Lo stame, il pistillo e la scuola a tempo pieno - da "I racconti del cuculo (2°serie)

ritratto di davecuper

Oggi, per motivi di lavoro, i genitori iscrivono i loro figli in quelle scuole dove si svolge il tempo pieno.
Noi, bambini degli anni settanta, non sapevamo nemmeno cosa fosse la scuola a tempo pieno. Qualche volta andavamo a scuola di pomeriggio, ma questo non si poteva definire un tempo pieno, in quanto non eravamo stati a scuola alla mattina e, soprattutto, non avevamo mangiato alla mensa scolastica.
Tutti, infatti, tranne gli orfani, avevamo prodighe madri che non vedevano l'ora di riportarci a casa per l'ora di pranzo, per farci gustare i cibi preparati amorevolmente con le loro mani.
Il pranzo ci rendeva satolli e pronti più per un lungo pisolino pomeridiano piuttosto che per un pomeriggio di studio appassionato.
Io ero solito evitare sia il lungo pisolino che lo studio appassionato per trastullarmi con giochi vari. Questo fino a quando le ore di studio non erano più procrastinabili e dovevo, pertanto, ingobbirmi sui libri, sotto l'occhio attento e vigile dei miei genitori.
Mi trovavo all'improvviso attorniato da compassi, squadre, righelli e calcolatrice per studiare la matematica e la geometria, aprivo il sussidiario di storia per memorizzare date ed eventi storici, sfogliavo l'atlante, con le cartine fisiche e politiche dei vari paesi, per imparare la geografia. Qualche mio compagno di classe, per studiare la geografia, aveva a disposizione il mappamondo, una palla rotonda in cui era rappresentato il globo terrestre. I mappamondi più avanzati avevano anche l'illuminazione per creare l'effetto notte.
Alle elementari, lo studio per me costituiva un optional, un passatempo poco piacevole e poco gratificante.
In I° elementare avevo avuto una maestra giovane ed alle prime esperienze di insegnamento.
In II° elementare avevo avuto una maestra anziana e materna.
In III° elementare, io e i miei compagni di classe ci ritrovammo con una maestra severa e poco propensa ad essere materna, soprattutto con chi considerava lo studio un optional.
Spesso, come compito per casa, la nuova maestra ci assegnava delle ricerche da fare in gruppo. Questo permetteva, a noi alunni, di formare dei piccoli gruppetti che si riunivano per studiare insieme.
Queste ricerche di gruppo finirono per penalizzarmi, in quanto io non riuscivo a studiare nella confusione. Il mio rendimento scolastico, che già non era al massimo, a poco a poco, subì un'inversione e una brusca impennata verso il basso.
La nuova maestra, quando ci interrogava e non eravamo preparati, era solita farci scrivere sul nostro diario la frase “Oggi non ho studiato”; affermazione che doveva essere fatta vedere ai genitori, che la dovevano sotto firmare per dimostrare di aver preso conoscenza della non preparazione del figlio.
Anch'io, dopo un'interrogazione di scienze, la materia per me più difficile, fui costretto a scrivere, sul mio diario, la frase “Oggi non ho studiato”, per portare a conoscenza dei miei genitori la mia impreparazione.
In effetti, nonostante le varie spiegazioni ed i vari esperimenti scientifici che facemmo in aula, non ci fu verso, per me, di capire quali erano le parti di un fiore; cos'era lo stame, cos'era il pistillo e quali erano le loro funzioni.
Scrivere “Oggi non ho studiato” sul mio diario mi fece venire sensi di colpa, oltre che farmi sentire stupido e svogliato.
Decisi così di non mostrare ai miei genitori il mio diario.
Quando arrivai a casa mi chiusi in sala con una scusa e creai, sulla pagina del diario, una perfetta falsificazione della firma di mio padre che presentai alla maestra il giorno successivo.
Preso dal rimorso per la falsificazione eseguita, decisi di confessare tutto ai miei genitori che andarono a protestare contro la modalità utilizzata dalla maestra per notificare la mia impreparazione.
Il risultato fu un veloce ripasso, da parte della maestra, delle parti del fiore, con schemi e disegni chiarificatori.
Dopo gli esempi tutt'altro che chiarificatori delle parti di un fiore, la mia situazione non cambiò di molto. Io restai relegato fra gli ultimi della classe e lo sarei rimasto a lungo se non si fosse verificato, all'improvviso, dopo le vacanze di Natale dell'ultimo anno delle elementari, un sorprendente recupero.
Una serie di interrogazioni positive, nel giro di una settimana, mi fecero passare dal gruppo dei “cattivi” al gruppo dei “buoni”, divenendo addirittura l'esempio di come si poteva, con l'impegno, passare da una parte all'altra.
La migliorata condizione e preparazione scolastica mi permise di affrontare in extremis, con più calma e serenità, gli esami di V° elementare e di superare abbastanza agevolmente il primo ostacolo che la scuola mi poneva di fronte. Ma soprattutto mi permise, finalmente, di capire la fondamentale differenza tra lo stame e il pistillo.

 

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