Lei , la sirena

ritratto di Lunadimezzanotte

Ore 6:15. Il cielo si tinge di rosa. E’ l’aurora. Come un orologio svizzero il suo corpo rintocca in ogni palpito. La mente le dice di svegliarsi, gli occhi si aprono e mettono a fuoco ciò che viene illuminato. Il tiepido raggio di luce  prepotentemente  penetra dall’anta, in legno di ginepro, della sua camera da letto. Stiracchiando braccia e gambe si gira su di un fianco , in attesa. Zagor con passo felino abbandona la cuccia e si dirige da lei poi incomincia ad appallottolarsi su se stesso , formando una spirale con la testa e la coda. E’ lì che le sue mani  devono intervenire delicatamente, con un solletico leggero ma prolungato. Lui, in segno di ringraziamento e appagato dal piacere, si stiracchia e ulula come un cucciolo di lupo. Lei si alza, si dirige verso il bagno, si guarda allo specchio e come al solito non si trova per nulla bella. Ossuta, sempre troppo ossuta. Spalle piccole, seno quasi inesistente, sterno in rilievo. Neanche le sfiora l’idea di rifarsi :le mani di un chirurgo estetico non la sfioreranno mai, neppure per sbaglio. Madre natura questo le ha dato e questo si tiene. Si sciacqua il viso, si rinfresca lasciando scivolare lungo il collo gentile e affusolato,  gocce di profumo dall’inebriante ricordo. Farenheit:l’odore di lui sulla pelle. Indossati i soliti pantaloncini stile hawaiano e la canotta giallo fosforescente, afferra il guinzaglio e apre la porta. Zagor fulmineo sguscia ,attraversandole le gambe, e si fionda nel giardino. Rapida corsa di controllo e  il suo territorio è marchiato. E’ a quel punto che si dirige verso il cancello in metallo attendendo che la padrona si rechi da lui dopo aver calzato le immancabili scarpe da running. Sono pronti entrambi. Zagor, libero di correre per le campagne alla ricerca di odori  conosciuti e inattesi , lei di passeggiare attraverso i meandri dei suoi pensieri. La spiaggia è una vera meraviglia. Deserto all’orizzonte per chilometri. Nessun rumore antropico, solo il suono della natura riecheggia. Gli aghi dei pini marittimi si muovono sulle note del vento, il gracchio della ghiandaia le ricorda quanto sia intrusa abusiva in un territorio privato. Un piccolo di falco perlustra la pineta in cerca della colazione e tra i rami semi nascosto lo sguardo di lei incrocia un esemplare raro da incontrare ma non così inusuale. L’upupa, appisolata su un ramoscello, si lascia ammirare  sicura della sua naturale bellezza. Il suo piumaggio è inconfondibile. Le strisce orizzontali bianche e nere nella parte del petto la fanno assomigliare ad una zebra geneticamente modificata ma il ciuffo erettile sul capo, di colore nero, la rende inimitabile. E’ proprio lei. Non vola, sicura della sua posizione ma, con lo sguardo, li segue attentamente. Zagor continua nella sua corsa mentre lei ,distratta,osserva il mare. Impercettibile è il rumore delle onde. Nuvole basse, cariche di umidità , sono sospese all’orizzonte da fili invisibili di aria. Il mare è una tavola piatta. Solo le piccole onde che baciano la battigia , venendo respinte dalla forza gravitazionale , le ricordano che quello che i suoi occhi stanno ammirando è il mare. Un’infinita distesa d’acqua salata appare immobile e cristallina come l’acqua dolce della piscina , ricordo dei suoi estenuanti allenamenti.
Ore 7:45  il sole, all’orizzonte, è già abbastanza alto e i colori pastello caldi sulle tonalità del rosa e dell’arancio sono svaniti come se un colpo di pennello ,per dispetto,li avesse cancellati, preferendo i toni più freddi dell’azzurro e del turchese. Non può resistere. Rientra   , si spoglia e indossa il costume. Come una ladra in casa propria, senza fare rumore , chiude la porta della camera delle sue ragazze. Dà la colazione a Zagor che impazientemente la segue in ogni dove e poi ,furtivamente, chiude dietro di sé la porta d’ingresso. A piedi nudi nel prato oltrepassa la pineta e in tre minuti i suoi piedi possono toccare la sabbia. Il mare lo merita. Lo stupore  è indescrivibile. In un silenzio ovattato , protetto da un orizzonte quasi invisibile, madre Natura la chiama. Tre passi lenti ed è in acqua,immersa fino alla vita . Tuffo, direzione ? Nessuna . L’acqua è doccia fredda Rigenera., ritempra. Bastano poche centinaia di metri per giungere fino alla punta. Il fondale è nitido. Saraghi, murene e stelle marine le regalano la sensazione di essere sirena evanescente. Tutto è perfetto. E’ sintonia perfetta tra acqua e l’aria. Il cielo si illumina e l’acqua si tinge del suo riflesso. Inabissandosi in modo sinuoso, tocca il fondale e  riemerge con delicatezza. In posizione dorsale , cullata dall’impercettibile moto ondoso , mollemente si lascia rapire dall’infinito che la sovrasta.  Il suo obiettivo: raggiungere i tre alberi. Tra andata e ritorno quasi due chilometri. Ad occhi chiusi prima dell'incidente.  Con gli occhi della determinazione dopo .Poco importa . In acqua diventa fragile farfalla dalle ali d’acciaio. E’ sola. Nessuno intorno. La riva è abbastanza lontana. Un pensiero le passa per la testa . E’ voglia di libertà, di assaporare il gusto della semplicità. Di provare o forse ricordare le emozioni di figlia nella pancia di sua mamma. L’acqua la seduce. Mani di velluto. Non può resistere. Si sfila il reggiseno e di sfuggita vede i suoi capezzoli diventare più turgidi. Se ne compiace, paragonandoli a due piccole coppe di champagne. Beh, non esageriamo! Due tazzine di caffè, americano. Respira profondamente e maliziosamente sorride. Un controllo fugace con lo sguardo e voilà .. anche il pezzo di sotto se ne è andato. Meraviglia. L’acqua lambisce il suo interno coscia, provocandole un brivido. E’ piacere. E’ un piacere intimo e profondo. Fisico e mentale. Nella sua apparente solitudine ritrova la libertà. Inspirando a pieni polmoni alza le braccia e si lascia affondare,come Alice prima di iniziare il viaggio nel Paese delle Meraviglie. Senza fretta. Rewind : è la vita che scorre all’indietro  I suoi piedi toccano la sabbia. Incrociando le gambe si siede. Apre gli occhi e come in un film muto tutto è silenzio. Sono attimi ma sono tutti per sé. Svuotando lentamente i polmoni e pinneggiando con l’eleganza che da sempre la caratterizza ,anche nel suo modo di camminare distrattamente tra la folla , con calma riemerge. Ancora qualche metro per vivere una favola . La sua.

 

 

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Il modo in cui scrivi mi

Il modo in cui scrivi mi rapisce. Per un momento ho creduto di essere io la protagonista, mi piace davvero molto il tuo lavoro. Mi sono sentita in dovere di dirtelo.

ritratto di Lunadimezzanotte

Ti ringrazio moltissimo.Ne

Ti ringrazio moltissimo.Ne sono davvero felice. Essere rapite dalle parole e farle proprie permette di riconoscersi e guardarsi dentro.

Amo la lettura e finisco sempre un libro anche quando non mi piace , ma alcune pagine le sento cucite sulla pelle . Ed è da brivido.