Seduto nella vasca

Murature si screpolano ad attendere l'umidità, i pompini si addormentano mentre i bicchieri a metà rimangono tali, i fulmini sotto i cornicioni e le fulminate sopra i cornicioni, le siepi curate che nascondono labbra tramortite dall'essere sdrucciolevoli, schiocchi di bava richiamanti l'umano provano ad inventarsi start up per essere basamenti di nuove dimestichezze per i disadattati, case oberate da ipoteche gridano dolori di appartenenza, le carinerie appartengono ad una massa indefinita che interiorizza il termine “carinerie”, gli antipodi sono in esodo verso la constatazione di avere il sentore di provare l'unicità, e non è necessario essere tramortiti dal disgusto per essere inclini a mancare di delicatezza.

A mancare di tatto nel tentativo di percepire l'assoluta semplicità dell'iniquo.

A percepire lo scroscio dell'acqua mentre ti tieni le ginocchia dentro la vasca, ed il rubinetto è chiuso, ed i peli nudi esclamano “non serve un cazzo decidere di desiderare, tanto non sei in grado di desiderare nulla”

 

 

 

 

 

 

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