Figli del tempo - Capitolo 23: Aiuto

ritratto di samvise85

Lokas sedeva di fianco all'autista dell'ultimo SUV della carovana. Con lui la maggior parte della sua squadra, gli ultimi cinque erano in una berlina bordeaux davanti a loro.
Erano in silenzio da quando erano partiti. I finestrini giù per sentire i rumori della notte e sopravvivere al caldo delle armature in kevlar. Gli occhi si erano ormai abituati al buio e, anzi, quando l'auto davanti a loro frenava la luce degli stop li accecava.
In auto con lui c'erano i suoi fidati. I nomi in codice, per una fissa che gli aveva messo in testa Makor, erano le lettere dell'areonautica: Alfa, Bravo, Charlie eccetera. C'erano però due persone in più rispetto alla sua solita squadra: i nomi in codice erano Papa e Oscar, i nomi reali Polok e Ogre.
Prima, durante quella lenta giornata, Ogre si era staccato dagli altri nella sala della meditazione e aveva cercato Lokas, trovandolo nella sua stanza intento a provare la sua armatura.
"È un bel giocattolo o quello! Lo fanno anche della mia misura?" La porta era aperta ed entrò nella stanza senza chiedere permesso.
Lokas alzò lo sguardo e rise imbarazzato: "A quanto pare lo fanno solo della tua misura", lasciò l'armatura e questa gli rovinò addossò con la corazza toracica che gli arrivava a metà coscia.
"Posso aiutarti? Credo che ci sia un laccio là dietro per accorciare le spalline".
Lokas fece spallucce e allargò le braccia per lasciarlo fare.
Ogre cominciò a maneggiare lacci, stringhe di velcro e altre appendici per adattare l'armatura. Lokas si sentì sballottare per un po' finché Ogre non annunciò: "Questo è il massimo che posso fare. Le placche non si possono restringere".
Lokas provò a muoversi e sentì l'ingombrante armatura molto più comoda, quasi un guanto, si girò verso Ogre e questo commentò: "Diciamo un guanto di un paio di misure più larghe".
Scossa la testa: "Leggi nel pensiero?" Frustrato dall'averlo detto ad alta voce.
"In un'altra realtà eri stato tu a sistemare la mia. Il commento però era che il guanto fosse più piccolo", rise.
"Sul serio?" Era piuttosto incredulo, "Mi era sembrato di capire che foste tutti morti in altre realtà".
"Horus dice che continuo a viaggiare fra le realtà e ne ho attraversate diverse da quando siamo sfuggiti alla morte. Solo non sono molto diverse l'una dall'altra. Allora, ce n'è una per me?" Indicò l'attrezzatura.
Lokas si appoggiò a un tavolo mentre studiava ancora la sua armatura: "Perché vuoi venire?"
"Perché è importante, perché avete bisogno di tutte le persone possibili, perché non mi sono mai interessato di nulla nella vita", si fermò un attimo ma ricominciò a parlare prima che Lokas potesse rispondere, "Perché me lo hai chiesto tu in un altra realtà e perché sono pazzo. Non avete regole sul mandare pazzi in missione, giusto?"
"Di cosa stai parlando?" Lokas era sempre più confuso.
"Comma 22? No?" Fece spallucce, piuttosto buffo da vedere su uno della sua mole.
Lokas decise di tornare nel discorso: "Perché ti avrei chiesto di venire in missione?"
Ogre chiuse gli occhi per qualche secondo e cominciò a descrivere la scena: "Eravamo nell'ufficio affianco, avevate appena finito la vostra riunione e mi ci hai trascinato quando Horus ti ha detto cosa sono in grado di fare. Mi hai chiesto se fosse vero e io te ne ho dato una prova: posso concentrarmi a tal punto da percepire un'altra realtà come se fosse quella in cui mi trovo. Questo però non mi impedisce di continuare a parlare o fare altro mentre sono a questo livello di concentrazione".
"Come me lo hai dimostrato?"
Ogre aprì gli occhi e sorrise: "Abbiamo combattuto. Io te e Horus. Stavo sempre girato verso Horus ma paravo o schivavo i tuoi colpi. Nell'altra realtà ero girato al contrario".
Lokas alzò due dita: "Due domande: puoi rifarlo? E nell'altra realtà come facevi a parare i colpi di Horus?".
"No, non si può più fare, ormai l'orario è passato. Ci siamo distaccati da quelle realtà ma se, come dice Horus, sono infinite c'è sempre stata una realtà prima di quella in cui facevo l'operazione opposta".
"Ok ok!" Alzò la mano per fermarlo mentre si portava l'altra alla fronte, "Sta diventando troppo matematica questa cosa. In un'altra realtà ero fissato con la matematica, qua mi fido. Puoi venire. Ti farò avere l'attrezzatura ma voglio che tu non dica niente a nessuno. Gli altri non lo accetterebbero".
Ogre annuì e si congedò: "Grazie!"
Lokas guardò il gigante uscire dalla stanza preoccupato di alcune cose: avrebbe trovato dell'attrezzatura per lui? Sarebbe riuscito a portarlo senza che gli altri se ne accorgessero? E sarebbe riuscito a portarlo con sé fino alla fine?

 

Questo testo è protetto contro il plagio. Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito e/o pubblicazione. Chi ne fa un uso improprio è soggetto alle sanzioni di legge.

Gradimento