SUPPLEMENTO DI INCHIESTA

ritratto di ROBBY

Gerusalemme 12 Nisan 3790  ( Pr. KAL. Maias DCCCLXXXIII a.U.c.) 
Abitazione del Sommo Sacerdote Bar Kayafa

Bar Kayafa, il Sommo Sacerdote di Israele, sta pranzando nella sua casa con suo suocero e predecessore Anano Ben Seth, discutendo  i preparativi per il prossimo festeggiamento della Pesach.

Secondo te, figlio mio, quanti agnelli e colombe dovremmo predisporre al Tempio, per accontentare le necessità dei sacrfici dei fedeli?”
“Caro suocero, quest’anno c’è una grande affluenza di genti da tutta la Palestina, qui in Gerusalemme; ma non è questo che mi preoccupa, ma piuttosto quanto pesante sarà il tributo preteso dai Romani. Come sai, quei pagani hanno una vera predilezione per l’abecula, ed in città è già arrivato da Cesarea il governatore Pilato, con mezza legione. Se ne stanno nella fortezza Antonia, pronti, con la scusa di evitare moti sediziosi, a instaurare una specie di legge marziale e a requisire tutto quello che gli farà comodo…”.

In quel momento, inaspettato e piuttosto trafelato, nella sala del convivio entra il capo delle guardie del Tempio.
 "Shalom aleikem, Kohen Gadol. Perdonami se mi permetto d’interrompere il tuo pranzo, una questione urgente ha bisogno della tua attenzione.”

“Aleikem shalom a te, Cohanim. Cosa può essere così urgente da disturbarci nella mia casa, mentre mangio in compagnia del mio amato suocero, discutendo di gravi problemi? Forse che Yahweh, nella sua infinita potenza, ha finalmente scaraventato nella Gehinnom gli impuri goyim Romani che opprimono il popolo eletto?”
"Magari fosse così! Ma tuttavia la cosa riveste comunque una certa importanza. E’ venuto a cercarmi al Tempio un certo Yehudah Ben Shimon, che afferma di essere un seguace di quel Yehosua Ben Yosef di Natzeret che va sobillando le genti di HaGalil."Dice di avere notizie che potrebbero interessarti, e che ha anche una proposta da farti, che secondo lui non potrai rifiutare. Ho ritenuto che fosse il caso di condurlo subito da te,   ed è qui fuori che attende di essere ricevuto, se tu vorrai.”
“Già, come se non  bastassero i Romani, a preoccuparmi, ci si mette pure quel Yehosua. E’ stato accolto dalla popolazione con grandi feste, come se fosse un nuovo Neviim, e nemmeno arrivato in città si è subito recato al Tempio, a fare una piazzata e a rovesciare i banchi di quegli onesti cambiavalute e dei venditori di colombe! E gridava come un ossesso  che quella era Beiti, ed intendeva letteralmente “la mia casa” e non quella di Adonai! Non gli bastava averci fatto perdere i soldi delle tasse che quei benemeriti commercianti ci dovevano versare? Cosa mai potrà volermi dire, un seguace di quel pazzo visionario?”
“L’ho un po’ sondato, e mi pare di aver capito che non è più molto convinto che quel  Yehosua sia un vero Rabbi”
“Se è così, ciò è piuttosto interessante. Bene, introducilo pure alla nostra presenza, ma rimani presente e vigila,  che non sia un trucco per attentare alle nostre vite.” 

Nella sala entra un giovane che subito si prostra  ai piedi del Sommo Sacerdote, e dalla sua postura prona  lo saluta con la formula di rito, per poi tacere in attesa che parli Kayafa.

"Allora, Jehuda Ben Shimon, cosa devi dirmi di quel Yehosua che tanto ci ha offeso? Se sei venuto per discolparlo e per discolpare voi, suoi accoliti, di non avergli impedito di turbare il sacro tempo della Pesach, sappi che abbiamo intenzione di arrestarlo".
"Kohen Gadol, confesso di essere un discepolo di Yehosua, anzi addirittura uno dei dodici a lui più vicini. Mi sono unito a lui perché avevo creduto che   fosse veramente il Mashiach promesso dalla Torah, quello che ci avrebbe finalmente liberato dal giogo dei goyim Romani, ma purtroppo ho dovuto ricredermi.  Mai una sola volta abbiamo sentito una sua parola che alludesse alla nostra riscossa,anzi, quando gli abbiamo chiesto se era giusto pagare le tasse ai Romani, per tutta risposta, mostrando l'effige di Cesare su una moneta, ci ha detto di dare a Cesare  quel che era di Cesare! E poi, appena tre  giorni fa, il nove, a Betania, quando una donna gli ha versato un'intera libbra di olio profumato sui piedi, e poi gleli ha asciugati con i capelli, l'ha lasciata fare. e alle mie rimostranze per quello spreco di trecento denari, ha detto che era stata una cosa bella, megli che vendere 'l'olio per donarne il ricavato ai poveri!"
"Capisco la tua indignazione e la condivido, ma quello che ha fatto al Tempio è stato molto più grave: chiamare Beiti la casa di Adonai!"
"E perché non avrebbe dovuto, visto che ha sempre affermato di essere   il figlio di Adonai?"

I due sacerdoti scattano  in piedi all'unisono,  come sospinti da molle, il vecchio Anino si accascia subito dopo, quasi tramortito dall'enormità di quella notizia, e Kayafa, non appena riesce a smettere di boccheggiare, urla con tutta la voce che ha:

"Blasfemia, blafemia, orrore...sacrilegio, la pggiore bestemmia che si possa pronunciare, a morte a morte!"

Due guardie del Tempio, allarmate dalle grida, entrano trafelate nella sala, ma vengono subito tranquillizzate da un gesto del loro comandante, che ha assistito silenzioso e vigile a tutta la scena, e che quindi interviene:

"Kohen Gadol, provvederò subito a mandare degli uomini ad arrestare il bestemmiatore e consegnarlo al tribunale del Gran Sinedrio."

Ma il Sacerote, che sembra aver superato lo shock, gli dice:

"Bisogna andarci con cautela: i suoi tanti seguaci, entrati in città con lui, potrebbero cercare di difenderlo; ne nascerebbe un tumulto, e ai maledetti Romani non sembrerà vero intervenire e approfittarne per nuove vessazioni: sappiamo quanto sia duro e perfido Pilatus, che Yahweh piossa sprofondarlo nella Gehinnom!"
"Se posso permettermi..." interviene timidamente Yehudah "conoscerei un modo per poterlo arrestare senza che nessuno venga a saperlo, se non  i pochissimi suoi più prossimi, non più di una dozzina.."
"Magnifico, ma come?"
"Dopo il seder, la sera del quattordici, che consumeremo noi suoi più intimi, ci ritireremo a pregare in un orto, il Getsemani, sul Monte degli Ulivi, e lì le tue guardie potranno arrestarlo senza alcun timore che qualcun altro possa intervenire."
"Mi sembra un ottimo piano, ma come potrebbero le mie guardie riconoscerlo, nel buio pesto della notte?"
"Mi rivelerò al tuo comandante, che mi conosce, ed io gli indicherò Yehosua: sarà la persona alla quale mi avvicinerò e la bacerò."
"Perfetto, si farà così, hai capito bene, Cohanim?"
"Si, ai tuoi ordini,  Kohen Gadol!"
"Allora, Yehudah Ben Shimon, puoi ritirarti, e non rimangiarti la tua promessa."
"Non lo farò, stai sicuro, Kohen Gadol!  Ma c'é un piccolo particolare che ancora andrebbe definito: vedi, io sono il tesoriere e l'amministratore del gruppo, ricevo le offerte e le gestisco. Come ben saprai, con la tua sapienza, chi amministra, come si dice, amminestra, ed io, nel mio piccolo un po' lo faccio.  Dopo il quattordici notte il gruppo si disperderà, senza più Mashiach a guidarlo non avrà piu ragione di esistere,   non ci saranno più offerte da amministrare....."
"Basta così, ho capito. Aspetta  fuori, che intanto darò al Cohanim uno scritto per il tesoriere del Tempio che l'autorizzi a pagarti, per servizi ricevuti, trenta dedari d'argento. Va bene?"
"Grazie, santissimo Kohen Gadol, ma questa non è una ricompensa, è solo un indennizzo, la vera ricompensa è l'aver smascherato un bestemmiatore ed un falso Mashiach."

Dopo che Yehudah è uscito, Kayafa fa avvicinare il comandante delle guerdie, e gki dice a bassa voce:

"Dopo che quel Yeh0sua sarà processato e giustamente punito, fa in modo che questo Yehudah non possa raccontare a nessuno del nostro accordo. Chi tradisce una volta può farlo ancora."   

Cesarea Marittima  (D. Mer. xxvi Maius DCCLXXXV a.U.c.)
Residenza del Governatore Pontius Pilatus  

“Ave, Pilatus, io, Titus Valerius Taurus, ti ringrazio del cortese invito alla tua mensa.
Come già saprai, sono stato inviato da Tiberio Cesare ad indagare su alcuni fatti, apparentemente prodigiosi, che sembrerebbero avvenuti un paio d’anni fa a Gerusalemme, nel periodo di quella festa che qui chiamano Pesach. Ti ricorderai sicuramente che comminasti, su richiesta del Sinedrio, una condanna a morte”
“Mio caro Taurus, era ora che ti presentassi da me. Naturalmente sapevo tutto quello che ti concerneva e che hai fatto qui in Giudea: ho amici fidati a Roma e buoni occhi ed orecchi qui. Naturalmente non me la prendo certo per l’apparente mancanza di riguardo nei miei confronti, so che l’imperatore ti ha affidato una missione segreta e gli ordini di Cesare non si discutono, e nemmeno i suoi desideri, per quanto bizzarri possano essere.
Per venire alla questione che mi poni, certo che ricordo bene. Come sai, i tribunali provinciali non sono autorizzati ad eseguire le condanne  a morte che eventualmente deliberano, e la loro esecuzione resta prerogativa, almeno nelle province imperiali, dell’imperium che il  legatus esercita per nome e per conto dell’imperatore. Quindi, in questa provincia, sempre riluttante ad adottare la legge romana e percorsa da ricorrenti moti di rivolta, di condanne a morte ne ho dovute ordinare parecchie. Ma quella in particolare la ricordo perché quel poveretto che fui costretto a far crocefiggere non era né un criminale né un ribelle: era solo un esaltato che si riteneva, non so per quale assurdo motivo, il re dei Giudei. Ti dirò di più: durante la Pesach è consuetudine locale, liberare un condannato ed io avrei voluto mandare libero, quel povero allucinato, e lo proposi in alternativa ad un sicuro criminale e caporione di quella setta rivoluzionaria che si autodefiniscono Zeloti, un certo Bar..Bar.. ah, sì, Bar Abba – nome assurdo, non significa altro che figlio del padre, e ciascuno di noi potrebbe chiamarsi così, ma tant’è, sono piuttosto strani questi Giudei – ma quella piccola folla alla quale proposi lo scambio si rifiutò di accettarlo. A ripensarci avrei dovuto arrestarli tutti, probabilmente erano tutti Zeloti. Ma comunque, se possibile, finché gli interessi di Roma e dei Romani non sono toccati, preferisco non immischiarmi troppo nelle beghe dei locali.
Ma perché Cesare si preoccupa di una minuzia tale, al punto di scomodare un valoroso comandante di legione quale tu sei, ed inviarlo a fare il poliziotto? E’ forse vero, ma io non voglio crederlo, che la sua ragione comincia un po’ a declinare?”
“Mio caro Pilatus, non spetta a noi farsi domande sui desideri di Cesare, ci spetta solo esaudirli, anche se bislacchi, come dici tu. Comunque, visto che siamo tra noi, ti confiderò che a Roma sono giunte voci che quell’esaltato sia risorto. Ne sai nulla tu?”
“Ah, ah, ah, certo che questa favola mi è nota! Ma ti assicuro che nessuno è mai risorto o risorgerà dopo aver provato il trattamento che la soldataglia, annoiata dalla vita di guarnigione, si diverte ad aggiungere alla condanna pura e semplice. Certo che la voce corre e si diffonde, e sono i suoi amici, quelli che hanno sottratto il cadavere dal sepolcro, che continuano a propalarla, chissà per quale loro losco disegno:”
“Ma non avevi ordinato, come di consueto, una vigilanza armata? Potrei parlare con i soldati che erano di guardia, ammesso che ti ricordi chi fossero?”
“Mio caro Taurus, bisognerebbe che anche loro due fossero capaci di risorgere, ah, ah ah. Dissero che i loro occhi si erano prodigiosamente offuscati e di  non aver visto nulla, ma in realtà si erano ubriacati e avevano dormito della grossa, forse il vino lo avevano ricevuto da quelli stessi che poi hanno rimosso il cadavere. Li ho fatti giustiziare per mancata consegna.”
“Quindi non ci sono testimoni del cosiddetto avvenuto prodigio?”
“No, credo proprio di no, tranne quelli che sono interessati a darlo come reale.”
“Come certo sai, inutile che cerchi di negarlo, ho un po' frequentato qualcuno dei suoi seguaci..."
"So bene chi hai frequentato, e da quanto mi dicono sarebbe piaciuta anche a me la stessa frequentazione, anche se non mi posso lamentare di quelle consuete, ah ah ah".

Ignorando l'interruzione, Taurus continua da dove era stato interrotto:

"Sembrerebbe che il seguace di quel Yeoshua che lo tradì sia stato ucciso a sua volta, ma i sacerdoti del Tempio affermano che si sia suicidato impiccandosi, anche se c’è chi riferisce, non certo dalla cerchia dei sacerdoti,  che più che quello di un impiccato il cadavere sembrava piuttosto quello di una persona dilaniata da una caduta in un precipizio, o, se si vuole, di un assassinio sanguinoso. Si dice pure che nessuno sceglerebbe un ramo di fico sporgente su di un precipizio per impiccarsi, oltre tutto   è anche difficoltoso da mettere in atto!. Tutto ciò può far pensare alla messa in scena di un suicidio, ma tu sai niente?” 
“Si, sono girate voci che ci fosse sotto lo zampino dei sacerdoti, ma non me ne sono curato più di tanto: che si uccidano pure tra loro, se così preferiscono. A me interessa solo che non creino disordini e che paghino regolarmente le tasse”
“Quindi, cosa posso riferire a Cesare, secondo te?”
“Che nulla avviene da queste parti che possa impensierire  e tanto meno minacciare il dominio di Roma. Digli piuttosto di preoccuparsi di quanto succede  nella Germania: dopo il massacro delle legioni di Varo non si sa più nulla di quanto accada tra quei boschi impenetrabili. Probabilmente si stanno moltiplicando come sorci ed armando fino ai denti. Quei feroci Germani, se qualche loro capo  riuscirà a riunire tutte le tribù, varcheranno i sacri confini dell’Impero, e non ci sarà più un Caio Mario o un Giulio Casare capace di fermarli. Credi a me, sono i Germani e non i Giudei l’esiziale pericolo per Roma, Se non li  sterminiamo subito, come lupi sanguinari, loro stermineranno noi e forse anche questi  pezzenti  Ebrei.!”

Cesarea Marittima (AD. xiii KAL. OCT.  DCCLXXXV a.U.c.)
Residenza del Governatore Pontius Pilatus  

"Ave, Prfectus, io, Anneus Torquatus Minus, ti porgo i miei saluti e ti comunico la volontà del nuovo Cesare, Gaius Iulius Caesar Augustus Germanicus.
Cesare ti ordina di arrestare il legatus Titus Valerius Taurus e caricarlo in catene sulla prima nave in partenza per Roma, dove sarà degradato nell'anfiteatro di Statilius Taurus, e quindi messo a morte per alto tradimento. Se non ottempererai a questo ordine, l'ira di Cesare ricadrà anche su di te:"
"Riferisci al nostro amato Cesare che di Valerius Taurus non se ne sa più niente da quando è stato qui, nel mio palazzo circa tre mesi fa. E comunque, qual'è il motivo della sua condanna, se è lecito saperlo?"
"Semplice, non aver obbedito agli ordini del Divo Tiberio Cesare, compianto zio del Cesare ora felicemente regnante. Egli è partito per la Giudea oltre un anno fa, e non è più tornato a Roma a riferire su quanto era stato inviato ad indagare. Nemmeno si è mai degnato di inviare rapporti scritti. Cesare ritiene che Valerius Taurus abbia tradito il suo mandato, qualunque esso fosse stato, entrando in combutta con quelli sui quali avrebbe dovuto assumere informazioni."
"Rassicura il nostro amato nuovo  Cesare: Valerius Turus non ha tradito, è venuto da me per riferirmi su cosa stava indagando, praticamente su nulla, se non sulla pazza idea    di Tiberio che un giustiziato su mandato del Sinedrio - la congrega dei sacerdoti di qui - fosse risorto.  Naturalmente non ha trovato nulla e quindi nulla poteva riferire né prima a Tiberio né dopo a Germanico. Poi da due mesi non se ne sa più nulla: questo è un posto pericoloso, ci sono aderenti a  molte sette che tramano contro l'imperium di Roma, e se trovano un Romano isolato non esitano a farlo fuori. Probabilmente è quello che gli è successo, e il suo cadavere, abbandonato nel desero, deve essere stato preda di  sciavalli e avvoltoi. Ma comunque meglio finito così, nell'adempimento del dovere, che esser giustiziato proprio nell'anfiteatro costruito dal suo avo."

  
 

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Gradimento

ritratto di Rubrus

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Devo dire che la categoria "fantasy" (che non amo) mi aveva un po trattenuto dal leggerlo; invece è un buon racconto fantastorico o storico, che  ricorda un po' "l'inchiesta".

ritratto di ROBBY

Caro Rubrus, non è per caso

Caro Rubrus, non è per caso che il titolo del racconto è quello che è. In effetti volevo evidenziare i dubbi che esistono sulla morte di Giuda, come risulta dalle discrepanze che esistono sull'argomento tra le varie fonti. Non ho trovato di meglio che agganciarmi al bel film di Damiani, per far emergere quei dubbi da quanto Pilato e Tauro si dicono nella loro conversazione, non troppo distante nel tempo dagli avvenimenti. Poi mi ha colpito la quasi omonimia tra il legato ed il costruttore del primo anfiteatro di Roma, che sorgeva in Campo Marzio, che andò distrutto nell'incendio di Roma del 64 dc. Mi piace costruire storie su spunti presi da altre opere (vedi La Contessa di Tripoli, partita dalla poesia di Carducci, e che riproporrò quanto prima).