Trump: la mossa vincente!

Trump: la mossa vincente

 

Non ci si siede a un tavolo di trattative se non si è stati invitati, se non si ha la credibilità sufficiente per affermare il proprio punto di vista e contrastare quello degli altri, se non si hanno in mano le carte necessarie per vincere la partita.

Premesso che nel mondo attuale iper - informatizzato le trattative si fanno si “linee coperte” e che le “ Conferenze Internazionali” servono solo a gettare fumo negli occhi alla pubblica opinione internazionale, è un fatto che Donald Trump si è trovato tagliato fuori da ogni trattativa riguardante il futuro del Medio Oriente. Russia, Turchia ed Iran hanno deciso da il farsi tutto da sole e la Siria ne ha approfittato per sfidare il mondo tornando a sganciare bombe chimiche sulla sua popolazione inerme.

In passato il presidente Obama si era limitato a minacciare ritorsioni nei casi in cui l’incidente si fosse ripetuto ma, poi, non aveva fatto niente. Questa situazione aveva indotto molti Stati Canaglia, non solo la Siria, a pensare che non lo avrebbe mai fatto e, per questo, hanno creduto di avere mano libera per fare tutto quello che volevano: la Siria ha brutalizzato una popolazione inerme, la Corea del Nord ha sfidato il mondo con i suoi missili e la sua bomba atomica.

È presumibile che anche Barak Obama, di fronte alla situazione che è venuta a determinarsi, avrebbe preso la decisione di agire. Obama è stato un Presidente rispettoso delle regole del gioco. Un uomo che credeva nei valori della democrazia al punto che non avrebbe mai accettato fossero calpestati da quattro balordi. Era un uomo responsabile e prudente. Non un vigliacco, come qualcuno vuol far credere.

Donald Trump ha preso atto della situazione e, ben consigliato dal suo staff, ha deciso di compiere quella che Eugenio Scalfari ha definito: “ Una mossa vincente!”.

C’erano tutte le condizioni per poterlo fare giustificatamente: oltre all’ultimatum  di Obama che, di fronte alla nuova violazione di Assad, poteva essere messo in atto, c’era l’evidente esistenza di un’intesa fra Russia , Turchia e Iran per gestire a modo loro il Medio Oriente, la sempre maggiore tracotanza di Assad e del dittatore coreano.

Trump non ha chiesto di sedersi intorno ad un tavolo per cominciare a discutere. Sapeva che, se lo avesse fatto, sarebbe stato considerato un atto di debolezza. Ha comunicato “ Vis a Vis” al presidente della Cina,……, Ospite nella sua casa in California, la decisione di attaccare i depositi di armi chimiche in Siria. Ha avvertito Putin su quello che stava per fare e lanciato messaggi sul territorio di competenza perché la popolazione si mettesse in salvo. Anche la flotta aerea di Assad ha potuto prendere atto della situazione e si è messa in salvo senza neppure tentare una minima azione di difesa nei confronti della imminente incursione distruttiva annunciata da Trump.

Le reazioni alla decisione unilaterale presa dagli Stati Uniti d’America sono state inesistenti.

Solo Putin e gli Ayatollah dell’Iran hanno fatto la voce grossa: “ Che non si ripeta!”- Hanno detto ma, pur essendo stati avvisati di quello che stava per accadere, non hanno fatto niente.

Trump ha vinto ma in che cosa consiste la sua vittoria?

I risultati ottenuti sono molteplici e concreti ma sono anche di difficile definizione. L’azione di guerra, messa in atto dagli Stati Uniti, ha raggiunto lo scopo di allentare l’attenzione del pubblico sui numerosi problemi che riguardano l’azione di Governo all’interno del Paese . Con la sua decisione, presa a “Tamburo battente”, Donald Trump ha detto chiaramente al suo popolo e al mondo intero che gli Stati Uniti continuano ad essere la Nazione più potente e che non ha nessuna intenzione di farsi mettere i piedi in testa da dittatori di strapazzo.

La decisione di utilizzare missili, che hanno agito con precisione chirurgica, ha fatto inoltre capire che gli Stati Uniti sono in grado di difendere il territorio di loro competenza in qualsiasi parte del mondo e di realizzare una azione distruttiva, anche senza preavviso, ovunque ce ne sia la necessità.

Putin ha fatto la voce grossa ma si è ben guardato dalla raccogliere la sfida implicita nell’azione promossa da Donald Trump. Alla prova dei fatti non contano le parole ma chi dispone di una forza reale. La tecnologia americana, al di fuori di ogni ragionevole dubbio, è in grado di tirare senza difficoltà un pugno da KO a quella russa e cinese messi insieme.

Non è interesse di nessuno, comunque, mettere in atto uno scontro capace di lasciare al tappeto l’intera umanità. Nel caso in questione, forse, non era necessario sparare tutti quei missili per distruggere un obiettivo molto limitato in Siria. Trump ha deciso di farlo. L’ha fatto a scopo dimostrativo e, molto probabilmente, ha sfruttato l’occasione per liberarsi di armi tecnologicamente superate. Un volume di fuoco di quella potenza, sparato con precisione su un obiettivo perfettamente definito, serve solo a dimostrare di essere in grado di distruggere un’intera nazione in pochi secondi.

Di fronte a fatti tanto espliciti c’è poco da fare i furbi e pensare di potersi prendere gioco delle istituzioni internazionali e persino dei propri alleati. Trump e… si sono fatti fotografare sottobraccio in California per inviare un messaggio inequivocabile al ragazzino irresponsabile che si gonfia il petto e si diverte a camminare pericolosamente sul baratro di una guerra nucleare.

Nel caso suo siamo nel regno di una follia capace di contaminare con il veleno e di distruggere il mondo a colpi di bomba atomica. Nel caso nostro che cosa possiamo pensare e che cosa possiamo aspettarci da un futuro così incerto ed imprevedibile?

Sì! Quella di Trump è stata una mossa vincente fatta nel contesto di una partita a scacchi che si sta giocando nel tentativo di rimettere ordine nel mondo.

Obama aveva lo stesso obiettivo ma intendeva realizzarlo in modo diverso. Lui era dalla parte del progresso e della crescita economica e sociale dei popoli a prescindere dal loro luogo di residenza. Era dalla parte di chi riporta l’asino con il carico nella stalla usando la carota. Trump, a quanto pare, è abituato a usare la frusta. Non si rende conto che il suo sistema espone gli uomini della terra al rischio mortale di non portare a casa, oltre a cavallo, anche il suo carico di vite.

Arrivati a questo punto noi, poveri cittadini smarriti sulla faccia della terra e su una penisola martoriata dai terremoti, non possiamo fare altro che rimanere sul chi vive e tentare di compiere scelte ragionevoli facendo ben attenzione a quello che nascondono i vari proclami di vittoria.

Stiamo arrivando al punto che siamo costretti a fare la guerra in nome della pace e a credere sulla parola, “ Fidatevi di me!”, a chi dimostra sempre più chiaramente di avere idee poche che confuse sul modo di governare il nostro Paese. Il suo sistema di “ democrazia partecipativa a carattere totale” non ha niente a che fare con la Democrazia, quella vera, ma si limita a produrre un rumore indistinto fatto di sole parole.

Non a caso vota per lui un’ammucchiata di elettori insoddisfatti, dotati di una diversa visione della realtà e, a volte, persino di una contrastante fede politica. La folla indistinta di questi elettori grida, sembra un figlio di tutti e di nessuno, bisognoso di una totale assistenza fisica e morale ma condannato a non essere ascoltato e ad essere nutrito solo a parole.

 

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