Il fantomatico sogno Americano

ritratto di Jazz Writer

Legalità e carcerati del mio paese... confronto con l'America

 

 

Chi, come me, abita in un paese di medie dimensioni, diciamo tra i dieci e i ventimila abitanti, potrà capire meglio e verificare di persona quello che voglio dire in queste mie considerazioni di carattere sociale.

Infatti le persone che vivono in piccoli centri urbani si conoscono, bene o male, tutte.

Io ho un po' perso il controllo, diciamo così, degli abitanti del mio paese, per il fatto che negli ultimi anni è arrivata gente nata in altre città italiane ed anche un certo numero di stranieri.

E poi io ho girato il mondo e son stato via parecchio dalla mia terra, ragione per cui non posso dire di conoscere proprio tutti.

Tuttavia ne conosco troppo bene la storia, di questo mio paese, per potermi sbagliare in merito al livello di legalità delle famiglie che ci vivono.

Diciamo che fino a trenta e passa anni fa, a fronte dei diecimila abitanti che vivevano regolarmente liberi nelle loro case,due erano mediamente i rinchiusi nelle patrie galere. Credo di non sbagliare se dico che, nello stesso periodo di tempo, non ci sono mai stati più di tre reclusi.

Uno di loro era quasi fisso in galera. Io lo ricordo molto bene perché da ragazzino tentai pure di difenderlo dall'arresto che i Carabinieri della vicina stazione stavano eseguendo nei suoi confronti.

L'episodio si verificò davanti a casa. Avevo poco più di dieci anni.

Questo Fonci, un soprannome che gli era stato appioppato non so come, ma comunque legato alla sua predilezione per i funghi, era un povero e timido ladro di polli.

Il vero ladro d'onore, l'Arsenio Lupin delle cascine della Valverde. Niente violenza o scasso, solo appropriazioni indebite di animali da cortile o altre cose da mangiare incustodite, come i prodotti dell'orto o qualche borsa della spesa agganciata ad una bicicletta parcheggiata col pedale sul marciapiede.

Qualche piccola truffa, sempre per mangiare, come quella volta che fece recapitare presso la villa di agiati signori di città alcuni polli arrosto ed altri prodotti di una nota rosticceria, nella quale lavorava pure una nipote.

Va da sé che ad attendere le cibarie davanti al portone d'ingresso della villa c'era il maggiordomo Fonci, vestito di tutto punto con tanto di livrea, rimediata sempre nel solito giro di piccoli “ fai da te “ del crimine.

Il fattorino non ebbe alcun dubbio e consegnò la merce in estrema fiducia, come giusto.

 

Quel giorno dell'arresto invece lo fermarono in centro al paese due carabinieri che io, a quell'età, vidi, o immaginai, giganteschi.

Fonci, pur vecchio e malandato, si ribellò all'arresto buttandosi per terra. Allora, visto che il soggetto era piccolo e minuto, forse più di me , lo sollevarono di peso dopo averlo ammanettato.

Lo tenevano per le ascelle mentre lui muoveva istericamente le gambe,scalciando come un bambino capriccioso. La camionetta era parcheggiata li vicino, nella piazza del comune.

Quando il terzetto passò sotto la tenda della Forneria Arici, di fronte a casa mia, Fonci si aggrappò, con un balzo, all'asta di ferro che sorreggeva la tenda.

Fu un gesto anche atletico, se così si può dire di un atto disperato, che letteralmente mi scioccò. La paura della prigione la potevi cogliere in ogni muscolo del suo corpo che si ribellava all'ennesimo arresto.

Poiché i carabinieri lo strattonavano e lui stava perdendo la presa, allora si attaccò ai bordi delle stessa tenda con la bocca, serrandola stretta fra i denti. Le mani sulla sbarra, i denti che stringevano la stoffa come se fosse un grosso panino. Il tutto eseguito con una smorfia di dolore e di rabbia.

Al primo deciso strattone dei Carabinieri il povero ladro di polli, che aveva una certa età ed i denti mal messi, perse un incisivo mentre l'altro rimase traballante fra le gengive sanguinanti. La mobilità di quel dente dava il senso della precarietà della vita del pover'uomo.

Ciò nonostante resisteva con disperazione e con la bocca serrata stava strappando dei lembi di tessuto, rischiando di perdere anche altri denti.

Istintivamente attraversai di corsa la strada gridando verso i gendarmi e con l'intento di fermarli, per dare modo a Fonci di staccarsi, senza altri traumi, da quella posizione pericolosa nella quale si era venuto a trovare, spinto dalla paura e dalla disperazione.

Si capiva dai suoi occhi stanchi e scavati che la prigione lo aveva già fatto soffrire parecchio.

Ricordo ancora il suo sguardo che mi fissava con triste angoscia mentre tiravo testardamente la divisa di quei tutori dell'ordine che lo stavano arrestando. Colsi una specie di ringraziamento, o forse un'amara implorazione, in quegli occhi.

Lo obbligarono a staccarsi con pugni in testa e schiaffi pesanti sulla faccia che era ormai una specie di maschera mentre io, convinto delle mie ragioni umane, trattenevo per i calzoni quello più grosso che lo tirava con maggior forza.

Tornando ai nostri giorni diciamo che la media dei reclusi del paese si è un pochino alzata. Infatti mi risulta che ci siano cinque persone incarcerate a fronte di dodicimila abitanti; quattro su diecimila,quindi.

Provate pure voi a fare una stima di questo tipo e vedrete che, anche nei centri dove la delinquenza e l'illegalità è molto alta, non ci saranno sicuramente più di quindici o venti persone recluse, per ogni diecimila abitanti. La media fra i due estremi farebbe: ventiquattro diviso due, cioè dodici.

Chi abita in una grande città ovviamente non potrà fare questa statistica.

Consiglio però di provarci ugualmente prendendo come unità di paragone il proprio rione, o il quartiere, o anche la vostra via, o un gruppo di vie attigue.

Ecco, se siete arrivati a centoventi persone arrestate , anzi recluse, per ogni diecimila abitanti allora vuol dire che state vivendo in un posto dove il livello di legalità è quello medio degli Stati Uniti d'America.

Va detto, per inciso, che 120 reclusi per ogni diecimila abitanti è un record, per le nazioni democratiche occidentali e non.

A me la cosa ha fatto una certa impressione...e a voi?

Vorrebbe dire che chi vive in una città di centomila abitanti, milleduecento sono reclusi o, per esempio, chi vive a Roma o Milano vedrebbe reclusi ben ventiquattro mila soggetti.

Impressionante, per una nazione come l'America, che si ostina a voler esportare forme di democrazia e del buon vivere improntato a sani principi. O no?

 

Un altro dato che può chiarire è quello del numero di omicidi annuo per ogni centomila abitanti.

New Orleans è la terza in graduatoria con novantacinque omicidi all'anno, per ogni centomila abitanti.

Se il mio paese avesse questa frequenza di omicidi vorrebbe dire che ogni anno almeno dodici persone risulterebbero morte ammazzate.

Invece negli ultimi trentotto anni è stata ammazzata soltanto una vecchia signora,non sposata e che viveva sola, insieme ad una sorella. Il colpevole non fu mai trovato ed ancora oggi la gente ricorda quel fatto con un sentimento di incredulo stupore.

Una ferita non più rimarginata, come uno sfregio, un vulnus, a tutta la memoria storica della cittadinanza. Prima di allora mai nessuno era morto ammazzato.

Un omicidio in trentotto anni, nel mio paese...a New Orleans, per lo stesso numero di abitanti, sarebbero stati quattrocentocinquantasei. Capite, quattrocentocinquantasei!

Quanti di costoro sarebbero miei parenti, o fratelli, o amici?... tantissimi, io conosco tutti, bene o male. Mi vengono i brividi solo al pensiero che quasi cinquecento persone che conosco sono morte ammazzate in metà della mia vita. Se poi raddoppiassi gli anni... no, non posso pensarci.

Caro caro borgo natio, “dolce paese onde portai conforme l'abito fiero e lo sdegnoso canto“.

E dire che da bambino sognavo le grandi metropoli e l'America del famoso, quanto fantomatico, sogno!

 

 

 

 

 

 

Questo testo è protetto contro il plagio. Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito e/o pubblicazione. Chi ne fa un uso improprio è soggetto alle sanzioni di legge.

Gradimento

ritratto di Max

Rimane un sogno ad occhi aperti per molti,

anzi, per gli stessi abitanti degli Stati Uniti. Cultura della violenza: la violenza esaltata a valore fondante della tradizione nordamericana, e la possibilità di accedere al mercato delle armi, favorisce e moltiplica l'esplosione della violenza diretta. E pensare che le pene carcerarie di questo Paese sono molto più lunghe di qualsiasi altro; e che le Leggi, per altro, adottate a partire dagli anni 80' per garantire più severità contro la criminalità, hanno finito per riempire le prigioni federali e statali di delinquenti in maggioranza non violenti. Un Paese dove tutto costa, tranne forse l'abbigliamento e di certo la benzina; e dove il Welfare non è più un diritto da anni. Precarietà e cultura per certi versi inacessibile fanno il resto. 

Meglio abitare in un piccolo centro, magari in Italia e con un Fonci (simpatico l'aneddoto) in giro per la piazza del paese. A proposito, anch'io abito in un posto vivibile...per adesso.

Ciao Jazz

ritratto di Jazz Writer

Max, hai fatto una sintesi

perfetta di quel che volevo dire, solo che io ho preso un giro largo e per non sembrare troppo di parte ho usato dati statistici. ma vuoi ridere in tutto questo contesto?...dai, prendiamola sul ridanciano... quei cinquecento morti avrebbero fatto la mia fortuna....ahahahah...perché? la mia famiglia lavora il marmo in tutte le sue forme, e tra le varie cose ci occupiamo anche di arte funeraria. le lapidi che vedi nella foto ( cippi) sono nostre....ahahahah... ma ci pensi, 500 amici e parenti, o comunque conoscenti, morti ammazzati. magari io per primo...nono, caro e bello il mio paesello collinare, in quella Valverde che amo anche se poi il mio secondo amore è diventata l'isola d'Elba. Ciaociao... stammi bene e rimani dove sei, è meglio.