Il cocktail

ritratto di Mario De Pascale

~~Johnny il meticcio entrò rumorosamente nel locale fumoso e  posò pesantemente i gomiti sul bancone che Frank il barista si sforzava inutilmente di tener sempre pulito.
Erano appena calate le prime ombre della sera di sabato cinque giugno millenovecentoventi .
Soltanto da pochi mesi era entrata in vigore la nuova legge sul Proibizionismo che vietava la produzione e la vendita delle bevande alcoliche, ma già erano sorte le prime organizzazioni clandestine che provvedevano a rifornire di spirits di infima qualità le bettole nascoste negli angoli più bui degli States.
Nelle famiglie dei bevitori incalliti si erano ormai esaurite già da alcuni mesi le residue scorte “legali” fatte negli  ultimi giorni precedenti quella funesta data del 17 gennaio di quell’anno che aveva segnato il trionfo delle associazioni dei cosiddetti benpensanti sulla volontà e sulle ugole dei disperati cercatori di cirrosi epatica.
I devastanti intrugli alcolici prodotti nei laboratori clandestini erano scadenti anche nel sapore, per cui i baristi si affannavano ad aggiungere altre sostanze che servissero ad “aggiustare” il gusto delle micidiali bevande di incerta provenienza.
Frank gestiva uno speakeasy che si era fatto un certo nome in quell’universo parallelo  e ci teneva tantissimo a salvaguardare la sua reputazione che lo indicava come in grado di rifornire in qualunque modo  e in qualunque momento la sua clientela.  Teneva la provvista clandestina della “roba” nel W.C. in fondo al vicolo retrostante il suo locale, nascosta all’interno di bidoni con coperchio mobile.
Il barman andava lì a prelevare con mestolo e imbuto il liquido da versare nelle bottiglie quando queste cominciavano a scarseggiare dietro il bancone.
Purtroppo, però, la merce arrivata con l’ultima spedizione era risultata quella volta quasi imbevibile, perché aveva un sapore e un odore dolciastri che nauseavano soltanto a metterci il naso vicino. Frank era rimasto seriamente preoccupato, in quanto temeva per la sua reputazione e per la sua clientela.
L’arrivo di Johnny perciò lo mise in uno stato di vera agitazione, anche perché il suo cliente era uno di quelli con cui c’era poco da scherzare. D’altra parte,  il suo ultimo cliente precedente, Sam lo sfregiato, gli aveva prosciugato anche l’ultima goccia dei beveraggi ancora scolabili rimasti nel locale.
Infatti, Johnny prima gli chiese bruscamente di dargli qualcosa da buttare giù, poi, vedendo la sua esitazione di fronte alla richiesta, lo sollevò letteralmente da terra ponendogli le braccia sotto le ascelle:
“Allora, ti muovi?”
“Su...subito, Johnny, non ti arrabbiare, sto andando! Devo andare a prelevare la roba qui dietro, aspettami che arrivo subito”,
“Fai presto, ché ho la gola secca”.
Il povero Frank si precipitò fuori immediatamente, mentre dentro gli si agitavano freneticamente, combattendo un duro match per prevalere reciprocamente, da una parte la paura e dall’altra il desiderio di squagliarsela alla chetichella.
Alla fine, comunque, decise di prendere il toro per le corna e di servire lo scomodo cliente, preparando le scuse opportune nel caso di proteste dell’altro e pregando i suoi santi di accoglierlo nel paradiso dei giusti, se le cose fossero andate male.
Si recò nel locale che conteneva le latte dell’improponibile whisky e sollevò il coperchio di quella più vicina alla porta. Nel rimuoverlo, ebbe quasi l’impressione di aprirla senza alcuno sforzo, ma capì subito che era stata la fifa ad alterargli i sensi, moltiplicandogli le energie a causa del fremito angoscioso che avvertiva in tutto il corpo.
Riempì una bottiglia con il mestolo, versando più liquido fuori che dentro. Nel chiudere il bidone, però, la paura gli giocò un brutto scherzo e il tremore delle mani glielo fece rovesciare a terra. Non si fermò ad asciugare e a ripulire per timore di impiegarci troppo tempo  e tornò da Johnny con le gambe che gli facevano giacomo giacomo. 
“Quanto ci hai messo!” fece l’altro. “Spero che adesso almeno ti saprai far perdonare con la qualità del moonshine!” 
“Eccoti servito, Johnny, non ti arrabbiare, Johnny” rispose Frank cominciando a riempirgli il bicchiere con le mani tremolanti.
L’altro non ebbe la pazienza di aspettare. Gli strappò la bottiglia dalle mani e cominciò a bere a garganella, mentre il barista lo guardava con espressione angosciata, retrocedendo per avvicinarsi all’ uscita dal locale.
Dopo una sorsata con cui aveva prosciugato quasi una metà del liquido, il cliente staccò le labbra dal vetro e vi passò sopra il dorso della mano.
“Porco demonio!” fece Johnny, subito dopo. “Questa sì che è roba eccezionale, ma da chi l’hai presa? Certo, che se hai uno spirit di questo tipo, ti arriveranno clienti da tutta l’Unione. Veramente buono!”
Frank rimase a bocca aperta: “Ti…ti è piaciuto?!? Lo trovi buono?”
“Buono? Ma eccezionale, ti dico! Devi farne una provvista, perché ti arriveranno un sacco di richieste, te lo dico io! Con questa roba diventerai ricco, puoi esser certo”.
“Probabilmente, sarò stato io a non saper apprezzare nel giusto modo questo spirit” si disse lo sbalordito Frank tra sé e sé. “Comunque, vedremo con gli altri clienti”.
In realtà, il barman potette sperimentare poco con quella bottiglia perché Johnny sparì tenendosela stretta al petto come una bella ragazza.
“Poco male” pensò Frank. “Ne ho tutto il W,C, pieno, potrò accontentare quanti clienti vorrò”.
Si recò così nel locale e riempì altre dieci bottiglie con lo spirit degli altri bidoni.
“Peccato per quello che ho rovesciato, ma per fortuna ci sono tutti questi altri”.
Non passò mezz’ora che la bettola cominciò a riempirsi di clienti che reclamavano spirit a gran voce.
“Vi servo subito” fece Frank, felice. “Ho della roba come ne non avete mai bevuto”.
Difatti, divenne subito chiaro che realmente non avevano mai ingurgitato una bevanda come quella.
Dopo il primo sorso, qualcuno cominciò a protestare, qualche altro  a gridare. Ci furono addirittura due clienti che tentarono di mettergli le mani addosso, pensando che avesse voluto avvelenarli.
La fortuna di Frank fu nel suo fisico agile, che gli permise di squagliarsela prima che quelli lo raggiungessero.
Più tardi, quando si sentì al sicuro, tentò di ricapitolare gli avvenimenti ragionando tra di sé:
“Dunque, ieri ho giudicato che quella roba secondo me era imbevibile. Prima di Johnny , l’ultimo di cliente è stato Sam lo sfregiato che però ha consumato lo spirit precedente, dopo è venuto Johnny e gli ho dato la merce della nuova fornitura e poi questi altri…
Ma, un momento! Prima di andar via, Sam era mezzo ubriaco ed è andato nel W,C., tanto che è tornato nella bettola aggiustandosi la cerniera dei pantaloni.
Io, poi, quando sono andato a prendere lo spirit per Johnny, ho trovato che il coperchio del bidone si sollevava facilmente dando l’impressione di essere già aperto, come se galleggiasse su un maggior livello di liquido anziché aderire ai bordi del recipiente. Il sapore, poi, dello spirit del primo bidone era diverso da quello di tutti gli altri…
Un cocktail con…ingredienti di Sam?  Accidenti agli ubriachi!!!

Però… Ecco! Se questo è il risultato, forse vale la pena di mettersi alla ricerca del vecchio Sam, no? Tengo ancora tanti bidoni dell’ultima fornitura, forse dovrò ospitarlo per un po’ di tempo”.
 

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