Radici e globalismo

ritratto di casalvento

Giorni fa ho letto della protesta dell'ambasciatore israeliano a Budapest, il solito mantra contro la politica ungherese ostile all'ebreo Soros e alle sue attività globaliste pro-immigratorie. Subito Netanyahu, che in quei giorni si incontrava con Orbàn, lo ha smentito, elogiando invece la politica ungherese sull'immigrazione, per la tutela dei confini. Evidentemente gli ebrei ne hanno fatta di strada: da quando hanno una terra e sono quindi una nazione, capiscono le esigenze di autodifesa di uno Stato, mentre quando erano solo un popolo in paesi altrui, come gli ebrei di Germania, erano sostenitori dei movimenti comunisti, internazionali e anti-nazionali, senza capire le giuste esigenze di autotutela del popolo tedesco di allora, che poi per questo ha perso la testa. 

Mi sono sempre chiesto poi quali altre ragioni provocassero tanto odio contro gli ebrei, vista la loro buona qualità civile e abbastanza diffusa adesione ai valori tedeschi e europei. Forse proprio il loro successo non gli ha giovato molto. Ma penso che soprattutto abbia fatto brutta impressione il loro sostegno alla causa comunista (Marx ebreo tedesco fondatore del primo partito comunista) anti-nazionalista, che ha minacciato il radicamento al territorio, così forte nel popolo tedesco, sentimento che sembra oggi noto anche ai nuovi ebrei d'Israele, ora che un territorio ce l'hanno.

Ergo si dovrebbe fare il possibile perché ogni popolo abbia la sua terra e possa poi difenderla da intrusioni altrui, anziché mescolare i popoli illudendosi che poi tutto funzionerà, come fanno ora, con ottusa e suicida arroganza, Bruxell, Germania, Svezia e soprattutto Italia. La globalizzazione non è alternativa al localismo: le integrazioni più ampie devono avvenire tra comunità, non tra individui sradicati e mescolati. A far danni nel mondo sono le idee irrealistiche, come l'égalité e i popoli artificiali, imposte con la violenza. Memento Pol Pot.

Difficile e lento realizzare convivenze umane stabili e soddisfacenti e l'Europa ne è esempio, con tutte le sue guerre. Eppure esiste la Svizzera, dove le principali tribù europee convivono positivamente e questo mi fa pensare che una strada comune europea sia possibile. Forse stavamo andando in quella direzione, ma ora un'invasione di particelle esotiche rimette tutto in discussione ed il processo in corso si interrompe e ne inizia forse uno nuovo, più ampio e imprevedibile, che sa tanto di caos e basta. C'erano voluti più di mille anni, dalla caduta dell'impero romano ad oggi, ad avviare un promettente processo di unificazione europea. L'invasione in corso cambierà le carte in tavola e tutto dovrà ricominciare da capo. Tra altri mille anni?

Questo testo è protetto contro il plagio. Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito e/o pubblicazione. Chi ne fa un uso improprio è soggetto alle sanzioni di legge.

Gradimento

ritratto di Vittorio Civitillo

L'odio contro gli ebrei.

Il nazismo, tuttavia, da solo non avrebbe avuto il tempo di far nascere dal nulla tanto odio contro gli ebrei.

L’odio veniva da lontano, da secoli di intolleranza, discriminazioni, pogrom, basati su accuse capaci di suscitare il fanatismo più feroce, quale quella di “deicidi”!

L’odio veniva dai cristiani, e in altre aree dai musulmani. Religioni che tanto sangue hanno versato nei secoli.

ritratto di casalvento

democrazie stolte

Certo, c'è la componente interna alle religioni del libro, odi e rivalità di bottega, da parte delle religioni venute dopo (copiate?), come critianesimo e islam, verso un culto chiuso ed esclusivo come quello ebraico, culto interno a una famiglia o tribù. Religioni violente poi, hai ragione, non sono certo buddisti. 

Premesso che non sono conoscitore di tali cose ed esprimo solo impressioni, penso che sulla vicenda ebreo-tedesca ci siano altri fattori. Ricodo riflessioni di Heidegger sulla mancanza di radici degli ebrei e sul conseguente loro internazionalismo, inaccettabile ai suoi occchi di tedesco profondamente radicato alla sua terra, che sola dà consistenza ad un popolo (questo almeno ho capito). 

Per questo mi ha colpito il fatto di cronaca politico-diplomatica riportato sopra, che sembrerebbe una conferma della tesi di Heidegger ed il segno che gli ebrei moderni stabilitisi in Israele, stiano acquisendo una capacità di sperimentare sentimenti nazionali come altri popoli 'normali'.

Se questo fosse vero, sarebbe fonte di grandissima preoccupazione per l'oggi in Germania, dove si stanno accatastando popoli assai più rognosi degli ebrei. Il fartto che i tedeschi di oggi senmbrino cambiati, più aperti al mondo, penso sia vero solo in parte. I caratteri, anche di popoli, sono lenti a mutarsi e le esigenze sacrosante descritte da Heidegger torneranno ad emergere.

Spero che la storia non si ripeta, anche se lo temo non poco. Italiani e tedeschi, pur così diversi, hanno storie recenti simili; nazioni e democrazie giovani, quindi inclini alla stoltezza. La follia comunista del dopo prima guerra mondiale, che quasi disintegrò la Germania, provocando la violenta reazione nazista, fu preceduta da simile esperienza qui in Italia e simili furono gli sviluppi e gli esiti. Oggi un analogo delirio globalista annebbia le menti di molti in questi soliti due paesi (con l'aggiunta della Svezia che nelle sciagure segue spesso la Germania). Inevitabile l'associazione.