INSIEME RESISTIAMO, DIVISI CROLLIAMO

ritratto di Mauro Banfi
     INSIEME RESISTIAMO, DIVISI CROLLIAMO

- a Jack London 
- a Michele Mari

-    - a Antonino R. Giuffrè

I

Come vorrei che tu fossi qui, amica e amico della Weird League.
Riesci a ricordare come è cominciato questo folle sogno?
Quando ero un ragazzino, in quinta elementare, il maestro Crippa ci portò i suoi libri e creò la bibliotechina circolante; fu allora che cominciai a frequentare le tigri di Sandokan e di Yanez, la balena bianca di Achab e il pappagallo di Robinson; il sottomarino del capitano Nemo, i misteriosi Giganti Bianchi dell’esploratore Gordon Pym, la linea d’ombra del giovane Capitano appena nominato, l’isola del Tesoro del mio coetaneo eterno Jim Hawkins e le corse pazze a perdifiato con Buck, il Cane Fantasma del grande Nord, lontano, sterminato, inesplorato e freddissimo, il mio territorio preferito per l’Avventura.
 
I miei compagni di gioco preferivano il west spagnolo, la jungla, il deserto, gli abissi degli oceani, le foreste indiane, le isole delle perle, l’arcipelago dei coralli, ma in cuor mio – mentre correvo con Buck – sapevo che il grande Nord era l’ultima risorsa per non smarrire mai il gioco dell’Avventura.   
Là nessuno mi avrebbe mai messo al collo il collare e il guinzaglio.   

Poi Crippa venne allontanato e arrivò il Regime EGO della prima media.
“ EGO t’insegnerò a produrre, consumare e crepare confortevolmente intorpidito dagli agi e dai comfort che ti procurerai con il denaro e il sacrificio totale.   
Tutto è azienda, figlio mio, lascia perdere i folli sogni e le corse pazze”.
E questo, amica/o della Weird League, era solo il primo mattone nel muro.

 

 
                                                                         II

 

Come vorrei che fossi qui, compagno di giochi e d’avventure della mia quinta elementare.   
Hai resistito al Regime di Ego o sei diventato confortevolmente indifferente a tutto e tutti?   
Sei riuscito a distinguere il regno del grande Nord dai centri commerciali on line?   
Ehi, tu, disperso dall’altra parte del muro, agisci sempre come ti viene detto o stai guardando nell’ultima breccia del muro per cercarmi e ritrovare la corsa di Buck?   

 
 
Abbiamo attraversato l’era del tutto è azienda come due anime perse, come due pesci rossi che nuotano, anno dopo anno, nella loro boccia densa di deiezioni e nutrimento in fiocchi gettato dalle mani dei grassoni che gestiscono le multinazionali, e siamo arrivati nell’epoca del tutto è gratuito (un grottesco nuovo travestimento del tutto è azienda) e che vi abbiamo trovato?   
Lo stesso controllo mentale del Regime Ego e le sue stesse manipolazioni, le stesse paure che cercano d’inculcarci da quando siamo nati. Produci, consuma e crepa, o sarai niente e nessuno.   
Lo stesso muro che sta crescendo.   
Vorrei che ora fossi qui.   
Ricordi quando ci sostenevamo e c’incitavamo a vicenda gridando:   
“non ci arrenderemo senza prima lottare!”
 
 
                                                                          III

 

Ora: la nostra casa del Weird è incendiata dai litigi dei fanatici ed è diventata un patibolo dove ogni giorno vengono montate gogne e inscenati processi-farsa sommari e le indagini poliziesche rivelano soltanto altra indifferenza e altri mattoni nel muro; il Muro di Babele si è alzato fino al cielo e l’Odio è rimasto l’ultimo sentimento umano a essere praticato.
Inutilmente il Capitano Achab ci ha mostrato che non c’è conflitto che non ci renda uguali ai nostri presunti avversari, che non c’è abisso nichilistico in cui si possa sguazzare impunemente.
Le fauci di Moby Dick sono sempre pronte a scattare poderose.
I cuori teneri e i veri artisti capaci di disciplina prendono ancora posizione, anche se una volta che ti hanno dato tutto vacillano e cadono e poi svaniscono nella vita; dopotutto non è facile sbattere continuamente il proprio cuore contro il muro di qualche pazzo coglione del Regime Ego.   
Del resto, senza la vita non c'è arte (come senza sangue il corpo non sta in piedi) e nell’era del tutto è gratuito noi autori e creatori dobbiamo essere anche più saggi dei cosiddetti "artisti" professionali, perchè in loro quella forza sottile della creazione viene di solito meno laddove viene meno l'arte e comincia la vita con le sue stringenti necessità; ma noi vogliamo essere anche i creatori e i narratori della nostra vita e, in primo luogo, nelle cose più piccole e quotidiane.   
 
 
Quando ero bambino, mentre giocavo alla corsa delle slitte nel grande Nord, con i miei compagni di quinta elementare, intravidi di sfuggita qualcosa con la coda dell’occhio.   
Mi voltai per guardare e contemplai Buck, il Cane Spettrale, lo Spirito della Vita, che correva col suo branco di lupi.   
Non riesco ad afferrarla, ora, ma quell’immagine non se n’è andata.
Il bambino è cresciuto, il sogno si è trasformato.   
Non ce l’hanno fatta, non sono diventato confortevolmente insensibile.   
Sono ancora fuori dal muro.   
Insieme resistiamo, divisi crolliamo.

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ritratto di Mauro Banfi

Fuori dal muro

                                    

Soli, o a coppie
Quelli che davvero ti amano
Camminano su e giù fuori dal il muro
Qualcuno mano nella mano
Qualcuno si riunisce in band
I cuori sanguinanti e gli artisti
Resistono
E quando hanno dato tutto ciò che potevano
Alcuni barcollano e cadono
Dopo tutto non è facile
Sbattere il tuo cuore contro uno stupido fottuto
Muro.

da "Outside the wall", dall'album "The wall", Pink Floyd

Crediti dell'autore: il cut-up è costruito su un'intelaiatura di versi tradotti da alcune canzoni dei Pink Floyd.
Questo è il mio modo di rendere omaggio ai più grandi rockers mai apparsi.
 

ritratto di oedipus

Fuori dal Muro, la canzone

Fuori dal Muro, la canzone conclusiva di The Wall, neanche cantata, appena percepibile dopo il finale del crollo, sottovoce, in un sussurro, bellissima.

ritratto di Mauro Banfi

Tra le macerie del muro, Enrico,

la grande capacità affettiva dell'umanità non smette mai, nonostante l'indifferenza e l'ostilità ricevute in cambio da tutti i folli mattoni del Muro che cerca di dividerci, di cercare di entrare in contatto con Pink il paranoico.
La vita ci costringe ad abbattere continuamente muri e per primi quelli che noi ci costruiamo da soli per non aprire il nostro cuore alla vita e agli altri.
Questo grande capolavoro dei Pink Floyd ci mostra che c'è sempre qualcuno che ci sta cercando, che sta cercando di far breccia nel nostro muro.
Tutto sta accorgersene.

Abbi gioia
 

ritratto di sirenell-uk

@Mauro

Letto con attenzione: azzoppata,  ma ancora presente, in terza via, cosciente, oltre il muro, con  la speranza che tutto non sia stato inutile, sterile, vano.  Forse con qualche scintilla ancora da seguire...

Complimenti sinceri.n

ritratto di Mauro Banfi

Sì Sirenell, è sempre stato meraviglioso il tuo modo

di vivere fuori dal muro, la tua poesia, il tuo splendore: il tuo essere vuol dire davvero qualcosa che fa crollare ogni muro.
Solo ciò che si esprime nella poesia e nella gioia può "rimuovere" ciò che si esprime nel dolore e nella divisione.
Grazie per aver seguito questa minicronaca interiore della mia esperienza nel web e abbi gioia
ritratto di Rubrus

***

Racconto in seconda persona, anzi, epistola. Questo mi fa venire in mente che i romanzi epistolari sono praticamente svaniti. Penso sia quasi d'obbligo assumere un tono malinconico, nel ricordarlo - dopotutto "Dracula" è un romanzo epistolare - ma se penso all "Ortis" mi ricordo ancora di quanto volentieri avrei accoppato il postino.   Credo che, relativamente di recente, abbiano provato a scrivere dei romanzi attingendo al linguaggio e al mondo delle chat e degli sms, ma non è la stessa cosa. Quello strumento, e quel linguaggio, dallo stesso modellato, non sono adeguati per tutte le storie - forse non lo sono affatto.    Resisto alla laudatio temporis acti: le cose cambiano (le forme, soprattutto, la sostanza molto più lentamente) e probabilmente è anche un bene. Non ho la pretesa di dire che quel che non mi piace, e / o che non capisco, è ipso facto scadente. Non mi appartiene, semplicemente, ma pazienza. Come dice Camilleri, non si può essere contemporanei per tutta la vita. Mi limito a rivendicare la mia autonomia e la mia identià, se non rompono le scatole al prossimo.

Quanto all'aspetto più specificamente neteditoriano, che è anche un po' un parlarsi addosso, diciamocelo, in questi anni ho visto andare e venire un bel po' di gente. In generale, agli "addio" proclamati ci credo poco. Quando uno se ne va davvero, se ne va e basta. Le pause sono una cosa diversa (e mi persuadono di più). Le ragioni sono le più varie, ma mi piacerebbe che non ne venisse trascurata una: il pozzo delle idee non è senza fondo.  Se ti accorgi di dire le stesse cose, in forma diversa, e/o se non ti vengono spunti che ti sembrino buoni, perchè parlare? (rectius scrivere?). Non siamo obbligati a farlo: cerchiamo di liberarci della coazione alla presenza, che oggi assume le forme della connessione, specie informatica.   Piuttosto che fare il verso a se stessi, meglio tacere.

Ci possono essere poi altre ragioni, ma non è il caso di parlarne perchè sono individuali.  

Del resto, mettiamo un po' d'ordine. "NetEditor: per pubblicare gratis racconti, storie, poesie...". Quindi, la ragione per essere iscritti è questa.  Se c'è il desiderio di mantenere un contatto al di là del "leggere/scrivere/pubblicare" gli strumenti e le possibilità non mancano. Se non succede, vuol dire che non ne valeva la pena. Del resto, se uno stesse qui per ragioni diverse dal leggere /scrivere / pubblicare sarebbe inutile, e forse persino dannoso, anche agli altri.

Quanto a "Il richiamo della foresta", lo lessi anche io alle elementari. La mia edizione era questa  

 

e, ovviamente, mi affascinò, tanto che non so se la mia predilezione per gli spazi boscosi freddi e innevati dipende da quel libro oppure il contrario, se cioè il "Richiamo" mi piacque perchè, soffrendo di allergie e non amando il caldo, sono sempre stato attratto dagli spazi freddi, boscosi e innevati. 

 

 

 

 

ritratto di Mauro Banfi

Vita e Tradizione

                                     

"Da una quarantina d’anni il senso della tradizione è quasi azzerato non solo fra i giovanissimi, ma anche fra i meno giovani, per quanti libri possano aver letto (o scritto). Si è ormai radicata l’idea, vera solo in piccola parte, che la lingua e la letteratura crescano (per non dire nascano) insieme a una nuova percezione del mondo, e tanto più valgano quanto più abbiano la stessa età biologica del soggetto che le riceve e le pratica. La tradizione insomma è “vecchia”, qualcosa di ammirevole, sì, ma come si può ammirare una vecchia magione di campagna senza però volerci abitare, una residenza scomoda da raggiungere o troppo costosa da mantenere… Morale, la grande letteratura tanto è bella quanto impraticabile, e perciò la si lascia sullo sfondo, come una lingua morta in cui sempre meno si ha la voglia e il coraggio di scrivere. Così, ritiratisi a vivere in squallidi appartamentini condominiali, non ci si confronta più con gli antichi proprietari di quelle fastose magioni, ma con i dirimpettai di pianerottolo."

Da "Il beneficio dell'influenza", saggio conclusivo della terza edizione de "I demoni e la pasta sfoglia" di Michele Mari.

                                  

Come sempre profondo e corroborante il tuo intervento, Roberto: oltre a condividerlo in toto (struggente e da brividi il finale) lo contrappunto conversando sui due temi occultati nel brano, vita e tradizione, e sulla loro genesi: la conferenza di Michele Mari sul libro spracitato all'Almo Collegio Borromeo di Pavia e la visione dell'ultima versione di "The wall", il film di Roger Waters del 2015, che ho deciso di rivedere per misteriosa - ma neanche tanto - analogia con i temi di quella conferenza.
Mari ha incentrato la sua prolusione sul saggio conclusivo della terza edizione del suo capolavoro saggistico: "Il beneficio dell'influenza".
Volevo, alla fine del suo discorso, sollecitato da una brava moderatrice - Clelia Martignoni -, fargli una domanda sul tema del perturbante nella letteratura fantastica, ma ho colto per istinto o per Daimon ( e relativa pasta sfoglia) un altro tema latente nella sala universitaria: la tradizione e il web, o meglio la cultura (?) social non ha nessuna Tradizione.

La sua risposta non lascia spazio ad appelli in Cassazione e non fa prigionieri: egli scrive solo sulla carta. Al minimalismo imperante Mari preferisce l'assoluta dedizione alla Tradizione, stile soldato giapponese che difende l'ultimo atollo del Sol Levante - come Robinson - (e basta sfogliare l'indice del suo capolavoro per trovare tutta quella tradizione: troviamo la sacra trimurti Poe, Lovecraft e King, i sacri Otto Scrittori dell'Avventura, e la narrativa fantastica italiana da Collodi/Salgari fino a Landolfi/Buzzati/Calvino e tutti i grandi del weird che stanno al limitare tra la narrativa di genere e quella di d'autore...)
Per Mari la tradizione è "il piacere di far parte di una bella compagnia": Poe, Stevenson, Melville, Conrad e London hanno scritto romanzi d'avventura e marinareschi innanzitutto per il piacere di essere perle di una lunga collana tradizionale che parte dall'Odissea, un filone con le sue tecniche e il suo linguaggio, come se quella partecipazione fosse in partenza premio a se stessa.

E da qui veniamo all'analogia tra chiacchiericcio social senza tradizione e l'innalzamento del Muro e all'analogia tra Muro e video del Computer.
Veniamo all'impoverimento del tutto è gratuito, al livellamento di ogni tradizione nella brodaglia social; veniamo al partito dell'Odio e del Nichilismo.

In conclusione, - per ora -: con questo brano -questo pastiche che forse è anche un pasticcio! - ho voluto significare che quando non abbiamo il piacere di far parte di qualche bella compagnia, da noi scelta, cominciamo a costruire dentro di noi un Muro che c'isola dalla vita e dagli altri.
Non so se sono uno scrittore dotato - m'importa relativamente - ma con questo cut-up ho voluto affermare al mondo che tutta la gioia che voglio condividere è quella della corsa di Buck e di quella Tradizione lì.

Il resto è litweb, appunto.

Abbi gioia

P.S.
Per me le più belle traduzioni di "The call of the wild" sono quelle di Davide Sapienza per la Feltrinelli e quella di Michele Mari per la Bompiani: e qua il cerchio si chiude.
 

ritratto di KAL EL

La vita è una sequenza di momenti.

 
L'impressione che ho avuto, spesso, è che la fluidità sia semplicemente un'illusione della nostra mente. Come una sequenza di fotogrammi fissi genera la percezione del movimento, così una sequenza di accadimenti definiti genera l'illusione della fluidità della vita. Ma se chiudiamo gli occhi, abbiamo ben chiari i singoli momenti davvero importanti della nostra esistenza.
Chi siamo? Perché noi siamo proprio noi? Cosa ci rende così peculiari, così meravigliosamente noi?
Momenti.
Occasioni.
Circostanze.
E il modo in cui reagiamo a tutto ciò, ci plasma e ci dona quel sentire unico e distintivo che ci rende le persone che siamo.
 
Non so se questa riflessione sia totalmente centrata su questo bellissimo brano che hai condiviso, ma le immagini che mi hai trasmesso sono fortemente improntate all'esistenzialismo e ti ringrazio per questo profondo momento di arricchimento.
 
Kal El
 
 
 
ritratto di Rubrus

***

mmm... qui andiamo a scomodare Parmenide e Zenone per cui il movimento non esiste. Personalmente, mi ha sempre convinto di più il "panta rei" di Eraclito. 

In realtà ricordiamo alcuni momenti perchè il nostro cervello, in base a meccanismi ancora in gran parte oscuri, li ritiene più importanti ed utili alla sopravvivenza, però non è affatto da escludere che i nostri neuroni conservino la registrazione di tutto quello che abbiamo vissuto, sebbene i dati siano archiviati da qualche parte e inaccessibili o quasi alla volontà. 

 

ritratto di KAL EL

Insondabili meraviglie della vita.

 
È interessante pensare che se certi meccanismi fossero affidati alla nostra volontà o se potessimo controllarli, probabilmente ne saremmo danneggiati. Penso ad esempio al battito del cuore. Forse anche per la mente esistono dei sistemi inconsci di protezione.
 
Kal El
 
 
ritratto di Rubrus

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esiste una sindrome, detta ipertimesica, https://it.wikipedia.org/wiki/Ipertimesia che fa sì che ci si ricordi di tutto, anche senza volerlo. Pare interessare soprattutto i ricordi autobiografici ed è una vera e propria malattia che influisce sulle capacità cognitive. C'è un caso anche in Italia (vedere al link)   http://www.repubblica.it/scienze/2015/07/30/news/giovanni_gaio_la_sua_si_chiama_sindrome_ipertimesica_questo_ingegnere_di_32_anni_e_un_calendario_vivente_i_risultati-120080097/

ritratto di KAL EL

Ricordo un bel racconto di Asimov.

 
Mi pare si chiamasse "Questione di memoria". Me l'hai fatto tornare in mente e siccome non soffro di ipertimesia, credo che rileggerlo sarà nuovamente un piacere.
 
 
Kal el
 
 
 
ritratto di Mauro Banfi

La vita profonda si attinge dal pozzo del passato,

è più vivo ciò che è più remoto nel tempo.
Caro Kal El, trovo che la tua analogia sia molto pertinente con il brano e oltretutto -ma questo viene dopo - mi prende moltissimo, la sento mia.
La nostra vita è solo un commento di ciò che è stato vissuto, e questa vita già commentava ciò che ancor prima era stato vissuto.
Il presente stesso è un ricordo; nell’attimo si contempla una vita, non si è una vita.

Oggigiorno tendono tutti a essere troppo schiacciati sul presente; ma per me ciò che di vivo - a un livello interiore - esiste nel presente è soltanto il riaffiorare di una vita pulsante e fremente del passato.
E' così dialettica e contraddittoria la condizione umana: se guardiamo il passato, se cerchiamo di recuperarlo, allora ci sembra di perdere la vita; se guardiamo il divenire della vita scopriamo il passato.

Il brano cerca di aprire una breccia nel Muro di questo odierno schiacciamento sul presente: nel mio passato vedo la genesi della corsa di Buck, ed ad essa mi aggrappo con passione, non voglio perderla - il presente vada pure a quel Paese -.
Tutta la mia forza vitale, la mia vita cosciente non è che un eco, una propagazione di quella vita.
La supposta concretezza del mondo presente con i suoi Muri del fallo non è altro che un'astrazione mascherata, lungamente elaborata e codificata da uomini al potere prima di noi e con la nostra complicità passiva - quando non sia intervenuto un risveglio conoscitivo -.
La vera realtà sta nella corsa di Buck.
La vera realtà sta nel Rinascimento, dove i creatori tornarono indietro per andare avanti.
Tornarono alla tradizione greco-romama del passato per trovare un fondamento, non tanto più solido o codificato e mummificato, ma come possibilità dello sguardo di guadagnare in ESSENZA e non tanto nella rigidità di un codice o di una Sacra Scrittura.
Cercare uno sguardo essenziale sul mondo e sulla vita, ecco l'arte.

Abbi gioia