Passeggiando con Camillo

Passeggiando con Camillo

 

Si sbottona il panciotto, da cui fuoriesce un ventre, fasciato dalla camicia bianca, ancora più prominente di quello dei ritratti ufficiali.

La barba c’è, ispida, grigiastra, le gote sono rossiccie, anch’esse affannate. Mi dà fastidio vederlo con la giacca, mi sembra ancora più sofferente così, ma non dico nulla.

Si siede su una panchina intagliata nel legno, sotto un bellissimo albero di cui ignoro la specie.

E’ un albero nodoso, alto, con la corteccia liscia, i rami enormi, da cui germogliano in continuazione fiori  giallognoli, le cui foglie cadono e rinascono continuamente. Un miracolo che incanta. Ma cerco di non distrarmi.

“Sei osannato in ogni libro di storia, caro mio. A te sono dedicati viali, borghi, scuole. Io, ad esempio, abito in via Cavour. Tutti gli studenti conoscono  il tuo ritratto”.

Sorride sornione. “Ho posato per molti ritratti, in effetti, anche se il mio preferito è quello che mi fece William, quand’ero giovane...e più magro.”

“Somigliavi di più a tua madre, o a tuo padre?”

“Il volto è quello di mamma. Una donna raffinata, elegante. Mia madre”.

“Sei nato il 10 agosto, come mai non ti hanno chiamato Lorenzo?”

Si ferma,  e mi guarda stupito, accentuando il suo accento torinese.

“Mi chiamo come il mio padrino, cara mia, Camillo Borghese, il cognato di Napoleone. Mi ha tenuto a battesimo e mi ha dato il suo nome. Poi, mia madre era calvinista, e come ben sai, i calvinisti,non hanno il culto dei santi”.

Spiegazione semplice e lineare.

“Volevo dirti, caro conte, che intendo dare giustizia a tutti i morti del Risorgimento”.

“Ah, bene bene, mia cara, ottima scelta. Mi chiedevo il perché di questo Colloquio”. 

“ Perdonami, forse non mi sono spiegata bene. A tutti i morti che il tuo Risorgimento ha causato”.

Si adombra, leggermente irritato: “Ma ben sai, che ogni causa costa sangue”.

“Certo, è vero. Ma è  ai morti di questa unità che molti non hanno capito, di quelli di cui non parla nessuno, che  io voglio dar voce”.

“Ragioni da meridionale”.

“Lo sono. Ma sono meridionale italiana. Italiana.  Sono meridionale trapiantata a Roma. Amo Roma, la mia città. Ma non dimentico il Sud.”

“E a che serve?” chiede il conte a disagio, alzandosi e facendomi cenno di continuare a camminare.

Lo seguo volentieri. Ha il respiro affannato.

“Voglio che venga data voce ad un’altra visione della storia. Voglio che non ci sia un pensiero unico, monotematico, dittatoriale oserei dire. E tu, che sei sempre passato per gran liberale dovresti esserne contento”.

Socchiude gli occhi, guardandomi di sottecchi.

“A voi, non vi ho mai capiti. Gente dura, irragionevole. Contadini ignoranti. Teste calde, bigotte. Senza nessun senso del progresso. Fissati coi figli, con la chiesa. Gente superstiziosa, davvero...Una mentalità totalmente diversa”.

“Finalmente sei sincero”.

“Qui niente diplomazia”.

“Avete sradicato, dopo questa famigerata unità, forzata, sanguinosa, non voluta dal popolo, famiglie intere, che avevano una loro terra, una loro cultura, una loro, fede, costringendola ad emigrare. Avete intaccato un tessuto sociale ed economico, forzando un progresso, che sarebbe comunque arrivato, ma rispettando la nostra cultura e le nostre tradizioni. Ogni scelta economica era tesa a favorire il nord, costringendoci a vivere nelle vostre città, lasciando i nostri paesi. Potevamo essere una realtà economica bellissima, fondata sull’arte, sull’agricoltura, sulla pesca, sulla bellezza dei parchi nazionali, dei mari, e invece no. Tutti ammassati nelle vostre periferie….a fare i terroni..Si va al nord, a lavorare. Lì c’è lavoro...qui no...chissà perché?”

Tace. Guarda a terra, congiunge le mani dietro la schiena, e guarda in alto.

“Vi abbiamo liberato dal potere temporale della chiesa”.

“Non era compito tuo. E’ ora di dirlo. Avete chiuso e soppresso, voi, stato liberale, gli ordini religiosi, appropriandovi di opere d’arte, ettari di terreno, attività benefiche, che portavano istruzione, sanità, aiuto agli orfani e ai deboli, attività che voi avete distrutto perché il vostro nemico era la chiesa??? Ammettilo!.Voi, stato liberale, avete voluto la distruzione della nostra civiltà religiosa, spirituale, dimenticando che è nelle nostra radici cristiane la linfa vitale del nostro paese. E il bello che vi siete fatti passare per cattolici...liberali. Non è stata una liberazione da un potere dittatoriale, il vostro. Tuo, del re, e compagnia bella. E’ stata un’invasione dell’esercito piemontese per sottomettere tutti ai Savoia. Questo, voglio scrivere. Questo.

E ora rispondimi, ti prego…

E’ vero che lo stato dei Savoia non versava in brillanti condizioni economiche e che avete avuto tutto da guadagnare colonizzando il sud?

E’ vero che le tanto acclamate camicie rosse hanno massacrato e ucciso contadini e pastori, che in realtà non volevano neanche difendere i Borboni, ma volevano solo terra e libertà?E’ vero che si sono trovati sulle loro coste, questi soldati “eroi” che erano scesi per liberarli, ma che in realtà li hanno invasi? E’ vero che è stata una unità costruita a tavolino, senza che il popolo comprendesse appieno i vostri piani?

E’ vero che Garibaldi non vi piaceva, ma lo consideravate un male indispensabile?

E’ vero che le potenze europee, che avevano interessi minerari e agricoli nel sud, vi hanno appoggiato?

E’ vero che, oltre ai fatti di Bronte, in cui furono massacrati tanti contadini, vi sono state stragi con migliaia di morti,  sempre contadini e pastori, in tutto il sud, accusati di resistenza antipiemontese?

E’ vero che avete incarcerato e tenuto nei vostri lager, preti, contadini, intellettuali, famiglie intere, bambini compresi, facendo rimpiangere al sud i Borboni?

E’ vero dunque che l’Unità d’Italia si è fatta sul sangue di tutti quei paesi, quelle popolazioni che sono state saccheggiate e distrutte dal vostro esercito?Donne stuprate, paesi interi rasi al suolo? Chiese distrutte?

E’ vero che uno stato federale, rispettoso delle singole realtà territoriali, con una costituzione che garantisse i diritti dei popoli, non avrebbe garantito ai Savoia il pieno controllo su tutto il territorio nazionale? “

Tace.

Si guarda la punta dei piedi, il respiro è affannoso.

“Vi sono stati dei crimini, ma sono stati indispensabili. Sembra che tu non voglia comprenderlo.Abbiamo costruito strade, fognature, scuole. Abbiamo unito un paese, alfabetizzato le masse, portato la civiltà. Possibile che tu non veda il bene in tutto questo?”

“Conte, io non voglio tornare indietro. Non voglio revisioni storiche. O meglio...Voglio che la storia, monopolio di un pensiero unico, venga riscritta. Voglio che si celebrino anche questi morti. Voglio che sia data dignità a questi morti. Voglio che in ogni città d’Italia vi sia una piazza ai caduti vittime dell’esercito piemontese. O una piazza dedicata alle vittime dei garibaldini. Voglio che i cosiddetti fuorilegge, fuggiti dalle loro case, per combattere i piemontesi invasori, vengano riabilitati, e non confusi con i briganti fuorilegge, criminali. Voglio che si parli non solo dei morti caduti per l’unità d’Italia, ma anche di quelli che sono morti perché non volevano quest’annessione sotto la guida dei Savoia.”

“Tu scrivilo, il libro che vuoi scrivere. Hai la documentazione necessaria, vedo che il coraggio non ti manca. D’altro canto, abbiamo sempre fatto in modo, che questi scritti non fossero diffusi. E ci siamo riusciti. Chissà, che non ti venga in sogno, per darti dei suggerimenti? Sappi comunque mia cara, che se non avessimo fatto così, l’Italia non sarebbe mai stata unita. Mai. ”

“Forse. Oppure lo sarebbe stato in modo lento, ma inevitabile. Tutto cambia, lentamente ma inesorabilmente. I popoli crescono, maturano, si evolvono. Avremmo potuto essere uniti con la consapevolezza di essere noi stessi, della nostra diversità. Ma la storia non si fa con i se e con i ma...” 

Lo guardo, sentendo che ha ammesso gran parte delle sue colpe, ma con lo sguardo. E’ un sì, di ammissione, ma non di pentimento. Tanto...ormai…”Sono stato strumento di un grande progetto in cui ho creduto fermamente. Forse sono stato pensato, e creato per questo. Per fare ciò che ho fatto. Ci hai mai pensato?” Non rispondo. Sì, ci ho pensato.

“Io devo andare. Devo tornare su. Tu, quanto starai qua?”

“Non so, qui il tempo non esiste. Come hai detto che ti chiami?”

“Anna”.

Sorride. Mi fa tenerezza...o quasi.

“Come la mia cara Nina”.

“L’hai incontrata?”

“Purtroppo no, apparteniamo a due dimensioni diverse. Lei è morta suicida.”

“Ma era malata...”

“Sì, ma deve essere rieducata ad amare la vita. E’ un’altra dimensione”.

“Capisco. O suppongo di capire. Ti ringrazio del tempo che mi hai dedicato.”

“Te l’ho detto, qui il tempo non esiste”.

“Ciao, Conte”.

“Ciao, Anna. Viva l’Italia!”

“Viva l’Italia. Posso farti celebrare una messa?”

“Se vuoi...ma non mi sarà di molto aiuto... Devo imparare tante cose….”

Il purgatorio lo immaginavo diversamente. O forse non è neanche come l’ho visto io. Devo correre dall’editore, per parlargli del mio progetto, trovare le fonti, girare per le biblioteche. Ovviamente, tacerò di questo colloquio. Sì, sarà meglio. 

 

Questo testo è protetto contro il plagio. Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito e/o pubblicazione. Chi ne fa un uso improprio è soggetto alle sanzioni di legge.

Gradimento

Libera Chiesa in libero Stato

Amava dire Camillo, che fu il principale architetto del Risorgimento. Allora la Chiesa non apprezzò molto , si offese assai anzi, e vietò ai cattolici di partecipare alla vita politica del nuovo stato. E questo divieto durò a lungo, poi tuto si ricompose nei famosi Patti Lateranensi. Però è vero che il Risorgimento non fu una patriottica passeggiata come viene raccontata ai bambini delle scuole dell'obbligo. Fu purtroppo anche quello che racconti nel tuo brano. Ho apprezzato questo racconto. Un saluto

Grazie

Ti ringrazio del commentosmileyparteciperò ad un concorso letterario, in cui si chiede di descrivere un dialogo con un personaggio storico a nostra scelta, ed ho sempre avuto la voglia di parlare con il Conte Cavour. In purgatorio...non se la passa poi tanto male. Saluti