IL VOLO DEL CUCULO (versione ridotta) 11° e ultimo capitolo: "Leonardo Pardi e David Bromden"

ritratto di davecuper

11° e ultimo capitolo: Leonardo Pardi e David Bromden"

Durante un viaggio in treno che mi riportava da Siena a Firenze (siamo arrivati ormai ai nostri giorni), mi sono trovato in una carrozza con intorno sette persone, tutte con lo strumento del momento, uno smartphone, in mano.
Poco più avanti, in un altro scompartimento del treno, ho visto tre ragazzi cinesi, allineati l'uno accanto all'altro, tutti e tre con il braccio piegato in avanti, anche loro con lo smartphone in mano ed il dito che andava su e giù per lo schermo dello strumento.
Prima dell'avvento di questo strumento, il tempo, dentro ad un treno, veniva passato in diversi modi: si dormiva, si pensava, si leggeva, si scriveva, si guardava fuori dal finestrino. Si rimaneva comunque sempre connessi con se stessi.
La visione di questa scena, impensabile solo qualche anno prima, ha scatenato in me la voglia di dare un nome a questa nuova dipendenza e/o patologia, che ha cambiato il modo di passare il tempo dei vari viaggiatori.
Dopo averci pensato un po' mi è venuto in mente il termine “smartfanautismo”, derivante dall'incastro di tre termini: smartphone, fanatismo e autismo.
Mentre questa nuova categoria di malati moderni, gli smartfanautistici, mandavano su e giù per lo schermo le loro agili dita, sconnessi con se stessi e con il mondo esterno, io mi sono messo ad ammirare lo splendido paesaggio delle colline senesi.
Dentro di me ho sorriso e ho ringraziato Dio di non avermi fatto diventare “smartfanautistico”.
Ciò mi permette ancora di salire su un treno ed ammirare tutte quelle bellissime immagini sfuggenti che si possono catturare solo dai finestrini di un treno in corsa. Oppure mi permette, proprio come in questo momento, di mettere la parola fine a questa breve storia in cui ho raccontato il mio ritorno alla vita, dopo circa quindici anni passati in un reparto psichiatrico.
La mia disperata ricerca della libertà non mi ha fatto dimenticare la promessa fatta a Leonardo, nel momento in cui lo stavo uccidendo. Le sue poesie sono state inviate ad una casa editrice, per essere pubblicate in una collana dedicata ai nuovi autori. Per quanto riguarda i fogli manoscritti, una sorta di diario in cui erano trascritti i pensieri di Leonardo, ho deciso di tenerli con me e di dare continuità a quei pensieri, scrivendoci i miei.
Così ho dato modo anche a Leo di ritornare in vita, attraverso le sue poesie, i suoi versi e i suoi pensieri, permettendogli di continuare ad inseguire il suo sogno di libertà.
Libertà che Leonardo non avrebbe mai trovato in quel reparto psichiatrico, dove sarebbe vissuto morendo lentamente.
In fondo, non eravamo destinati nessuno dei due a vivere per sempre dentro ad una gabbia, anche se quella gabbia l' avevamo costruita noi stessi, giorno dopo giorno. Una gabbia in cui ci siamo rinchiusi, soffocati, annientati, ma anche protetti e difesi.
Ora vivo anche per Leo e con Leo. Come se fossimo la stessa persona.
Ringrazio il Dottor Leonard, mio amico, pescatore per hobby, nonché ex psicoterapeuta di professione, che mi ha permesso di riscrivere il finale di questo libro.

                                                                                                                          David Bromden

segue: appendice a "Il volo del cuculo"

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