Flauti stonati

Non ci sono più

ragazzi che suonano il flauto, la sera

e anche la vicina di casa,

la piccola un po’ strabica,

sottile coda di cavallo guizzante

in capelli di bambina,

la sera esce, va al lavoro in pizzeria.

Lei è stata l’ultima.

Dove siete, piccoli suonatori stonati

delle mie speranze fugaci

nel buio accennato delle sere di maggio?

Sono rimasti i giri bassi

delle auto che passano piano,

qualche tacco incerto,

sul vecchio selciato crepato,

e un lieve profumo di tiglio.

Una manciata di ore

e dopo la porta sbattuta

come piccola acuta vendetta,

la tosse nervosa di Ezio

fa tacere un momento

la cincia che sfidava il silenzio del buio.

Lui si affretta al suo turno

alla fabbrica lontana oltre il nodo di vie.

Ha lasciato la bici ai ragni,

stanco di lucidare ossessivo le cromature

e di pedalare, segna a suo modo

ogni alba tossendo arrabbiato

da incespicare il passo pesante.

La tosse rimbomba tra i muri

ottusi di finestre chiuse,  

occhi scuri di vuoto desolato

dechirichiano scorcio prestato

al mio mondo notturno.

Poi la cincia ritrova coraggio

e torna, il mattino.

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Gradimento

molto più lieve,

la sensazione che ne hai ricavato, di quanto io mi sentissi nello scriverla...

non sai quanto questo mi faccia piacere,

grazie mille

ritratto di clio57

bellissimi versi,

bellissimi versi, Gabriella.

Malinconici. Tristi e umidi. Molto, molto nelle mie corde.

Ciao, carissima.

mi ha fatto sorridere

che siano anche "umidi", questi versi...una qualità inaspettata! ( forse sono umili? credo di sì, e mi fa piacere che così vengano sentiti) 

per il resto, sempre una dolce condivisione, con te

un abbraccio, oltre al  grazie di cuore

ritratto di clio57

no no: sono proprio

no no: sono proprio umidi.

Che so? di pioggia, di nebbia, di foschia...

Ciao, Gabriella :)

che sciocca

è vero! ho riletto, veniva così facile pensare alla nebbia...che peraltro amo molto, Vada per "umidi" dunque, e ancora un caro saluto a te, ciao Clio

ritratto di Lysi

Piace anche a me, anche se ne

Piace anche a me, anche se ne avrei fatto un brano di prosa. Belle immagini, semplici e vere.

 

interessante,

questa tua osservazione su una più efficace trasposizione in prosa, mi fa pensare a cosa cerco davvero, a cosa sento di più. Sento la potenzialità della poesia come un balenio che, si spera, traduca in meno parole un flusso di pensieri, li condensi in poche immagini; specie se i pensieri si rifiutano di essere lucidi e articolat ma sono più che altro, a loro volta, sensazioni... più facili da pennellare che da spiegare.

Scusami lo sproloquio, grazie Lysi, mi hai fatto piacere.

ritratto di Lysi

scusami, ho visto solo adesso

scusami, ho visto solo adesso il tuo comnento.

volevo dire che potrebbe rientrare in prosa poetica, un susseguirsi di immagini fra poesia e prosa. un genere letterario che non tutti fanno, ( a me puace tantissimo) a volte bastano anche solo tre righe, pennellate appunto, per seguire l'intreccio dei tuoi pensieri sotto forma poetica. È  solo la grafica che cambierei, terrei il pezzo unito come fosse un brano, con le dovute pause.

:-)

grazie del chiarimento,

in effetti ho capito meglio; hai ragione, la prosa poetica non è un genere molto conosciuto. Un anno o due fa avevo seguito in tv un' interessantissima lectio (e lettura) di Baricco su Moby Dick, e la "poesia drammatica" (mi sembra che l'avesse classificata così), di Melville. Genere che, aveva spiegato, in Italia non viene praticato ma che, appunto, ha secondo lui in quell'opera letteraria il proprio capolavoro.

La sostanza è importante, ma la forma non le sta molto indietro, vero? Dunque è sempre un bel discorrere.

Buona giornata, e a presto.

 

ritratto di paserangel

Delicata cronaca

Delicata cronaca introspettiva che lascia intendere molto più di ciò che scrive.

Più che dechirichiano, lo vedo come un dipinto di Hopper

Ciao Gabriella

Hopper...

certo, ci sta molto bene pure lui; però il centro storico di cui "narro", ha un che di maestoso e bello (benché io ne dia un rimando cieco e angosciato), che si merita anche un più aureo De Chirico...

mille grazie, Paolo, un caro saluto

Flauti stonati

Testo struggente, in un ripercorrere forse un tempo
lontano, dentro se stessa, forse memorie sopite, dimenticate, in metafore dove i flauti non rappresentano altro
che voci fuori dal coro.
Ritagli d'infanzia forse, un sentire amaro di qualcosa che ci sfugge e non riusciamo a fermare.

sì Ida,

credo ci sia un po' di tutto cosa hai scritto, i flauti (dolci) serali erano piccola musica "d'accompagno" in tempi di scuole medie, dei figli e dei figli dei vicini; e anche delle mie, riandando indietro con gli anni. Poi si cresce, per fortuna o purtroppo, non lo so, e si fa altro,;e quelle note incerte rimangono colonna sonora del passato. che qualche volta si rimpiange, perché magari non era bellissimo, ma certo pieno di speranze.

Grazie mille e un saluto

Flauti stonati

Quanto è bello il tuo raccontare,
queste tradizioni rendono sensazioni dolci,
Forse non ho centrato il significato del tuo testo.
Grazie mille a te. Un saluto

in fondo

è proprio "il trucco" della poesia (o delle ispirazioni in questo senso)...se descrivo 5 o 6 ragazzini che, alla sera, provano il pezzo al flauto dolce che la prof. di musica ha assegnato loro per la settimana, la poesia sta a zero, e il pensiero delle note un po' stridule evoca più le mani a tapparsi le orecchie, che dolci atmosfere di inizio estate. Invece, se li porto nel cuore come ormai lontani piccoli suonatori  di flauto ("nasceranno bambini vestiti di cielo, suonatori di flauto", cantava un giovane ispirato De Gregori) la sera d'estate sembra animarsi ancora di note che diventano magiche, nella loro assenza. Niente da scusarsi, Ida, grazie dell'attenzione. 

Flauti stonati

Aldilà dell'innocenza e aldilà della pietà.....
Aldilà delle bottiglie che ti portano lontano...
Vedi Gabriella tutto ha un senso nel cuore degli uomini, come nel testo
di De Gregori, come nel tuo testo che il cuore riesce a discernere
secondo il proprio sentire.
Ed è qui che concordo con te, il dare un significato non scontato a questa tua poesia di memoria.
Grazie. Buon Sabato. Ida