La guerra è dio.

ritratto di Gerardo Spirito
 
Il giudice spezzò lo stinco di un'antilope con il dorso di un'accetta e il midollo caldo sgocciolò fumante sulle pietre. Lo guardarono. L'argomento in discussione era la guerra.
La Bibbia dice che colui che vive di spada perirà di spada, disse il nero.
Il giudice sorrise, la faccia lucida di unto. Quale uomo giusto la penserebbe diversamente? disse.
In effetti la Bibbia considera la guerra un male, disse Irving. Eppure contiene molte storie sanguinose di guerra.
Ciò che gli uomini pensano della guerra non ha importanza, disse il giudice. La guerra perdura nel tempo. Tanto varrebbe chiedere agli uomini cosa pensano della pietra. La guerra c'è sempre stata. Prima che nascesse l'uomo, la guerra lo aspettava. Il mestiere per eccellenza attendeva il suo professionista per eccellenza. Così era e così sarà. Così e non diversamente.
Si voltò verso Brown, che aveva bisbigliato un'obiezione poco chiara. Ah, Davy, disse. E' proprio il tuo mestiere quello che onoriamo qui. Perché non fare piuttosto un piccolo inchino. Ciascuno abbia i dovuti riconoscimenti.
Il mio mestiere?
Certamente.
Qual è il mio mestiere?
La guerra. La guerra è il tuo mestiere. Non è così?
E non è il vostro?
Anche il mio. Non c'è dubbio.
E allora cosa c'entrano tutti quei quaderni e gli ossi e l'altra roba?
La guerra racchiude in sé tutti gli altri mestieri.
E' per questo che la guerra dura nel tempo?
No. Essa perdura perché i giovani la amano e i vecchi la amano nei giovani. Quelli che hanno combattuto e quelli che non hanno combattuto.
Questo lo dite voi.
Il giudice sorrise. Gli uomini sono nati per giocare. Nient'altro. Tutti i bambini sanno che il gioco è più nobile del lavoro. Sanno anche che il valore o merito di un gioco non sta nel gioco stesso, ma piuttosto nel valore di ciò che è messo in gioco. I giochi d'azzardo richiedono una posta per avere senso. I giochi sportivi coinvolgono l'abilità e la forza dei contendenti, e l'umiliazione della sconfitta e l'orgoglio della vittoria sono di per sé una posta sufficiente poiché pertengono al valore degli antagonisti e li definiscono. Ma, sia questione d'azzardo o di valore, tutti i giochi aspirano alla condizione di guerra, perché in essa la posta inghiotte gioco, giocatore, tutto quanto.
Supponiamo, continuò il giudice, che due uomini giochino a carte non avendo niente da puntare se non la vita. Chi non ha mai sentito una storia del genere? Una carta viene girata. Per il giocatore l'interno universo si riversa fragorosamente in quell'istante, che gli dirà se gli tocca di morire per mano di quell'uomo o se toccherà a quell'uomo morire per mano sua. Quale ratifica del valore di un uomo potrebbe essere più sicuro di questa? Spingere il gioco alla sua condizione estrema non ammette alcuna discussione concernente la nozione di fato. La selezione di un uomo a danno di un altro è una preferenza assoluta e irrevocabile, ed è davvero ottuso l'uomo che considera una decisione così profonda priva di un agente o di un significato. In giochi del genere, in cui la posta è l'annichilimento dello sconfitto, le decisioni sono del tutto trasparenti. L'uomo che tiene in mano una particolare combinazione di carte è in forza di ciò rimosso dall'esistenza. Tale è la natura della guerra, in cui la posta in gioco è a un tempo il gioco stesso e l'autorità e la giustificazione. Vista in questi termini, la guerra è la forma più attendibile di divinazione. E' la verifica della propria volontà e della volontà di un altro, all'interno di quella più ampia volontà che è costretta a compiere una selezione proprio perché li lega insieme. La guerra è il gioco per eccellenza perché la guerra è in ultima analisi un'effrazione dell'unità dell'esistenza. La guerra è dio.
Brown osservò il giudice. Voi siete pazzo, Holden. Decisamente pazzo.
Il giudice sorrise.
 
Meridiano di sangue, o rosso di sera nel West – Cormac Mccarthy, pag.255-256.
 

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ritratto di Mauro Banfi

Eh, Gerardo, questo è un libro che fa veramente paura:

come il racconto "Aria fredda" di Lovecraft, come "Cuore di tenebra" di Conrad, come "Moby Dick" di Melville.
E il terribile giudice Holden mi ricorda proprio Marlon Brando in "Apocalypse Now" . storia clone di "Cuore di Tenebra", mi rammenta Achab attaccato con gli arpioni alla fiancata della Balena Bianca.
Questi idolatri della volontà di potenza non capiranno mai che non c'è conflitto che non ci renda uguali al presupposto nemico, e non c'è abisso in cui si possa guardare impunemente e senza essere riguardati a nostra volta.
E nonostante gli americani abbiano a portata di mano i libri di questo genio, hanno votato un pazzo di nome Trump che sta dichiarando guerra a mezzo mondo, che vuole ammazzare i suoi connazionali che non possono permettersi un'assicurazione sanitaria e dichiara che non esiste il riscaldamento globale.
Mccharty mi fa paura perchè sa rappresentare la maggioranza malvagia e ignorante attorno a noi.
Leggo Holden e ho paura.

Abbi gioia
 

ritratto di Gerardo Spirito

"Leggo Holden e ho paura"

"Leggo Holden e ho paura" sono d'accordissimo. Come quelli che hai citato ("Aria fredda" lo lessi molti anni fa, credo di ripescarlo a breve perchè ne ho un vago ricordo), accidenti, questo libro ha una forza davvero trascendentale, metafisica, almeno per me.

Ogni qualvolta lo rileggo ci ritrovo temi, verità, che magari prima non avevo ancora colto, o avevo semplicemente ignorato. E poi sì, il giudice Holden, l'antitesi del bene, è uno dei pochi personaggi che davvero mi ha spaventato e straniato nella letteratura!

ritratto di Massimo Bianco

Sapevo già attraverso tuoi

Sapevo già attraverso tuoi passati commenti che Cormac Mccarty è uno dei tuoi autori preferiti. Io di lui ho letto "Non è un paese per vecchi" e mi è piaciuto, così come mi è piaciuto il film tratto dal libro, perché avevano una trama efficace, ricordo però che, scambiando opinioni, credo con Rubrus, tu scrivevi che era uno dei suoi romanzi che ti era piaciuto di meno. Eppure io dopo ne ho letti altri due suoi, di cui non rammento i titoli e, so che questa affermazione ti parrà strana, provenendo da un autore che scrive noir spesso assai violenti e pieni di cadaveri, non mi sono piaciuti perché li ho entrambi trovati troppo pieni di violenza gratuita, tanto che li ho venduti e non li possiedo più. Questo però da cui riporti un passo non l'ho mai letto, o almeno, non mi pare che fosse uno dei due da me bocciati. Merita, secondo te? O, come mi fa sospettare quanto ho letto, anche qui la violenza gratuita, intesa in senso letterale, cioè di violenza priva di una ragione, priva di un perché, abbonda? Ciao.
 

ritratto di Gerardo Spirito

Max, sì Cormac è uno dei miei

Max, sì Cormac è uno dei miei autori preferiti, e Meridiano di Sangue uno dei miei libri favoriti in assoluto. In ogni caso, il tema centrale della sua opera è la violenza, o meglio, il male contrapposto al bene, la morte e la vita, tutti i suoi libri seguono questa traccia (seppur alcuni molto velatamente, come Suttree o la Trilogia della Frontiera - Suttree è il suo libro più diverso, altro capolavoro per me, ma molto più improntato alla sperimentazione, un po' come Ulisse di Joyce, perciò almeno qui ci troverai molta meno violenza). E leggerci solo violenza gratuita forse è riduttivo, il sangue c'è, pare non abbia alcuna giustificazione ma non è così. Per Mccarthy il male fa parte del reale; non si puó descrivere la realtà senza passare anche da lì, dagli angoli più neri e bui dell'uomo. Descrivendo il male, o questa violenza, il suo scopo è quello di rappresentare un aspetto della realtà che non è neutrale, come se volesse far capire cosa succede quando un uomo smarrisce l'essenziale.
Meridiano di Sangue peró ha qualcosa in più su tutti. È violentissimo, non per stomachi deboli e palati facili (lo sconsiglierei a chi odia la violenza scritta), ma oltre ad essere scritto in maniera secondo me perfetta, pone in sé tutto quello che il male può dare a questo mondo, sembra riduttivo, ma a conti fatti potrebbe essere anche letto come un'indagine sul male stesso. Sarebbe facile banalizzare il tutto nello splatter o nella "gratuità"; per me questo non accade perchè l'autore non indugia mai e non è mai compiaciuto, tiene sempre "sotto controllo" i personaggi e la scrittura. Non ci sono monologhi, e nessun commento a quanto visto e descritto; i dialoghi non sono tantissimi, cioè ci sono, ma sono sempre incisivi ed essenziali, per l'appunto.
Ecco è un viaggio epico e crudo e allucinato, il viaggio di un gruppo di cacciatori di scalpi (pare sia una storia vera, almeno lo sono i due personaggi principali) che si fa largo mietendo e degenerando; ecco, di western tradizionale quest'opera ha ben poco. David Foster Wallace lo definì "il western che mette la parola fine a tutti i western. Il libro più orripilante di questo secolo."
E poi c'è il giudice Holden, uno dei protagonisti, il perfetto Anticristo a mio modesto parere, sembra esser venuto fuori dalle Cronache, anche e sopratutto con il suo linguaggio biblico o la sua filosofia irrazionale e nichilista, o dal Libro dei Re, insomma opere dove un Dio all'apparenza irato pare obbligare gli uomini al male, alla violenza, per seguire i suoi fini di conquista. Mauro lo paragona giustamente a Kurtz di Apocalypse Now o al capitano Achab descritto da Melville. Così è, ma bisogna sommare al quadrato queste due figure e, alla fine, viene fuori il giudice. A ogni modo, è un libro che consiglierei sempre, ma non è un libro comunque facile. Quindi non lo so, fossi in te ci butterei un occhio. Forse, spero, ti potrebbe stupire.
 
ritratto di Rubrus

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Credo che altri abbiano detto molto, quindi approfitto di questo pezzo per esporre come esso, secondo me, espliciti bene il rapporto tra morale e storia.

La morale è "La guerra è il padre del mondo" per dirla alla Eraclito. 

Non è un concetto nuovo, come dice la citazione, anzi, è vecchissimo (dalla Bibbia si può ricavare la variante col male e la storia al posto della guerra e del mondo). In più è semplice. Non occorre chissà quale acume per comprenderlo (che non vuol dire necessariamente condividerlo). E, ovviamente, non è espresso in forma narrativa.

La forma narrativa è il libro stesso, le cui vicende esprimono la morale. Anzi, si noti che gli esempi del giudice sono delle microstorie che potrebbero essere romanzi a sè, tutti con la stessa morale. Da ultimo, a ben guardare, non è neppure necessaria dirla, la morale. La storia la esprime da sè, basta un minimo di attenzione nel leggerla.          

Unica cosa, le virgolette. Toglierle non aggiunge niente al testo. E' un inutile estetismo. Sì lo so, serve per dire che è flusso di coscienza, omaggio a Joyce ecc ecc. Però da un lato, se già l'ha detto Joyce, manca proprio, almeno in parte, quella innovazione estetica che dovrebbe essere la ragione primaria di simili esperimenti. Dall'altro, ripeto, mi pare inutile. Un vezzo.

 

ritratto di Gerardo Spirito

Mccarthy dal punto di vista

Mccarthy dal punto di vista stilistico è sempre stato incredibilmente scarno. Riguardo le virgolette mi pare che disse in una delle sue poche interviste, che non le usa per non macchiare con piccoli segni la pagina perchè tanto chi sa scrivere non dovrebbe usare la punteggiatura. Da questo punto di vista è sempre stato netto, e forse sin troppo estremo e opinabile. 

Te lo sei letto alla fine Meridiano di sangue?