Come non si scrivono poesie

ritratto di Jazz Writer

Immaginate di voler tenere un corso sulla poesia. Come fareste ad insegnare ad un giovane seguace di Erato quali sono le buone maniere, i canoni classici, e non, necessari per costruire un buon impianto poetico?

C'è solo un modo, a mio avviso, ed è quello di insegnar loro a star lontani dalla cattiva poesia.

Io sarei facilitato nel farlo, perché avrei come esempio negativo tutte, o quasi, le mie poesie giovanili d'amore.

Dopo aver fatto leggere questi orribili versi, nel mio corso calcherei pure la mano su un'arma poetica micidiale che può tuttavia ritorcersi sul povero poeta che la usa: la Metafora.

Mai abusare delle metafore, specialmente se trite e ritrite, stra-usate da poeti e dilettanti verseggiatori da troppi decenni.

Un caro amico, che qui pubblica, ed è pure bravo, mi ha obiettato: ma Ungaretti?

Certo, “si sta come d'autunno sugli alberi le foglie” è geniale come metafora, che tuttavia risulta ermetica se non si specifica il titolo, Soldati...e comunque il grande poeta l'ha usata una sola volta.

Ecco, è tutto, non voglio tediarvi, voglio solo che leggiate le mie poesie giovanili che ancora conservo, ma con l'accendino in mano ogni volta pronto a operare la distruzione incendiaria di queste liriche, si fa per dire, d'amore.

Leggetele e statene alla larga, le signore del sito vi spiegheranno perché. Ho detto “le signore”, non le oche!

 

“ Poesie giovanili”

 

A Manuela
 

Cosa vorrei da te?
Non la rosa delle rose
e nemmeno i petali
delle tue calde labbra
ma solo un posto
che nel tuo cuore sia
come quello del leone
nella foresta.
 

 

Tu, mio mare calmo

 

Così sei per me

come la bonaccia

e quando il mio mare

grida tempesta al cuore

nel maroso ti vedo

tu piccola isola

senza alberi né monti

con quel tuo prato

sempre in fiore

perenne come le nevi

che abitano nel ghiacciaio

del mio dolore

implorante

senza tregua alcuna

la tua presenza.

 

 

Mi sono innamorato...

 

Mi sono innamorato

perso nei tuoi occhi

chiuso fra le labbra

della tua gioiosa bocca

attratto come ape

nello zucchero del piacere

che sogno, giorno e notte

di avere dai tuoi baci.

 

 

Tu sei la mia acqua chiara...

 

Vivo nell'acqua chiara

dei tuoi grandi occhi

laghi di dolcezza

oasi per il deserto

dei miei tormenti.

 

Vivo aggrappato

al pudore delle tue labbra

mentre le mie, riarse

appoggiate sulla tua gola

candida come la purezza

succhiano speranza d'amore

dal velluto della tua pelle.

 

Vivo per te

per la speranza di averti

mentre navigo mari

che celano perle

rare da donarti

in cambio di un tuo

semplice sì.

 

 

Per i tuoi occhi verdi...

 

Per i tuoi occhi verdi

vorrei scrivere

cento sonetti d'amore

e per le tue labbra

poggiate sulle mie

- petali di fiore

sull'acqua cheta del fiume-

canzoni e romanze

musiche e parole.

 

Per la luce dei tuoi occhi

e il candore della tua gola

per le braccia e le mani

per le tue intimità segrete

vorrei dedicare al mio io

sogni da mille e una notte

pensieri vaganti nel cielo

lacrime di gioia terrena.

 

 

Eri una ragazza facile

 

Ti eri sbucciata le ginocchia

tanti ieri fa

e sollevasti la gonna

alla fontanella...

volavano i miei pensieri

aggrappati alla tua veste a fiori.

 

Fiori anche tutto intorno

nell'aiola del viale

fior di ragazza tu

che sapevi far godere

d'un facile piacere

senza conquista.

 

Avevo ragione io

lo capii più tardi:

eri una ragazza facile

non amavi guerre e conquiste

ed aprivi braccia e pensieri

al giovanile candore.

 

Eri una ragazza facile

spontanea, pura

non conoscevi calcoli...

per questo ti penso ancora

e questa nostalgia

è diventata poesia

dentro il mio cuore stanco

che sbuffa ricordi.

 

Penso che ora sia tutto più chiaro. Aspiranti poeti, giovani leve della poesia amorosa, attribuite a queste poesie una direzione, diciamo Nord, e poi prendetene una diametralmente opposta, che per un buon marinaio è esattamente Sud, ovvero 180 gradi sulla carta nautica, in qualunque posto del mondo siate, anche all'Equatore.

 

 

 

 

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