La televisione a colori negli anni '70, le prime emittenti locali, i film a luci rosse con emmanuelle - da "I racconti del cuculo (2°serie)"

ritratto di davecuper

All'inizio degli anni '70 la televisione era ancora un tubo catodico che dispensava immagini in bianco e nero. Il tridimensionale era ancora una cosa lontana a venire.
Solo alla fine degli anni '70 incominciarono ad essere messi in vendita i primi televisori predisposti per la visione delle immagini a colori.
La mia famiglia non rientrava tra le famiglie che potevano permettersi un televisore a colori, pertanto accolse con piacere l'invito dei vicini di casa ad andare a vedere, in particolari occasioni, la televisione a casa loro.
Io e mia sorella ci andavamo a vedere i “giochi senza frontiere”, le serate finali del “Festivalbar” e “Supergulp”, il programma di cartoni animati che andava in onda il giovedì sera. Ma soprattutto ci andavamo a vedere le partite dell'Italia ai mondiali di calcio in Argentina.
Dovetti aspettare fino al 1982 per vedere finalmente in casa una televisione a colori. L'acquisto del televisore mise fine al continuo avanti e indietro che si consumava abitualmente sul corridoio del pianerottolo, per andare dall'appartamento di casa a quello dei vicini.
Sempre all'inizio degli anni '70 la RAI, RadioTelevisione italiana, aveva il monopolio dei programmi televisivi. Chi accendeva la televisione non aveva molta scelta: Rai 1 o Rai 2.
La Rai, forte del fatto che non c'era concorrenza, si poteva permettere di dettare legge.
Alla mattina, salvo casi eccezionali, non c'era alcun programma.
Le trasmissioni, infatti, iniziavano poco prima delle ore 13.00 e venivano sospese dopo la messa in onda dei telegiornali, alle ore 14.00. Le trasmissioni riprendevano alle ore 17,00 con la TV dei ragazzi e venivano definitivamente interrotte intorno alle ore 23.00.
La chiusura delle trasmissioni era caratterizzata dalla inconfondibile sigla della RAI, un insieme di linee astratte che dal basso dello schermo si muovevano verso l'alto fino a scomparire. A quel punto lo schermo veniva riempito da un monoscopio, con all'interno una serie di quadrati e di linee. Faceva da sottofondo al monoscopio un suono lancinante e fisso che entrava nelle orecchie, così fastidioso da obbligare ad abbassare il volume. Quel suono lancinante voleva dire che le trasmissioni erano finite e non c'era l'intenzione di riprenderle a breve. Il segnale che le trasmissioni erano prossime a riprendere era la fine del suono lancinante e l'inizio di una soave musica. Questa veniva poi sostituita dalla sigla di apertura delle trasmissioni.
Nel corso degli anni '70, mentre la RAI imperversava, incominciarono ad affacciarsi nuove emittenti televisive che aumentarono la concorrenza. Le prime nuove emittenti furono “Koper Capodistria”, una emittente che trasmetteva dalla vicina Yugoslavia, “Tv Montecarlo” e la “TV Svizzera”.
La collocazione geografica della mia casa permetteva la visione di “Koper Capodistria”, mentre non era possibile captare le antenne da cui trasmettevano “TV Montecarlo” e la “TV svizzera”, che erano visibili in altra collocazione geografica.
Verso la fine degli anni '70, fecero la comparsa anche le prime emittenti locali che trasmettevano anche di notte.
Le TV locali, per accaparrarsi degli spettatori, trasmettevano, in tarda serata, programmi per un pubblico adulto. Questi programmi potevano essere visti anche da minori che stavano svegli fino a tardi, incuranti del fatto che il giorno dopo si sarebbero dovuti alzare presto per andare a scuola.
D'altronde, la visione di certe immagini di questi film, che non sarebbero mai stati trasmessi in orari accessibili ai più piccoli, costituiva un'attrazione troppo forte per dei bambini curiosi.
Fu così che anch'io incominciai a fare tardi la sera per vedere i film proibiti che venivano trasmessi dalle TV locali. La protagonista dei film era una donna dal nome sensuale ed erotico: Emmanuelle.
La visione di questi film a luci rosse veniva spesso interrotta da mia madre che, svegliatasi di soprassalto e vedendo ancora la luce accesa in cucina, apriva la porta di scatto e mi chiedeva ingenuamente che cosa stessi facendo ancora alzato. All'epoca non c'era il telecomando e ogni apertura di porta era un colpo al cuore e l'avvio di una corsa davanti al piccolo televisore per cambiare velocemente canale.
La visione di questi film andava a discapito della mia concentrazione a scuola il giorno successivo. Infatti, con la mente distratta da ciò che avevo visto la sera prima, facevo fatica a seguire le lezioni noiose e tutt'altro che eccitanti che ci venivano proposte dalle insegnanti. Queste, per quanto fossero brave e preparate, non avevano lo stesso “appeal” di Emmanuelle, la signora che incendiava le serate di tanti uomini e bambini curiosi.
In quelle sere, Infatti, affacciandosi alla finestra, si potevano scorgere, dalle cucine o dai salotti delle principali abitazioni della via, le luci calde e soffuse di televisioni che emanavano bollenti calori fino a notte inoltrata.

 

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