse sì, ma è necessario essere costanti, prendersi cura. Sennò dove andremo a cercare? Io ti ho sposata: chi sei per me? 
Sei alle prese col cellulare, il capo chino, seduta sulla panchina verde.

Ti dico: "Ehi amore!".

Tu ti volti già troppo meravigliata! Lo sguardo quasi disturbato, di chi è felice di quel richiamo, ma è costretta a stare ancora sulle sue.

Eppure io ci credo perché so che quella parola "apre", comincia ad aprire il cuore, ma soprattutto so che tu conosci la mia e la tua difficoltà a cedere, a perdersi per un attimo; così non voglio capire e insisto, faccio qualche passo verso di te e tu con la coda dell'occhio fai finta di niente! 
Che bella che sei! Arrivo con le mie paure di te.., mi siedo e non sapendo bene che dire, impacciatamente, come la prima volta che ti ho conosciuta.. - sì, mi accorgo ora che è sempre una prima volta il dialogo - faccio come al mio solito, lo scemo!: "Dai che lo vuoi un bacio!". 
E tu t'incazzi di più!

Mi viene da ridere, ma tu, lo so, vuoi essere amata fino in fondo. Me ne accorgo e ti dico: "Sai non mi sono sbagliato a chiamarti amore, tu sei il mio amore.". 
Nel frattempo arrivano ancora correndo Serena ed Emanuel, hanno sentito ciò che ti ho appena detto. Guardo i loro occhi, sono lucidi di gioia inconsapevole; hanno riconosciuto il bello! 

Intanto io voglio continuare a parlarti, così loro intuiscono e, ancora tifando per l'amore, si dileguano andando nuovamente a rompere le scatole alle papere! 
Ora il mio cuore è più aperto.. ripeto: "Amore, spesso non so capire la tua stanchezza.. io ti amo..". 
Tu aspetti un attimo, ti cade una lacrima.. E poi non ce la fai.., la nostra comune resistenza si dissolve: tu stavolta chini il capo sul mio petto desiderosa di un abbraccio, io ti accarezzo i capelli e intanto ti stringo ancora una volta a me.

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Gradimento

ritratto di d'Artagnan

Forse anche le papere del laghetto

stavano dicendosi il loro amore.

Bel racconto, semplice, scorrevole, che parla di sentimenti emozionando il lettore.

Complimenti !

d'Artagnan.

ritratto di riccardo_direnzo

Grazie mille!

Grazie mille!