L'elastico (risposta al blog di Jazz)

ritratto di Rubrus

Jazz... se disabiliti i commenti al blog è un po'  dura risponderti.smiley. Ci provo qui

Io scriverei in molti modi la frase, a seconda del contesto. Lì per lì, me ne vengono in mente alcuni.

1) Era quel tipo di donna che, quando passa, fa girare gli uomini. In questo caso la donna diventa quasi un'astrazione. "Quel tipo"... quale? ognuno ha il suo. A chi piacciono le bionde, a chi le brune, a chi le prosperose, a chi le magre ecc. Nota bene che non ho detto che è bella. 

2)  Tizia passava e gli uomini si giravano a guardarla (ovviamente al posto di "Tizia" metterei il nome)  Qui ho messo due azioni logicamente sullo stesso piano. Solo due azioni. Anzi, due movimenti che danno ritmo alla frase. In più, all'opposto, è tutto al concreto. Non "la donna", ma "Tizia". Nota bene che non ho detto che è bella. Questo fa sì che non dico neppure perchè gli uomini si girano a guardarla. Non ho stabilito neppure un nesso causale. In teoria, potrebbero girarsi a guardarla perchè è brutta, o chiacchierata, o ha una certa storia alle spalle. Quale? Il lettore vada avanti a leggere e lo saprà.

3) La donna (o Tizia) era bella come... se scrivessi "una rosa" mi prenderei a calci da solo. Se proprio dovessi usare un paragone, ne cercherei uno particolare a seconda della donna nel suo complesso, senza limitarsi all'aspetto fisico. Ne tiro fuori alcuni a caso.

3/a) La donna (o Tizia) era bella come il primo giorno di vacanza dopo un anno di duro lavoro. Dà un senso di  libertà e di liberazione. Volendo, persino di possibilità di trasgressione. Non ci dice niente dell'aspetto fisico e non ce n'è bisogno. A questo punto dire che gli uomini si voltano a guardarla è superfluo. Possiamo passare a quanto succede dopo. Che cosa? Caro lettore, prosegui a leggere e lo scoprirai.

3/b) La donna (o Tizia, anzi, meglio "Tizia") era bella e fredda come l'alba su un ghiacciaio. In generale, meglio un paragone, se buono, che un qualunque aggettivo. Aspetto fisico, ma anche carattere. Tizia è un tipo "algido" Gli uomini non servono. Meglio Tizia perchè il paragone è meglio riferirlo a un soggetto concreto, sennò ci sono troppe astrazioni.  

3/c)  Tizia era come il suono della risacca la mattina presto. Come sopra, ma tipo diverso: rassicurante, calmo. Nota che ho tolto il "bella". A parte il fatto che "bella" come aggettivo è troppo generico, e mi piace poco (in generale, non amo gli aggettivi). Probabilmente, non è il tipo di donna che spinge gli uomini a voltarsi quando passa, almeno non subito, quindi, immediatamente, sarei costretto a precisare: Quando passava (per la strada è inutile: dove vuoi che passi, in cielo? oppure si voltava solo se passava per la strada, ma se passava per la piazza gli uomini non si voltavano?) gli uomini si voltavano a guardarla. Descrizione e azione. Non perfettamente congruenti. Perchè gli uomini si voltassero è la domanda che dovrebbe spingere il lettore a proseguire. 

3/d)  Tizia era bella come l'odore di ozono quando un fulmine ti cade vicino. Anche qui. Diecimila volte meglio un buon paragone (cioè non sciatto o scontato, ma che è una piccola storia in sè, come quella del fulmine) che un aggettivo. Tizia torna ad essere appariscente e quindi è inutile dire che gli uomini si voltano. Il paragone ci dice anche che è bellezza prepotente, che non si può ignorare, ma anche sfuggente (il fulmine è già caduto, ora che ti accorgi che c'è stato è già svanito) e pericolosa - l'odore di ozono non è piacevole, non viene comunemente associato alla bellezza, ecco perchè ho rimesso quell'aggettivo; addirittura letale come una saetta. E sto parlando a te, caro lettore, come dice il "ti" etico. Se ti interessa, vai avanti a leggere. 

And so on.

Inutile dire che probabilmente cercherei di evitare gli aggettivi, specie quelli generici. Sono troppo spesso come i braccioli per chi prova a nuotare: rischi di attaccartici, di non potertene separare più e di non imparare mai .

 

PS. Se dici "mi girai a guardarla" o qualcosa di simile, fai qualcosa di diverso. Mentre in tutti gli esempi di cui sopra, la donna rimane comunque l'oggetto principale del racconto, nel momento in cui arriva la voce narrante, l'attenzione si sposta quasi integralmente su che cosa fa la voce narrante dopo essersi girato a guardare la donna. A questo punto la donna non c'interessa più, fosse anche Venere in persona. il racconto sta per parlarci di altro e cioè della ingombrante voce del narratore. Insomma, diventa un racconto diverso - a meno che il narratore non cerchi nuovametne di spostare l'asse del racconto sulla donna, facendole fare qualcosa oltre che essere qualcosa - e direi qualcosa di abbastanza icastico.

Esempio: a un certo punto la donna si voltò e mi sorrise. Ok, sorrise a te, narratore, e non agli altri che la guardavano: perchè? per come? in ogni caso rimani tu voce narrante, il soggetto principale del racconto.  

Esempio 2 a un certo punto la donna si fermò e sorrise. Non necessariamente al narratore, ma a chi? e perchè? In questo modo l'oggetto del racconto è il destinatario del sorriso.  La donna rimane, ma in secondo piano. Da protagonista a deuteragonista.

Esempio 3 a un certo punto la donna si fermò e si aggiustò la stringa di un sandalo, rivelando un polpaccio (abbronzato e muscoloso? ok, è un tipo sportivo che vive all'aria aperta; pallido? forse vive da reclusa? è pudica?). In questo caso la donna rimane protagonista, anche se non riusciamo a toglierci di torno la voce narrante, che, benchè in secondo piano, è il tramite attraverso cui passa la storia.  Resta il fatto che 1. la donna è tornata protagonista 2. per farlo ha dovuto essere soggetto di azione e non mero oggetto di descrizione. 

Comunque la si metta, insomma, nel momento in cui irrompe la prima persona - o anche un altro personaggio - la storia diventa un'altra storia.  

Buona Pasqua.

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ritratto di Viola B.

Ma poi se fai dei bei

Ma poi se fai dei bei paragoni, o similitudini in poesia, non diventa un testo di prosa poetica? Quella dell'ozono è proprio come una pietra di fiume che luccica al sole d'agosto (eh eh).
Fichissimo il tuo blog. Spieghi le cose benissimo.
Bacissimi

ritratto di Rubrus

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Be', credo che le figure retoriche siano le stesse in prosa e poesia: paragoni, metonimie, sineddoche, ecc. Quello che cambia credo che sia la quantità, nel senso che in prosa ce ne sono meno in rapporto alla lunghezza del testo rispetto a quanto accada in poesia, e la funzione, nel senso che in prosa la figura retorica è (a mio parere dovrebbe essere) quasi sempre funzionale a un evento della storia, o a un concetto, mai o quasi mai fine a se stessa; in poesia invece non c'è storia cui la figura retorica debba essere funzionale, la stessa può essere quindi (e spesso è) fine a se stessa o finalizzata all'espressione di un concetto.

Quanto a quel paragone, oddio... premesso che l'ho inventato lì per lì, spero e cerco sempre che l'originalità (a mio parere, il più delle volte assolutamente sopravvalutata: molto meglio la semplicità) non sia fine a se stessa; nel momento in cui mi accorgessi di cadere nel manierismo ("Sudate o fochi, a preparar metalli", non è originale, è una scemenza; "Il padellon della gran frittata" per definire la luna, fa ridere i polli) lo cancellerei. Quello, spero che non sia ancora un arzigogolo, anche se penso che non sia lontanissimo dal confine.  

 

ritratto di Viola B.

uhm, anche se non ti ritieni

uhm, anche se non ti ritieni un conoscitore della materia, qualcosa è giusto. ma non è fine a se stessa, la figura retorica, nemmeno in poesia. la più alta concentrazione, non la rende esclusivamente collezione di similitudini eccetera, esiste una struttura organica entro la quale esse s'organizzano e si strutturano. certo è, che è difficilissimo esistano testi lirici senza NEMMENO una figura retorica di qualunque tipo; d'altro canto, per mio gusto, un testo prosastico senza neanche un voletto di fantasia... oddio, no. mi muore dentro subito.

 
ritratto di Rubrus

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Naturalmente non inendevo dire che in poesia la figura retorica sia sempre fine a se stessa.

Intendevo dire che a volte può esserlo. E, spesso, l'esigenza di esprimere una certa forma prevale sul contenuto.

Faccio un paio di esempi sciocchi: perchè - tanto per citare un paio di casi che abbiamo studiato a scuola - D'annunzio sente il bisogno di dire "pineto" invece che "pineta" ? certo non perchè non sapesse trovare altre rime, altre assonanze, altre parole simili. Evidentemente ha avvertito la necessità che la forma, la figura retorica, prevalesse sul contenuto.

Lo stesso dicasi per "La fontana malata" o "E lasciatemi divertire", il cui intento poetico è espresso in modo letterale (la riporto per comdoità).       

Tri, tri tri
Fru fru fru,
uhi uhi uhi,
ihu ihu, ihu.

Il poeta si diverte,
pazzamente,
smisuratamente.

Non lo state a insolentire,
lasciatelo divertire
poveretto,
queste piccole corbellerie
sono il suo diletto
.

Cucù rurù,
rurù cucù,
cuccuccurucù!

Cosa sono queste indecenze?
Queste strofe bisbetiche?
Licenze, licenze,
licenze poetiche,
Sono la mia passione.

Farafarafarafa,
Tarataratarata,
Paraparaparapa,
Laralaralarala!

Sapete cosa sono?
Sono robe avanzate,
non sono grullerie,
sono la... spazzatura
delle altre poesie,

Bubububu,
fufufufu,
Friù!
Friù!

Se d’un qualunque nesso
son prive,
perché le scrive
quel fesso?

Bilobilobiobilobilo
blum!
Filofilofilofilofilo
flum!

Non c'è tutta 'sta differenza tra questa poesia e l'intento poetico di " tanto pp'e cantà / perchè me sento un friccore en core" se non forse la profondità del pensiero precedente e sopratutto il fatto che Palazzeschi sentisse il bisogno di rivolgersi prima di tutto ai suoi colleghi e poi al pubblico, mentre l'autore della canzone penso di no. Si rivolgeva prima di tutto al pubblico al quale diceva che gli andava di cantare e basta. Non c'era bisogno di spiegare altro. 

Poi, ovvio che anche nella prosa ci siano delle figure retoriche. E' praticamente impossibile non farne perchè si usano anche nel liguaggio comune. Basta dire "vado a fare due passi" ed ecco che abbiamo fatto una figura retorica.  

ritratto di Jazz Writer

Bel blog

lo condivido, scritto nello stesso spirito col quale è stato scritto il mio...ciaociao.

ritratto di Rubrus

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Grazie, ciao!