Il caffè della Giacinta

~~Il caffè o te lo offrono, o altrimenti che piacere è? E allora estate o inverno che fosse, nei pomeriggi di studio intenso a casa l'appuntamento era alle quattro in punto dalla nonna Giacinta. Papà qualche minuto prima cominciava ad accendere la cara vecchia Gaggia, la nonna magari ancora sonnecchiava in poltrona, ma allo scoccare dell'ora la cucina riviveva. I tre fedelissimi: la zia Paola, papà ed io, mentre il sabato la famiglia si allargava e si facevano i turni al tavolo pur grande che fosse. Scese le scale cominciava la mia mezz'ora d'aria, un buon caffè e quattro chiacchiere.
Ogni caffeinomane della  famiglia Cerutti (perché un Cerutti che si rispetti viene educato fin da giovanissimo al piacere del caffè) aveva ed ha ancora le sue abitudini: chi lo prende macchiato, chi amaro e chi viaggia a mezzo cucchiaino per volta, la scatola dei biscotti al centro e per gli ospiti speciali sulla tavola compariva anche la grappa.
La nonna preparava il caffè per tutti e nonostante l'impegno non azzeccava mai un abbinamento tazzina-piattino, ma il divertimento stava anche in questo. Ci si aggiornava sulla scuola, università, lavoro, cugini, personaggi vari del paese, vivi, morti, nati e meteo, ma il rituale rimaneva il vero protagonista, metodico ed immutabile ed assolutamente imperdibile e chi capitava per una visita occasionale poteva parteciparvi e percepire nella gestualità dei protagonisti la consapevolezza del proprio ruolo.

 

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