IL SIGNORE DEL BOSCO CAP.24°

ritratto di gabriella de arcangelis

IL  SIGNORE

DEL  BOSCO

CAPITOLO  24°

 

Tra sistemazione in versione natalizia dell’hotel, addobbi nelle varie suite e demi suite nei brevi periodi in cui le stesse restavano libere, nuovi clienti e gruppi che arrivavano, lo chef delle cucine e lo chef delle pasticcerie, più il normale lavoro di routine giornaliera, Jade arrivò al 23 dicembre se non distrutta … quasi.

Quella mattina, entrando nel suo ufficio, Jade si sentì chiamare dal direttore in modo alquanto perentorio.

Incuriosita entrò nella stanza di George << Direttore ! che succede ? >>

<< Nulla Jade, è che mi sono dimenticato di dirle una cosa … ieri sera, quando lei è andata via … beh, mi è proprio passato di mente. Volevo chiamarla a casa, poi mi sono ricordato che lei era a cena da sua sorella … insomma le volevo dire … non è che ha impegni questa sera, vero ? >>

<< No direttore, ma perché ? c’è qualche problema in hotel ? >>

<< Assolutamente no. Ho chiesto a mio nipote di passare il Natale ed il capodanno con noi. Arriva nel pomeriggio. Ho chiesto al ristorante di riservarmi una “réservé” e vorrei che tu cenassi con noi >>

<< E perché ? non preferireste starvene tra di voi ? >>

<< A parte che lei, in questo anno, è diventata … sì, posso dirlo anche a nome di mia moglie, come se facesse parte della famiglia, ma vede, c’è un piccolo problemino. Mio nipote non sa come organizzare una certa cosa e sono certo che lei sarà in grado di dare giusti suggerimenti >>

<< Mi sopravvaluta direttore, comunque cosa deve organizzare suo nipote ? >>

<< No, non la sopravvaluto Jade … deve organizzare una festa di capodanno >>

<< Per quanto potrò fare … va bene a che ora la cena ? >>

<< Ho chiesto allo chef una cena per noi tre alle sette e trenta, d’accordo?>> << D’accordo direttore e … cena elegante ? >>

<< Informale … diciamo in famiglia. Ancora una cosa Jade. Le ho fatto riservare una demi suite per questa notte, perciò quando andrà a casa, oltre a cambiarsi, pensi anche di portare qualcosa per la notte e per domani … ora pensiamo al lavoro, che impegni ho oggi ? >>

La giornata trascorse tranquilla, Margaux e Jade pranzarono insieme e Jade mise a parte l’amica circa le intenzioni del direttore.

<< Sì, Jade, so sia della tua sistemazione qui per questa notte, sia per la prenotazione della réservé da parte del direttore, non capisco perché abbia necessità addirittura della réservé >>

<< Che ti debbo dire Margaux, forse vuole conversare con tranquillità senza il sottofondo di chiacchiericcio del salone >>

<< Tutto pronto per Natale ? >>

<< Sì, tutto pronto >> << Questa sera, quando torno a casa, passo al negozio a ritirare il mio abito, volevo invitarti per un aperitivo, così te lo facevo vedere, pensi di potercela fare ? >>

<< Non credo Margaux >> << Pazienza, sarà una sorpresa per te il mio abito … scollato e spacchi >>

<< Wow ! super sexy. Margaux super sexy >>

<< Non mi ci far pensare altrimenti … tu ? ancora segreto il tuo abito ?>>

<< Non è più segreto, ma … non so … anche il mio è abbastanza scollato ed anche il mio ha uno spacco … sono incerta, non vorrei che, poi, non mi trovi a mio agio >>

<< Ma smettila, con il fisico che hai saresti a tuo agio anche in vestaglia … beh, torniamo al lavoro. Ciao Jade >>

<< Ciao Margaux, passo da te prima che tu vada via, così ritiro la chiave>> << A dopo allora >>

Jade passò a ritirare la chiave della demi suite, arrivò a casa, si vestì per la sera e prese un cambio per il giorno successivo, risalì in macchina e tornò all’albergo.

Appena entrata in hotel ad andarle incontro fu proprio il direttore.

<< Jade ! sono contento di vederla prima del previsto … dovrei chiederle un favore >>

<< Mi dica direttore, cosa dovrei fare ? >>

<< Mio nipote è arrivato prima del previsto e siamo in attesa di un gruppo … Margaux è già andata via, potrebbe ricevere il gruppo ? >>

<< Ma certamente direttore >>

<< L’aspetteremo per la cena, non si preoccupi >>

<< Non si preoccupi lei direttore, me la sbrigherò in poco tempo, non tema>>  

In effetti Jade sistemò il gruppo molto velocemente.

Salì nella demi suite destinatale, sistemò le sue cose, un ultimo occhio al trucco e scese dirigendosi direttamente al salone.

Il maitre l’accolse con il solito sorriso amichevole e Jade << Salve maitre, qual è la réservé prenotata dal direttore ? >>

<< Jade … è la numero cinque … lasciami dire che sei uno splendore >>

<< Grazie, ma è solo un semplice vestitino >>

<< Vai, vai pure Jade, il nipote del direttore è già lì e salutamelo. Lo avrei fatto volentieri di persona, ma George se lo è subito accalappiato e ci ha risposto di non disturbarlo >>

<< La moglie del direttore non è ancora arrivata ? >>

<< No, ma non credo venga, il tavolo pronto è solo per tre persone >>

Jade proseguì fino alla réservé.

La porta era appena socchiusa, Jade bussò piano e poi entrò.

Un uomo, alto, capelli biondo scuro tendenti al castano, le voltava le spalle, intento a versarsi un aperitivo tra quelli messi a disposizione su una consolle. La donna sfoderò il migliore dei suoi sorrisi << Buona sera signor White >>   

<< Sono il nipote di George White, ma il mio cognome è diverso. George ha sposato la sorella di mio padre >>

L’uomo non si era voltato, ma la voce … quella voce … Jade trattenne per un attimo il fiato, ma poi pensò si trattasse di quello che aveva in mente e che la portava a pensare sempre a lui. Tornò a sorridere e

<< Mi scusi … quindi lei è … >>

Di botto David si voltò e poco ci mancò che Jade non svenisse. LUI era lì, davanti a lei << David ! … ma … ma … >>

L’uomo le si avvicinò, le prese la mano, gliela sfiorò appena con le labbra. Jade era come in trance, David la fece sedere, sedendosi, poi, lui stesso << Ti trovo benissimo Jade … più bella che mai >>

Jade non rispose, non disse nulla, ringraziò intimamente il cielo che fosse seduta, non si sentiva più le gambe.

<< Ti chiederai … >> continuò David << … perché io sia qui. >>

Jade rimase in silenzio.

<< Sono qui per vari motivi : uno è perché lo zio non ne può più di sentire le mie lamentele, il mio rammarico, il mio sfogo, il mio, chiamiamolo, pianto. Il mio rimorso … il mio continuo chiamarmi “stupido”, la mia vigliaccheria nel non prendere quel dannato telefono che taceva e farlo parlare, parlare con la mia voce, chiamarti e chiederti scusa, mille volte scusa, milioni di volte scusa. Non ce la facevo a vivere senza di te, non ce la facevo a ricomparirti davanti, non ce la facevo a parlarti … poi qualche mattina fa mi sono svegliato con la forza di un leone. Ero pronto, ma tu ? lo saresti stata tu ? è trascorso un anno, ma ho sempre saputo tutto di te, mio zio … diciamo che faceva la spia.

Ha organizzato tutto lui ed io … ho accettato. Sono qui Jade, sono qui per chiederti scusa per il mio comportamento quella dannata mattina, scusa per come, ritengo, ti abbia fatto soffrire, scusa per essere sparito per circa un anno, scusa … scusa per tutto quello che vuoi Jade. Posso … posso sperare … posso ancora sperare ? >>

Jade rimase in silenzio. Un silenzio duro, pesante, impenetrabile.

David si sentì morire dentro. Quegli occhi verdi erano diventati di ghiaccio … fissi, fissi nel vuoto.

Poi, quegli occhi, si riempirono di lacrime.

Jade si sarebbe maledetta, cedere così e davanti a lui per giunta.

Ma non ci riusciva, non riusciva a fermarle quelle lacrime, non riusciva a fermare il pianto che esplose facendola addirittura tremare.

David si alzò, le andò accanto, l’aiutò ad alzarsi, la strinse a sé.

Stettero così abbracciati per qualche minuto, poi Jade, riuscita a riprendere il controllo di se stessa, si staccò da lui.

<< Per giorni, per mesi, per … per un anno ho aspettato questo momento David. Mi ero anche preparata cosa dirti … cosa dirti ? che ti ho amato .. moltissimo. Ma era finita, definitivamente. Ora sei qui … davanti a me, mi stai abbracciando, mi stai chiedendo scusa … ed io … io che faccio ? piango … mi maledirei, ma … non posso farlo quel discorso David … non posso perché … perché non è vero che è finita, maledizione, non è vero … io ti amo ancora e ti amerò sempre David … sempre … e allora ? mi chiedi scusa … riuscirò a scusarti ? a perdonarti ? una cosa è amarti, una cosa è dimenticare quella maledetta sera e quel maledetto mattino … ho ancora davanti agli occhi tu che te ne vai, che lasci l’albergo. Ho davanti agli occhi le tue spalle David. Archiviamo questa serata David … domani è il 24 … ho lavorato molto per organizzare la sera della vigilia … qualunque cosa io voglia dirti lasciamola sotto albero. Quando apriremo i pacchi ce ne sarà uno per te David, da parte mia … ed io sarò lì … aprirai quel pacco e … dentro ci sarà la mia risposta >>

Jade si staccò da lui, si voltò e lasciò la réservé.

Questa volta fu lui a vedere le spalle di Jade, ma non avrebbe dovuto attendere un anno, lui no.

Jade attraversò con passo svelto e sicuro la grande sala ormai gremita dai clienti dell’hotel. Incrociò White, ma non lo vide. Incrociò il maitre, ma non lo vide … gli occhi ancora colmi di lacrime.

 

Il 24 dicembre si presentò proprio come deve essere la vigilia di Natale: nevicò.

Quando Jade si svegliò ammirò quella coltre bianca dalla finestra della suite. Nonostante avesse dormito solo grazie ad un tranquillante, si sentì allegra nel vedere la neve. Si vestì in fretta, non passò nella sala colazione, ma si diresse immediatamente nel pratone antistante l’ingresso dell’hotel. Ci trovò, oltre a vari ospiti dell’albergo, Margaux e Bob che guardavano divertiti i rocamboleschi modi in cui gli ospiti, attrezzati alla meno peggio, cercavano di evitare altrettanto comici scivoloni. I tre si salutarono, poi Bob rientrò e Margaux << Dormito bene?>>  << Sì … grazie ad un tranquillante … Margaux, sai chi è il nipote del direttore ? >> Margaux distolse lo sguardo dall’amica e << Sì che lo so … White aveva chiesto il silenzio a tutti noi … voleva essere un patetico tentativo di farvi rincontrare … come è andata ? >>

<< Non lo so … lui mi ha chiesto scusa mille volte, ma …>>

<< … ma ? >>

<< Non lo so Margaux, proprio non lo so. L’ho piantato lì, nella réservé, da solo e sono salita in suite … da una parte meno male, come hai fatto ad arrivare questa mattina ? >>

<< Mi ha portata mio marito con il fuori strada … ma, quindi, è finita così?>> << Ma che dovevo fare? Si presenta dopo un anno che, almeno per me, è stato d’inferno, e tutto ricomincia solo con uno “ scusami“?>>

<< E allora ? >> << Vedremo Margaux…vedremo >>

 

                                               … continua …   

 

 

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