IL VOLO DEL CUCULO (versione ridotta) 3° capitolo: "Leonardo Pardi"

ritratto di davecuper

3° capitolo: "Leonardo Pardi"

Circa dieci anni fa entrò nel reparto psichiatrico un nuovo paziente.
Il suo nome era Leonardo Pardi ed aveva l'aspetto di un ragazzo buono, timido e riservato.
Mi sorprese vederlo lì dentro insieme a noi.
Il suo viso era lo specchio della sofferenza, i suoi occhi erano spenti, il suo corpo gracile e fragile; avrà avuto all'incirca 35 anni.
Sentì, attraverso i discorsi degli infermieri lungo il corridoio, che Leonardo, da ragazzo, aveva avuto problemi a scuola e che per scappare dalle sue paure, si era ritirato dalla vita e si era dedicato alla musica, alla letteratura, alla poesia.
In seguito a diversi attacchi di panico, disturbi neurovegetativi ed esaurimenti nervosi, lo psichiatra, da cui era in cura, decise di ricoverarlo nel reparto psichiatrico.
Lo osservai mentre stancamente si incamminava verso la stanza che gli era stata assegnata.
Mi spostai a pulire il pavimento vicino alla sua stanza per continuare ad ascoltare i discorsi degli infermieri che lo avevano accompagnato.
Quando il dottore passò per la consueta visita della sera, lesse la sua cartella clinica e incaricò l'infermiere di turno di preparare i farmaci che gli erano stati prescritti.
Quando il dottore si allontanò, entrai nella stanza di Leonardo fingendo di pulire, per vedere che razza di pasticche gli avrebbero portato.
Quando l'infermiere tornò con i farmaci, li appoggiò, insieme ad un bicchiere di acqua, sopra il comodino, dopodiché si allontanò per portare altre pasticche ad altri pazienti.
Mi avvicinai al comodino di fianco al letto di Leonardo e vidi tre pasticche.
Pensai a quel dottore che gli aveva prescritto tutta quella robaccia e mi venne una tremenda voglia di essergli davanti per prenderlo per il collo e stringerglielo fino a non farlo respirare.
Mi avvicinai all'armadietto che era stato riempito con gli effetti personali di Leonardo e vidi, tra le sue cose, una cartellina contenente una serie di fogli dattiloscritti e una serie di fogli manoscritti.
Presi la cartellina, tirai fuori i fogli dattiloscritti e vidi che contenevano una serie di poesie. Incominciai a sfogliare le pagine, poi iniziai a leggere.
Pagina dopo pagina, rimasi affascinato dal modo di scrivere dell'autore di quelle poesie.
Egli dipingeva, con i suoi versi, una vita triste, sofferta, dolorosa, senza speranza. Una vita piena di delusioni, rimpianti e rimorsi.
Mi appassionai talmente tanto al contenuto del dattiloscritto che passai l'intera notte accanto a Leonardo a leggere le poesie.
Ogni tanto abbandonavo la lettura e guardavo Leonardo dormire sereno sotto l'effetto dei farmaci.
La raccolta di poesie cominciava proprio con una storia d'amore ambientata in un reparto psichiatrico, continuava con un rimpianto per la gioventù ormai finita e proseguiva con tante altre poesie, fino ad arrivare, alle ultime pagine dattiloscritte, ad una poesia sulla morte.
Arrivai alla fine del dattiloscritto e lessi il nome dell'autore: si chiamava Leo Pardi.
Un sorriso comparve sul mio viso e pensai a quanto il destino si era preso gioco di questo povero ragazzo. Aveva non solo il diminutivo del nome e il cognome uguale al cognome di uno dei più grandi poeti italiani, ma aveva anche la stessa infelicità, sofferenza e mal di vivere.
I dottori avevano sedato il suo corpo, ma il suo cuore e la sua anima vivevano dentro i versi di quelle pagine. Lì c'era tutta la sua vita non vissuta.
Finito di leggere le poesie, rimisi i fogli dattiloscritti dentro la cartellina, a fianco degli altri fogli manoscritti, proprio mentre l'alba stava sorgendo.
La stanchezza prese il sopravvento e mi addormentai accanto al letto di Leonardo.
Mi risvegliai poco dopo tutto sudato, con una strana sensazione di malessere e di soffocamento.
Proprio in quel momento Leonardo aprì gli occhi e, quando mi vide accanto a lui, mi fece un lieve sorriso. La sua voce non parlava, ma i suoi occhi vedevano il mondo e mi chiedevano aiuto fissandomi disperatamente.
Pensai per un attimo a quei farmaci sul comodino. Ripresi in mano la cartellina con i fogli dattiloscritti appena letti e tirai fuori i fogli manoscritti per sfogliarli rapidamente. Ritornai infine con gli occhi a guardare i suoi occhi.
Fu così che presi la decisione.
Mi avvicinai a lui e, immaginando di avere davanti a me il dottore che gli aveva prescritto tutti quei farmaci, lo presi per il collo e glielo strinsi fino a non farlo respirare.
Lo adagiai sul letto e chiusi i suoi occhi sbarrati. Avevo ucciso Leonardo Pardi.
Mentre gli stringevo il collo per ucciderlo gli feci, dentro di me, una promessa: gli promisi che avrei fatto rivivere Leo Pardi attraverso le sue poesie e attraverso i suoi scritti.
Intanto continuavo ad avvertire una strana sensazione di malessere, un aumento del battito cardiaco e una sensazione di soffocamento. Stavo per avere un attacco di panico.
Cominciai ad avvertire giramenti di testa e facevo fatica a respirare.
Credo che persi anche i sensi per qualche minuto, poi a poco a poco mi ripresi, feci dei grandi e lunghi respiri e il battito cardiaco ritornò normale.
Continuavo ad essere tutto sudato, ma cominciavo a sentirmi meglio.
A quel punto, preso coscienza di quello che avevo fatto, presi la cartellina di Leonardo, contenente i fogli dattiloscritti delle poesie e vi riposi nuovamente i fogli manoscritti.
Mi accertai di non aver lasciato nessuna traccia della mia presenza, presi la cartellina e uscì in fretta dalla stanza.
Tornai nella mia camera e, approfittando del fatto che tutti stavano ancora dormendo, nascosi la cartellina di Leonardo Pardi nel mio armadietto. La misi insieme a tutte quelle cose che avevo deciso di portare con me, qualora fossi riuscito, un giorno, a trovare la forza di fuggire dal reparto psichiatrico.

segue 4° capitolo: "Psicoterapia di gruppo"

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Gradimento

ritratto di monidol

Non me l'aspettavo

sembra interessante... andrò a leggere qualche altro capitolo per capirci un po' di più.

ps:  Scusa se mi permetto, scrivi spesso sentì invece di sentii il che confonde un po'...

ciao

monica
 

ritratto di davecuper

non me l'aspettavo

Grazie per il commento e grazie per la correzione, ne terrò conto in fase di rilettura.

Ciao!

Davide