Il mio amico Giulio

Il mio amico Giulio

Era facile andare d’accordo con Giulio, ma non tutti lo capivano. Io sì. Bastava sorridergli, accettare i suoi doni, tanti, infiniti cuori colorati, che disegnava in continuazione su fogli sparsi, e soprattutto sapersi fermare quando, in preda a chissà quale ispirazione divina, chiudeva gli occhi, alzava la testa e cominciava, con la mano destra, a dirigere un’invisibile orchestra, beandosi di quelle note sorde, accompagnate da una testa ciondolante e sognante.

Era il mio compagno di banco, il mio confidente ideale, il mio miglior amico.

Il suo autismo non mi disturbava, anzi: quando gli raccontavo cosa mi succedeva, alle elementari prima, alle medie poi, sapeva sorridermi e per consolarmi mi disegnava i suoi splendidi cuori.

A volte leggevo nei suoi occhi ombre di paura, ed in quei momenti mi prendeva la mano, stringendola forte tra le sue, e cominciava a dondolarsi. Solo io sapevo tranquillizzarlo, parlandogli e accarezzandogli le mani,  e dopo un po', come un atto riparatore, la sua orchestra riprendeva le note, isolandolo da tutto e da tutti.

Questo è stato l’ultimo ricordo che ho avuto di lui: finite le medie, si trasferì lontano, in un centro specializzato per l’autismo e non lo vidi più.

Né lo cercai più, a dire il vero.  Di lui mi rimase il ricordo della sua musica, che non avevo mai sentito, ma che ero sicura fosse divina. Conservavo una cartellina arancione nella mia libreria, con su scritto "Giulio": dentro vi conservavo i numerosi fogli che mi aveva regalato nel corso degli anni, fogli cosparsi di cuoricini. Mi accadeva di ripensare spesso  a tutte le volte che, nel corso della lezione, dirigeva la sua famosa orchestra, alle risate che si facevano i compagni, alla mia tenerezza nei suoi confronti, dispiaciuta che lo prendessero in giro, ma poi mi rendevo conto che anche loro gli volevano bene. Guardando meglio quei fogli, mi accorsi di qualcosa che non avevo mai notato prima: in un foglio, scritto nel giorno del mio compleanno, in ogni cuore c’era una lettera. Rimasi stupita da quella scoperta, ed immaginai che ci fosse scritto Auguri. Ma non era così. Vi erano 7 cuori, (compivo 7 anni), e mettendo insieme le lettera si leggeva “Attenta”. Ero sbalordita. Avevo ormai 24 anni, avevo riguardato più volte quei disegni ma non avevo mai notato quel messaggio. Attenta. Attenta a cosa? E perchè Giulio aveva voluto lasciarmi quell’avvertimento? Cominciai a sentirmi inquieta. Avrei voluto sapere che fine avesse fatto, ma ormai faceva parte del passato, anche se il mio affetto per lui era rimasto immutato. Avevo sentito parlare di ragazzi autistici che avevano doti particolari, capaci di varcare le soglie di quello che consideriamo paranormale e  il pensare che Giulio potesse avermi fatto una predizione mi turbava non poco. Misi da parte il foglio, evitando di pensarci. Al mio compleanno mancavano circa tre giorni, e lo attendevo con ansia perchè proprio quel giorno avevo un appuntamento in città con un’agenzia pubblicitaria, alla ricerca di una grafica. Era la mia grande occasione, se fossi stata assunta da quell’azienda avrei dato una svolta importante alla mia vita. Riposi in un angolino della mia mente il foglio di Giulio, scacciai ogni pensiero al riguardo ed uscii per fare una bella passeggiata nel bosco che circondava il mio paese. Il fatidico giorno arrivò: presi l’autobus, scesi alla stazione e con il treno arrivai fino in città. Da lì dovetti prendere un ulteriore  autobus che mi avrebbe portata a destinazione. Faceva caldo quel giorno, molto caldo, le strade erano semivuote, molti erano partiti per le vacanze, e l’afa mi accompagnava in ogni mio gesto, rendendomi insofferente. Stringevo la cartellina con i miei lavori tra le mani, seduta al posto vicino al finestrino, guardando i negozi chiusi e il calore che saliva dall’asfalto., Mancavano due fermate , separate tra loro da un incontrocio. L’autobus però non ripartiva..

“Signora, devo andare, la prego, si sbrighi!”

“IO mi devo sbrigare? Faccia qualcosa lei piuttosto, scenda, mi aiuti!!”.

Sotto la pensilina, una signora cercava invano di far salire un ragazzo sull’autobus. Lui si era impuntato, non avanzava di un passo e guardava fisso davanti a sé. Rimasi sbalordita quando mi accorsi che quel ragazzone alto e forzuto era il mio amico Giulio.

“Chiami qualcuno, faccia qualcosa!”!

“Ma insomma - protestò un passeggero, - vada via, riparta, cosa aspettiamo?”

“No, la prego, non se ne vada, devo prender quest’auto. Non potete scendere ed aiutarmi?”

Guardai meglio la donna: non era la madre di Giulio, sicuramente era una persona a cui era stato affidato, visto cheentrambi i genitori lavoravano.

Non era cambiato per niente: il volto fanciullesco, i capelli biondi a caschetto, il sorriso dolcissimo che accompagnava ogni suo gesto. Decisi di scendere e di farmi riconoscere.

“Giulio, ciao! Sono io, Lilla!”

Giulio mi guardò e mi sorrise, come solo lui sapeva fare: ero felice ed emozionata, e lo abbracciai.

“Signora, la prego, può convincerlo a salire? Io devo ripartire,mi dispiace lasciarli qua, ma ho una tabella di marcia da rispettare”.

“Giulio, vieni con me, dai, saliamo sull’autobus, vuoi?”

Giulio mi guardò sorridendo e cominciò con la mano nell’aria a dirigere la sua famosa orchestra.

“Ecco, ci mancava pure il matto! Se non riparte immediatamente chiamo i carabinieri!” urlò un donnone ansante, in preda ad una crisi di rabbia. Nonostante avessi fretta per via del lavoro, mi dispiaceva dover lasciare il mio amico.

L’autobus era lì ormai da quasi  cinque minuti  e non c’era verso di costringerlo a salire. Decisi di salutarlo e di ripartire, mentre la signora era rassegnata a prendere il prossimo auto. Mentre risalivo i gradini, un forte boato irruppe nell’aria, facendo tremare  l’autobus, e rompendo i finestrini delle macchine parcheggiate più avanti. Ci buttammo tutti a terra, ignari di cosa fosse successo. Arrivarono le ambulanze ed i vigili del fuoco, insieme alle forze dell’ordine, e le poche persone rimaste in città si accalcarono per le strade, terrorizzate. Una palazzina fortunatamente vuota, perchè gli inquilini erano partiti per le vacanze, era crollata per un’esplosione dovuta ad una perdita di gas, a circa un centinaio di metri dall’ufficio in cui mi dovevo recare per quel lavoro. I danni erano enormi, ma  non vi erano state vittime. O meglio, grazie a Giulio non vi erano state vittime, perchè se l’autobus fosse passato in quel momento, lo spostamento d’aria e i frantumi avrebbero sicuramente ribaltato il mezzo, provocando un disastro. La polvere, la paura, le macerie, erano tante. Vi erano numerosi feriti, ma nulla di grave. Mi girai in cerca di Giulio per ringraziarlo, ma era sparito. Aveva fatto il suo dovere: aveva salvato la sua amica Lilla proprio il giorno del suo compleanno, impedendo a quell’autobus di ripartire. Quella notte, prima di addormentarmi, sentii finalmente per la prima volta una musica celestiale, ed ero convinta fosse la stessa di Giulio. Chiusi gli occhi e cominciai a dirigerla, mentre il volto sorridente del mio amico si affacciava alla mente, facendomi l’occhiolino.

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Il tuo gradimento: Nessuno (1 voto)

ritratto di Rubrus

***

Buon racconto, scritto bene, lungo il giusto e ben calibrato.

Piaciuto. 

ritratto di monidol

E' vero: un lavoro pulito

Ben calibrato da una scrittura molto fluida e ... morbida, un pò come l'amicizia fra i due protagonisti.

Ciao
monica

ritratto di Jazz Writer

In pieno accordo

con Rubrus e Monidol, che di narrativa se ne intendono. Bel racconto, lungo il giusto e con i tempi di narrazione perfetti, proprio come l'orchestra virtuale di Giulio...ben scritto, pulito ma avvincente e quindi  per niente banale, un racconto che nella sua semplicità, o meglio in quella della storia, cela profonde meditazioni sulla vita. Brava...ciaociao.

Mi associo ai commenti positivi di chi mi ha preceduto.....

.... ed aggiungo: un racconto struggente che nasconde tanti insegnamenti.

Il diverso non è diverso. Siamo noi a renderlo tale.

E dentro ciascuno di noi può nascondersi un tesoro. Basta saperlo cercare.

Complimenti.

ritratto di Bebo60

Bello.

Bello bello bello.