Abbassiamo le saracinesche nei giorni di Festa

Abbassiamo le saracinesche

nei giorni di festa!

Risolveremo la crisi dei piccoli negozianti

 

Così l’onorevole Di Maio avrebbe trovato il modo per risolvere la crisi dei piccoli e medi negozianti che faticano a vivere nel mercato italiano.

Dopo avere ascoltato le loro lamentele ha brandito la bandiera del riscatto e ha marciato alla conquista di una legge che eviti di ridurli in miseria pensando di poter ridistribuire i mancati incassi dei giorni di festa nell’intero sistema.

Non si capisce come chiudere i negozi di domenica possa salvare l’attività di migliaia di punti vendita in difficoltà. È certo, invece, che prendere le loro difese possa produrre una valanga di voti favorevoli a chi è talmente spregiudicato da impegnarsi a farlo.

Dopo quasi due anni di applicazione della disciplina che prevede l’apertura dei negozi in base ad orari decisi da chi li gestisce, sono molti i negozianti che hanno capito quando è utile e quando è dannoso alzare o abbassare la saracinesca. Nel frattempo anche i loro clienti hanno imparato a organizzare il loro tempo e si sono abituati a fare gli acquisti nei nuovi orari di apertura.

Per chi trova utili e persino necessari gli attuali orari di apertura tornare al passato può costituire una enorme difficoltà. Il problema, naturalmente, diventerebbe ancora più grave per chi lavora ad orario fisso, fuori dal luogo di residenza, nel corso della settimana. Non a caso si è diffusa l’abitudine di fare acquisti di provvista settimanale nei giorni in cui non lavora, mentre l’acquisto di rabbocco, da fare nel negozietto sotto casa, costituisce per molte famiglie una preziosa valvola di salvezza.

Il problema da risolvere emerge dalla constatazione che neppure nelle giornate di sabato i negozi a cui l’onorevole di Maio vuole fare abbassare le saracinesche nei giorni festivi, sono piene di gente.

 Il lavoro fuori casa delle donne, la presenza dei frigoriferi nelle abitazioni, la nascita di un grande reticolo di supermercati e la crescente affermazione dei sistema di vendita via internet con consegna della merce a domicilio, ha profondamente cambiato l’offerta dei prodotti e dei servizi.

I consumatori hanno imparato a fare acquisti di provvista settimanale nel grande sistema distributivo e di rabbocco ogni volta che hanno bisogno di qualcosa nel corso della settimana.

Credere che le migliaia di negozi sotto casa possano salvare i loro bilanci facendo abbassare le saracinesche di tutti nei giorni festivi costituisce una presa in giro per tutte le persone ancora dotate di un minimo buon senso. Se poi si pensa che chiudendo spacci, super- negozi e Ipermercati, che fanno buoni affari soprattutto la domenica, si possa trasferire i loro minori incassi festivi nel fatturato dei negozi sotto casa, bisogna concludere che la proposta dell’onorevole Di Maio costituisce una truffa per questo settore di attività economica e un insulto all’intelligenza di chi ci lavora.

Per risolvere i problemi dei piccoli punti vendita bisogna cercare altre soluzioni ma l’On. Di Maio non sa neppure da che parte cominciare. Lo dimostra il fatto che sta facendo discorsi a vanvera. Fa promesse di ottenere leggi che non saranno approvate neppure nel caso in cui il M5S andasse al governo perché sarebbero una calamità per l’intero sistema commerciale.

I negozianti più dinamici hanno già trovato nella specializzazione la loro via di uscita dalla crisi. Altri, nel tentativo di ridurre le spese e di riuscire a vendere prodotti esclusivi a prezzi competitivi, sono entrati a far parte di organizzazioni in franchising. Il pullulare di iniziative dedicate alla vendita di prodotti speciali/ ecologici la dice lunga sul dinamismo che da sempre caratterizza questo settore di attività.

Chi è rimasto per strada deve essere aiutato a crescere professionalmente. La proliferazione di bar, pizzerie e self-service, parrucchieri, attività che, in apparenza,  non comportano alcuna preparazione professionale, la dice lunga sul fatto che nessuno si è preoccupato di loro.

Nel settore dell’assistenza tecnica e della manualità artigianale sono ancora molti i settori di attività rimasti disponibili. Spesso non si trova un elettricista in grado di mettere a norma l’impianto, un fabbro capace di aprire una serratura che ha subito uno scasso o un imbianchino in grado di ridare colore alle pareti senza svenare il proprietario di casa e combinare guai.

Forse l’onorevole Di Maio non sa che queste attività professionali sono ben retribuite e che non occorre andare all’università per imparare presto e bene un mestiere a qualsiasi età.

Lui pensa di risolvere il problema dei negozi che non fanno fatturato chiudendoli nei giorni di festa. A questo modo si comporta come certi imprenditori che pensavano di risolvere la crisi delle loro aziende spegnendo la luce nell’intervallo e scrivendo sul retro della carta di ciclostile. I loro capannoni, infestati dalla vegetazione, sono una dimostrazione di quanto questa iniziativa potrebbe produrre.

Se non si fa niente per portare fuori dal ghetto questi “contestatori della saracinesca aperta” presto finiranno per non alzarla più ed i loro spazi di vendita saranno corrosi dalla muffa del tempo.

È strano che in questa circostanza non si sia parlato di affitti onerosi, di tasse penalizzanti e di margini di vendita sempre più risicati offerti ai commercianti dalle aziende produttrici. Anche questi sono problemi che dovrebbero essere sollevati ma l’onorevole di Maio non lo fa. Lui non sa neppure che esistono.

Oltre a tutto questo esiste il problema del numero eccessivo dei punti vendita esistenti nel nostro Paese. Soprattutto nelle grandi città.

Ai tempi della prima crisi economica il personale espulso dalle aziende usava i soldi della liquidazione per aprire negozi senza che fosse capace di gestirli Adesso molti di loro stanno chiudendo perché le difficoltà sono diventate sempre maggiori e nessuno si preoccupa di aiutarli a costruirsi un futuro.

Pensare di dar loro una mano attraverso la ridistribuzione dei mancati incassi dei giorni di festa dell’intero sistema è una follia degna del M5S .

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