Effetto Neve

ritratto di Nerosangavinese

Il camion si ferma, una fila di macchine gli impedisce di proseguire per la strada, l’autista prende il cellulare sopra il cruscotto e chiama, “Sono a Santa Laura … Ma la strada è bloccata da una fila di macchine abbandonate …”. Quando è iniziato il conflitto tra il robot e la centrale di polizia la gente spaventata era fuggita lasciando anche le macchine, molte ancora con il motore acceso, intanto la radio era ancora accesa e questa volta l’uomo alla guida del camion gli presta attenzione, “… è una mattina di follia oggi nella piccola cittadina di Santa Laura del consorzio 19  della seconda grande isola, un robot, che da quanto ci fanno sapere le autorità, un vecchio Rotox del 1999 appartenente all’armamento della nostra Marina Militare, sotto il controllo di un  ignoto terrorista,  sta attaccando la centrale di polizia della cittadina di Santa Laura … Ancora non si sa l’identità dell’uomo alla guida del mostro meccanico anche se, voci non confermate,  ci fanno sapere possa esserci il latitante Sebastiano Mameli, ex tenente in pensione della Maria Militare, sempre indiscrezioni ci fanno sapere che l’uomo in passato aveva giurato di vendicarsi per la morte del figlio Roberto avvenuta circa un anno fa.  Durante la guerra contro  il Montenegro era un pilota di questi robot d’assalto della marina militare italiana …”.  Dal cellulare rispondono, “Il Mecka è operativo, abbassa la pedana del rimorchio e rimani ad aspettare istruzioni!”,   “… Il robot ha schiacciato diverse auto per raggiungere il suo obbiettivo, portandosi davanti all’ ingresso della centrale di polizia e poi ha iniziato a fare fuoco sull’ edificio …”.  Dal corpo del Mecka si accendono delle luci rosse e verdi a intermittenza,  poi inizia a muoversi.

Il grosso robot Mecka lascia il rimorchio del camion e inizia a correre verso il suo obbiettivo, senza rallentare raggiunge il suo obbiettivo, intanto dal PC di Sara arrivano le prime immagini in streaming e  primi dati inviati dal robot.  

Sebastiano ha una strana sensazione simile ad un attacco di panico che non provava dai tempi della guerra dell’Adriatico, poi da uno dei tre monitor si accende una finestra di dialogo rossa che porta la scritta, -  Pericolo - sistema meccanico ostile - Fianco DX - , il vecchio tenete sospende nuovamente l’attacco alla centrale e digita i comandi per far girare il robot in direzione del pericolo, dal monitor centrale vede un grosso robot con il corpo simile ad un granchio e due braccia meccaniche con due mitragliatori puntati verso di lui, le canne dei mitragliatori iniziano a ruotare a velocità e una voce meccanica intima, - sospenda l’attacco e si arrenda -  . “E’ questo che cazzo è?!!”, sbotta il tenente di marina, poi una rabbia gli sale e urla, “FOTTITI!”,  controlla l’armamento nella barra virtuale, 23%,  poi  con i joystick punta le mitragliatrici verso il Mecka e inizia a sparare, raffiche di proiettili colpisce la corazza del Mecka provocando diverse scintille,  il robot risponde al fuoco. I due robot fermi si scambiano raffiche di proiettili, le scintille in entrambe le corazze sono infinite.

“Papà!”, Sebastiano si gira e guarda il figlio, “Papà! Come si chiama questa conchiglia?”, il piccolo Roberto aveva raccolto una conchiglia lungo la battigia del lungo mare della spiaggia del Poetto della città di Karalis. “Sai che non me lo ricordo … La mamma sicuramente lo sa …”, il bambino l’osserva, “mi sembra l’aveva chiamato pettinine …”. Sebastiano cerca la moglie e la vede entrare scalza dentro l’acqua fino a bagnarsi le caviglie. “Tesoro come si chiama questa conchiglia?”, chiede l’uomo indicando la conchiglia del bambino, la donna si gira pensierosa, l’osserva e risponde in tono affettuoso, “E’ un pectinide!”.    

Poi il bambino si rattrista e una lacrima scende lungo la guancia, “E mho! Cosa ti sta prendendo?” chiede Sebastiano meravigliato da questo improvviso cambio d’umore del figlio, “hai visto tutti quei buchi che si stanno formando …”  e con il ditino indice della mano indica verso l’alto,  prosegue, “ … Vuol dire che stai per morire?”.  Sebastiano osserva i buchi, poi guarda il figlio e si inchina davanti a lui, intanto arriva la mamma che si mette affianco al bambino, “si, tra un po’ staremmo tutti assieme” dice la mamma e appoggia delicatamente la mano nella spalla del bambino. Roberto guarda la mamma e urla, “lo sai che mi stai dicendo una bugia!”, la mamma non riesce a sostenere lo sguardo accusatorio del piccolo e abbassa lo sguardo e si rattrista, “lo sai che papà non può stare con noi! Ha ucciso delle persone!”. Sebastiano si inchina davanti al piccolo Roberto e l’abbraccia, “figlio mio … Forse ci rincontrammo in un'altra vita, non bisogna perdere la speranza. Vedi papà è  consapevole di quello che fa perché è  un militare e come tale deve portare a termine ogni missione …”, il bambino inizia a piangere, “ti voglio bene pà!”.

La corazza del Rotox oramai cedeva alle raffiche dei colpi delle grosse mitragliatrici del Mecka, all’interno della cabina di pilotaggio i proiettili avevano perforato tubi idraulici e i bracci meccanici dei mitragliatori del  robot di Sebastiano si erano piegati verso il basso collassandosi, non poteva più puntare le sue armi verso il Mecka, i proiettili andavano in direzione del asfalto della  strada, dai monitor del controllo armi leggeva – malfunzionamento braccio DX – malfunzionamento braccio SX – Errore 343 -. Il Meka continuava a mitragliare la corazza del Rotox lasciando grossi buchi nella lamiera deformandola, il tenente di marina aveva solo un ultima cosa che poteva fare, digita nella tastiera del controllo movimenti alcuni comandi  e il robot  inizia a muoversi  verso il Mecka.

 Sara vede che il robot si sta lanciando verso il suo Mecka, era incredibile come quel robot così tozzo oramai pieno di buchi nella corazza e con le armi fuori uso avesse ancora l’energia per combattere, il pilota doveva essere uno tosto,  pensava.  Sapeva che il Mecka è un robot autonomo e lei dal suo monitor poteva vedere solo che si era accorto del pericolo e che stava aumentando il volume di fuoco al massimo, e sapeva  anche che questo era un problema, fortunatamente vede che  il robot cade a terra a pochi metri dal Mecka, fa un sospiro di sollievo. Un fumo denso dall’odore di plastica bracciata e lamiera fusa invade tutta la cabina di pilotaggio  , gli occhi di Sebastiano erano spalancati e fissavano il nulla, schizzi di sangue erano da per tutto nel abitacolo, un monitor aveva preso fuoco e gli altri due avevano il vetro spaccato e trasmettevano l’ effetto neve tipico dei televisori quando non ricevono nessun segnale, scintille dei cortocircuiti dell’impianto elettrico cadevano addosso al corpo di Sebastiano oramai esanime.

“Anch’io ti voglio bene figlio mio!”, il rude tenente di marina inizia a piangere e a stringere forte il bambino, poi si alza e abbraccia la moglie che gli da un bacio nella bocca, l’uomo inizia a parlare con un tono abbattuto, “perdonami non volevo ucciderti … “, la donna appoggia la sua  mano nella  bocca del marito e dice “sappi che ti ho perdonato, ora vai ti aspettano”. Sebastiano  si alza in piedi, saluta con un cenno della mano e se ne va, la donna con il bambino rimangono a guardarlo finché si allontana sino a  sparire nel nulla.  

 

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