Il drone cameriere

ritratto di Mario De Pascale

~~Da quando la gente aveva preso a conoscere l’esistenza dei droni a causa del loro utilizzo in operazioni di guerra, ne era cominciata l’adozione per tanti altri scopi, ed in particolare per usi civili.
Come ormai è ben noto, i droni sono velivoli radiocomandati senza pilota a bordo, che vengono generalmente guidati a distanza da terra o comunque da altro luogo che permetta di seguirli (dal vivo o a mezzo telecamere) durante il volo. Si può dire che anche l’aeroplanino radiocomandato che a volte si vede compiere le sue evoluzioni nei parchi cittadini sia anch’esso un piccolo drone, diciamo un dronetto (non diciamo “figlio di drone” per evitare assonanze con una espressione napoletana che significa tutt’altra –e non bella- cosa). Oltre agli usi diventati ormai “classici” dei droni (monitoraggio dei criminali, ricerca di persone disperse dopo catastrofi naturali, ecc.), ne sono iniziati da un po’ di tempo anche gli impieghi più “normali” per la popolazione civile.
Tra questi ultimi, merita una menzione particolare il drone-cameriere, che ormai comincia a soppiantare il povero garzone, il quale vede minacciato il suo posto di lavoro da quest’oggetto volante di dimensioni ridotte che alle volte si vede spuntare inaspettatamente accanto al tavolino del bar. Ci sono stati già un paio di incidenti perché qualcuno, avvertendone il ronzio improvviso alle spalle, lo ha schiacciato al volo voltandosi di botto, pensando che si trattasse di un calabrone. Sono in corso le relative vertenze giudiziarie per risarcimento. 
Pare, anzi, che in più di un caso l’autore del misfatto sia stato un complice di cameriere geloso.
In proposito, si è sparsa la voce che alcuni ricercatori stanno eseguendo sperimentazioni per produrre una racchetta simile a quella che viene usata comunemente per fulminare al volo le zanzare e altri volatili fastidiosi. Stavolta, la vittima dovrebbe essere proprio il drone. Invece, gli scienziati “dronisti” (da non confondere con i “tronisti” di una nota trasmissione TV) stanno a loro volta studiando un sistema di accelerazione e “svicolamento” per sfuggire proprio alla temibile racchetta anti-drone. La cosa certamente non finirà qui, per cui si prevedono interessanti sviluppi, né si esclude l’intervento delle superpotenze che, come si sa, non si fanno mai i droni propri.
Ma torniamo a noi ed alla storia che si intendeva raccontare.
Dunque, si dirà che in un noto bar del centro di una grande città aveva preso servizio da qualche mese il drone MX-27, meglio noto agli avventori come “Camilluccio”  perché aveva soppiantato nel lavoro Camillo, il vecchio cameriere. Dovreste vedere con che accortezza il personale del bancone gli poggiava le tazzine e i bicchieri sul ripiano volante di servizio! “Sporchi traditori, venduti! – faceva tra sé e sé l’ex-garçon di sala – A me quasi tiravano i vassoi appresso, per sveltire il servizio. E invece adesso eccoli lì: « Signor Camilluccio, voli di qua! Signor Camilluccio, svolazzi di là! ». Mi fanno venire il voltastomaco dalla rabbia, questi ipocriti!”.
Il cameriere giubilato, folle di gelosia, ormai trascorreva le sue giornate tessendo oscure trame contro quell’ aggeggio volante che gli aveva rubato il posto di lavoro.
Le ultime notizie, poi, riferivano che Camillo era stato visto al poligono di tiro, dove non si accontentava del tiro al bersaglio fisso, ma aveva preteso di partecipare al tiro al piattello, pagando di tasca propria purché ogni piattello recasse la scritta “Camilluccio”.
E non vi dico la gioia per ogni “Camilluccio” centrato!
Così pure, non è il caso che vi stia a raccontare le scenette che si verificavano quando mancava il bersaglio! Era capace di mettersi a cercare il piattello mancato per dargli tanti calci, gridando: “Questo per lo svolazzo di qua! Questo per lo svolazzo di là!” eccetera eccetera, sembrava quasi che stesse cantando la cavatina  de Il barbiere di Siviglia.
Naturalmente, ciò non gli bastava, né poteva bastargli nella sua ansia di vendetta contro quella diabolica apparecchiatura che, oltre al posto, gli aveva tolto anche il sonno.
Cominciò a recarsi di nuovo al bar dal quale era stato così malamente allontanato, stavolta in veste di cliente. Ovviamente, il suo scopo era ben altro: voleva studiare come agire per fargliela pagare cara a quel maledetto volatile metallico.
Ora, si deve dire che, volteggia oggi e volteggia domani, il drone aveva avvertito il ronzio che emanava la lavastoviglie  del bar quando era in funzione. Dopo un poco che la studiava, cominciò ad apprezzarne sempre di più la bella forma di parallelepipedo perfetto, la lucidità delle parti metalliche, la capacità di far brillare gli oggetti che vi venivano depositati per il lavaggio. Insomma, Camilluccio si era innamorato della lavastoviglie. Così, con la scusa di andare a rifornirsi di bicchieri e stoviglie per il servizio, aveva cominciato a ronzarle anche lui attorno. Stava lì a spiarla estasiato quando quella faceva lo strip-tease, aprendo il portello e mostrando le sue parti intime. Lei si era accorta di queste manovre e, vergognosa, faceva finta di bloccarsi quando quello era nei dintorni e rifiutava di aprirsi per pudore. Però, tutto sommato non le spiaceva quella specie di uccello meccanico che, con un pretesto o con l’altro, le svolazzava continuamente attorno esibendosi in picchiate e cabrate per impressionarla. Forse le sarebbe anche piaciuto per compagno, anche se, in verità, lo trovava troppo piccolo per le sue esigenze. La cosa, comunque, procedeva.
Dal suo posto di osservazione Camillo, dopo essersi sorbito di malavoglia parecchi di quei caffé che in precedenza era lui a portare alla clientela, alla fine si era accorto della manfrina tra i due, che invece era passata inosservata a tutta quanta l’altra clientela. Non solo: si era accorto proprio che c’era del tenero tra i due aggeggi metallici.
Fu così che, chiuso nel suo rancore, l’uomo concepì il suo tristo disegno (si scusi la forma di questa espressione, trovata in un libro di inizio Novecento, ma è anche bello ricordare ogni tanto gli antenati).
Si deve ora sapere che Camillo, prima del licenziamento, si era procurato clandestinamente una copia delle chiavi del locale del bar, pensando che esse, prima o poi, avrebbero potuto essergli utili.
Fu con queste che, nottetempo, si introdusse nel luogo e si diresse, senza esitazioni, verso la lavastoviglie. Aveva portato con sé un barattolo di melassa. Servendosi di idonei utensili, riuscì ad aprire la scatola dei comandi dell’elettrodomestico e, senza pietà, vi versò il contenuto del barattolo, richiudendo poi il tutto. Ripulì poi con accuratezza i contorni della scatola, facendo sparire ogni traccia del misfatto e rimise tutto com’era prima. Si allontanò infine con un ghigno satanico.
Il giorno dopo, ogni tentativo di far partire la macchina si rivelò inutile. Dopo aver eseguito vari controlli sui collegamenti elettrici, il tecnico appositamente chiamato dichiarò che si trattava indubbiamente di un guasto serio e che avrebbe dovuto portare via con sé l’elettrodomestico, né si sapeva se questo sarebbe stato realmente recuperabile.
Camilluccio, dall’alto, vide allontanarsi la sua amata e pensò che ormai era finita.
Per la disperazione, decise di lasciarsi andare giù senza starci a pensare, e così fece.
Probabilmente per l’esistenza di una giustizia superiore, però, la sua picchiata cieca si concluse rovesciando caffé, bottiglie e bicchieri sulla testa di Camillo.

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