PASCAL PASSAGUAI

PASCAL PASSAGUAI

 

 

Quanti  giorni si sono succeduti , con una lacrima sul viso , con un lavoro  da tirare avanti , insieme a  mille sciagure che  presenti  in bilico  nell’ore meno adatte , giocando con la morte  insieme a tanti ignari , con  gli ultimi  nei pigri pomeriggi che  hanno animano  le caste speranze  , un grido , un interminabile delirio , forse cercando   la pace  che ci ha portato tra un dare ed un credere,  dentro  questa esistenza  china in se stessa che fa mille smorfie , si muove poi scompare,  credendo  di dover pagare il pegno di un amore che non è bello  che non è questo sogno.

Chino tra vari errori ed orrori quotidiani,  chino sul domani che mi conduce a credere a cambiare  una vita falsa , fatta di forme metriche di  rime  legate a quella virtù che non conduce a nulla di buono ,  tutti ballano la loro vita sotto il segno del pesce che esce dall'acqua , saltella sulle onde. Giorni  in cui si  raccolgono dolori ed altre incomprensioni , meditazioni che rimandano indietro nel tempo  , tutti hanno qualcosa da dire,  tutti vogliono vivere la propria vita , aldilà di come ci si chiami.  Alla stazione tre  donne  hanno deriso un cliente, hanno avvertito   una guardia, hanno rubato la luna dal cielo, ora sconvolto  mi muovo tra loro , forse vivo , forse fingo,  forse sarò anch'io malmenato , ma tutto passa , passa questa vita ,  scorre questo fiume di gente legate ad un nome, al  vero , ad un  fatto .

Il  mio nome , il mio dolore , tutto relativo ,tutto  come io l'avevo immaginato , seguendo il moto delle stelle , seguendo i tuoi occhi nel buio i miei  pensieri , che si animano  in un arcobaleno,  che appare  ignudo . Vedo ,forse , comprendo , forse sarò li a chiedere una spiegazione a chi comanda , un motivo per continuare a seguire  , le acque  di questo mare  che hanno portano  via tutto ciò che noi abbiamo sognato.

Cosi per scherzo , come  tanti anni fa , con dei calzoni corti, con una chitarra ed una amica a cui  cantare  le proprie disgrazie , nei parchi pubblici , nella gola del  diavolo, dopo il  gioco dell'oca tradotto  in ode ,note allegre, incredibile , perplesso in questo avido  mondo che non torna indietro che va avanti, pieno di vanità,  con un  cielo ,  sopra la  testa , sopra  l’esistenza , con  poche speranze  , si ritorna , in vecchie questioni, illogiche che non conducono a nulla di concreto . Ed ora ascolta.

C’era  una volta un  povero guaglione di nome Pascale che chiagneva sempre,  tanto che piangeva , le sue lacrime cadendo  in  terra , facevano sbocciare  fiori meravigliosi , quest’ultimi nascevano,  s'allungavano verso  cielo , da quei fiori nascevano  frutti saporiti , cose incredibili , nascevano , case, famiglie felici,  un lungo assolo di sax. Un bel giorno Pascale  volle provare a chiagnere più forte , le lacrime  scesero copiose , ma non erano di acqua , erano lacrime di sangue , erano tutte le sue paure ,le sue  disgrazie,  i suoi dolori , le lacrime caddero sulla terra inondarono il mondo in cui egli viveva,  il suo paese fu completamento  allagato , annegarono quasi tutti , tranne un vecchio ciabattino vedovo che aveva sempre pregato la vergine di Pompei. Una squadra di eroici militi  fu mandato in missione ad arrestare le lacrime del giovane che giunte a Roma in poco tempo  avevano  già bagnate il colonnato di San Pietro e parte di via condotti . Il povero giovane continuava a piangere ,  da solo nella sua camera all'ultimo piano di un palazzo di  sei  piani . Il   mondo era immerso in una pozza di sangue ,  in cui  le barche dei sopravvissuti , lottavano contro gli incubi del giovane , che emergevano dalle  acque , paure antiche,  mostri dalle tante teste  ,  il mondo andava alla deriva  , bagnato  dalle sue lacrime , ed i valorosi militi iniziarono a  combattere  contro i mille mostri  della  sua ragione , per giungere infine alla porta di casa del giovine,  che continuava  a  non capire  a piangere su quel latte versato , su quella sua misera vita.

Quando i valorosi militi  riuscirono ad entrare in casa trovarono Pascale che provava ad asciugarsi  le lacrime, singhiozzava ,  chiese aiuto , ed i militi  lo presero e gli regalarono un fazzoletto ,  lui s'asciugo il viso ,  spernacchiò a lungo , cosi sorrise ed i valorosi  militi colsero l’occasione  per condurre  il giovane dalla sua vecchia madre,  che abitava sopra un monte cosi alto che si poteva vedere tutta la città e forse tutto il mondo.  Dopo  che Pascal  abbracciò la madre , le sue lacrime smisero di scendere ed una smorfia  apparve sul suo viso insieme  alla  sua storia di uomo qualunque , il suo mondo con tutte le sue lacrime  , vennero conservate in un barattolo di vetro  che in poco tempo si trasformarono in pietre preziose,   in nuovi mondi, in una nuova vita da vivere con dignità,  forse con un altro amore  puro  e casto che purtroppo  finisce sempre    in una fossa , insieme alle nostre incomprensioni  , alle nostre disgrazie ,  dolori   che conducono alle lacrime versate in silenzio ,  sempre nel bel mezzo del nostro cammino.

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