Ultima puntata di LUDWIG VAN BEETHOVEN (Rilettura in chiave umoristica della vita e delle opere del musicista Ludwig Van Beethoven <1770-1827>)

ritratto di davecuper

5° e ultima puntata

Nella sua vita sofferta e tormentata, Ludwig ha composto delle opere che sono rimaste delle pietre miliari nella storia della musica classica e sinfonica.
Tra le opere più importanti che ci ha lasciato vanno ricordate, soprattutto, le sinfonie.
La sinfonia n°3 venne scritta nel periodo in cui Ludwig era stato chiamato dalla contessa Anna Von Seeberg, presso il suo castello, per dare lezioni di pianoforte alle figlie, Therese e Josephine.
Ludwig, che non aveva la macchina, quando le lezioni si protraevano fino a tardi rimaneva a dormire a casa della contessa. In questi casi Ludwig era sistemato nella cameretta riservata agli ospiti.
Qui chiudeva la porta, fingeva di addormentarsi, poi di nascosto usciva dalla cameretta e andava ad osservare, dal buco della serratura, dapprima le due donzelle intente a spogliarsi e mettersi nude sotto le lenzuola, poi la contessa, anche lei colta nell'atto di infilarsi nuda nel letto.
Tutte queste visioni facevano eccitare talmente tanto Ludwig che incominciava ad immaginare, con la fantasia, a cosa avrebbe fatto se avesse potuto intrufolarsi di nascosto nel loro letto.
Dopo tanta immaginazione doveva però tornare nella sua cameretta, dove si metteva a leggere i giornaletti pornografici che era solito portare con sé quando andava a casa della contessa, sapendo come sarebbe andata a finire la serata.
Quando dovette scegliere una definizione per descrivere quella sinfonia, in ricordo di quelle visioni sensuali, decise di definirla “erotica”.
La sinfonia n° 5 è la sinfonia più famosa che Ludwig ha scritto, quella che è restata per più tempo ai primi posti della Superclassifica Show presentata dal telegattone di TV sorrisi e canzoni. La sinfonia inizia con le famose quattro note: “ta ta ta taa......ta ta ta taaa”.
Le quattro note dovevano indicare la lotta dell'uomo contro il destino. In realtà l'ispirazione dell'introduzione venne dalla passione di Ludwig per i ceci ed i fagioli, a cui faceva seguito una devastante lotta dell'uomo contro l'intestino e la vittoria finale su di esso; vittoria che si manifestava con una serie di scariche successive che spesso facevano collassare Ludwig nel bagnetto cieco della sua casa, ai piedi dei giornaletti che si era portato per ogni evenienza.
La sinfonia n° 6 venne composta dopo che Ludwig fu costretto ad iniziare una serie di esercizi ginnici per rimediare ai difetti di postura dovuti allo stare sempre seduto in maniera scorretta davanti al pianoforte. A Ludwig non piacevano gli sgabelli ergonomici e preferiva stare seduto su uno sgabello normale che però gli impediva di mantenere la schiena diritta. La sinfonia, in ricordo di questo periodo venne definita “posturale”.
La sinfonia n° 7 venne utilizzata come colonna sonora di uno sceneggiato televisivo trasmesso dalla Tv tedesca, una serie surreale in cui i morti parlavano con i vivi e i cadaveri andavano in giro per la città. L'utilizzo della 7° sinfonia come colonna sonora, rese molto felice Ludwig che aveva sempre manifestato la sua Pession per la Fiction.
La sinfonia n° 9, l'ultima sinfonia scritta da Ludwig, fu all'inizio, un tentativo di mettere in musica l'ode “Inno alla gioia” di Schiller.
In realtà fu una sinfonia che Ludwig dedicò alla sua adorata nonna. Da qui la sinfonia divenne famosa anche con la definizione “la nonna di Beethoven”.
Tra le opere più importanti non si possono tralasciare le “32 sonate per pianoforte”.
In origine Ludwig aveva chiamato queste composizioni per pianoforte “le 32 stonate”. Infatti erano state composte al clavicembalo della sua casa e, a causa della sua sordità, non era riuscito a ben temperare lo strumento.
L'editore si rifiutò di intitolare questi raccolta di brani “le 32 stonate” e pertanto tolse la prima “T” e nella copertina apparve il titolo “le 32 sonate per pianoforte”.
Un titolo che era però fuorviante in quanto le 32 sonate erano veramente stonate, al punto che mandarono in crisi tutti i suonatori di clavicembalo che furono costretti a stemperare il loro strumento e mandarono in crisi anche tutti i suonatori di pianoforte che fecero impazzire tutti i vari accordatori, che venivano continuamente chiamati per allentare e tendere le corde per far uscire quelle note stonate scritte sul pentagramma.
Ludwig era un personaggio molto vanitoso e appariva spesso nei giornali di gossip, dove veniva fotografato dai paparazzi dell'epoca.
Nei ritratti pittorici che vennero fatti a Ludwig risaltavano, in particolare, le gote arrossate e i capelli arruffati.
Le gote arrossate indicavano il suo amore per il vino del Reno. Amore che non trascese mai nel vizio come successe al padre, al nonno e al nipote.
I capelli arruffati indicavano il suo estro creativo.
Nei momenti di maggior estro creativo i capelli di Ludwig si allungavano a tal punto che Fugaro, Il barbiere che si occupava del suo look, era costretto a raggrupparli in grosse ciocche. Quando l'estro creativo era minore il barbiere legava i capelli in un codino alla Battiato anni '80. Quando Ludwig si trovava proprio senza ispirazione, il barbiere ne approfittava per disboscare la folta chioma e fare un'acconciatura da marinaretto.
A Ludwig però non piaceva le varie acconciature che Fugaro gli proponeva e per questo decise, un giorno, di non andare più dal barbiere e non tagliarsi più i capelli.
Ludwig rimase così, per sempre, non acconciato e con una foltissima chioma sciolta al vento. La spettinatura che ne derivava gli dava quell'aspetto eroico e demoniaco che tanto faceva “figo” nel periodo del Romanticismo.
Le opere di Ludwig Van Beethoven hanno abbracciato diversi periodi della storia della musica, passando dal classicismo al romanticismo fino ad inaugurare, involontariamente, la musica contemporanea.
Le sue ultime opere dissonanti e stonate, furono studiate da Alban Berg, Arnold Schoenberg e Karl-Heinz Stockhausen, che continuarono a creare opere dissonanti e stonate nonostante avessero un udito perfetto. E nessun critico osò mai dire, a loro, che scrivevano delle “assolute assurdità”.

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