IL VOLO DEL CUCULO (versione ridotta) 5° capitolo: "La prova di iniziazione"

ritratto di davecuper

5° capitolo: "La prova di iniziazione"

Il Dottore, dopo le prime sedute di psicoterapia di gruppo a cui partecipai, capì subito diverse cose di me.
Capì, prima di tutto, che io era alla ricerca di un “idolo”.
Questo mi fece riflettere sul fatto che avevo, effettivamente, sempre cercato una figura di riferimento che, probabilmente, mi era mancata nell'infanzia. Una figura paterna che ti introduce alla vita, trasferendoti le sue competenze e le sue abilità.
Mi fece poi capire che avevo una “parte femminile” che non avevo mai pensato di avere.
Questo mi fece riflettere sul fatto che, fisicamente, non avevo un corpo prettamente maschile; non avevo muscoli sviluppati, non avevo barba lunga e incolta, non avevo una voce che potesse incutere timore e rispetto. Avevo invece dei lineamenti del volto dolci, non ruvidi, un viso imberbe e senza rughe. Anche il mio modo di essere, la mia gentilezza e la mia educazione, facevano emergere la mia parte femminile, che era senz'altro predominante sulla parte maschile.
Infine mi fece capire che anche io, come un fumatore, un tossico o un alcolizzato, avevo una dipendenza, che era quella di “non stare sotto i riflettori”.
Questo mi fece prendere coscienza della mia “fobia sociale”, della mia paura di stare in mezzo agli altri e di essere al centro dell'attenzione, del mio timore del giudizio altrui.
Il dottore si adoperò, pertanto, per farmi uscire dalla mia forma di dipendenza e farmi andare “sotto i riflettori”.
Io cercai, a poco a poco, di emergere dal gruppo, iniziando a far uscire quella voce che, per tanto tempo, era stata tenuta nascosta e che aveva portato a frettolose diagnosi da parte dei dottori che mi avevano visitato nel corso degli anni.
Il dottore non aspettava altro che il momento giusto per mandarmi “sotto i riflettori” per la prova più dura, la cosiddetta “prova di iniziazione”: spogliarsi davanti a tutto il gruppo.
E quel momento arrivò.
Fui portato al centro del gruppo e, aiutato da una paziente del reparto, mi spogliai di tutti i miei vestiti.
Uscì da quell'esperienza rafforzato.
Io che arrossivo anche davanti ad un bambino, che quando non ero ancora entrato nel reparto di psichiatria evitavo di andare al mare perché mi vergognavo di mettermi in costume, mi ero spogliato davanti a più di trenta persone. E lo avevo fatto anche con piacere.
Questo mi fece capire che la mia fobia sociale era ambigua: da una parte c'era la paura di stare sotto i riflettori, dall'altra parte c'era la voglia di essere al centro dell'attenzione; da una parte il voler passare inosservato, dall'altra parte la voglia di essere visto.
Il dottore fu bravo a capire il momento giusto per farmi andare sotto i riflettori a combattere contro il mio mostro, la mia paura, la mia fobia.
Se avesse anticipato i tempi, probabilmente l'esito sarebbe stato diverso e addirittura avrebbe potuto avere un effetto destabilizzante su di me.

segue il 6° capitolo: "...qualcuno volò..."

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Gradimento

ritratto di monidol

usti

Terapia d'urto, opinabilmenete ortodossa.
Però questi viaggetti nella psiche, anche se creďo semplicistici o semplificati non so, intrigano.

ritratto di davecuper

terapia d'urto

Grazie per il commento.
Non so se intrigano, spero di si..bella la definizione viaggetti nella psiche!
Chissà..può darsi che alla fine questo romanzo mostri una parte più complessa
chi lo sa? siamo a metà del viaggio (cioè metà del romanzo)

Ciao

Davide