Io come te

ritratto di Aurelio Zucchi
 
 
Amando lambire spiagge annoiate,
bagnando le pietre nere più dure
o ténere sabbie beige e aderenti,
io come te mi rivelo nel mondo.
 
Son calmi gl’inquieti mille tremori 
dentro i mattini dei freschi respiri
per poi provocare tutti i fondali 
di modo che infiammino onde assassine.
 
D’aria, di cielo, di pioggia pulita,
io come te mi fodero d’acqua,
di vetri e cristalli buoni a specchiare
mutar della luna addosso alla pelle.
 
Mi va di farmi ascoltare non solo 
da chi accompagna questo mio andare,
da chi fa da scorta al mio divenire;
non solo da chi parimenti ti ama,
 
ma anche dal sordo che sordido sbircia
fragori di onde e rumori di cuori
e sordo alla fine rimane, lo stolto,
assorto e poi morto in mille congiure.
 
Io come te, mai mare indecente,
intendo schiarire omuncoli oscuri,
coloro che gridano l’odio e la fine.
Ma solo una cosa vedo mi manca:
l’azzurro che io non ti so rubare.
 
 
 
 

Questo testo è protetto contro il plagio. Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito e/o pubblicazione. Chi ne fa un uso improprio è soggetto alle sanzioni di legge.

Il tuo gradimento: Nessuno (1 voto)