La Scena Mancante - Racconto

La Scena Mancante

 

Non ho mai capito dove, quando né perché fosse nato dentro di me il desiderio di scrivere quella che consideravo la conclusione mancante del film " Scene da un matrimonio” di Ingmar Bergman. In quell’episodio, che nel mio modo di considerare quella storia avrebbe dovuto cominciare dopo la parola fine, i due protagonisti avrebbero dovuto incontrarsi per fare il bilancio della vita trascorsa dopo essersi lasciati.

Un po’ alla volta ero anche arrivato a dare un titolo a quell’episodio, “ La scena mancante”, ma non ero riuscito ad andare oltre.

Il mio desiderio di scrivere si dissolveva di fronte al profondo senso della realtà del regista scandinavo e anche a causa del timore di dovermi misurare con una materia che consideravo complessa e contraddittoria. Una materia in cui, pur senza volerlo, correvo il rischio di perdermi anche a causa delle mie vicende personali.

Fare il bilancio di un’esistenza vissuta dopo un matrimonio andato in fumo andava ben oltre il limite della mia sensibilità e, anche, della mia capacità di raccontare. Di tutto questo mi rendevo perfettamente conto al punto da inibire la mia capacità di andare avanti.

 

Ho preso in esame più volte quest’idea. Sono arrivato persino ad immaginare i personaggi, i fatti, le situazioni che avrebbero potuto concretizzare la storia. Avevo fatto grandi progressi nell’immaginare come raccontarla ma non ho mai cominciato a scrivere perché non sapevo che cosa avrei potuto dire. Da dove avrei potuto cominciare.

Si può raccontare la fine di un amore ma non è possibile riuscire a descrivere i motivi che lo hanno determinato. Si può immaginare il momento in cui due persone si sono incontrate, amate e perdute ma non si può capire sino in fondo le ragioni di quello che è accaduto o, peggio, pretendere di mettere a confronto la vita che insieme hanno vissuto con quella che ciascuno di loro stava ancora vivendo.

Bergman non ha affrontato questo argomento per la sua complessità. La storia di un breve incontro in cui i due protagonisti evocano una vita che avrebbe potuto essere e non è stata, era un argomento estraneo alle sue corde creative. Il sentimento della nostalgia, infatti, non fa parte del suo modo di fare cinema. Per lui contano le contraddizioni della vita, la precarietà e l’incomunicabilità di sentimenti che emergono dal vivo non dal ricordo.

 

Come punto di partenza del racconto a me avrebbe potuto bastare descrivere la scena in cui i due protagonisti, Alex e Sarahh, si incontrano come amanti in un luogo noto solo a loro. Ai margini della città. Avrebbe potuto bastare per cominciare a scrivere e così è stato. Trovato il bandolo della matassa, la storia si è sviluppata sotto le mie dita con estrema facilità.

Nella mia storia Alex e Sarah vivono il loro incontro di nascosto. Come amanti furtivi. In modo che nessuno, al di fuori di loro, lo sappia. In un certo senso vivono quel momento inusuale con un senso di colpa di cui, però, non vogliono privarsi. La ragione di questo sentimento contradditorio solo loro la possono comprendere.

L’ approccio iniziale è quanto mai imbarazzato. Entrambi si comportano come innamorati che non hanno niente da vivere oltre al desiderio di finire abbracciati l’uno all’altra. Anche se hanno alle spalle una vita condivisa, dei figli che hanno avuto ma non hanno cresciuto insieme, Sarahh e Alex si incontrano di nascosto dagli altri. Nel loro incontro c’è un infinito desiderio di scoperta ma anche un inesplicabile sentimento di colpa.

A tenerli uniti per tutti quegli anni sono stati i figli ma nessuno di loro sembra intenzionato a parlarne. Anche se non se lo sono detto, in quel momento, ciascuno di loro vuole recuperare il significato della vita vissuta e perduta, vuole capire  quanto è avvenuto e perché. Cerca di sapere quello che non è mai stato detto, non è mai stato capace di dire, di spiegare, di ascoltare.

 

Abbiamo fatto bene a separarci e a chiedere subito il divorzio. Se avessimo trascinato più a lungo il nostro rapporto avremmo finito per incattivirci.” - Aveva detto Sarah per avviare un dialogo che rischiava di non cominciare mai.

È vero! - le aveva risposto Alex -  Con il divorzio ciascuno di noi è tornato ad essere padrone della propria vita. Ad avere il diritto di fare tutto quello che voleva. A reinventarsi la vita, a vivere nuovi amori, a sposarsi, a mettere su famiglia come hai fatto tu che hai avuto altri figli. I legami di vita che avevamo creato, almeno di fronte alla legge, hanno cessato di esistere ma gli altri, a quanto pare, no.

Io non avrei voluto separarmi da te e nemmeno divorziare.”- Aveva finito col dire Alex.

Sarah, come ai vecchi tempi, si era raggomitolato fra le sue braccia. Il luogo in cui avevano deciso di incontrarsi aveva suscitato in loro emozioni antiche. Aveva ricordato i turbamenti dei loro primi incontri, degli inconcludenti amplessi. Di come avevano cominciato a conoscersi moralmente e anche fisicamente.

Alex, secondo la loro antica usanza, le aveva fatto trovare il camino acceso, qualcosa da bere e una luce sapientemente schermata. Sul divano, vecchio di secoli e consumato da maldestri amplessi, aveva fatto trovare dei plaid puliti, di morbida lana, e quel tanto di profumo necessario per coprire l’odore di muffa di un casolare rimasto abbandonato.

Dopo avere riempito e disposto a portata di mano due bicchieri ricolmi di vino rosso, Alex aveva preso posto sul divano e consentito a Sarah di recuperare quello che le consentiva di stare raggomitolata  fra le sue braccia.

Abbiamo passato dei bei momenti in questa catapecchia” - aveva cominciato a dire Sarah dopo un lungo silenzio.

La fiamma scoppiettante del cammino stava suscitando in loro i felici ricordi di quando ogni loro saluto era bagnato di lacrime di commozione, di tenerezza o di rimpianto.

Si! Marco ha sempre tenuto bordone a questa nostra storia d’amore e non ci ha mai fatto mancare le magiche chiavi di questo rifugio d’amore. Due cuori o molti cuori ed una capanna.

Non ho mai capito se la sua offerta fosse disinteressata. Lui non ha mai fatto niente per niente. Io, fra l’altro, ho sempre capito che lui ti amava e che esercitava un irresistibile potere di attrazione su di te che dicevi di amarmi.

Arrivati a questo punto, però, non serve a niente saperlo e, comunque, tu non mi diresti mai la verità anche  se te lo chiedessi.”

Che discorsi stai facendo? – Gli aveva risposto Sarah, non senza una certa irritazione – è possibile che tu, anche dopo tutto questo tempo, continui a vivere sentimenti di possesso esclusivi, di gelosia? A distanza di anni coltivi sospetti che non hai avuto allora, quando vivevamo insieme.

Che senso ha suscitare tutto questo. Proprio adesso?”

Anche Alex era rimasto sorpreso da quello che aveva appena detto. Nel corso della sua vita con Sarah, spesso, aveva avuto sentore che ci fossero stati dei tradimenti. Lui, però, non ne aveva mai preso atto.

Anche perché non sarebbe mai riuscito ad immaginare senza di lei la realizzazione del suo progetto di vita Il suo, probabilmente, era un modo molto particolare di amare una donna. Anche per questo non riusciva a concepirne uno diverso.

Scusami! - Le aveva detto - Nemmeno io riesco a capire che cosa mi sta succedendo. Il fatto di averti qui, fra le braccia, improvvisamente disponibile ad ascoltare le mie parole e a capire i sentimenti che sto provando, ha suscitato emozioni che non hanno tempo. Vengono da ieri ma riescono a manifestarsi solo oggi. - E aveva proseguito dicendo - Io avevo un progetto di vita da condividere con te. Non mi sono accorto che, forse, era solo mio ma non potevo capire che potesse esistere senza di te.”

Il nostro peccato originale è stato questo atto di presunzione. Non avevamo capito che non ci bastava stare bene assieme. Ciascuno di noi voleva una vita per sé e questa vita era diversa.”

Mentre pronunciava queste parole Sarah aveva lasciato le braccia di Alex. Gli aveva offerto un bicchiere di vino. Aveva preso l’altro per sé ed era tornata ad rannicchiarsi fra quelle braccia che considerava amiche.

Salute!” -Aveva detto, ma neppure lei sapeva a cosa stesse brindando.

“ Salute!” - Le aveva risposto Alex.

Dopo alcuni momenti di riflessione Sarah aveva ripreso il filo del suo discorso. “ Vedi, Alex, tu cercavi di realizzare un progetto di vita che non è mai stato mio. Tu eri impegnato a costruire una famiglia fondata sull’ordine, sulla stabilità. Io, invece, ero alla ricerca della libertà, di un mio modo di vivere senza condizionamenti. Ero una donna in fuga ed io avrei voluto che tu fossi complice nella mia avventura sconsiderata.

Ci correvamo l’uno incontro all’altra. Potevamo abbracciarci e persino baciarci teneramente. Ciascuno di noi, però, era strumento nelle mani dell’altro. Non avevamo uno stesso programma di vita per questo non siamo riusciti ad appartenerci completamente. Avremmo anche potuto diventare complici e vivere una condizione di vita contraffatta, ma questo non sarebbe andato bene a te né a me. Tu, per amore, avresti anche potuto accettare i miei tradimenti. Io, invece, ho chiesto di divorziare da te perché il mio comportamento nei tuoi confronti mi era diventato insopportabile.”

A quanto pare il nostro matrimonio è finito in modo consenziente ma non consapevole. Io non ho mai saputo niente di tutto questo. Non so se non sono stato capace di capirlo o non ho voluto saperlo. Tutto quello che abbiamo costruito insieme, in questo momento sembra perdere di significato. Io, improvvisamente, scopro di avere vissuto una vita tutta per me quando, invece, ho sempre pensato di avere vissuto in funzione degli altri. Le tue parole, infatti, mi costringono a prendere atto che nei miei progetti tu non c’eri. Non ci sei mai stata. Non ci sei stata in nessun momento della mia vita. Non hai mai fatto parte della famiglia che avrei voluto costruire per te, per me, per i nostri figli.

Quando abbiamo concepito le loro vite tu non c’eri. Non c’eri quando abbiamo pianto per le nostre sconfitte subite e celebrato le nostre vittorie. Il giorno in cui ci siamo sposati tu sei uscita dalla casa dei tuoi genitori ma non sei entrata in quella che avevo preparato per te e persino hai cessato di desiderarmi.”

Io non sapevo quello che stavo facendo. Che avrei potuto farti del male! Quando si ha vent’anni la vita ti appare come l’universo del possibile. Io ho usato te per uscire dalla casa dei miei genitori, che ho vissuto come un mondo di schiavitù, ma non sono entrata a far parte della tua. La tua presenza era troppo ingombrante. Non ero in grado di tollerarla.

Tu mi hai fatto da padre non da marito o da amante. Il senso del dovere, quello che ci ha garantito il benessere, ci ha privato della tua presenza. Della tua attenzione. Del tuo affetto. Hai persino rischiato la vita per non farci mancare quello di cui pensavi avessimo bisogno. Ma hai sbagliato. Noi avevamo bisogno di te. Della tua presenza. Invece ci hai lasciato soli e noi abbiamo finito col perderci nella nostra solitudine.”

Le parole di Sarah sembravano sincere e davano l’impressione che solo in quel preciso momento prendesse coscienza di quello che stava dicendo. Aveva continuato a dire: “ Anche tu, d’altra parte, non sapevi che nel disegno della tua vita io ero considerata un tassello da collocare in una posizione predefinita. Quando mi hai usato per completare il tuo disegno anche tu eri in buona fede. Anche tu non volevi farmi del male.”

Salute!” – Era stato Alex, adesso, a simulare il brindisi.

Le parole di Sarah erano dolorose ma vere. Alex aveva sempre saputo di essere stato educato per essere un buon padre e uno sposo fedele. Conosceva tutti i doveri di un maschio che sposa una femmina e, perché no?, anche i diritti. Era consapevole delle difficoltà che avrebbe dovuto affrontare per mantenere una famiglia. Oltre all’autorità necessaria per educare dei figli, aveva anche la dolcezza per poterli amare ma non aveva avuto il tempo di farlo.

“ E così alla fine io non ho avuto la famiglia che desideravo e tu non hai avuto la libertà che sognavi. Il giudice ha assegnato a te il compito di educare i figli negandoti la vita che avresti voluto avere, a me ha imposto l’obbligo di mantenerli senza poterli avere. La sua sentenza ha rimesso  tutte le cose a posto ma quanta vita ci ha rubato!”

Quanta non vita abbiamo perso!” - Le aveva subito ribattuto Sarah. Il tono della sua voce era diventato stanco, totalmente privo di aggressività. Raccontava i fatti del tempo passato con apparente serenità. Ne prendeva atto come se fossero stati ineluttabili e, a quel modo, si liberava del peso che ancora portava dentro di sé.

Pensa cosa sarebbe stato della nostra vita se non avessimo avuto il coraggio di tagliare il legame che ci teneva artificiosamente uniti. Strada facendo tu hai perso la tua famiglia ma hai avuto la forza di crearne una nuova. Certo è diversa da quella dei tuoi sogni originari ma è comunque vera.

Io ho consumato la mia libertà senza mai riuscire ad averla come l’avevo sognata. Mi sono accoppiata e ho amato tanti uomini. Ho condiviso tante vite ma alla fine di ogni storia, o di un intero percorso, sono sempre rimasta sola, senza rimpianti.

Il mio bisogno di libertà non è mai stato di segno positivo. Per un masochistico bisogno di farmi del male ogni volta finivo per annullarmi nella vita degli altri. Per una ragione o per l’altra io non sono mai riuscita a vivere la mia. Dopo avere dato tutto quello che era possibile, arrivava il momento della rottura. Alla resa dei conti, come sai, ho preferito rimanere sola.”

Le fiamme del focolare avevano cessato di illuminare l’ambiente.                L’atmosfera si  era fatta ancora più intima. Raccolta.

Dopo qualche tempo, nel timore che Sarah prendesse sonno, Alex aveva trovato il coraggio di dirle: “ Nella vita che hai deciso di vivere dopo di me, se non ho capito male, non ci sono mai stati progetti di vita. Il tuo bisogno di libertà, quelle condizioni, non le avrebbe mai accettate. Che cosa avevano, allora, gli uomini a cui facevi offerta di te da preferirli a me? In che cosa consisteva il bisogno di libertà che pensavi di poter realizzare insieme a loro?

Mi è capitato spesso di mettermi a confronto con il poco che sapevo di loro. Ogni volta mi chiedevo che cosa ti aveva portato a preferirli a me. Nei loro confronti io mi sono sempre sentito competitivo e, nella mia valutazione, le condizioni di vita che ti avevo offerto erano preferibili alle loro. Il mio cuore, le mie mani erano pulite, quelle degli altri non l’ho mai voluto sapere.

Per anni ho portato dentro di me questo sentimento di frustrazione. Adesso penso di avere capito che non erano gli uomini ma il modello di vita che io ti avevo offerto e che tu non potevi accettare, ad avere impedito il nostro incontro. Per il resto tu hai consumato me come hai consumato tutti gli altri uomini che hai incontrato.

Sarah, adesso, dormiva profondamente. Fra le braccia di quello che era stato il suo primo uomo. Nell’ambiente in cui aveva imparato a conoscerlo, ad amarlo si era sentita sopraffatta dal sogno di una vita che avrebbe potuto essere e non c’era stata. Non si sa se con lui o senza di lui.

Al suo risveglio, un po’ incredula, sarebbe uscita dalle braccia di un uomo che aveva amato ma a modo suo. Alle certezze che lui le aveva offerto lei aveva preferito quanto di più indeterminato e, forse, anche volgare, la vita può offrire. Aveva vissuto con leggerezza e felicità i suoi giorni sino a quando non si era resa conto di averli consumati tutti e di avere lasciato dietro di sé un cumulo di macerie.

Anche quello lo avrebbe sepolto sotto il tappeto perché nessuno lo vedesse?” – Si stava chiedendo Alex. Lui pure, adesso, stava guardando dentro di sé. Prendeva atto che noi non riusciamo a percepire il giusto significato delle nostre vite anche quando costituiscono una parte insostituibile di noi stessi.

 

Questa “Scena Mancante” di un matrimonio che non finisce come tanti altri, nel film di Ingmar Bergman, naturalmente, non c’è. È troppo densa di sentimenti e di contraddizioni per diventare film. Anche se raccontata in modo maldestro, però, può appartenere a questo racconto e a diventare parte di ciascuno di noi.

 

Questo testo è protetto contro il plagio. Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito e/o pubblicazione. Chi ne fa un uso improprio è soggetto alle sanzioni di legge.

Gradimento