La tesi di laurea di Turiddu

Turiddu passava il tempo nella sua stanzetta a scrivere poesie e racconti, ma soprattutto a trastullarsi sui social, dove aveva rimorchiato numerose “amicizie” femminili, di dubbia provenienza e moralità, a giudicare dai nomi e dalle foto. Laura, all’inizio, conoscendolo soltanto attraverso i suoi scritti, aveva visto in lui qualcosa di speciale, e se n'era innamorata. Erano seguiti momenti di sesso e tenerezza, e lui l’aveva raggirata con paroline dolci, del tipo amore, tesoro, cucciolotta, cuoricini a non finire e manifestazioni di desiderio e gelosia, tipo “ti desidero e il cuore batte”, “ti vorrei tra le mie braccia”, “mi fai ingelosire”, “non voglio essere l’anello di una lunga catena” e così via.

Quando però lui insisteva nel chiederle fotine e perizomini, lei cominciò a stufarsi. "Sì, una foto del mio didetro... e tu che fai, me ne mandi una del tuo? Figurati cosa me ne frega", pensava lei; ma non glielo disse, per educazione. Le foto di nudo non le dispiacevano affatto, a patto che fossero artistiche. Il suo ragazzo una volta gliene aveva fatta una al mare, una sera, quando non c'era più nessuno: seduta, con le braccia tese all'indietro e appoggiate allo scoglio, le gambe piegate leggermente e lo sguardo assorto. Niente tettone esplosive, niente primi piani del didetro; poetica, insomma.  Una persona che si piace, può benissimo acconsentire a farsi fotografare nuda, a patto che il suo corpo faccia parte della sua persona. Ma questo Turiddu, non voleva quel tipo di foto. Alla fine Laura glielo disse, che la metteva in imbarazzo, perché non era la stessa cosa mandare una foto a un fidanzato lontano che ha nostalgia e a uno che nemmeno conosci.

«Ma come?» aveva risposto Turiddu, ferito nell'onore di maschio siculo. Poi Laura aveva aggiunto che per fare sesso virtuale era capace anche un’analfabeta, e non c’era bisogno di cercare uno come lui, che scriveva cose così profonde; che si sentiva sminuita e anche un po’ annoiata nel sentirsi chiedere tutti i giorni “cosa indossi… sopra e sotto”. Lui, allora, era rimasto confuso e non aveva saputo cosa rispondere.

D’altro canto era cominciata proprio così: alle sue avances lei aveva scherzato sui luoghi comuni del sesso: calze a rete, tacchi a spillo ecc. (e lui l'aveva trovata, diceva, intelligente ed erotica).

Figurarsi se una sta a casa col perizoma e il reggicalze. Quella commedia poteva reggere due o tre volte, poi basta. Lei, piuttosto che farsi i selfie davanti allo specchio per mandarli a un tipo che non aveva mai visto, preferiva spogliarsi in una spiaggia nudista o far sesso vestita contro un muro. Nella fattispecie, dopo la fase iniziale del corteggiamento on line, Laura cominciò a pretendere un incontro reale, in prospettiva del quale Turiddu trovò subito mille pretesti e si dileguò.

La cosa però non finì: tra accuse reciproche e ritorni di fiamma, andò avanti per qualche anno.

Quell’estate Turiddu aveva iniziato a scrivere la tesi. Un giorno Laura gli scrisse. Era passato tanto tempo, dall’ultima volta. Lui l’aveva esasperata con la sua eterna indecisione, con i suoi cambi d’umore, dalla fase innamorato e/o arrapato a quella del cinico deluso nichilista pessimista cosmico. Mai una volta che si decidesse ad agire. Così gli aveva scritto che doveva smetterla di lamentarsi e cominciare a vivere. Che lei, alla sua età, lavorava già da anni. Che, nonostante il lavoro, era riuscita a laurearsi e a realizzare i suoi sogni. Non aveva mai chiesto nulla a nessuno, e nessuno l’aveva aiutata: aveva fatto tutto con le sue forze.

Turiddu, invece, non aveva mai lavorato in vita sua. Durante gli anni di studio aveva continuato a scrivere e a cercare donne su internet. Nonostante l’apparenza timida, ombrosa e triste, quando si trattava di provarci, protetto da uno schermo, ci andava pesante con le avances. Chiedeva alle donne di spogliarsi per lui e di mostrarsi nelle pose più volgari, come aveva visto nei video porno. Lui non si mostrava mai. Le donne, per lui, o erano angeli o puttane. Spesso la stessa donna passava dall’uno all’altro stato: se gli si concedeva, se faceva quello che lui chiedeva, allora smetteva di desiderarla e cominciava a disprezzarla. Le donne, inoltre, nei suoi racconti, erano sempre perfide approfittatrici, che lo deridevano per la sua indole sensibile e lo consideravano un pusillanime. A lui preferivano sempre uomini ricchi e brutali. Si era innamorato, anche. Di una ragazza molto bella e intelligente, una sua collega di studi, che però, disgraziatamente, lo considerava uno sfigato, "uno di quelli che sembrano non mangiare mai", e ben presto se n’era andata per la sua strada e gli aveva preferito un ingegnere.

Laura si rifece viva, dunque. All’inizio lui fu duro e le rinfacciò tutto ciò che lei gli aveva detto l’ultima volta. Appena lei gli chiese della sua tesi, subito pensò di approfittarne. Aveva scritto solo un capitolo, fino a quel momento, e, se Laura ne avesse avuto voglia, disse, avrebbe potuto aiutarlo a scrivere e a revisionare la tesi. Lei, che riusciva ad essere dura e severa proprio con le persone che amava e che l’avevano delusa, ora, di fronte alla sua richiesta, si era subito dichiarata disponibile: pensava che quella proposta comportasse la consapevolezza che avrebbero collaborato, e quindi si sarebbero tenuti in contatto, per molti mesi; che fosse inoltre un attestato di stima, e allo stesso tempo un’occasione per dimostrargli che, nonostante le accuse che gli aveva mosso in passato, era pronta a dare tutto per lui.

Turiddu, senza pensarci due volte, le inviò la scaletta dei paragrafi che la tesi avrebbe dovuto affrontare, e le chiese così di scriverne uno, scegliendo l’argomento che preferiva.

Che faccia tosta, pensò Laura. Poi, però, si fece in quattro per cercare il materiale, studiò e scrisse. Turiddu, soddisfatto del “pregevole lavoro”, dopo un paio di mesi le chiese di scrivere un altro paragrafo. All’iniziò Laura si disse: Non se ne parla nemmeno, arrangiati; ma poi, di nuovo, si mise a studiare e scrisse. Masochismo? Servilismo? Ingenuità? In fondo lo faceva volentieri, come sempre si fa qualcosa per una persona che si ama. Non si chiedeva cosa sarebbe successo alla fine, quando la tesi fosse stata conclusa.

Anche quando il lavoro le rubava il tempo, ne trovò a sufficienza per leggere puntualmente tutto ciò che lui le mandava, dandogli suggerimenti e consigli. La cosa andò avanti per mesi e mesi: lei rispondeva sempre con sollecitudine ed entusiasmo, trovando il tempo tra un impegno e l’altro.  

La tesi finì. E con essa finì tutto: lui smise di rispondere ai suoi messaggi. La fiducia di Laura cominciò a vacillare. Quando Turiddu si laureò, Laura gli scrisse per sapere come fosse andata la discussione. Lui non le rispose mai. Pubblicò una foto, circondato da due belle amiche, mentre stringeva al petto la tesi, il supposto frutto del loro amore. Laura non lo cercò mai più. La delusione cocente bruciò a lungo, ma ormai nessun tentativo di credere nella sua bontà poté più rinascere.

Lui ricominciò a scrivere le sue poesie disperate e i suoi racconti strappalacrime o che parlavano di uomini sensibili e incompresi e di donne perfide e traditrici, e poesie in cui si presentava come un ragazzo sensibile e sfortunato, una persona moralmente superiore che nessuno capiva. E ciò che più la feriva, era che tutti gli credevano.

Anche Laura scriveva, e un giorno decise di pubblicare la sua storia. Turiddu quella volta si fece vivo subito, e la minacciò: "Se hai un po' di dignità cancella subito quell'obbrobrio che hai appena pubblicato."

Laura pensò a un aneddoto su Picasso: guardando Guernica, un ufficiale nazista gli disse: "Chi ha fatto quest'orrore?". "L'avete fatto voi." rispose Picasso.

 

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Gradimento

ritratto di Vecchio Mara

e bravo...

il nostro compare Turiddu, che con la scusa del sesso virtuale si è fatto scrivere un'intera tesi reale... più che il sesso virtuale, mi sa che a lui interessava un doposcuola reale... agratis! Con promozione garantita e godimento (?) assicurato. Ma la vendetta è un piatto che si serve... scrivendo a freddo di cose calde... o più probabilmente gelide, ovvero cosa accade realmente a chi entra nel magico mondo virtuale di Turiddu, così alla fine Laura con una bella penellata alla Picasso lo ha sistemato per le feste, e pure per gli altri giorni, il Rocco Sifredi della tastiera. Piaciuto un casino.

Ciao Roberta

Giancarlo 

Oddio, Rocco Siffredi...

della tastiera e basta, visto che si nasconde dietro uno schermo;, e non solo si rifiuta di incontrare Laura, ma anche virtualmente chiede alle donne di mostrarsi e lui non si mostra mai... evidentemente non ha niente di notevole da mostrare!

ritratto di Rubrus

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Mah... non so se sia proprio satira, ma al di là del genere (che non conta) direi che tutto sommato sono vecchi modi di essere aggiornati ai tempi moderni. 

A prescindere da ciò, sarà il caso di ricordare che è praticamente impossibile cancellare roba dalla rete, quindi sarebbe meglio essere sempre molto, ma molto prudenti prima di accondiscendere a certe richieste. La cronaca anche recente ci ha dato purtroppo tragici esempi di tutto ciò. 

Comunque quanto alle liriche di Turiddu, non penso che sia un atteggiamento poi così differente da quello che osetntavano i trovatori verso le donne angelicate, salvo poi comporatrsi magari in maniera opposta nella vita reale.   

In verità non mi andava di

In verità non mi andava di taggarlo come "altro", e, non sapendo cosa scegliere, mi sono buttata su "satira", pensando anch'io che in fondo il genere non conta.

Non ho capito bene a chi sia diretta la raccomandazione: non certo a Turiddu, credo, che, se non si mostra, non è per paura che le sue immagini finiscano sulla rete, ma solo perché si vergogna. Di Laura non si dice che abbia accondisceso a simili richieste; d'altra parte non ho voluto calcare la mano immaginando che Turiddu abbia potuto mettere in rete le (eventuali) foto di Laura: in fondo forse non è cattivo fino a questo punto.

Interessante l'osservazione finale. Ciao e grazie del passaggio!