PENSIERI OZIOSI DI UN OZIOSO

ritratto di ROBBY

Tutto quello che recentemente sta avvenendo nel mondo mi ha indotto ad alcune riflessioni, e soprattutto a pormi alcune domande: l'evoluzione continua ad operare sul genere Homo, oppure questo, in virtù delle sue accresciute capacità se ne è affrancato?

Ma se ciò non è accaduto, e la specie umana è nonostante tutto ancora soggetta all'evoluzione con i suoi meccanismi di selezione naturale, potrebbe quella tendere ad un fine ultimo, o almeno, se non proprio l'ultimo, uno che consenta una qualche composizione delle attuali condizioni di confusione, e se sì, quale potrebbe essere codesto fine? Ed ancora, si può intravvedere in qualche misura quale dei tanti conflitti in atto – nel significato più generico del termine – potrà trovare una soluzione definitiva  proprio ad opera dell'azione della selezione naturale.

Naturalmente non intendo tirare in ballo l'escatologia connaturata alle religioni, non credo in alcuna parusia (e tanto meno ad una prima venuta, per limitarmi alle mie scarse conoscenze della teologia cristiana), ma solo riferirmi alle leggi naturali scoperte da Darwin e Wallace.

Ormai solo Trump, e con lui almeno altri centocinquanta milioni di Americani credono nel creazionismo e alla data del 23 ottobre 4004 A.C. nella quale, secondo il Vescovo Ussher nel 1658, Dio avrebbe creato il mondo, proprio a mezzogiorno in punto (sic).

Tutti gli altri più o meno sanno di una linea evolutiva del genere Homo, proprio a partire dalle scimmie, tanto per farla breve, fino a giungere a noi, gli attuali Homines Sapientes (mi verrebbe di riscrivere sic, mah!).

Egualmente è conoscenza comune che tale processo si è sviluppato in Africa, e che da quel continente è partita la diffusione dell'Umanità – processo che ha richiesto alcune centinaia di migliaia d'anni - con la conseguente differenziazione in razze per effetto delle diverse condizioni climatiche via via incontrate in tempi e luoghi diversi: a molti può dare fastidio che lo si ricordi, ma il genere Homo è nato e rimasto per molto tempo NEGRO.

Sia chiaro che a questo termine non attribuisco nessun significato deteriore, ma semplicemente lo riconosco come il modo con il quale nella lingua italiana si definiscono, e si sono sempre definiti, gli uomini di pelle fortemente pigmentata con melanina; allo stesso modo, in italiano, un non vedente è un cieco e un non udente è un sordo, e l'uso di parafrasi intenzionalmente “politically correct” sottintende senza alcun dubbio che la condizione parafrasata sia di per sé vergognosa, e allora di parla di neri, di persone di colore e di pseudo eufemismi di questo tipo.

Per tornare alla riflessione iniziale, le situazioni che sono a tutt'oggi maturate sono rapidamente precipitate per un perversa concomitanza di fattori, fino a poco tempo addietro impensabili e sviluppatisi con una rapidità ed una accelerazione inusuali dei processi che hanno, in passato, determinato le modificazioni delle condizioni socioeconomiche dell'Umanità, e tra questi ritengo, e non credo di essere in errore, che svolgano un ruolo fondamentale, non necessariamente nell'ordine esposto, ma sicuramente per le sinergie che sono in grado di porre in atto, la globalizzazione, la chemioterapia, i mezzi di comunicazione di massa ed il riscaldamento globale.

E' del tutto evidente che i tre primi fattori non sono di per sé negativi, piuttosto il contrario, ma insieme al quarto, e a qualche altro meno influente, rappresentano, di fatto, il perfetto paradigma dell'eterogeneità dei fini (come dicono quelli bravi).

Infatti non sembra opinabile che gli abitanti meno fortunati della Terra subiscano la globalizzazione come maggiore sfruttamento, godano (?) di uno smisurato boom demografico per effetto della sanità comunque più diffusa, sappiano dai media, ai quali in qualche modo hanno accesso (ha, la TV ed i cellulari ubiquitari!), che in altre parti del mondo si vive incomparabilmente meglio, e soffrano le carestie figlie delle perduranti siccità, insomma qualcosa che nel suo insieme è quello che è in uso definire una tempesta perfetta. E se tutto ciò non bastasse ci si aggiungono l'assenza di istituzioni democratiche e l'endemica insorgenza di conflitti etnico-religiosi.

Altrettanto certo è il fatto che quei meno fortunati abitanti della Terra sono, guarda caso, quelli che esibiscono un colore della pelle variabile dal bruno al nero, quelli che si dice discendano da quel Cam che l'iracondo e vendicativo dio biblico maledisse in eterno. Ma bisogna dire che anche buona parte dei discendenti di Sem non se la passino molto bene, ed anch'essi non sono di pelle chiarissima.

Certo, se mi trovassi in quelle condizioni, farei di tutto per sottrarmici, a costo di sfidare la morte. E loro infatti lo fanno.

La grande trasmigrazione dei Negri, che ha popolato la Terra evi fa, è ricominciata, ma il fatto che ha richiesto in migliaia e migliaia d'anni si è infinitamente velocizzato – il progresso tecnico è un altro elemento che influisce sul fenomeno – e potrebbe concludersi nel succedersi di due o tre generazioni. Non dimentichiamoci che le Americhe hanno mutato sostanzialmente la loro composizione etnografica nel paio di secoli nei quali la  schiavitù è stata in vigore, e i trasferimenti forzosi si effettuavano con velieri e non con motoi fuoribordo.

Non bisogna illudersi e sperare che possa essere arrestata, almeno se non si pone fine al diffuso  stato di fame, degrdo e  paura, o se, più semplicemente, non si decide una politica di sterminio generalizzato.

Per fortuna non sono molti quelli che propugnano una simile Endlösung – almeno lo spero, e qualora ci fossero, ancora si vergognano di manifestarsi – ed allora bisogna attrezzarsi, noi bianchi, volenti o nolenti, per una politica di accoglienza ed integrazione: non c'è ostacolo, naturale o artificiale in grado, alla lunga, di poter impedire un totale rimescolamento delle attuali razze umane, anche perché, nelle condizioni oggi date, non c'è modo di porre fine alle cause che lo stanno determinando.

Ed è con la constatazione dell'ineluttabilità di tale conclusione che mi è balenata l'idea che in fondo a tutto sia possibile intravedere la forza inconsapevole ma fatale dell'evoluzione: l'Umanità, a causa della dominanza genetica delle caratteristiche degli individui di colore assumerà, prima o poi, una uniforme colorazione cioccolato, da quello al latte a quello assoluto, e come il cioccolato che piace perché produce il rilascio cerebrale di endorfine, quella colorazione universale, ponendo fine a qualsiasi questione razziale, darà l'avvio a magnifiche sorti e progressive (sempre come dicono quelli bravi).

 

 

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