Ethernia - Capitolo 3 (L'Accademia)

ritratto di Jared_Johnny_Marcas
La facciata principale dell’Accademia era maestosa ed immensa. Le due torri squadrate che si ergevano ai lati dell’ingresso principale erano decorate con dei mosaici raffiguranti maghi e stregoni nelle varie fasi del combattimento. Nel punto più alto invece si poteva osservare la statua di un drago con le ali completamente spiegate in procinto di usare l’alito di fuoco. Essendo rivolta verso est, la facciata si mostrava in tutta la sua bellezza specialmente in quelle prime ore del mattino.
Passando sotto al monumentale portone d’ingresso, Medd rimase colpito dalla bellezza di quell’edificio. Sopra ai tre portali d’ingresso si trovava una galleria di statue raffiguranti l’imperatore Olis e il suo esercito delle Terre Libere, sormontate da una balconata con balaustra che delimitava un piccolo terrazzo. Un rosone centrale raffigurante il sole si affacciava sul balcone, affiancato da due finestre: su quella di sinistra si trovava un mosaico rappresentante Ethernia che Si Risveglia dalle Acque, mentre su quella di destra era raffigurato Il Trionfo del Silenzio, opera tetra e inquietante voluta dal primo presidente eletto per enfatizzare come decenni e decenni di oppressione e di disinteresse avessero quasi portato il popolo di Ethernia a perdere per sempre la loro amata patria.
Un gruppo di ragazze superò Medd chiacchierando e sghignazzando. Ben vestite e curate nell’aspetto, il ragazzo notò che indossavano tutte uno strano cappello bianco senza tesa a forma di cupola, con un nastro dorato tutto intorno.
- Sei… sei qui anche tu per l’iscrizione? -
Un ragazzo mingherlino comparve alle spalle di Medd. Si stava guardando intorno con aria impaurita e diffidente, sommerso da un mantello grande almeno quattro volte il suo esile corpicino.
- Uh? Ah, sì, ho ricevuto la lettera… -
- Ah, che fortuna! E’ da quasi un’ora che sono qui e non riesco a trovare la Sala delle Udienze! Non è che mi ci potresti portare tu? -
Più che uno studente dell’Accademia, a Medd quel ragazzino sembrava appena uscito dalla Scuola di Formazione Iniziale.
- Beh, sono appena arrivato e non ho idea di dove sia, ma possiamo cercarla insieme. Scusa la domanda, ma quanti anni hai? -
- Ventidue, perché scusa? -
Medd fece un sorriso per l’ingenuità del ragazzino, ma allo stesso tempo rimase colpito.
- Non niente, anche io ho ventidue anni, ma credevo tu ne avessi molti di meno rispetto a me -
Il ragazzino si guardò in giro agitato, grattandosi in modo compulsivo la tempia destra.
- Sì, me lo dicono in molti, purtroppo non mi davano molto da mangiare ed in casa c’era più birra che acqua quando ero bambino -
- Cosa?! -
- Non c’è tempo! Ci aspettano in Sala delle Udienze! -
Ed il ragazzino si avviò verso le scale, salendo ogni gradino due passi alla volta.
- Ma, fino a poco fa dicevi di non sapere dove si trovasse la Sala! -
Il ragazzino si voltò verso Medd, meravigliato.
- Ah, già! Allora, mi ci porti? -
Incapace di riconoscere se quella scena fosse reale o meno, Medd si avvicinò alle scale.
- Sì, va bene… ma prima dimmi come ti chiami -
- Dimwit! Andiamo! - , disse il ragazzino velocemente, per poi proseguire a salire le scale.
- Ehm, io sarei Medd… -
“Accidenti, si preannuncia una giornata davvero interessante”, pensò confuso il giovane, seguendo Dimwit ai piani superiori.
 
Fortunatamente, al primo piano si trovava una stanza con il cartello “Segreteria” attaccato sulla porta. La vecchietta al suo interno, avanti con l’età ma comunque distinta ed elegante, indirizzo i due ragazzi al quarto piano, dove si trovava la Sala delle Udienze. Gli interni dell’Accademia ricordavano a Medd quelli del palazzo reale Surita: ampi corridoi luminosi con pareti color crema tappezzate da dipinti cavallereschi. Sui lati dove si aprivano le finestre inoltre si potevano trovare varie statue raffiguranti maghi e streghe famosi che avevano completato il loro percorso di studi nell’Accademia di Vinminkal.
La Sala delle Udienze, al quarto piano, era preceduta da una piccola anticamera. Vicino alla porta di accesso alla Sala si trovava un bancone, simile a quelli presenti nelle taverne, dietro al quale era seduto un piccolo ometto occhialuto e scapigliato. Oltre a lui, nella stanza erano presenti altri ragazzi e ragazze, seduti sulle varie poltrone e divani dell’anticamera. Medd e Dimwit si avvicinarono all’ometto per chiedere informazioni.
- Scusi, cerchiamo Sala delle Udienze, abbiamo ricevuto la lettera di convocazione - , disse Medd dando uno sguardo agli altri ragazzi presenti nell’anticamera.
- S-s-s-siiii? Cosa v-volete? -
Quando l’ometto alzò gli occhi dal grosso tomo che stava leggendo, Medd notò che indossava degli occhiali a fondo di bottiglia, le cui lenti grossolane e spesse accentuavano un lieve strabismo.
Il ragazzo si girò lentamente verso Dimwit cercando un lieve conforto a quella strana scena. Ma questi si stava accarezzando le mani giunte davanti al petto, fissando senza motivo il vuoto e piegando ritmicamente il busto avanti ed indietro. “Bene! I più strani della scuola li ho trovati subito!”
- Uhm, la lettera che abbiamo ricevuto diceva semplicemente di recarsi qui a quest’ora nella giornata di oggi. Non so, non ha un registro per controllare che ci siano i nostri nomi? - disse Medd scocciato dalla situazione.
- Ah, s-s-sì è vero, il! Contro-control-l-llo s-subito. Nomi? -
- Medd Mantir e… -
Dimwit si era improvvisamente bloccato con gli occhi chiusi e le mani dietro la testa.
- Ehm… Dimwit? - , gli chiese Medd sottovoce, alzando sconsolato gli occhi al cielo.
- Sì! Dimwit! Dimwit Tavarana! - urlò il ragazzino, suscitando l’attenzione di tutti i presenti nella sala. Medd avrebbe voluto sprofondare nel pavimento o svanire all’istante.
L’ometto occhialuto sgranò gli occhi, squadrando Dimwit dalla testa ai piedi. Poi, guardando anche Medd, disse:
- C-c-certo che siete d-d-d-due tipi strani voi… S-s-sì, i v-v-v-vostri nomi sono s-s-sul re-re-regi-registro, accomodatevi lì e v-v-v-v-errete chiamati al p-più presto -
Cercando di mettere un po’ di distanza fra lui e Dimwit, Medd si diresse velocemente verso un divano libero, accanto a due ragazze che stavano prendendo un the.
Dimwit si stava rivelando un tipo molto più strano di quanto Medd credesse, mettendolo in imbarazzo nei momenti meno opportuni. “Ti prego, fa che non mi segua, fa che non mi segua”, penso Medd mentre si lasciava cadere sul divano. Una delle ragazze che stavano prendendo un the gli sorrise, ma il suo sorriso rimase pietrificato in una smorfia di incredulità e ribrezzo non appena sposto lo sguardo su Dimwit che se ne stava in piedi a pochi passi da Medd. Muoveva la mano in su e giù con fare caotico e stizzoso.
- Ripassiamo? - chiese il ragazzino.
- Ripassare… cosa? - rispose Medd scocciato, senza nemmeno guardare in faccia Dimwit.
- Magia, no? Stregoneria. Siamo qui per questo, rimarremo indietro rispetto agli altri! -
- Avremo tutto il tempo di studiare quella roba quando inizieranno i nostri corsi, rilassati! -
Medd stava perdendo la pazienza. La situazione, l’essere lì da solo e lontano migliaia di stetyam da casa lo rendevano insicuro e angosciato. Avrebbe voluto accanto una persona che trasmettesse calma e tranquillità, che non lo facesse pensare a tutti i suoi dubbi e alle paranoie che spuntavano in ogni istante nella sua testa.
- Pirapala Karl e Rakaci Kerat - , disse un anziano signore con un cappello a forma di tocco appena uscito dalla porta dietro al bancone. Due ragazzi si alzarono di scatto dai lati opposti dell’anticamera, si lanciarono uno sguardo carico di tensione e sfida, poi si avviarono verso la porta dove l’anziano signore li stava aspettando.
- Ora se le daranno bene bene quei due. Non importa se fossero amici o meno, quando c’è di mezzo l’Accademia non c’è amico che tenga - , disse Dimwit rivolto alla sua mano destra.
Le due ragazze che stavano prendendo il the lì accanto lo osservarono per un attimo disgustate, poi si guardarono e fecero un risolino quasi come se avessero pietà di quel ragazzo.
Medd le osservò imbarazzato.
- Perché dici questo? - , chiese Medd, anche se in cuor suo sapeva già la risposta.
- Zitta! - fu la risposta di Dimwit, rivolto sempre alla sua mano destra.
- Scusa, a volte mi fa andare fuori di testa questa qui, - riprese poi il discorso – ma credo che ho detto quel che ho detto perché in questa sala di solito si tengono gli scontri per l’ammissione -
Dunque quello che aveva detto l’Iravu Bref quando si trovavano sullo zeppelin corrispondeva al vero. Uno scontro protetto sulle arti magiche per poter essere ammessi a studiare nella prestigiosa sede di Vinmikal dell’Accademia.
- E chi perde? - chiese Medd, già preoccupato da un’eventuale sconfitta.
- Muore – rispose Dimwit guardando fisso davanti a sé. Tutti i ragazzi lì vicino che lo avevano sentito si girarono di scatto verso di lui.
- Ma stai scherzando?? - sbottò Medd, in preda ad un’ansia ancora più grande.
- Eh, eh ,eh, certo, figurati se ti fanno uccidere a scuola. Fino a che non ci saranno le prime lezioni di pratica magica non si farà male nessuno – disse ridendo Dimwit, stringendosi nelle spalle ed accarezzandosi dolcemente la schiena.
 
La mattinata trascorse lenta e noiosa. I ragazzi presenti nell’anticamera venivano chiamati ad intervalli irregolari. Forse dipendeva da quanto durava lo scontro nella Sala accanto. In alcuni casi degli studenti si ritirarono, una volta visto l’avversario con cui avrebbero dovuto duellare. Erano rimasti in sei nell’anticamera, compresi Medd e Dimwit, quando l’anziano col tocco in testa riapparve dalla porta.
- Dimwit Tavarana e Medd Mantir -
Sollievo. Questo provò Medd quando sentì pronunciare il suo nome, poiché voleva dire che l’attesa era finalmente finita. E soprattutto perché si sarebbe dovuto scontrare con il suo nuovo strambo compagno. Dimwit era un tipo molto eccentrico a parer di Medd, ed inoltre sembrava anche alquanto sempliciotto, uno di quelli che non saprebbe risolvere un problema neanche con la soluzione messa lì davanti, in bella vista.
- Beh, sembra proprio che tocchi a noi adesso – esordì Medd, alzandosi dal divano, impaziente di finire quella faccenda il prima possibile. E’ vero che non aveva fatto molta pratica magica in quei mesi, ma dei pochi incantesimi che era in grado di evocare era sicuro come poche cose nella sua vita. Inoltre Dimwit non sembrava un grande stregone, quel poco che Medd sapeva fare sarebbe bastato ed avanzato.
Entrati nella Sala delle Udienze, i due si ritrovarono davanti una lunga e larga sala, con ai lati delle piccole gradinate in legno messe come se fossero degli spalti. Medd e Dimwit raggiunsero l’altro lato della Sala, l’unico dove, sulle gradinate, erano seduti professori e professoresse, tutti con il tocco in testa e con un blocco di carta in mano, intenti a scrivere con una penna fluttuante a mezz'aria.
- Medd Mantir, chi è? -  disse il vecchio professore posto al centro, sulla scalinata più in alto.
- Sono io, professore – rispose nervosamente Medd. L’idea di essere giudicato da perfetti sconosciuti lo rendeva agitato.
- Quindi tu invece devi essere Dimwit Tavarana… potete cominciare, tenendo conto che l’unica regola è di non provocare ferite mortali all’avversario e che chi sviene o si arrende perde. Avanti -
Medd non si aspettava un inizio così repentino, credeva che almeno un discorso di iniziazione, di benvenuto gli fosse dovuto. Ma senza stare troppo a rimuginare, estrasse la sua bacchetta dal mantello e si voltò verso Dimwit.
-
Il ragazzo strambo sembrava stesse già pronunciando qualcosa sottovoce, ed improvvisamente Medd si ritrovò sprovvisto di bacchetta. Qualcosa gliel’aveva fatta volare via.
“Cosa?” si sorprese il ragazzo, mentre Dimwit stava eseguendo un movimento rotatorio con le mani davanti al petto. Senza preavviso, Medd venne scaraventato a terra, colpito da una forza invisibile alla pancia. Il fiato gli mancò per diversi istanti mentre se ne stava steso lì sul pavimento della sala. Annaspando, cercando di riconquistare un po’ d’aria da far entrare nei suoi polmoni vuoti, Medd si girò sul fianco per rialzarsi, anche se il colpo subito lo aveva quasi messo fuori combattimento. I professori sulle gradinate li osservavano silenziosamente, inespressivi, intenti a trasmettere i loro pensieri alle penne fluttuanti. Quegli appunti presi durante il duello avrebbero sancito il destino del candidato sconfitto, quindi era necessario mostrare un certo grado di abilità se non si voleva essere spediti negli angoli più remoti e meno prestigiosi di Ethernia. Con un po’ di fortuna e mostrando una certa maestria durante lo scontro, la sconfitta non avrebbe precluso la possibilità di finire in una sede dell’Accademia di tutto rispetto, sebbene non fosse quella di Vinminkal. Medd sfortunatamente stava solo subendo gli attacchi del suo avversario.
“Cavolo, come fa quel tonto a conoscere già la magia non-verbale e a padroneggiare gli incantesimi senza bacchetta?” , si chiese stupito Medd, mentre si riportava in piedi con grosse difficoltà. La sua bacchetta era a pochi metri di distanza. Dimwit sollevò nervosamente il braccio dal basso verso l’alto, come se stesse lanciando una pietra lontano. Medd vide partire dalla mano del suo rivale una fiamma blu scuro, diretta proprio verso di lui. Riuscì appena in tempo ad evitarla balzando lateralmente, verso la bacchetta.
“Pensa, pensa! L’incantesimo più potente che conosci! Veloce, cavoli!”
Un’idea balzò nella mente di Medd. Sorridendo in maniera beffarda, puntò di scatto la bacchetta contro Dimwit, pronunciando:
- Tantanai! -
Dalla bacchetta di Medd partì un’onda d’urto che deformò tutto lo spazio circostante e finì per colpire Dimwit in pieno, gettandolo ad un paio di metri di distanza e generando una lieve bagliore a forma di sfera. I professori guardavano la scena imperterriti ed inespressivi. Medd era quasi incredulo. Ce l’aveva fatta, sarebbe entrato nell’Accademia di Vinminkal! Si voltò verso la gradinata dei professori, sorridendo e stracolmo di felicità. Il professore che poco prima aveva preso la parola si alzò in piedi, probabilmente per decretare la fine dell’incontro. Medd stava sorridendo come non mai, esibendosi in un ridicolo gesto di vittoria con le braccia, quando all’improvviso non fu più in grado di muoversi. Come un sacco pieno di pietre cadde sul pavimento della sala, incapace  di fare alcun gesto o di controllare alcun muscolo del suo corpo.
- Arrenditi, o sarò costretto a darti il colpo decisivo, e non sarà una cosa leggera -
La voce di Dimwit proveniva dalle sue spalle.
“Come è riuscito a resistere all’incantesimo del castigo?” pensò Medd, ma poi capì. Dimwit stava muovendo le labbra poco prima di essere colpito dal suo attacco. Quel bagliore a forma di sfera non era dovuto all’incantesimo di Medd, ma ad una barriera protettiva generata pochi attimi prima che Dimwit venisse colpito. Il contraccolpo lo aveva fatto volare via, ma la barriera aveva assorbito tutta l’energia dell’incantesimo.
- Arrenditi ho detto! - urlò Dimwit, spostandosi davanti a lui, puntandogli addosso minacciosamente la bacchetta. Ma Medd non era in grado di parlare, qualsiasi cosa gli avesse fatto quello strano ragazzo non gli permetteva di muovere neanche un briciolo del suo corpo.
- Hhhmm...hhhhh...mmmmmhhhh – furono le uniche cose che Medd fu in grado di dire.
- Perché devi fare così! Odioso! Non ti arrendi? Ci penso io! Vipattil! -
Il mondo attorno a Medd svanì nell’oscurità buia e profonda.

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