La quercia potata e il rondone: poesie per l'estate

ritratto di Mauro Banfi
 
Ti abbiamo tagliato,
albero!
Come sei spoglio e bizzarro.
Cento volte hai patito,
finché tutto in te fu solo tenacia

e volontà!
Io sono come te. Non ho
rotto con la vita
incisa, tormentata
e ogni giorno mi sollevo dalle
sofferenze e alzo la fronte alla luce.
Ciò che in me era tenero e delicato,
il mondo lo ha deriso a morte,
ma indistruttibile è il mio essere,
sono pago, conciliato.
Paziente genero nuove foglie
Da rami cento volte sfrondati
e a dispetto di ogni pena
rimango innamorato
del mondo folle.

Quercia potata, Hermann Hesse
 

Il rondone raccolto sul marciapiede
aveva le ali ingrommate di catrame,
non poteva volare.
Gina che lo curò sciolse quei grumi
con batuffoli d’olio e di profumi,
gli pettinò le penne, lo nascose
in un cestino appena sufficiente
a farlo respirare.
Lui la guardava quasi riconoscente
da un occhio solo. L’altro non si apriva.
Poi gradì mezza foglia di lattuga
e due chicchi di riso. Dormì a lungo.
Il giorno dopo riprese il volo
senza salutare.
Lo vide la cameriera del piano di sopra.
Che fretta aveva fu il commento. E dire
che l’abbiamo salvato dai gatti. Ma ora forse
potrà cavarsela.

Diario del'71 e del '72,"Il rondone", Eugenio Montale

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ritratto di Mauro Banfi

Con queste due liriche voglio ringraziare,

prima di partire per varie ricerche ed esplorazioni, tutte quelle amiche e amici di Net e della Rete che hanno sostenuto o apprezzato l'evento da me coordinato, con tante amiche e amici dell'ambiente e della fauna, a Pavia il primo luglio 2017.
A loro passo due valori a me cari e sempre tentati e praticati ogni giorno, la tenacia e la cura per gli esseri viventi che amiamo.
Buona estate a tutti.
Dato che non so esattamente con quali tempi risponderò ad eventuali conversazioni, suggerirei a chi vuole partecipare a questo blog d'inserire delle immagini "viventi", "care", o "naturali" a lui affini, a commento delle poesie.
Sarebbe bello per me portarmi dietro nello zaino qualche vostra imago preziosa e amica.
Naturalmente è solo una suggestione, fate come volete e abbiate gioia.

 
ritratto di Jazz Writer

Una poesia più bella

dell'altra, ma d'altra parte gli autori sono dei grandi... per quanto riguarda un animale salvato, tocchi il mio intimo sentire. Intanto confermo che con olio, anche d'oliva, si scioglie benissimo il catrame... poi avrei un racconto su un salvataggio di un gabbiano ritenuto spacciato da tutti, avvenuto in alto mare. Sono orgoglioso di questa cosa, peccato che nella concitazione del salvataggio non sono state fatte foto. E' un episodio recente, quest'inverno, e forse posterò un blog nel quale sostengo che se si vuole aumentare la propria autostima( in senso buono) bisogna provare a salvare un animale ritenuto spacciato. In quel momento ti senti un semidio...lo dice un agnostico come me. ciaociao.

P.S. qui ul tuo blog potrei mettere lo stralcio del salvataggio...

ritratto di Mauro Banfi

Come sempre squisita la tua sensibilità, Jazz:

e quello stralcio mi gusterebbe assai: essendo un animale di pianura sono alquanto ignorante sul nobile popolo dei gabbiani, degli albatri e di tutta l'avifauna di mare, conosciuta solo per documentari.
In dono ti porto questo video realizzato stamane: un rondò sonoro di rondoni comuni in attività alla Basilica di San Lanfranco di Pavia; un'esplosione stridula ed acrobatica di vita aerea - i giovani sfioratori che si familiarizzano col futuro nido attivo - osservata grazie a una segnalazione del faunista Guido Pinoli.
BE SWIFT BE FUN! E buona estate, caro amico:

 

            

ritratto di Jazz Writer

Uno spettacolo

bellissimo video...ho imparato anche a distinguere rondini e rondoni....mi pare di capire che in città se si vedono uccelli simili alle rondini in realtà sono rondoni. Guarda questo pesce volante, spettacolare, e dimmi se non te li ricorda, almeno un po'. vederli volare di fianco alla barca( si sente il battito delle ali, impressionante) è uno spettacolo unico. peccato che pian piano stiano scomparendo. per lo stralcio del racconto potrei inserire qui solo la parte finale del salvataggio.ciaociao.

ritratto di Mauro Banfi

Meraviglioso il pesce volante che vive sulla cima delle onde:

un immagine perfetta da portarmi nel tablet dello zaino.
MI piacerebbe saperne di più su questa interessantissima specie, e se vorrai passarmi tue osservazioni sul campo sarà una gioia.
Perchè è in diminuzione?
Che cosa si può fare per impedirlo?
Ahinoi, l'uomo è malato, impazziot, chi lo fermerà, chi lo guarirà?
Per altri tipi di contributi hai carta bianca.

Hai detto bene, il rondone viene spesso preso in città per rondine, nonostante sia più grosso del doppio e non abbia la pancia bianca.
Purtroppo in città, sia rondini che balestrucci (altra specie simile) sono in calo drammatico per un motivo molto semplice: manca IL FANGO, l'elemento base con il quale fanno i nidi.
In questo periodo poi, la poca terra dei parchi è completamente riarsa e le rondini e i balestrucci si rifugiano da noi in provincia, dove per fortuna abbiamo ancora zone umide.

Buona estate e ancor migliore vita
 

ritratto di Jazz Writer

Caro Mauro

la specie dei pesci volanti( ce ne sono di diversi tipi tutti appartenenti alla famiglia Exocoetide ) è in netta diminuzione per lo stesso motivo che sono in diminuzione altri tipi di pesce pregiato: la pesca sconsiderata dell'uomo, il loro maggior predatore. da giovane ne vedevo molti di più, e parlo della mia isola, l'Elba. Ogni volta che uscivo in immersione mi capitavano branchi di pesce rondine uscire dall'acqua e volare di fianco allla nostra scialuppa... prima di vederli sentivamo il caratteristico fruscio delle ali, che in realtà sono le pinne pettorali, lunghe e tali che una volta dispiegate ( solo fuori dall'acqua) diventano vere e proprie ali. Ora non più. L'evento si può presentare semel in anno, a volte nemmeno. La coda robusta permette al pesce di muoverla velocemente, fino a settanta volte al secondo, per prendere il balzo e uscire dall'acqua...una volta fuori poi le ali fanno il loro dovere e mediamente restano in volo per una cinquantina di metri, ma alcune specie anche fino a 200. Ti dico: uno spettacolo che ferma il cuore e toglie il fiato.

In italia li hanno sempre pescati con la lampara...i pesci attratti dalla luce saltavano fuori dall'acqua piombando dentro le barche che li circondavano. cadevano a bordo, proprio come un uccello che cade dal nido. Eccoti alcune varietà di pesci volante, dai nostri rondine a quelli più esotici. Ciaociao

 

 

 

ritratto di Jazz Writer

Ecco la bozza del racconto...

Il gabbiano allamato

La fortuna che può capitare ad un uomo in crisi di identità, o meglio che vive un periodo nel quale la propria autostima è andata sotto i tacchi, per i più diversi motivi, tutti più o meno validi, è quella di avere l'avventura di salvare la vita di un animale.

Chiaro, non è che si può andare in giro per il mondo alla ricerca di animali, o meglio ancora di persone umane, da salvare. La fortuna sta proprio lì, nell'avere l'occasione irripetibile sapendo approfittarne.

Credo che quasi tutti gli animali possano essere adatti a darti questa iniezione di autostima, dal più piccolo degli uccelli al più grande dei mammiferi, dagli animali terrestri fino a quelli marini.

A me è capitato in alto mare, nel tratto di costa che va dall'isola d'Elba al mare di Corsica, insomma nella zona di ponente del Tirreno Settentrionale.

L'animale in questione: uno splendido esemplare di gabbiano adulto, riconoscibile dal piumaggio bianco candido e dalla stazza.

Era una bella mattina di primavera inoltrata, e il mare un velluto. Decidemmo di fare una prova alla pesca del tonno, dal momento che erano stati segnalati in transito branchi di taglia media. La rotta la conoscevamo bene quindi decidemmo di ancorare in prossimità dell'isola di Montecristo, dalla parte di Pianosa. La Corsica era lì che ci controllava, come un guardiano del mare, imponente nelle sue alte montagne.

Con noi c'era anche Franca, che voleva provare l'ebrezza di quella pesca, e magari prendere il sole nell'attesa.

Ed infatti fu così; per due ore, nemmeno un tonno. Niente, non si vedevano pesci di branco in giro per il mare. Noi continuavamo imperterriti a calare le nostre sardine di brumeggio, che la corrente si portava via. All'improvviso, è sempre così che accade, il mare cominciò a bollire di pesci di buona taglia, sui dieci chili. Li vedevamo aggredire la nostra pastura litigandosi le sardine che brillavano d'argento, in quel blu cobalto. Fu così che decidemmo di cambiare l'attrezzatura e mettere canne più leggere ed ami più piccoli, ma pur sempre in grado di innescare una sardina intera.

Franca si era svegliata dal torpore e cominciava ad interessarsi alla pesca. Di lì a poco il primo pesce arrivò a bordo: uno stupendo esemplare di alletterato, che alcuni chiamano tonnetto, o anche tonnina. Le canne partivano una dopo l'altra ed anche se il recupero richiedeva parecchio tempo, stavamo facendo una pesca che aveva del miracoloso.

Mentre Luigi salpava il suo ultimo ed ennesimo pesce, con non poca fatica, io ebbi una allamata strana.

« E' grosso, questo è un pesce diverso, ma che razza di salti fa... » dicevo io con una certa concitazione.

Nessuno mi ascoltava, erano tutti intenti a lanciare o recuperare il pescato.

« Mamma mia che salti... non lo vedo ma deve essere uno spada, mi ha portato il filo fuori dall'acqua. Forse è lontano » dicevo in preda ad una certa concitazione.

Si fermarono tutti, volevano capire che pesce fosse. La canna si piegava paurosamente ed io non volevo forzare il tiro...poi, attirato da strani garriti, lo vidi: un grosso gabbiano, adulto, cercava di alzarsi in volo, a fatica, ed io contemporaneamente avvertivo forti strappi alla lenza. Guardai meglio e vidi il mio grosso filo di nylon che gli usciva dalla bocca.

« Dannazione...quel gabbiano ti ha mangiato la sardina al volo, nel lancio... è spacciato » disse Luigi, che aggiunse:

« Non c'è niente da fare, taglia il filo, è obbligato a morire ormai. Un amo come quello gli avrà devastato lo stomaco »

In un niente realizzai che un po' la morte di quello splendido animale era colpa mia. Infatti nessuno lancia la sardina in presenza di gabbiani in mangianza, ma la cala sotto la barca per farla affondare quel poco che la rende irraggiungibile. Invece io, per la fretta di raggiungere on l'esca la zona dove gli alletterati mangiavano, avevo fatto diversi lanci, con la sardina che sorvolava quel tratto di cielo dove i gabbiani stazionavano in attesa di cibo.

Dovevo prendere una decisione, non potevo farlo morire quel gabbiano, e se avessi tagliato il filo per lui era finita tra atroci dolori. Non avrebbe più potuto mangiare, e forse nemmeno volare.

Ebbi un'idea, mi balenò improvvisa e mi parve buona.

« Franca, tieniti pronta, devi aiutarmi... lo voglio portare a bordo » dissi, e la mia voce era implorante, ma anche imperativa.

Luigi non era d'accordo, ed anche Massimo ammise:

« Giacomo, lascia perdere...se tenti di trainarlo con la canna aprirà le ali e gli spaccherai lo stomaco nello sforzo. Lascia perdere...taglia e non pensarci più »

E, per convincermi, ma anche per rincuorarmi, continuò:

« Se tagli, una speranza di vita la può avere quel gabbiano... una su mille, forse, ma potrebbe anche riuscire a liberarsi, non so come ma almeno non muore subito... »

No, non potevo liberarmi la coscienza nascondendo la testa sotto la sabbia; oltretutto eravamo in alto mare, era un'operazione impossibile.

Non parlai più. Mentre mi spogliavo, Franca mi guardava con un cenno di approvazione: aveva capito perfettamente quale era il mio tentativo.

Mi calai in mare, piano piano, mentre lei reggeva la canna. L'acqua era ancora fredda, e incorrentata, ma io non l'avvertivo. Presi un giro largo, per non farmi troppo notare dal gabbiano. Lui appariva immobile, sul pelo dell'acqua, come in attesa. Quando il sole me lo permetteva, guardavo il filo che usciva dal suo becco, e mi si stringeva il cuore. Lo aggirai, e quando gli fui dietro lui cercò di scappare, ma ormai non ce la faceva più nemmeno a volare.

Lo afferrai con una mano per le ali e fu allora che sentii la primo beccata, potente e dolorosa, ma senza grandi conseguenze. Un po' di sangue che scompariva in mare senza lasciare traccia. Lo afferrai per il collo, tenendolo lontano dalla mano che stringeva le ali ed iniziai a nuotare a rana con le sole gambe. In un attimo fui alla barca.

Ora si presentava un problema: come salire a bordo senza mollarlo?

Dovevo usare le mani, ed allora sarebbe nuovamente scappato.

Mi venne in aiuto Massimo, che aveva capito tutto.

« Passamelo, lo tengo io intanto che sali. Tienigli chiuso il becco... »

A bordo ebbi la netta sensazione che potevo risolvere il problema, ma ancora non sapevo come. Provammo di tutto, infilando le dita in gola in cerca dell'amo, usando gli slamatori più lunghi che avevamo, quelli per i pesci grossi...ma l'amo era lontano, laggiù nello stomaco, inarrivabile.

Il povero gabbiano era terrorizzato e sofferente. Mi guardava con gli occhi sbarrati, ci vedevo perfino un po' di odio nei miei confronti, ed ammisi che non aveva tutti i torti.

Ci guardavamo tutti con la stessa rassegnazione, e la frase fu un lamento unico, pronunciata all'unisono:

« Non c'è niente da fare...dobbiamo tagliare. Almeno non gli resteranno venti metri di filo penzoloni, per quel che vale... »

Presi le forbici, e in quel preciso istante Franca disse la frase che lo salverà:

« In sala operatoria lo intuberemmo... »

Ecco l'idea brillante: spingere un tubo in gomma dentro lo stomaco provando a liberare l'amo, con il minor danno possibile. Mi venne in mente che avevo un piccolo tubo di scorta a bordo, una cannetta per la benzina, di quelle trasparenti e non troppo grosse, flessibile ma anche resistente. Tagliai il filo e lo feci passare nel tubicino, poi iniziammo a calarlo nello stomaco spingendo verso il basso mentre uno di noi teneva il filo teso. Eravamo in tre per fare quell'operazione, e dopo alcuni tentativi accadde il miracolo. Il gabbiano sputò fuori il grosso amo al quale era ancora attaccata la grossa sardina.

E' salvo, gridai con una felicità che mi scoppiava nel petto. Era un urlo al cielo, e anche ai gabbiani che in alto, sopra di noi, gridavano disperati.

Finalmente potevo liberarlo... Prima di lanciarlo in volo, commisi l'ultimo errore...lo presi per le due ali e lui si rivoltò, beccandomi ripetutamente una mano e poi l'altra...ma fu questione di attimi...lo lanciai in cielo e con il suo volo era come se nascesse una creatura dalla terra per andare a popolare il cielo azzurro.

Volteggiò arrabbiatissimo sopra di noi e poi scomparve con tutta la ciurma di gabbiani, che avevano cambiato verso. Non gridavano più, sembravano gorgheggiare di gioia, la mia stessa gioia.

 

ritratto di Mauro Banfi

Un racconto/contributo iconico per me veramente emozionante Jazz

e per due validi motivi; innanzitutto per il valore della presentazione biologica e della drammatica situazione nell'interazione uomo/animale, che purtroppo non si discosta da quella di tante altre specie, come gli animali della mia pianura padana, in costante calo da molti anni; a mio avviso, le parole e gli studi non servono quasi più a niente, se non a propagandare visioni corrette, olistiche ed ecosistemiche; bisogna fare un piccolo gesto concreto quotidiano per ritornare a rispettare la natura e sopratutto bisogna avversare l'ignoranza tronfia di sè, quella che ha portato all'elezione dell'ecodistruttore per eccelenza, Donald Trump.
In ambito scientifico e naturalistico non c'è peggior ignorante di chi non si accorge di esserlo: se si lavora in una squadra composta di biologi, faunisti, entomologi, fisici ecc ecc - come faccio io -, porti le tue conoscenze al gruppo ma ti senti costantemente "ignorante" rispetto a tanti aspetti che piano piano assorbi, e sai che non potrai mai essere "saputo" o "arrivato", e questa è vera umiltà, imparare dalle esperienze e dalle conoscenze degli altri e dalla varietà della biodiversità che ogni giorno diviene, e non fare i fantozzi per avere un applauso in più e una coccola o un boccone in più.

C'è poi il valore letterario di questa tua prosa naturalistica d'alta qualità - mi ha ricordato cose altissime come "Il peso della farfalla" di Erri De Luca, capolavoro italiano del genere e "Il richiamo della foresta" di Jack London, e ti rendo un onore altissimo perchè, figurati, è il libro con cui ho chiesto che, un giorno, spero lontanissimo, le mie ceneri riposino.
Ho letto anche tutti gli altri tuoi racconti del genere e più li leggo più mi convinco che dovresti farne un libro.
Mi emoziona il tuo scrivere natura anche per un motivo personale; sto lentamente evolvendo dalla letteratura fantastica a quella naturalistica, anche se in me i due registri sono sempre intrecciati per complessi motivi che esulano da questo blog.
Una volta hai detto che forse questo non è il sito adatto per la tua prosa - non so se ti riferivi ai racconti naturalistici, nel caso chiedo venia - riprendo la tua affermazione per parlarti di un cruccio mio, non se se questo MEDIUM, la Rete, il Web - e non tanto Neteditor che è solo un filo del Global Web - è lo strumento adatto per raccontare la natura e la vita integralmente terrestre e per trasmettere alle altre persone la mia difesa della gioia e il coraggio di vivereuna vita antimetafisica, antipessimistica e antinichilista.
Certi giorni mi sembra che il Web sia l'esatto contrario di tutto ciò, e sopratutto per la terribile indifferenza nichilistica che corrode ogni bella vitalità e ogni costruttiva e assertiva creatività.
La Rete divora la freschezza della vita interiore delle persone e in questo senso è totale antinatura.
E pertanto nel leggere e nel percepire quanta bellezza trasmetti mi specchio e medito sulla strada da prendere per lottare per la vita adesso, ora e qui.
Grazie per aver interpretato questo blog nel pieno del suo spirito.

Abbi gioia
 

ritratto di Jazz Writer

Grazie Mauro

mi ha fatto tanto piacere questo tuo bel commento. Racconti sulla natura ne ho parecchi, in particolare sugli animali marini. hai ragione, su Neteditor nutrivo dei dubbi, ma non sul valore del sito; mi chiedevo solo quale genere di racconti potesse interessare, ed allora ho postato un po' di tutto. prima o poi mi metterò a scrivere degli animali del mare, un'esperienza che ha più di 50 anni di vita e che potrebbe davvero interessare.

Sono dalla tua parte su tutto...in particolare faccio mia questa tua frase, assolutamente fondamentale: Bisogna trasmettere alle persone il coraggio di vivere una vita antimetafisica, antipessimistica e antinichilista. Sono con te...quindi ti rimando la tua frase mitica: Abbi gioia.