Dimissioni, facsimile a uso generale

ritratto di L.P.

Cos’è un uomo senza la sua coscienza?

Ma può bastare la personale consapevolezza di aver agito sempre e soltanto per il bene comune e giammai per il proprio personale interesse o per quello di qualcuno che ci sta vicino, a farci tirare avanti?

La coscienza è la confidente cui non si può negare niente, capace, se non ammaestrata alla bisogna, di presentarci il conto salato delle nostre azioni, sebbene queste abbiano potuto viaggiare al di sotto dei radar dell’opinione pubblica.

Perché è proprio la nostra coscienza, nel restituirci un certificato di comportamento cristiano e altruista, a chiederci se lo stesso risultato provenga anche da chi ha diritto a pretendere il conto del nostro operato.

Diverso è l’agire privato, quello che si sostanzia all’interno del nostro personale tempio, mentre per l’agire pubblico, quello che scaturisce da un incarico che ci viene conferito alla luce della nostra specchiata onorabilità e credibilità, non conta quale arbitro solo la nostra coscienza, ma questo fa i conti con quello che si può pensare altrove, coi dubbi legittimi di tutti e con la necessità che alcuna ombra offuschi il nostro operato.

Ma quand’anche la generale indifferenza sottovaluti segnali all’apparenza portatori di sospetto, quantunque alcuna considerevole prova tanto avalli, cionondimeno è proprio la coscienza, quella che è sicura di noi, a consigliarci di dar più credito alla ipotetica altrui opinione, ovvero al possibile dubbio, chè basta questo per disonorare una funzione sacra perché pubblica, e, di conseguenza a imporci di lasciare il passo alla genuina limpidità, che, una mancanza di sospetti, immancabilmente tornerebbe a rasserenare la comunità.

E, torno a ripetere, a nulla varrebbe l’assuefazione dei cittadini a indagini e processi, perché il primo giudice, quello che non dà spazio ad appelli, è sempre lei, la nostra coscienza che, come un vigile severo e lucido, fa in modo che il traffico scorra serenamente negli affari della vita di un paese.

Senza la nostra coscienza saremmo poveri fra i poveri, esposti a ogni tipo di intemperie.

Non mi sfugge che la coscienza, talvolta ingiustamente, rimpicciolisce le nostre giuste ambizioni, ridicolizza i nostri meriti, si fa un baffo delle nostre virtù, ma non assecondarne i consigli ci ridurrebbe a non avere più la forza di avere di noi stessi quella gratificante opinione che solo il sacrificio delle ambizioni rende, se vogliamo, anche eroica e, nel lungo periodo, indimenticabile.

Ed è per tanto che, facendo violenza alle mie virtù, che mi onorerò, un giorno, di gratificare del vostro postumo riconoscimento, che mi vedo obbligato, non senza dolore, ma non senza orgoglio, a rassegnare le dimissioni dal prestigiosissimo incarico cui fui destinato dalla fiducia e stima che un paese intero, sebbene in maniera indiretta, mi aveva tributato.

Non lascerò un vuoto incolmabile, perché è mio principio di vita quello di pensare di non essere indispensabile, nella certezza che chi verrà dopo di me saprà svolgere l’incarico in maniera più degna e meritevole, forse anche a causa del mio passo indietro”.

- Queste ipotetiche dimissioni potrebbero essere firmate, oggi come oggi, da centinaia di persone, a vario titolo inquisite, indagate o solo sospettate. Farebbero un figurone. Talchè le metto a disposizione di chiunque voglia farle proprie. Non costano nulla se non una offerta libera che verrà destinata a quei disgraziati degli italiani.

 

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Gradimento

ritratto di paserangel

  In prima battuta un elenco

 

In prima battuta un elenco di personaggi che accoglierebbero con favore la tua offerta. L'arduo compito a cui giornalmente sono sottoposti ha impedito finora di valutare pienamente ciò che la loro coscienza impone. Leggendo queste righe avranno finalmente la soluzione per risolvere laceranti conflitti interiori.

Verdini, Minzolini, Alfano, Razzi, Scilipoti, De Luca, Bossi, Formigoni, Salvini... e molti altri ne seguiranno l'esempio