PER AMORE, SOLO PER AMORE

ritratto di d'Artagnan

PER AMORE, SOLO PER AMORE

La mattinata è gelida, sotto una cortina di nuvole plumbee. Una ininterrotta cortina di fiocchi bianchi brilla senza posa, scendendo verso terra. La strada che arriva al castello, coperta di neve, attutisce i rumori della carrozza che ci conduce all’entrata del castello. Sua Altezza l’arciduca ci attende sulla porta, si avvicina per primo a mia moglie abbracciandola ed esclamando con enfasi: «Mia cara Isabelle, come stai ? Sei una meraviglia, la gravidanza ti dona una rara bellezza. Ti ringrazio per essere venuta, mia cara». La stretta di mano che mi porge è forte e cordiale; subito aggiunge: «E tu, vecchio amico, come stai ? Ti ringrazio di cuore per avere aderito al mio invito».
«Caro Rudy, l’amicizia è anche questo, cercare di aderire agli inviti di un amico, quando vengono richiesti», gli rispondo sinceramente.
«Filippo è già arrivato da oltre un’ora», mi dice Rudy, accennando a suo cugino Filippo di Coburgo, «tra poco scenderà, ma venite, vi mostro la vostra residenza»
Sua Altezza ci fa personalmente strada verso la nostra camera, un ampio locale riccamente arredato. Nella parete di fondo troneggia un enorme camino, dentro cui crepita un allegro fuoco.
Quando siamo soli, mia moglie mi chiede: «Caro, hai notato l’espressione sul volto di Sua Altezza ? Non so…. mi sembrava che ostentasse una falsa allegria, era come insincero, troppo formale».
«Sì, mia unica, ho notato, e mi sto lambiccando per cercare di comprenderne il motivo».
Un servitore bussa alla nostra porta e ci avverte che tra mezz’ora il pranzo sarà servito nel salone al pianterreno, mia moglie e io utilizziamo il poco tempo disponibile per cambiarci d’abito, e scendere al pianterreno, dove una candida tovaglia ricamata copre il tavolo, e dove troviamo ad attenderci Sua Altezza, insieme a Filippo di Coburgo, che ci saluta cordialmente, da vecchi amici.
«Avete sentito che freddo, miei cari ? Mai sentita una temperatura così bassa qui nella zona, mi diceva il maggiordomo».
«Non temere, Filippo, le scorte di legna da ardere sono ottime, e in più ho fatto arrivare da Vienna quel vino bianco allegro che so che gradite molto…. e se non bastasse, c’è una discreta scorta di cognac d’annata nel salottino da fumo dove ci ritireremo nel pomeriggio noi tre. Tu permetterai che ti separi da tuo marito per un po’, vero, cara ?», conclude Sua Altezza rivolto a mia moglie, che gli risponde con un timido sorriso.
Siamo seduti nel salottino, dove il camino non riesce a riscaldare i nostri pensieri. Rudy è seduto in poltrona con un’aria cupa e con un sigaro che sta consumandosi lentamente tra le sue mani, Filippo di Coburgo passeggia nervosamente, misurando a lunghi passi il perimetro del salottino, sorseggiando il secondo o terzo bicchiere di cognac, mentre io mi sono accomodato su una sedia accanto alla libreria e fisso Rudy ponendogli silenziose domande, alle quasi so già di non ricevere risposta.
Circa mezz’ora fa, dopo avere organizzato la battuta di caccia alla lepre delle nevi per domani in mattinata, finalmente Rudy si è deciso ad aprirsi con noi.
«Amici…. ascoltate bene ciò che sto per dirvi. Voglio saltare ogni preambolo, sapete di essere gli unici due amici fraterni che abbia mai avuto. Siamo insieme fin dall’infanzia, siete stati i miei unici compagni di giochi, i miei confidenti, gli unici che questa vita mi abbia riservato, avete fatto diverse volte la mia gioia, e ora è giusto che sappiate ciò che mi angustia e la decisione che ho preso…. Ebbene, da pochi giorni ho preso l’irrevocabile decisione di rinunciare al trono, quando verrà il momento».
«Rudy, sei impazzito ? Cosa diavolo è successo ?», proruppe Filippo di Coburgo, mentre io silenziosamente riflettevo sulle parole appena pronunciate da Rudy.
«Calmati, Filippo, calmati, ti prego. La decisione è presa, e voi la comunicherete all’imperatore, mio padre, nei prossimi giorni», disse secco Rudy.
«In questo momento, Rudy, ci stai caricando di un fardello che difficilmente le nostre spalle potranno sopportare, amico caro», gli risposi, aggiungendo: «Non vorrei che tu avessi preso una decisione troppo avventata, sull’onda di sentimenti del momento. Riflettici, ascolta il mio suggerimento. Tu non sei un piccolo nobile di campagna come sono io, le cui decisioni non si ripercuotono su un’intera nazione».
«Caro Alexander, non sai quante volte ho sognato di essere nei tuoi panni, di godere della tua libertà, trovandomi invece costretto in un abito troppo stretto, quante volte ho sognato di essere un piccolo, insignificante uomo, un piccolo funzionario del nostro vasto impero, un uomo che la sera rientra tra le sue misere mura domestiche e gode dei piccoli piaceri della sua umile vita».
Filippo di Coburgo fa mostra di volere intervenire, ma Rudy lo zittisce. «Ho conosciuto l’amore, amici miei, l’amore vero, quella forza inusitata che trascina le persone irresistibilmente, un’attrazione irresistibile, fortissima mi ha portato verso questa splendida creatura e nulla, nulla, nemmeno tutti i regni del mondo potranno farmi recedere dalla mia decisione di sposarla», conclude Sua Altezza.
«Non oso darti una risposta, caro amico», dice Filippo di Coburgo, pensieroso, «Di sicuro ti dico che fino a quando tu non mi autorizzerai a fare diversamente non una parola uscirà dalle mie labbra. Ciò che mi hai detto ora rimarrà “herkos odonton”, nella chiostra dei denti, come disse un autore greco».
«Non ci sarebbe nemmeno bisogno di confermarlo, ma sono d’accordo con la decisione del caro Filippo», dico a mia volta.
Il mattino dopo questo colloquio, tutti e tre ci rechiamo nel vicino bosco per la prevista battuta di caccia, durante la quale però esplodiamo svogliatamente solo alcuni colpi di fucile, catturando pochissime prede.
Prima di pranzo Filippo di Coburgo ci avverte di dovere anticipare la sua partenza, e ordina al suo seguito di caricare i bagagli sulla sua carrozza. Ci salutiamo poco dopo, mestamente, afflitti da lugubri pensieri su quanto avevamo udito nel colloquio di poco prima.
Nello stringermi la mano per salutarmi, Filippo di Coburgo mi dice: «Sono afflitto da tristi pensieri, caro amico, questa notte ho sognato che Rudy, nel salutarci ci diceva addio, e non arrivederci, come è sua abitudine…. mi è parso un cattivo presagio».
«Suvvia», gli rispondo «è stato solo un brutto sogno, vedrai che non accadrà nulla», gli rispondo stringendogli la mano con cordialità.
Rientrando in casa Rudy e io notiamo un certo trambusto e  Loschek, il maggiordomo, mi implora di salire subito nella mia camera, comunicandomi che mia moglie ha avuto un lieve malore.
Faccio i gradini a due a due velocemente ed entro in camera, vedendo due donne attorno al letto dove Isabelle giace, pallidissima e ansimante. Subito dopo di me rientra nella camera un uomo anziano, che si presenta come il dottor Grubeck, intervenuto dopo essere stato avvertito dalla servitù di casa.
«Non preoccupatevi, eccellenza, vostra moglie sta bene, è stato solo un lieve malore dovuto alla gravidanza, vi ripeto, nulla di preoccupante».
Una delle donne, la più anziana porge una carezza delicata a Isabelle e la saluta: «Io vado, signora, voi riposatevi e non abbiate alcuna remora, se avete bisogno di qualsiasi cosa suonate, interverrò subito», mentre l’altra persona, una giovane molto carina, rimane seduta accanto al letto, stringendo teneramente la mano di mia moglie.
Rudy, Loschek e io scendiamo al pianterreno, il maggiordomo ci lascia immediatamente, e Sua Altezza e io ci ritiriamo nel salottino, accendendoci un sigaro. Rudy passeggia nervosamente avanti e indietro aspirando grosse boccate dal suo sigaro per qualche interminabile minuto e poi finalmente, con un sospiro, inizia a parlare: «Alexander, devo confidartelo, non posso più tacere con un amico fraterno come te, la persona che hai visto poco fa nella vostra camera è Marie, la donna che amo, e che sposerò….».
«Ma Rudy…. pensaci…. lei è giovanissima», inizio a rispondergli, ma immediatamente Sua Altezza mi zittisce, «Taci, Alexander, aspetta di sentire il resto. Sì, Marie è giovane, ha 17 anni, e aspetta un figlio da me….».
«Dio onnipotente ! Rudy, amico mio, ma cosa ti sta succedendo ?».
«Mi succede che per la prima volta nella mia vita mi sono innamorato, di un amore vero, puro. Come già ti dicevo ieri scopro in questi giorni la forza che può avere l’amore, quello vero, autentico, sincero. Una forza a cui nessuna altra forza umana, fisica o morale, può opporsi. Ho già parlato con l’imperatore mio padre, come ti dicevo, gli ho parlato con piena sincerità, in modo quasi brutale e irrispettoso gli ho buttato in volto tutto il mio disagio, ma ovviamente è stato irremovibile, puoi facilmente immaginarlo. Comunque sia, accada ciò che accada, io ho deciso, rimarrò unito a Maria, per la vita e per la morte».
Non ho parole per rispondere al mio amico, che in questo momento si abbandona sulla poltrona di fronte al camino e osserva pensieroso il fuoco scoppiettante.
Nessuno dei due ha parlato per tutto il pomeriggio, soltanto a cena abbiamo scambiato alcune parole, però banali, non abbiamo più discusso dei crucci di Rudy.
Subito dopo la cena mi scuso con Rudy, e risalgo in camera, preparandomi per la notte.
Trovo Isabelle ancora a letto, però noto che ha riacquistato un po’ del suo colorito, e sta decisamente meglio.
«Caro, come stai ? Ti vedo corrucciato in volto, qualche screzio tra te e il tuo amico ?».
«No, mia unica, non preoccuparti, tu piuttosto, come stai ?»
«Oh, meglio, decisamente meglio, amore mio. Sono fastidi che accadono a ogni gravidanza, dovrò abituarmici. A proposito, sai che anche Marie, che mi ha assistito, è incinta, di tre mesi, mi ha confidato. Tu sai chi sia ?».
Comprendo solo ora che Marie è l’amante di Rudy, colei che egli ama alla follia, colei per la quale è pronto a giocarsi un intero impero.
«Uhm…. no, non so chi sia», rispondo a Isabelle, troncando però il discorso.
La notte è trascorsa tranquilla, la camera è riscaldata molto bene, il camino non funzionava, ma il modernissimo impianto di riscaldamento ha funzionato meravigliosamente.
Un timido sole sta affacciandosi nel cielo, annunciando un’altra livida alba invernale quando si odono due forti colpi, che sortiscono l’effetto di fare volare un grosso stormo di uccelli, che si sollevano in aria tra un frullio di ali.
Isabelle si sveglia immediatamente, spaventata, e apprensivamente mi chiede: «Cosa è stato ?».
«Senz’altro qualche cacciatore mattiniero, mia unica, niente di preoccupante».
«Ma sembravano vicinissimi….».
Isabelle non ha il tempo di terminare la sua frase che odo bussare alla porta, mentre una voce concitata, dall’altra parte, dice: «Eccellenza, sono Loschek, potete venire giù, per favore ?».
«Sì, Loschek, vengo subito, ma cosa succede ?».
«Venite, eccellenza, venite in fretta, vi prego».
Mi vesto velocemente e scendo, in maniche di camicia nonostante il freddo pungente di questo mattino di fine Gennaio.
Loschek è nel salotto, in compagnia di altri due servitori, e rapidamente mi informa: «Eccellenza, avete sentito senz’altro i due colpi di poco fa, provenivano dalla dependance, qui a pochi metri. Ieri sera Sua Altezza si è ritirato nella dependance e sono corso immediatamente ma ho trovato la porta chiusa, ho bussato, scusandomi, ma non risponde nessuno, e la porta è sbarrata. Cosa posso fare, eccellenza ?».
«Mandate qualcuno in paese ad avvertire la Gendarmeria, se c’è una caserma della Gendarmeria, e voi venite con me, veloci», ordino alle tre persone in salotto.
Loschek ordina alla moglie di recarsi velocemente nel centro abitato con il figlio minore, un ragazzo di quindici anni dall’aria sveglia, e di tornare con il brigadiere Kubic, il comandante dei gendarmi, mentre io busso con forza alla porta della dependance gridando: «Rudy, sono Alex, aprimi, ti prego», ma solo il silenzio del mattino risponde alla mia richiesta.
Guardo interrogativo Loschek, il quale risponde alla mia muta domanda con uno sguardo stupito. Rifletto per qualche istante e poi intimo agli altri tre: «Forza, diamo spallate alla porta, cerchiamo di sfondarla, ma la porta è massiccia, e pare chiusa da una serratura altrettanto massiccia. Finalmente, dopo vari tentativi, uno dei cardini cede, e uno dei due uomini che hanno seguito Loschek riesce, con un grosso sforzo, a scardinare del tutto la porta.
Entriamo di corsa nel salotto, sul cui tavolino noto due lettere, sigillate con il sigillo vermiglio di Sua Altezza. Per precauzione, prima che giungano i gendarmi, afferro le lettere, le ripiego e le infilo nella tasca del gilet, senza farmi notare dagli altri tre.
Anche la porta della camera è chiusa, ma bastano pochi colpi energici a farla cadere su se stessa.
Un terribile spettacolo ci si presenta davanti agli occhi. Sul letto la baronessa Maria giace sul letto, con le mani incrociate sul petto, come se dormisse; solo un piccolo foro sulla sua tempia, da cui sgorga un sottilissimo rivolo di sangue lascia presagire la tragedia accaduta, mentre l’arciduca è seduto davanti a un tavolino, con la testa reclinata indietro, vestito nella sua uniforme d’ordinanza, con il collare del Toson d’Oro in vista. La sua mano destra impugna ancora un revolver Glock, di quelli in dotazione alla cavalleria del nostro esercito.
Guardo l’anello che orna l’anulare sinistro di Rudy, uguale a quello che orna l’anulare della sua amata Marie, vi leggo le iniziali I L V B I D T, e mi sovviene il significato di quell’acronimo…. “In Liebe Vereint Bis In Den Tod” (Uniti nell’amore, fino alla morte), e penso alle parole che Sua Altezza mi diceva ieri, si sentiva unito a Marie da una forza immensa, la forza dell’amore, quell’amore che li ha portati a compiere questo estremo gesto.
Faccio uscire velocemente i tre uomini che erano con me, e gli ordino di non dire nulla.
Nel frattempo io mi fermo nel salotto e lacero le due buste delle lettere che erano sul tavolo.
Leggo la prima, indirizzata alla moglie di Rudy, la principessa Stefania del Belgio, è brevissima, una secca frase in cui Sua Altezza comunica alla moglie che ella deve sentirsi liberata dalla sua presenza.
L’altra lettera è per Sua Maestà l’imperatore, anche questa brevissima, e recita: «Compio questo estremo gesto per amore, solo per amore, non potendo essere unito a Marie per la vita, vogliamo essere uniti almeno nella morte».
Mentre infilo in tasca le due lettere entrano nel salottino due gendarmi, uno, il più anziano, con aria marziale, si presenta: «Sono il brigadiere Franz Kubic, della Gendarmeria di Mayerling, posso sapere con chi ho l’onore di parlare ?».
«Sono il conte Alexander Hoyos, brigadiere».
«Bene, eccellenza…. e ora, volete dirmi cosa è successo ?».

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ritratto di Vecchio Mara

e così...

hai rivisitato anche la tragedia di Mayerling... ricordo che il bel film con Omar Shaarif e Catherine Deneuve, all'epoca emozionò non poco, sia me che la mia futura moglie (ragazzi romantici eravamo, bei tempi quelli). Questi tuoi racconti, incontri, con personaggi e fatti storici mi piacciono assai. E' stato un gran bel viaggio a ritroso nel tempo pure questo. Piaciuto molto.

Ciao d'Artagnan

Giancarlo