LO SCHERZO

LO SCHERZO

 

   La festa di compleanno era bellissima.

   Steve era rimasto affascinato dal clown – mago che aveva tirato fuori dal cilindro dieci colombe. Ma come ha fatto? si era chiesto.

   Ora si trovava sul bordo della fontana della villa del loro amico Charlie.

   Steve si rivolse a Richard. Gli venne voglia di ridacchiare ma si trattenne. Voleva fargli uno scherzo.

   <<C’è una cosa che devo dirti. Ho sentito il professore di matematica dire che ti bocceranno.>>

   Richard diventò bianco. <<Ma cosa stai dicendo?>>

   Steve annuì serio. Non era vero nulla!

   Richard si alzò e si toccò gli occhi. Stava piangendo. Se ne andò da un’altra parte del giardino senza dire una parola.

   Steve continuò a ridacchiare.

   La mattina dopo si avviò a scuola felice come sempre. Aveva lo zaino sulle spalle. Il primo anno di medie era facile finora ma il bello doveva arrivare.

   Si accorse che un uomo alto più o meno due metri lo seguiva. Era un tipo strano. Aveva una giacca colorata di ogni colore ed era magro come un grissino. Steve rimase impressionato ma non spaventato.

   Arrivò a scuola un po’ silenzioso e si sedette al banco. Richard non lo guardò nemmeno. È per colpa dello scherzo che gli ho fatto, si disse Steve.

   Intanto fuori dalla scuola, l’uomo colorato e alto stava parlando con un bambino. Aveva tirato fuori dalla tasca della giacca un pendolo strano e lo stava agitando davanti ai suoi occhi. Il bambino era affascinato. Lo stava ipnotizzando senza volergli fare del male.

   <<Quando avrò finito, e quando sarà finita la scuola, dirai a Steve una cosa. Gli farai uno scherzo, d’accordo?>>

   Gli spiegò che cosa doveva fare e il bambino annuì contento. In fondo è simpatico questo tizio, pensò.

   La scuola finì e Steve uscì mesto dall’edificio. Richard gli corse affianco senza salutarlo, e raggiunse Charlie.

   <<Mi evita>>, sussurrò Steve. Dopo che gli aveva fatto lo scherzo non gli parlava più. Ma non era stata una cosa grave.

   <<Ehi?>>

   Steve si girò e vide un bambino nuovo. Quello gli si avvicinò. <<Devo dirti una cosa. I tuoi genitori se ne sono andati. Sono venuto stamattina nel tuo quartiere. Sai, io e la mia famiglia ci siamo trasferiti da poco…>>

   Steve scappò terrorizzato. Si mise a correre e superò tutti gli altri compagni di scuola. Se mamma e papà se ne sono andati, io cosa farò? si chiese. Era una cosa bruttissima.

   Arrivò a casa sudato e triste e suonò il campanello. Gli aprì sua madre e Steve se l’abbracciò.

***

   <<È giusto che sia così>>, disse.

   Era sdraiato a letto con la tv accesa. Lui aveva fatto lo scherzo a Richard e adesso qualcuno lo aveva fatto a lui.

   Quella notte dormì abbastanza spaventato.

   La mattina incontrò Charlie. Era sorridente. <<Il professore ti ha sospeso. L’ho saputo poco fa e mi sono preso la briga di riferirtelo. Non prendertela con me.>>

   <<È uno scherzo, lo so. Adesso vado in classe e scopro tutto.>>

   Steve superò Charlie che rise dietro di lui, entrò in classe e nessuno gli disse nulla. È il secondo scherzo che mi fanno, pensò. Ma il problema era il terrore che gli stava venendo. Erano tutti contro di lui.

   Dopo la scuola, andò nel bosco. Steve aveva undici anni come tutti ma in quel momento era troppo vulnerabile. Si incamminò in un sentiero fresco e pieno di arbusti e alberi. Per terra il sentiero era ben visibile. Vide un sasso e si sedette lì a piangere per la disperazione. Al momento non aveva più nessuno con cui parlare.

   <<Lo sai chi sono io?>>

   Steve si girò e vide l’uomo alto con la giacca colorata.

   <<Io sono lo scherzo. Se tu hai fatto uno scherzo, è giusto che lo riceva. Ma non devi prendertela. Richard non se l’è presa.>>

   <<Hai ragione. Domani riparlerò con tutti e chiederò scusa a Richard.>>

   L’uomo colorato sorrise, gli strizzò l’occhio e sparì.

***

   Il giorno dopo si sistemò tutto e Steve riprese la vita normale.

 

 

Alessandro Bisciotti

9 Aprile 2017

 

 

 

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